10 dischi di 10 anni fa (2007 – 2017)

di Fabio Piccolino

 

Ci avete fatto caso? Da un certo punto in poi gli anni scorrono più velocemente.
Da bambini e da adolescenti il tempo è immediato e siamo assetati della sua mutevolezza: giorni, mesi e anni sono più ricchi e incredibilmente diversi, e tra un anno e un altro c’è di mezzo un secolo.
Poi gradualmente il tempo si restringe e improvvisamente cominciamo a ricordare cose successe dieci anni prima, meravigliandoci del fatto che la vita che facevamo allora non è poi così diversa da quella di oggi.
Sembra successo ieri, e invece è già passato un bel po’. Capita spesso con le canzoni.
Così ho pensato a dieci dischi del 2007 e che quindi che nel 2017 compiono (o hanno già compiuto) dieci anni.
Sono passati in fretta eh?

 

Arcade Fire – “Neon Bible”

 

Il secondo album della band canadese non è solo una conferma della solidità del progetto ma anche quello dell’ulteriore maturazione e della definitiva consacrazione. Il loro suono enfatico ed eclettico, teatrale e malinconico è sempre più riconoscibile e completo, la loro vena compositiva in vertiginosa ascesa.

 

Verdena –  “Requiem”

 

E’ qui forse che comincia la nuova vita dei Verdena: da gruppo tardo-grunge adolescenziale a band sperimentale punto di riferimento per una generazione di musicisti italiani alla ricerca di nuove sonorità. “Requiem” un album monolitico e psichedelico, frutto di appassionanti ed estenuanti jam session, che travolge per il suo spessore e la sua immediatezza e lascia col fiato sospeso, raccogliendo alcuni tra i migliori brani composti dalla band.

 

Battles –  “Mirrored”

 

Ricordo ancora il senso di stupore al primo ascolto di “Mirrored”, quando un amico mi fece sentire “un gruppo nuovo”. I Battles sono così, complicati e affascinanti, amanti di intrecci arzigogolati e abili a inseguire ritmi impensati. Qualcuno lo ha chiamato math-rock, rock matematico. Solo anni dopo ho fatto caso al gioco di parole celato dietro al nome della band.

 

Radiohead –  “In rainbows”

 

E’ il disco del famoso up to you con cui i Radiohead, soliti anticipatori dei tempi, si lasciano alle spalle l’industria discografica del secolo precedente: scarica il disco da internet e pagalo quanto vuoi.
Musicalmente, “In rainbows” è la dimostrazione di come si può essere innovatori senza necessariamente servirsi della sperimentazione fine a sé stessa. Complesso e completo, è probabilmente uno dei loro album più riusciti di sempre.

 

MGMT – “Oracular Spectacular”

 

“Oracular Spectacular “è uno di quegli album di esordio che fanno rumore, gettando le basi per un sound orientato al decennio successivo. Mentre il synth “Time To Pretend” è diventato un tormentone per molti anni a seguire, l’intero disco ha un gran tiro e lascia all’ascoltatore l’affascinante gusto per un mix di generi trasversale e la capacità di costruire delle gran belle canzoni.

 

Colle der Fomento –  “Anima e ghiaccio”

 

Ad oggi è l’ultimo disco in studio per una band rimasta autentica e coerente con le proprie scelte in oltre vent’anni di carriera. Autoprodotti e indipendenti, Danno, Masito e Baro tirano fuori oltre un’ora di rime taglienti che rappresentano la summa di una capacità compositiva affinata negli anni ed estremamente efficace. Piuttosto vario musicalmente visti i diversi produttori che ne hanno preso parte, “Anima e ghiaccio” è un disco scritto col cuore ed un pezzo di storia importante per tutta la musica italiana.

 

Rufus Wainwright – “Release the stars”

 

Secondo molti critici, il pop solenne di Rufus Wainwright attraversa qui una parabola discendente. Ma all’accusa di disomogeneità e di scarsa ispirazione del lavoro c’è da contrapporre la probabile necessità di esplorare nuove direzioni e da tenere in considerazione il carisma e le capacità del cantautore statunitense. Del resto è davvero da insensibili non restare colpiti da brani come brani Going to a town o Rules and Regulations.

 

Lcd Soundsystem – “Sound Of Silver”

 

Divertente e coinvolgente, il secondo album degli Lcd Soundsystem è un lavoro spensierato ascoltando il quale è impossibile rimanere immobili e non farsi trascinare. Dall’elettronica al rock, attraverso lunghe cavalcate tribali, funk, new wave e psichedeliche. Un disco perfettamente a fuoco che ha definitivamente lanciato la band di James Murphy.

 

Air – “Pocket Symphony”

 

L’elettronica morbida e le melodie inconfondibili degli Air, il suono minimale, gli inserti di strumenti giapponesi: la loro sinfonia tascabile si gioca su passaggi sonori che creano atmosfere delicate e spesso ovattate, toccando forte solo le corde dei sentimenti.

 

Il Teatro degli Orrori – “Dell’impero delle tenebre”

 

Probabilmente non hanno inventato niente di nuovo ma lo hanno fatto talmente bene da diventare memorabili. Il loro album d’esordio arriva come un fulmine a ciel sereno in una scena musicale italiana un po’ stagnante e travolge tutti con la forza di brani taglienti e potentissimi e con i testi imponenti declamati, più che cantati, da un Pierpaolo Capovilla estremamente carismatico.