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Consigli per gli ascolti #26

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Qualche dritta per ascoltare un po’ di musica nuova dal mondo.
Qui tutte le puntate precedenti.

 

[Taiwan]

 

Quello dei Manic Sheep è un pop-shoegaze ricco di spunti e di sfumature, di carica emotiva, di climax e di personalità. Il gusto per il noise e le chitarre distorte contribuisce a rendere “Brooklyn” un disco di ballate brusche e pungenti, pronte a raccontare emozioni autentiche.

 

[Bulgaria]

 

Il nuovo progetto di Kalin Tonev, già leader dei Travelhouse, è un interessante raccolta di progressive strumentale che talvolta volge al metal e si accompagna a synth e a tastiere dai suoni vintage. Le atmosfere che escono fuori da “Machine Years” sono belle e talvolta irreali: ma quando il gusto per l’inconsueto prende il sopravvento l’ascoltatore non si sente affatto disorientato.

 

[Italia]

 

La trasmissione King Kong di Radio Rai 1 celebra i 20 anni di “Ok Computer”, lo storico disco dei Radiohead, con una compilation dal titolo “Ko computer”, che mette insieme il meglio della musica italiana.
Un omaggio che, se a molti può sembrare sacrilego, è invece assai rispettoso e ben costruito, soprattutto per la qualità degli artisti coinvolti, da Motta e Appino a Cristina Donà, da Iosonouncane a Niccolo Fabi, fino a Marlene Kuntz, Adriano Viterbini, Nada, Paolo VBenvegnù e molti altri.
La compilation si può scaricare qui

 

Consigli per gli ascolti #25

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Per combattere il caldo, i consigli per gli ascolti di questa settimana arrivano tutti dalla Scandinavia.

 

[Norvegia]

 

In norvegese Tusen Takk significa “grazie mille”: un senso di gratitudine che mi sento di condividere per questo piccolo gioiellino musicale, delicato e affascinante che si chiama “Lakrisbåter” (liquirizia, per i meno pratici con Google Translate). Cinque pezzi semplici e coraggiosi, ben scritti e curati nell’arrangiamento complessivo, che conquistano sin dal primo ascolto.

 

[Finlandia]

Una base di rock progressive, influenze jazz e krautrock, una buona dose di eclettismo e di personalità. “In A Brown Study” dei Soft Power è un album denso di suggestioni e di qualità: gli ingredienti essenziali per brani solidi e profondi in cui perdersi e ritrovarsi.

 


[Svezia]

 

L’album omonimo dei Montgolfière è un viaggio ritmico e vivace, nel solco di sonorità progressive/psichedeliche dal carattere stone-rock ma dal piglio jazz. Un power trio dal tocco deciso che incuriosisce per le scelte sonore e per la gamma di soluzioni adottate.

 

Consigli per gli ascolti #24

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Tre nuovi suggerimenti musicali dal mondo.
Qui tutte le puntate precedenti.

 

[Francia]

 

Il nuovo album dei La Femme, “Mystere”, conferma la band transalpina come una realtà interessante ed innovativa. Tra synth-pop, elettronica ed tradizione, la band sembra aver trovato la propria strada attraverso brani delicati ed evocativi, intensamente creativi e mai uguali a loro stessi. Un disco eterogeneo che in quindici tracce mostra le sue mutevoli sfaccettature.

 

[Estonia]

 

Le vie sonore seguite dai Nevesis con il secondo album “Pink magnet masters” hanno il gusto della novità e della sperimentazione, nel solco di un rock aperto a molte contaminazioni. Una ricerca continua che dà buoni risultati, grazie alla capacità di armonizzare strutture compositive complesse.

 

[Taiwan]

 

Un sound sporco e magnetico, sessioni strumentali che uniscono il gusto per lo stoner,  il doom e il tocco pesante ai volteggiamenti psichedelici e post-rock. E’ la base per la ricetta di “Lost in the Northern Sea”, ep di quattro brani degli Head Composer.

 

 

Consigli per gli ascolti #23

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Appuntamento numero ventitrè con i suggerimenti musicali dal mondo.
Qui tutte le puntate precedenti.

 

[Inghilterra]

 

Yellow Days è il progetto del giovanissimo artista britannico George van den Broek: appena diciotto anni e un talento nitido, racchiuso nelle otto tracce di “Harmless Melodies”. Melodie malinconiche, suoni fluidi ed evocativi, intensità nuda in una voce che emana calore profondo. Facile innamorarsene.

 

[Argentina]

 

Un dream pop etereo e sognante è lo scenario dentro cui trovano casa i brani di Queridas. L’album quasi omonimo, “Heridas”, restituisce una dimensione di intimità e di cura dei dettagli. Piacevole scoperta.

