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Il coraggio di dire “basta”: Simone Biles atleta dell’anno per il Time

di Redazione GRS


Il coraggio di dire “basta”. Simone Biles è stata nominata atleta dell’anno dalla rivista “Time”. Motivo del riconoscimento è stata la scelta della ginnasta di dire basta con gli occhi del mondo puntati su di sé, durante i Giochi olimpici di Tokyo, quando parlò dei propri “demoni interiori” e dei “twiestis”, improvvisi blocchi mentali. Poi la denuncia delle molestie.

Il riferimento è ai Giochi di Tokyo, quando la ginnasta, 24 anni e una carriera straordinaria, a gare in corso e motivando il ritiro dalle finali di varie specialità, parlò dei propri “demoni interiori”, ovvero disturbi d’ansia e i “twiestis”, improvvisi blocchi mentali che le facevano perdere l’orientamento durante gli esercizi, e spiegò di volersi concentrare “sulla salute mentale e il mio benessere”.

“Un mese dopo i Giochi, Biles ha mostrato ancora una volta la sua vulnerabilità”, ricorda il Time. “Insieme ad altri tre delle centinaia di altri atleti che erano stati abusati sessualmente dall’ex medico della squadra Larry Nassar, Biles ha dato una testimonianza commossa davanti al Senato”. “Biles da sola non cambierà le disuguaglianze nella salute mentale né costringerà una società che ha a lungo aderito a parole all’importanza della salute mentale a fare di più”, conclude il ‘Time’. “Ma ha reso molto più difficile distogliere lo sguardo”.

I “Falsi Equilibri” dei conflitti dimenticati: il nuovo Rapporto Caritas

di Redazione GRS


 

 

Falsi Equilibri. Il nuovo Rapporto di Caritas Italiana sui conflitti dimenticati evidenzia il legame tra disuguaglianze e violenze. Il servizio è di Fabio Piccolino.

Nel 2020 le guerre ad alta intensità nel mondo erano 21, sei in più rispetto all’anno precedente; Yemen, Siria e Sud Sudan quelle più gravi. Sono alcuni dei dati del Rapporto di Caritas Italiana suo conflitti dimenticati intitolato “Falsi Equilibri”, che si concentra sul legame tra guerre e disuguaglianze, in un contesto internazionale segnato profondamente dalla pandemia.

A preoccupare anche il dato delle persone bisognose di aiuti umanitari, in crescita del 40%, e quello di rifugiati e sfollati, che negli ultimi dieci anni sono più che raddoppiati.

Suicidio assistito, all’esame della Camera il testo

di Redazione GRS


Per una libera scelta. Cancellare il reato di “istigazione o aiuto al suicidio”. Tra le altre cose prevede anche questa eliminazione dal Codice penale il testo all’attenzione della Camera, approvato dalle commissioni Giustizia e Affari sociali per l’esame in Aula.

L’indigenza non è un crimine: appello di Alleanza contro la povertà

di Redazione GRS


La povertà non è un crimine. “Mentre il dibattito pubblico ha creato la metafora del ‘furbetto’ e sepolto la realtà quotidiana di milioni di persone e famiglie povere, l’Alleanza contro la povertà ha deciso di lanciare il suo appello per cambiare la narrazione tossica dei ‘poveri e fannulloni’”, ha dichiarato il portavoce Roberto Rossini durante la conferenza nella sede della Stampa estera.

Gli italiani e lo sport dopo due anni di Covid: la ricerca Nomisma

di Redazione GRS


Gli italiani e lo sport. Da una ricerca Nomisma emerge che per il 63% degli italiani il benessere psicofisico dipende dallo sport. Dopo due anni di restrizioni e chiusure molte persone hanno scoperto l’importanza del movimento per stare bene in salute e praticare sani stili di vita.

L’Osservatorio Hybrid Lifestyle di Nomisma in collaborazione con Crif ha posto l’attenzione su come e perché gli italiani decidono di dedicarsi allo sport e al benessere del proprio corpo e della propria mente dopo il cambiamento che la pandemia da Coronavirus ha portato nella quotidianità di ciascuno di noi. Ecco riportati nella nota alcuni dati emersi dall’indagine sulla relazione sport e benessere durante la pandemia. Sport & Benessere: come perché decidiamo di dare attenzione al benessere psicofisico. La pandemia da Coronavirus ha portato a uno stravolgimento della quotidianità di ognuno di noi, un cambiamento che ha interessato anche lo sport. Le restrizioni sociali e fisiche imposte hanno sfidato la nostra capacità di adattamento. Oggi, rispetto alla prima ondata della pandemia ci sentiamo tendenzialmente più stanchi ed esausti (29%), molto nervosi (19%), meno felici (16%) e con poche energie (21%). In questo periodo ci preoccupiamo principalmente del benessere economico nostro e della nostra famiglia (46%), delle prospettive future di lavoro e carriera (27%) e per la salute psico-fisica sia nostra che dei nostri cari (44%). Ciò che ci è mancato di più è stato uscire con gli amici (71%) e tutti gli aspetti collegati alla socialità e al divertimento, come andare al ristorante o al pub (52%), andare a concerti e feste (32%), andare in palestra e fare sport di contatto (21%). Dopo più di un anno dall’inizio di questa condizione obbligata abbiamo dovuto trovare un nuovo bilanciamento per proteggere la nostra mente e il nostro corpo, apprendendo abitudini nuove anche rispetto alla pratica sportiva. Il 63% degli italiani ritiene che praticare sport e attività motoria sia importante per il benessere psicofisico, anche se esistono altri fattori determinanti.

