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Lo Yemen prova a ripartire

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Oggi le elezioni, ma l’atmosfera è sospesa e carica di tensione, in una nazione spaccata in tante frazioni e in piena crisi economica. Manca la luce elettrica, che è garantita solo 2-3 ore al giorno, il petrolio è raddoppiato da luglio. Secondo Intersos, che opera nel Paese, “già 100mila persone hanno abbandonato le loro case”.

Un mondo più giusto

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Si celebra oggi la Giornata mondiale per la giustizia sociale. Oltre alle numerose attività organizzate sul territorio, ActionAid ha lanciato una campagna di raccolta fondi per un progetto in Etiopia. Ce ne parla il suo segretario generale Marco De Ponte: “La povertà e l’esclusione sociale non sono frutto di sfortuna, ovviamente, ma sono il frutto di processi economici e di asimmetrie nelle relazioni di potere che noi tutti possiamo contribuire ad invertire. E quindi sicuramente la campagna sms, che è uno dei modi con i quali effettivamente solleviamo attenzione simbolicamente su un progetto di diritto al cibo in Etiopia, diventa un po’ il simbolo di uno sforzo molto più ampio che alla fine è uno sforzo culturale”.

Tagli alle armi

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La proposta di riforma della Difesa, annunciata dal ministro Di Paola, non convince l’associazionismo italiano. Il giudizio di Guido Barbera, responsabile solidarietà e cooperazione Cipsi: “è un po’ un fumo negli occhi nel senso che non affrontano veramente una riforma della difesa italiana e non c’è quel rigore che abbiamo visto in altre parti, anche nel rifiuto verso le Olimpiadi qui a Roma, di attenzione e di reinvestimento soprattutto nel sociale, nella solidarietà del nostro paese. Il popolo è sovrano e mi pare che la crescente manifestazione di una volontà dei cittadini italiani di avere meno armi, di avere meno investimenti nei cacciabombardieri e nell’esercito sia palese”.

Senza pace

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Con un nuovo rapporto sulla Libia, reso pubblico ad un anno dall’inizio della rivolta, Amnesty International ha denunciato che le milizie armate continuano a commettere gravi abusi sui civili. E tutto ciò, secondo l’associazione umanitaria, non fa che alimentare l’insicurezza e pregiudicare la ricostruzione delle istituzioni del Paese.
 

Sos Brasile

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La costruzione della terza diga più grande al mondo è ripartita e 24mila persone verranno presto cacciate dalle proprie terre. Il commento di Cristiano Colombi presidente dell’associazione Solidarietà con l’America latina “come associazione siamo preoccupatissimi soprattutto perché la decisione del Presidente del Brasile va contro lo stop che è stato dato dal giudice a settembre dello scorso anno. Se questo è il prezzo che la popolazione brasiliana, soprattutto i popoli indigeni, devono pagare perché il Brasile vada avanti come grande potenza del mondo, credo che sia un prezzo troppo alto”.

Tragedia greca

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Mentre in Parlamento si votava la nuova manovra che prevede tagli per 3,3 miliardi, in piazza ad Atene scoppiava la rivolta. Il commento di Roberto Musacchio di Osservatore Europa “sono rimasto colpitissimo ieri dlle immagini di questo parlamento  trasformato in un luogo dove si consumava una sorta di rito sacrificale e fuori un popolo che cerca di riprendersi uno spazio di democrazia. Atene mi ricorda Praga del ‘68 quando fu invasa allora dai carriarmati del cosidetto socialismo reale e adesso c’è una sospensione della democrazia operata in nome di una ideologia che sta diventando particolamrnente feroce e che è l’ideologia della cosidetta stabilità monetaria che è quella che fa pagare ai popoli le colpe di una politica eruopea completamente sbagliata”.

Bosnia, vent’anni dopo

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Nel febbraio 1992 l’evento che scosse l’Europa, giungendo dopo la breve ma intensa stagione della caduta dei muri nel continente. Le Acli vogliono cogliere l’occasione per una riflessione ampia che abbracci diversi aspetti di quell’esperienza. L’appuntamento è oggi pomeriggio alle 17 nel salone Clerici a Milano.

Aumentano le domande d’asilo

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Secondo i dati aggiornati Eurostat, riferite al primo trimestre 2011, sono state quasi 69 mila provenienti da 142 Paesi verso l’Europa. L’Italia è al quarto posto, con oltre 6.800 richieste. Come riflesso delle crisi civili e politiche del Nord Africa, nella sola isola di Malta il numero di richiedenti è aumentato di oltre 60 volte.

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