 

[Singapore]

 

“Happy music for sad people” è la definizione che i Subsonic Eye danno del loro “Strawberry Feels”. Ballate pop intense e talvolta malinconiche, intensità sentimentali e buoni propositi. Da ascoltare nei giorni di pioggia.

 

 

Consigli per gli ascolti #22

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Nuovo giro del mondo in musica, alla scoperta delle migliori novità in circolazione.
Qui tutte le puntate precedenti.

 

[Australia]

 

Grün: un sound che si racconta attraverso le immagini disegnate dall’incedere degli strumenti: “Manyana” è una cavalcata post rock intensa e rilassante, aperta a scenari  evocativi nei quali il quartetto australiano pare sentirsi particolarmente a proprio agio. La qualità è alta e si sente in ogni solco.

 

[Italia]

 

E’ uscito il nuovo disco de L’Ira del Baccano, “Paradox Ourglass”. Quattro lunghe sessioni strumentali che si inseriscono nel solco di sperimentazioni che vanno dalla psichedelia al doom fino al rock-progressive. Brani in continua evoluzione, frutto di avvincenti jam session, da cui traspare fantasia e desiderio di divertirsi.

 

[Cina]

 

Progetto interessante quello dei Foster Parents: dall’album “Grim” emerge  un rock alternative preciso e dinamico, di matrice math-rock, che mette in campo complessità e sperimentazione pur rimanendo assolutamente pop. Un equilibrio non banale da cui scaturisce un disco originale e ben costruito.

 

Concerto del primo maggio, quello che non vorremmo vedere mai più

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All’inizio del 1997 i Litfiba, intervistati dalla rivista Il Mucchio Selvaggio per la promozione dell’album “Mondi Sommersi”, dichiaravano di non riconoscersi nel Festival di Sanremo e che consideravano il Concerto del primo maggio di piazza san Giovanni come “il vero Festival italiano”.
La contrapposizione in effetti era allora molto più netta di oggi: vent’anni​ dopo sembrano essere cadute molte barriere.
Complice l’assenza dell’evento “rivale” di Taranto, che negli ultimi due anni sembrava aver in parte rubato la scena alla manifestazione romana, mai come quest’anno si è assistito ad un meltin’ pot musicale: c’erano i trionfatori di Sanremo, Francesco Gabbani ed Ermal Meta su tutti, ma anche Fabrizio Moro, Samuel, in grado di attrarre un pubblico più eterogeneo,  Rocco Hunt e Clementino, (quest’ultimo a condurre la rassegna), come testimonial della nuova ondata del rap italiano. Contemporaneamente, c’era una buona fetta della musica cosiddetta alternativa, da Motta (tra i migliori sul palco) a Brunori Sas, da Le luci della centrale elettrica a Levante, passando per Ex-Otago e Lo Stato Sociale e Paolo Benvegnú, assente a causa di un malore.
La musica italiana sembra finalmente più matura ed aperta alle contaminazioni, ed i pubblici si mescolano senza molte delle distinzioni di un tempo; un fatto indubbiamente positivo. E poi ci sono gli ospiti internazionali: il blues tuareg di Bombino e la sua band, cui è affidata la chiusura della parte  pomeridiana della rassegna, gli Editors che scaldano il pubblico con un’ottima performance sotto la pioggia.

 

Tutto bene dunque? No, decisamente no.
Perché il concerto si chiude con Public Service Broadcasting, forse la band più interessante in scaletta: ma l’idea malsana di relegarli in fondo alla manifestazione fa sí che il collegamento televisivo si interrompa appena dopo il primo pezzo, la coinvolgente hit “Gagarin”, accompagnato da impietose immagini del pubblico che lascia la piazza dopo l’estenuante maratona.
Peccato davvero, perché sarebbe bastato poco per rispettare di più il pubblico a casa e quello in piazza. Per esempio si poteva scegliere un momento diverso per far salire sul palco Gad Lerner a sponsorizzare il suo nuovo programma, piuttosto che piazzarlo subito dopo il delirio scatenato dalla “Occidentali’s Karma” di Gabbani, generando un calo di adrenalina pari ad un gol annullato al novantesimo.
Soprattutto, sarebbe bastato avere rispetto di un grande artista come Edoardo Bennato e scegliere di non mandare la pubblicità durante la sua esibizione. Un “trattamento inaccettabile”, come dichiarato dallo staff dell’artista poco dopo, gridando alla censura.
Il pezzo tagliato è “Meno male che adesso non c’è Nerone”, e sarebbe veramente il colmo se a spaventare fosse un pezzo che ha più di quarant’anni, pur essendo ancora attualissimo.
Il pensiero corre subito al 1991 e ad Elio e le storie tese censurati ed esiliati per gli anni a seguire dal Concertone dopo un brano molto polemico che anticipava il ciclone Tangentopoli, facendo nomi e cognomi di politici ed imprenditori italiani coinvolti negli scandali.
Sinceramente, sono cose che dal 2018 non vorremmo​ vedere mai più.