Il 75% degli italiani negli ultimi 12 mesi ha praticato un’attività sportiva (31%) o movimento (44%) durante la settimana. Il 73% dichiara di praticare abbastanza movimento durante la giornata, ma solo il 39% abbastanza sport. Oggi, rispetto a prima della pandemia, quasi 1 italiano su 2 vede invariato il livello di attività sportiva praticata, mentre il 34% ha incrementato questa buona regola (mentre il 28% l’ha diminuita), delineando così un bilancio nel complesso positivo.

Lo studio Nomisma sviluppato in collaborazione con Crif ha ricostruito l’identikit del gruppo di virtuosi che praticano sport in modo continuativo. Sono prevalentemente uomini (57%), il 40% appartiene alla fascia d’età 25-44, mentre il 45% ha tra i 45 e i 74 anni. Il 63% ha usufruito dello smart working nell’ultimo anno e da un punto di vista geografico è possibile osservare che il 54% degli atleti risiede nel Nord Italia. Il 9% è composto da neofiti che hanno iniziato negli ultimi 12 mesi.

Complici le restrizioni imposte per garantire la sicurezza sanitaria, le principali attività svolte dagli italiani sono state corsa/jogging (72%), attività in palestra (o gli esercizi a casa) (66%), ciclismo (53%). Si è osservato anche un secondo gruppo di appassionati a nuoto e acqua gym (28%), calcio e calcetto (27%) e alle discipline indiane come yoga o ad un tipo di ginnastica rieducativa e preventiva come il pilates (20%). Per 4 italiani su 10 la pratica sportiva o di movimento avviene con una frequenza di 2-3 volte alla settimana, anche se il 36% di irriducibili non sembra accusare la fatica e si dedica alle attività sportive per almeno 4 o 5 giorni a settimana. Durante i periodi più gravi della pandemia, quindi durante i lockdown o le fasi di zona rossa, il 24% degli italiani è riuscito a praticare l’attività sportiva circa 2-3 volte a settimana, 4 su 10 in casa, anche se il 33% ha optato per entrambe le soluzioni.

L’aria aperta sembra essere la soluzione ideale per svolgere attività fisica, è preferita infatti da 8,5 italiani su 10, di cui il 75% sceglie i parchi o la strada, mentre il 10% frequenta impianti all’aperto a pagamento come, ad esempio, i campi da tennis. Si sceglie di praticare un’attività fisica per tre grandi ordini di motivi: la salvaguardia della salute (62%) e in generale il mantenersi in forma ed allenati (32%), la necessità di allontanarsi dalla routine quotidiana con leggerezza (“staccare la spina” 35%, divertirsi 10%), sentirsi bene con se stessi grazie alla cura del proprio aspetto fisico (dimagrire 22%, avere un aspetto migliore 14%). È bene ricordare che non siamo solo sportivi, ma siamo anche spettatori, 1 italiano su 2 segue il calcio dal vivo o sui media (TV, Internet, radio, …), 3 su 10 la pallavolo e 2 su il basket.

Pigrizia, impegni, problematiche di salute e reddito i fattori limitanti. Il 25% degli italiani nell’ultimo anno non ha praticato sport. Il 28% ha smesso nell’ultimo anno, il 27% aveva già smesso tra 2 e 5 anni fa, mentre il 22% non ha mai praticato sport. Tra coloro che hanno praticato sport in passato e ora si sono fermati, la componente pigrizia è in prima posizione tra le cause scatenanti (47%), seguita dall’insieme degli impegni derivanti da studio e lavoro (37%) e dai disturbi di salute (25% non collegate al Covid-19, 10% legati al coronavirus), in fine un ultimo gruppo ha deciso di interrompere a causa delle mutate condizioni economiche della famiglia (23%).

L’equilibrio e benessere psicofisico per noi e gli altri. Il 91% degli italiani che praticano un’attività sportiva sono d’accordo nell’affermarne i benefici a livello fisico, l’89% i benefici per la salute mentale. L’82% ritiene importante potersi mantenere attivo con regolarità, potendo contare su un senso di appagamento e divertimento (72%). Grazie all’attività sportiva possiamo migliorare noi stessi e gli altri, per 1 italiano su 2 gli affetti e le persone vicine rappresentano uno stimolo per condurre uno stile di vita sano, ma contemporaneamente con il proprio modo di agire si cerca di essere un esempio positivo per i propri cari (49%).

I dati Istat, 405 mila: è il nuovo record minimo delle nascite

di Redazione GRS


 

 

Nascita zero. Continua l’impoverimento demografico nella rilevazione Istat relativa all’anno 2020, quello della pandemia. Il servizio è di Pierluigi Lantieri.

Nuovo record minimo delle nascite a quota 405 mila. Lo rileva l’ISTAT nel censimento Popolazione residente e dinamica demografica Anno 2020. La geografia delle nascite mostra un calo generalizzato in tutte le ripartizioni, più accentuato al Nord-ovest (-4,3%) e al Sud (-3,8%).

Mentre le ragioni della denatalità “vanno ricercate soprattutto nei fattori che hanno contribuito alla tendenza negativa dell’ultimo decennio (progressiva riduzione della popolazione in età feconda, posticipazione e clima di incertezza per il futuro)”, il quadro demografico del nostro Paese “ha subito un profondo cambiamento a causa dell’eccesso di decessi direttamente o indirettamente riferibili alla pandemia da Covid-19”.