Allarme Terra

di Redazione GRS

È il 20 agosto del 2018 quando Greta Thunberg, studentessa svedese di quindici anni, non si presenta a scuola. Greta è seduta davanti al Parlamento e con un cartello inizia la sua protesta: «il clima è il nostro futuro, state distruggendo il pianeta, ci state rubando il futuro».

Da allora, prima ogni giorno, poi ogni venerdì Greta continua la sua protesta. Stesso posto, stessa ora, stesso tema. La sua semplicità e la sua tenacia trasformano una protesta solitaria in attivismo comune, varcando piano piano i confini nazionali poi internazionali fino ad arrivare in tutto il mondo. Nascono così i Fridays for future, i Venerdì per il futuro e la sua protesta diventa fonte d’ispirazione per altri studenti che il 15 marzo scorso in decine di migliaia e in diverse parti del mondo sono scesi in piazza per lo sciopero scolastico per il clima, per chiedere ai governi politiche e azioni più incisive per contrastare il cambiamento climatico e il riscaldamento globale. In questi giorni Greta è stata a Roma, ricevuta dal Papa, dai rappresentanti del Senato e poi a Piazza del Popolo con gli studenti romani del movimento #fridaysforfuture. Insieme a loro tante associazioni per rivendicare che “La crisi climatica non va in vacanza, e nemmeno noi“. Ascoltiamo dalla piazza il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani: “Piazza del Popolo è piena di ragazzi per la seconda puntata di questa maratona partita il 15 marzo scorso con il primo sciopero mondiale sul clima per chiedere al Governo italiano di mettere in campo politiche giuste per ridurre le emissioni di gas serra. Ancora abbiamo centrali a carbone e a gas. Ancora troppi trasporti su gomme e pochi su rotaie. la nostra industria utilizza ancora troppe fonti fossili e foraggiamo le fonti fossili con 19 miliardi di euro l’anno contro i 14 che diamo alle fonti puliti. Troppi paradossi che devono essere affrontati e il Governo nazionale deve dare risposte a questa piazza piena di giovani.

Le piazze non si fermano, e i giovani continueranno a manifestare. Il prossimo appuntamento è per il 24 maggio con il secondo sciopero mondiale per il futuro.

Il pianeta si consuma e il 1 agosto dello scorso anno in Italia si è registrato l’Overshoot Day, ovvero le risorse naturali rinnovabili che il pianeta ci mette a disposizione per l’anno si sono esaurite. Il 22 aprile si celebra la Giornata della Terra (Earth Day) la più grande manifestazione ambientale al mondo promossa dalle delle Nazioni Unite per sensibilizzare alla tutela della pianeta e celebrare chi si impegna a favore di uno sviluppo sostenibile e contro lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali. Nei 193 Paesi delle Nazioni Unite sono oltre un miliardo i cittadini coinvolti attraverso 22mila organizzazioni. Anche l’Italia partecipa organizzando da anni il Villaggio della Terra, che quest’anno sarà dedicato in particolare agli Obiettivi di Sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Ascoltiamo il direttore scientifico di Earth Day Italia, Roberta Cafarotti: “In Italia affrontiamo tutti i temi dello sviluppo sostenibile. Con molte iniziative e linguaggi artistici. Le risorse del pianeta sono limitate se pensiamo che l’overshoot day lo scorso anno è caduto ad agosto ma in realtà se valutiamo l’apporto italiano l’overshoot day cade a maggio perché noi consumiamo il pianeta in maniera più radicale rispetto agli altri paesi. Il movimento dei giovani al quale stiamo assistendo è importante. Sono loro l’anello portante del cambiamento. Un cambiamento positivo del quale c’è estrema necessità.”

I giovani quindi come anello portante di un cambiamento che comincia a dare i suoi frutti ascoltiamo di nuovo il presidente di Legambiente: “Il cambiamento c’è perché oggi i ragazzi oltre ad essere nativi digitali sono anche nativi rinnovali. Oggi i ragazzi hanno le nuove tecnologie pulite a portata di mano. La cosa da fare è spiegare a tutto il Paese che la soluzione è disponibile per tutti. Non ci dobbiamo inventare nulla, vanno utilizzate le tecnologie pulite già disponibili sul mercato, ma per farlo su larga scala serve utilizzare la leva economica da una parte, rendendo più costose le fonti inquinanti e più convenienti le fonti pulite e dall’altra parte serve azionare le leve della politica e su questo il governo nazionale e i governi regionali devono dare il loro contributo.”

Ascolta qui il GRSweek del 20-22 aprile 2019 a cura di Anna Monterubbianesi: http://www.giornaleradiosociale.it/audio/20222019/