Consigli per gli ascolti #21

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Consigli musicali dal mondo.
Qui tutte le puntate precedenti.

 

[Portogallo]

 

Quella degli Octa Push è un’elettronica votata al ritmo e alle atmosfere afro; “Lingua” è un album pieno di colori e di atmosfere esotiche e vuole celebrare l’unione delle diverse culture in Portogallo. In un epoca di muri e di divisioni è un ottimo segnale. E un disco davvero piacevole in tutte le sue sfaccettature.

 

[Inghilterra]

 

Antiphon” di Alfa Mist è un disco che unisce un’anima jazz e soul a sonorità hip hop. Il risultato è in questi otto brani strumentali (con qualche inserto parlato) ben composti e ottimamente arrangiati che, con piglio malinconico, danno vita a una connessione di sonorità e melodie in perfetto equilibrio tra loro.

 

[Polonia]

 

Sobura e Teielte, un batterista e un polistrumentista e producer: il loro progetto si chiama Sotei ed è spigoloso quanto affascinante. Immaginazione, campionamenti ed elettronica futuristica che compongono un quadro policromo e imprevedibile.

 

Consigli per gli ascolti #20

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Siamo giunti all’appuntamento numero 20 con i consigli musicali dal mondo.
Qui tutte le puntate precedenti.

 

[Francia]

 

Totorro, ovvero un’onda di energia fresca e positiva in grado di cambiare umore anche al più inguaribile pessimista. Brani brevi e scattanti che si muovono tra l’alternative, il math e il post rock con intenzioni decise e una fortissima intensità espressiva.

 

[Canada]

 

Immagini, fotografie, momenti: forse non è un caso che il titolo del nuovo album dei You’ll never get to heaven sia proprio “Images”: gli undici brani che lo compongono raccontano storie ed emozioni con colori tenui dentro atmosfere dilatate che una ad una costruiscono un mosaico coerente e ordinato.

 

[Argentina]

 

Iah è il nome di un interessante power trio argentino che ha recentemente pubblicato un omonimo ep di quattro pezzi. A partire dalla matrice metal, il loro sound, prettamente strumentale, si sviluppa in lunghe sessioni oniriche ed esplosive, dove ad un incedere marziale si fanno via via strada influenze space-post-rock e psichedeliche.

 

 

Consigli per gli ascolti #19

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Buona musica dal mondo. I tre consigli di questa settimana.

 

[Russia]

 

Strade polverose e deserto a perdita d’occhio: sembra l’ambientazione dei primi minuti di “Sex on a grave” dei Lunar Funeral. Dentro l’album invece c’è molto di più: un  sound sporco ed ipnotico, un blues decadente, riff distorti e fuzz. E alla fine tutto sembra meno distante.

 

[Sudafrica]

 

Ritrovare emozioni e serenità: a volte la musica è la migliore terapia. L’ascolto di “Love Machine”, ep di cinque pezzi dei sudafricani The Tazers dà certamente il suo contributo . Brani piacevoli ed originali che mescolano attitudine moderna e melodie retrò, psycho, rock e surf.  Spensieratezza con un retrogusto malinconico.

 

[Germania]

 

In her garden” è il dodicesimo album in studio dei Colour Haze, trio che da Monaco dà vita ad un suono immaginifico ed originale che unisce krautrock, psichedelia e progressive  a blues e stoner.
Dalle loro lunghe e tentacolari sessioni musicali lasciano scoprire nuovi punti di vista, in un percorso sonoro che non è mai scontato ed è in continuo divenire.

 

Consigli per gli ascolti #19 su Spotify

 

Consigli per gli ascolti #18

di

cufz

Un altro giro alla scoperta delle novità musicali che il mondo ha da offrire.

 

[Lettonia]

 

Ossessivi ed affascinanti, i Židrūns sono una band attiva da oltre un decennio nel circuito della musica indipendente lettone. La lingua, alle nostre orecchie spigolosa, si sposa alla perfezione con  il rock alternative e gli incastri ritmici dell’album “Židrūns un tas, ko nevar nest”. Attitudine punk e grande personalità.

 

[Francia]

 

Energie nuove dalla Francia: i Moon Circle sono una band che si definisce “trio strumentale al 90% ed il loro “The cosmic penguins” ha un tiro coinvolgente. Dalle soluzioni più trascinanti a quelle più dilatate, l’ep si compone di quattro tracce che rimandano a soluzioni diverse e particolari.

 

[Cina]

 

Quello dei 16Mins è un dream-pop morbido ed etereo, segnato da ambientazioni calde e  colori tenui. In “Ping Pong” tuttavia non mancano elementi di sperimentazione e il desiderio di affrontare territori conosciuti e rimodellarli secondo il proprio istinto.