Malta legalizza i matrimoni gay

di Fabio Piccolino

Malta ha legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Nel 2014 il parlamento aveva approvato una legge sulle unioni civili che permetteva alle coppie omosessuali l’adozione di minori.

Negli ultimi anni, grazie alle misure adottate contro le discriminazioni ed in favore della comunità gay, Malta è stata nominata due volte come paese europeo che più rispetta i diritti delle lesbiche, dei gay, dei bisessuali, dei transessuali e delle persone intersessuali dall’associazione ILGA-Europe.

L’isola rimane un paese a grande maggioranza cattolica che solo nel 2011 ha introdotto il divorzio e dove l’aborto è tuttora vietato.

Malta si unisce così agli altri paesi europei che hanno legalizzato il matrimonio tra i sessi, tra cui la Germania, la Francia, il Belgio e i Paesi Bassi.

10 dischi di 10 anni fa (2007 – 2017)

di Fabio Piccolino

 

Ci avete fatto caso? Da un certo punto in poi gli anni scorrono più velocemente.
Da bambini e da adolescenti il tempo è immediato e siamo assetati della sua mutevolezza: giorni, mesi e anni sono più ricchi e incredibilmente diversi, e tra un anno e un altro c’è di mezzo un secolo.
Poi gradualmente il tempo si restringe e improvvisamente cominciamo a ricordare cose successe dieci anni prima, meravigliandoci del fatto che la vita che facevamo allora non è poi così diversa da quella di oggi.
Sembra successo ieri, e invece è già passato un bel po’. Capita spesso con le canzoni.
Così ho pensato a dieci dischi del 2007 e che quindi che nel 2017 compiono (o hanno già compiuto) dieci anni.
Sono passati in fretta eh?

 

Arcade Fire – “Neon Bible”

 

Il secondo album della band canadese non è solo una conferma della solidità del progetto ma anche quello dell’ulteriore maturazione e della definitiva consacrazione. Il loro suono enfatico ed eclettico, teatrale e malinconico è sempre più riconoscibile e completo, la loro vena compositiva in vertiginosa ascesa.

 

Verdena –  “Requiem”

 

E’ qui forse che comincia la nuova vita dei Verdena: da gruppo tardo-grunge adolescenziale a band sperimentale punto di riferimento per una generazione di musicisti italiani alla ricerca di nuove sonorità. “Requiem” un album monolitico e psichedelico, frutto di appassionanti ed estenuanti jam session, che travolge per il suo spessore e la sua immediatezza e lascia col fiato sospeso, raccogliendo alcuni tra i migliori brani composti dalla band.

 

Battles –  “Mirrored”

 

Ricordo ancora il senso di stupore al primo ascolto di “Mirrored”, quando un amico mi fece sentire “un gruppo nuovo”. I Battles sono così, complicati e affascinanti, amanti di intrecci arzigogolati e abili a inseguire ritmi impensati. Qualcuno lo ha chiamato math-rock, rock matematico. Solo anni dopo ho fatto caso al gioco di parole celato dietro al nome della band.

 

Radiohead –  “In rainbows”

 

E’ il disco del famoso up to you con cui i Radiohead, soliti anticipatori dei tempi, si lasciano alle spalle l’industria discografica del secolo precedente: scarica il disco da internet e pagalo quanto vuoi.
Musicalmente, “In rainbows” è la dimostrazione di come si può essere innovatori senza necessariamente servirsi della sperimentazione fine a sé stessa. Complesso e completo, è probabilmente uno dei loro album più riusciti di sempre.

 

MGMT – “Oracular Spectacular”

 

“Oracular Spectacular “è uno di quegli album di esordio che fanno rumore, gettando le basi per un sound orientato al decennio successivo. Mentre il synth “Time To Pretend” è diventato un tormentone per molti anni a seguire, l’intero disco ha un gran tiro e lascia all’ascoltatore l’affascinante gusto per un mix di generi trasversale e la capacità di costruire delle gran belle canzoni.

 

Colle der Fomento –  “Anima e ghiaccio”

 

Ad oggi è l’ultimo disco in studio per una band rimasta autentica e coerente con le proprie scelte in oltre vent’anni di carriera. Autoprodotti e indipendenti, Danno, Masito e Baro tirano fuori oltre un’ora di rime taglienti che rappresentano la summa di una capacità compositiva affinata negli anni ed estremamente efficace. Piuttosto vario musicalmente visti i diversi produttori che ne hanno preso parte, “Anima e ghiaccio” è un disco scritto col cuore ed un pezzo di storia importante per tutta la musica italiana.

