Sanremo, 10 canzoni (ingiustamente) dimenticate

di Fabio Piccolino

 

Tra le migliaia di canzoni passate per il festival di Sanremo, alcune sono diventate patrimonio della cultura di questo paese. Allo stesso tempo, molte altre non hanno resistito al peso degli anni e sono rimaste ai margini della memoria comune.
Per questo mi sono divertito a scavare nella storia del Festival alla ricerca di belle canzoni dimenticate, di pezzi della nostra musica passata per il palco di Sanremo a cui era doveroso restituire un po’ di gloria.

 

[1959 – Jula De Palma – “Tua”]

 

Jula De Palma è un’artista estremamente innovativa per l’Italia degli anni ‘50, capace di unire la tradizione della musica tradizionale allo swing e al jazz. Al Festival del 1959 presenta un brano giudicato troppo moderno: “Tua” parla di un rapporto carnale e la sua interpretazione desta scandalo perché giudicata troppo sensuale. Nonostante il successo del pezzo, che si classificherà quarto, il disco viene censurato e alla radio viene vietato di trasmetterlo.

 

[1960 – Joe Sentieri – “Quando vien la sera”]

 

Il sorriso di Joe Sentieri mentre si esibisce è un inno all’allegria: “Quando vien la sera” è un brano frizzante e pieno di ritmo. Nelle esibizioni ingessate dell’epoca, la mimica e il “saltino” con cui il cantante amava concludere le sue performance sono uno squarcio di modernità di cui si sentiva davvero il bisogno.

 

[1973 – Jet – “Anika na o”]

 

“Anika na o” è un inno spirituale alla lotta e al cambiamento, che porta al salone delle feste del casinò di Sanremo (dove il Festival si teneva prima di trasferirsi al Teatro Ariston) il sound del progressive-rock. L’anno successivo i Jet si scioglieranno e alcuni dei suoi membri formeranno i Matia Bazar.

 

[1975 – Goffredo Canarini – “Scarafaggi”]

 

A causa del boicottaggio delle case discografiche, l’edizione numero 25 del Festival non prevede nomi di punta in gara ed è dunque una delle meno seguite dal pubblico.
Tra i brani in gara colpisce certamente quello di Goffredo Canarini, da molti giudicato troppo simile allo stile di Celentano, che con “Scarafaggi” disegna un crudo spaccato della condizione carceraria e della disperazione di un uomo e dei suoi fantasmi.

 

[1976 – Antonio Buonomo – “La femminista”]

 

Negli anni ‘70 con la politica non si scherza: lo saprà bene Antonio Buonomo che presenta al Festival un brano satirico sulla lotta delle donne per l’emancipazione e che verrà picchiato da un gruppo di femministe davanti all’albergo in cui alloggia.

 

[1981 – Jo Chiarello – “Che brutto affare”]

 

Le sonorità sono pesantemente anni ‘80, Jo Chiarello ha una voce stridula e sul palco mostra una sicurezza che è perfetta per il testo, provocatorio e indimenticabile, scritto da Franco Califano.

 

[1992 – Nuova Compagnia di Canto Popolare – “Pe dispietto”]

 

Una lunga carriera alla scoperta delle radici della tradizione della musica popolare campana che ha dato vita ad interpretazioni indimenticabili: la Nuova Compagnia di Canto Popolare, che ha da poco compiuto 50 anni di carriera, si presenta al Sanremo del 1992 con un brano dalle sonorità mediterranee carico di pathos che gli farà vincere il Premio della critica.

 

[1992 – Aeroplanitaliani – “Zitti zitti (il silenzio è d’oro)”]

 

Un’intelligente fotografia sulla società dei primi anni ‘90 ancora oggi molto attuale che porta sul palco le sonorità del primo rap in italiano. L’esibizione della band di Alessio Bertallot rimane celebre perché contiene al proprio interno la più lunga pausa della storia del Festival: 30 secondi di silenzio che sembrano non finire mai e che gli Aeroplanitaliani sono estremamente compiaciuti di sperimentare.

 

[1999 – Soerba – “Non ci capiamo”]

 

La sezione “Nuove proposte” del Festival 1999 ha un cast decisamente interessante: da Alex Britti ai Quintorigo, da Max Gazzè ai Dr. Livingstone fino al rock elettronico dei Soerba: “Noi non ci capiamo” è un pezzo con cui si entra subito in sintonia grazie ad un testo intelligente e un sound moderno e trascinante.

 

[2007 – Paolo Rossi – “In Italia si sta male (si sta bene anzichenò)”]

 

Nel 2007 Mauro Pagani propone all’attore Paolo Rossi di interpretare un brano inedito scritto da Rino Gaetano. 29 anni dopo “Gianna” e 24 anni dopo la sua scomparsa, Rino torna a Sanremo con un pezzo sarcastico pienamente nel suo stile, ed estremamente attuale. Un omaggio e una celebrazione che Rossi porta in scena con lo spirito adatto.

 

Bonus track – Cinque cose piuttosto divertenti che è doveroso ricordare

[Gigi Sabani che canta facendo l’imitazione di chiunque – 1989]

 

[Francesco Salvi che fa un pezzo “vocale, solo vocale” – 1990]

 

[Sabina Guzzanti vestita da indiana insieme a una tribù formata, fra gli altri, da Daria Bignardi, Antonio Ricci, Remo Remotti, Nichi Vendola – 1995]

 

[Caparezza rasato, alias Mikimix, “Tranquillo come dentro il pigiamino” – 1997]

 

[Adriano Pappalardo uscito dall’Isola dei Famosi che fa la caricatura di sé stesso – 2004]