 

Rufus Wainwright – “Release the stars”

 

Secondo molti critici, il pop solenne di Rufus Wainwright attraversa qui una parabola discendente. Ma all’accusa di disomogeneità e di scarsa ispirazione del lavoro c’è da contrapporre la probabile necessità di esplorare nuove direzioni e da tenere in considerazione il carisma e le capacità del cantautore statunitense. Del resto è davvero da insensibili non restare colpiti da brani come brani Going to a town o Rules and Regulations.

 

Lcd Soundsystem – “Sound Of Silver”

 

Divertente e coinvolgente, il secondo album degli Lcd Soundsystem è un lavoro spensierato ascoltando il quale è impossibile rimanere immobili e non farsi trascinare. Dall’elettronica al rock, attraverso lunghe cavalcate tribali, funk, new wave e psichedeliche. Un disco perfettamente a fuoco che ha definitivamente lanciato la band di James Murphy.

 

Air – “Pocket Symphony”

 

L’elettronica morbida e le melodie inconfondibili degli Air, il suono minimale, gli inserti di strumenti giapponesi: la loro sinfonia tascabile si gioca su passaggi sonori che creano atmosfere delicate e spesso ovattate, toccando forte solo le corde dei sentimenti.

 

Il Teatro degli Orrori – “Dell’impero delle tenebre”

 

Probabilmente non hanno inventato niente di nuovo ma lo hanno fatto talmente bene da diventare memorabili. Il loro album d’esordio arriva come un fulmine a ciel sereno in una scena musicale italiana un po’ stagnante e travolge tutti con la forza di brani taglienti e potentissimi e con i testi imponenti declamati, più che cantati, da un Pierpaolo Capovilla estremamente carismatico.

 

Consigli per gli ascolti #26

di Fabio Piccolino

Qualche dritta per ascoltare un po’ di musica nuova dal mondo.
Qui tutte le puntate precedenti.

 

[Taiwan]

 

Quello dei Manic Sheep è un pop-shoegaze ricco di spunti e di sfumature, di carica emotiva, di climax e di personalità. Il gusto per il noise e le chitarre distorte contribuisce a rendere “Brooklyn” un disco di ballate brusche e pungenti, pronte a raccontare emozioni autentiche.

 

[Bulgaria]

 

Il nuovo progetto di Kalin Tonev, già leader dei Travelhouse, è un interessante raccolta di progressive strumentale che talvolta volge al metal e si accompagna a synth e a tastiere dai suoni vintage. Le atmosfere che escono fuori da “Machine Years” sono belle e talvolta irreali: ma quando il gusto per l’inconsueto prende il sopravvento l’ascoltatore non si sente affatto disorientato.

 

[Italia]

 

La trasmissione King Kong di Radio Rai 1 celebra i 20 anni di “Ok Computer”, lo storico disco dei Radiohead, con una compilation dal titolo “Ko computer”, che mette insieme il meglio della musica italiana.
Un omaggio che, se a molti può sembrare sacrilego, è invece assai rispettoso e ben costruito, soprattutto per la qualità degli artisti coinvolti, da Motta e Appino a Cristina Donà, da Iosonouncane a Niccolo Fabi, fino a Marlene Kuntz, Adriano Viterbini, Nada, Paolo VBenvegnù e molti altri.
La compilation si può scaricare qui

 

Consigli per gli ascolti #25

di Fabio Piccolino

Per combattere il caldo, i consigli per gli ascolti di questa settimana arrivano tutti dalla Scandinavia.

 

[Norvegia]

 

In norvegese Tusen Takk significa “grazie mille”: un senso di gratitudine che mi sento di condividere per questo piccolo gioiellino musicale, delicato e affascinante che si chiama “Lakrisbåter” (liquirizia, per i meno pratici con Google Translate). Cinque pezzi semplici e coraggiosi, ben scritti e curati nell’arrangiamento complessivo, che conquistano sin dal primo ascolto.

 

[Finlandia]

Una base di rock progressive, influenze jazz e krautrock, una buona dose di eclettismo e di personalità. “In A Brown Study” dei Soft Power è un album denso di suggestioni e di qualità: gli ingredienti essenziali per brani solidi e profondi in cui perdersi e ritrovarsi.

 


[Svezia]

 

L’album omonimo dei Montgolfière è un viaggio ritmico e vivace, nel solco di sonorità progressive/psichedeliche dal carattere stone-rock ma dal piglio jazz. Un power trio dal tocco deciso che incuriosisce per le scelte sonore e per la gamma di soluzioni adottate.

 

Consigli per gli ascolti #24

di Fabio Piccolino

Tre nuovi suggerimenti musicali dal mondo.
Qui tutte le puntate precedenti.

 

[Francia]

 

Il nuovo album dei La Femme, “Mystere”, conferma la band transalpina come una realtà interessante ed innovativa. Tra synth-pop, elettronica ed tradizione, la band sembra aver trovato la propria strada attraverso brani delicati ed evocativi, intensamente creativi e mai uguali a loro stessi. Un disco eterogeneo che in quindici tracce mostra le sue mutevoli sfaccettature.

 

[Estonia]

 

Le vie sonore seguite dai Nevesis con il secondo album “Pink magnet masters” hanno il gusto della novità e della sperimentazione, nel solco di un rock aperto a molte contaminazioni. Una ricerca continua che dà buoni risultati, grazie alla capacità di armonizzare strutture compositive complesse.

 

[Taiwan]

 

Un sound sporco e magnetico, sessioni strumentali che uniscono il gusto per lo stoner,  il doom e il tocco pesante ai volteggiamenti psichedelici e post-rock. E’ la base per la ricetta di “Lost in the Northern Sea”, ep di quattro brani degli Head Composer.

 

 

Consigli per gli ascolti #23

di Fabio Piccolino

Appuntamento numero ventitrè con i suggerimenti musicali dal mondo.
Qui tutte le puntate precedenti.

 

[Inghilterra]

 

Yellow Days è il progetto del giovanissimo artista britannico George van den Broek: appena diciotto anni e un talento nitido, racchiuso nelle otto tracce di “Harmless Melodies”. Melodie malinconiche, suoni fluidi ed evocativi, intensità nuda in una voce che emana calore profondo. Facile innamorarsene.

 

[Argentina]

 

Un dream pop etereo e sognante è lo scenario dentro cui trovano casa i brani di Queridas. L’album quasi omonimo, “Heridas”, restituisce una dimensione di intimità e di cura dei dettagli. Piacevole scoperta.

 

[Singapore]

 

“Happy music for sad people” è la definizione che i Subsonic Eye danno del loro “Strawberry Feels”. Ballate pop intense e talvolta malinconiche, intensità sentimentali e buoni propositi. Da ascoltare nei giorni di pioggia.

 

 

Wikipedia censurata in Turchia, l’appello in rete

di Fabio Piccolino

Sabato 29 aprile le autorità turche hanno bloccato l’accesso a tutte le versioni linguistiche di Wikipedia, ledendo il diritto di milioni di persone di accedere a informazioni storiche, culturali e scientifiche neutrali e munite di fonti verificabili.
La comunità di lingua italiana esprime solidarietà alla popolazione turca e alla comunità dei wikipediani turchi e chiede il ripristino del libero accesso all’enciclopedia.
Firma anche tu l’appello dei Wikipediani e diffondi la notizia in Rete.”

 

E’ l’appello contro la censura e per la libera espressione che si legge in queste ore in testa alle pagine italiane di Wikipedia.
Il Tribunale penale di Ankara  infatti  ha bloccato l’accesso al sito dell’enciclopedia online, accusato di condurre una vera e propria “campagna diffamatoria” nei confronti della Turchia. Contro la decisione, la Wikimedia Foundation, che gestisce il portale, ha presentato ricorso al Tribunale penale di Ankara.
Secondo le autorità turche l’oscuramento di Wikipedia è motivato dal fatto che l’enciclopedia digitale è “diventata una fonte d’informazione che agisce con gruppi che conducono una campagna diffamatoria contro la Turchia nell’arena internazionale”. In particolare ci si riferisce ad alcune pagine del portale che affermano l’esistenza di legami tra il governo di Ankara e gruppi jihadisti in Siria.
Intanto Al co-fondatore di Wikipedia Jimmy Wales è stato revocato l’invito a partecipare alla conferenza internazionale “World Cities Expo” di Istanbul.

Somalia, un milione e 400 mila bambini malnutriti

di Fabio Piccolino

Secondo Unicef ci saranno quest’anno un milione e 400mila bambini gravemente malnutriti, il 50% in più rispetto all’anno scorso: 275mila sarebbero in serio pericolo di vita.
I bambini gravemente malnutriti hanno una probabilità nove volte maggiore di morire per malattie letali come colera, diarrea acquosa acuta e morbillo.
«Fino ad ora, quest’anno l’UNICEF e i suoi partner hanno curato oltre 56.000 bambini gravemente malnutriti – circa il 90% in più rispetto allo stesso periodo nel 2016”, ha dichiarato Steven Lauwerier, Rappresentante dell’UNICEF in Somalia.
Ma la combinazione di siccità, malattia e sfollamento è mortale per i bambini, bisogna fare molto di più, e molto più velocemente, per salvare vite.
Circa 615.000 persone, la grande maggioranza delle quali donne e bambini, sono sfollate da novembre 2016 a causa della siccità.
“I nuovi spostamenti della popolazione aggraveranno ulteriormente la situazione. Coloro che sono rimasti a casa hanno bisogno di assistenza immediata per non sentire la necessità di fuggire: e coloro che sono già scappati, e che si trovano attualmente nei campi, sono estremamente vulnerabili – i bambini più di tutti gli altri», ha continuato Lauwrier.

Consigli per gli ascolti #22

di Fabio Piccolino

 

Nuovo giro del mondo in musica, alla scoperta delle migliori novità in circolazione.
Qui tutte le puntate precedenti.

 

[Australia]

 

Grün: un sound che si racconta attraverso le immagini disegnate dall’incedere degli strumenti: “Manyana” è una cavalcata post rock intensa e rilassante, aperta a scenari  evocativi nei quali il quartetto australiano pare sentirsi particolarmente a proprio agio. La qualità è alta e si sente in ogni solco.

 

[Italia]

 

E’ uscito il nuovo disco de L’Ira del Baccano, “Paradox Ourglass”. Quattro lunghe sessioni strumentali che si inseriscono nel solco di sperimentazioni che vanno dalla psichedelia al doom fino al rock-progressive. Brani in continua evoluzione, frutto di avvincenti jam session, da cui traspare fantasia e desiderio di divertirsi.

 

[Cina]

 

Progetto interessante quello dei Foster Parents: dall’album “Grim” emerge  un rock alternative preciso e dinamico, di matrice math-rock, che mette in campo complessità e sperimentazione pur rimanendo assolutamente pop. Un equilibrio non banale da cui scaturisce un disco originale e ben costruito.

 

Concerto del primo maggio, quello che non vorremmo vedere mai più

di Fabio Piccolino

All’inizio del 1997 i Litfiba, intervistati dalla rivista Il Mucchio Selvaggio per la promozione dell’album “Mondi Sommersi”, dichiaravano di non riconoscersi nel Festival di Sanremo e che consideravano il Concerto del primo maggio di piazza san Giovanni come “il vero Festival italiano”.
La contrapposizione in effetti era allora molto più netta di oggi: vent’anni​ dopo sembrano essere cadute molte barriere.
Complice l’assenza dell’evento “rivale” di Taranto, che negli ultimi due anni sembrava aver in parte rubato la scena alla manifestazione romana, mai come quest’anno si è assistito ad un meltin’ pot musicale: c’erano i trionfatori di Sanremo, Francesco Gabbani ed Ermal Meta su tutti, ma anche Fabrizio Moro, Samuel, in grado di attrarre un pubblico più eterogeneo,  Rocco Hunt e Clementino, (quest’ultimo a condurre la rassegna), come testimonial della nuova ondata del rap italiano. Contemporaneamente, c’era una buona fetta della musica cosiddetta alternativa, da Motta (tra i migliori sul palco) a Brunori Sas, da Le luci della centrale elettrica a Levante, passando per Ex-Otago e Lo Stato Sociale e Paolo Benvegnú, assente a causa di un malore.
La musica italiana sembra finalmente più matura ed aperta alle contaminazioni, ed i pubblici si mescolano senza molte delle distinzioni di un tempo; un fatto indubbiamente positivo. E poi ci sono gli ospiti internazionali: il blues tuareg di Bombino e la sua band, cui è affidata la chiusura della parte  pomeridiana della rassegna, gli Editors che scaldano il pubblico con un’ottima performance sotto la pioggia.

 

Tutto bene dunque? No, decisamente no.
Perché il concerto si chiude con Public Service Broadcasting, forse la band più interessante in scaletta: ma l’idea malsana di relegarli in fondo alla manifestazione fa sí che il collegamento televisivo si interrompa appena dopo il primo pezzo, la coinvolgente hit “Gagarin”, accompagnato da impietose immagini del pubblico che lascia la piazza dopo l’estenuante maratona.
Peccato davvero, perché sarebbe bastato poco per rispettare di più il pubblico a casa e quello in piazza. Per esempio si poteva scegliere un momento diverso per far salire sul palco Gad Lerner a sponsorizzare il suo nuovo programma, piuttosto che piazzarlo subito dopo il delirio scatenato dalla “Occidentali’s Karma” di Gabbani, generando un calo di adrenalina pari ad un gol annullato al novantesimo.
Soprattutto, sarebbe bastato avere rispetto di un grande artista come Edoardo Bennato e scegliere di non mandare la pubblicità durante la sua esibizione. Un “trattamento inaccettabile”, come dichiarato dallo staff dell’artista poco dopo, gridando alla censura.
Il pezzo tagliato è “Meno male che adesso non c’è Nerone”, e sarebbe veramente il colmo se a spaventare fosse un pezzo che ha più di quarant’anni, pur essendo ancora attualissimo.
Il pensiero corre subito al 1991 e ad Elio e le storie tese censurati ed esiliati per gli anni a seguire dal Concertone dopo un brano molto polemico che anticipava il ciclone Tangentopoli, facendo nomi e cognomi di politici ed imprenditori italiani coinvolti negli scandali.
Sinceramente, sono cose che dal 2018 non vorremmo​ vedere mai più.