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Grs week 20 -21 maggio – Omofobia di Stato

Bentornati all’ascolto del Grs week, in studio Clara Capponi e Anna Ventrella

Il 17 maggio si è celebrata la prima giornata mondiale contro l’omofobia e la transfobia nell’anno delle unioni civili, ma la discriminazione contro le persone omosessuali e transessuali sembra non fermarsi. La ricorrenza promossa dall’Unione europea dal 2004, diventa così un’occasione per il fare punto sullo stato di salute dei diritti civili nel nostro paese.
Nei dodici mesi trascorsi sono 196 le storie di omofobia e di transfobia censite da Arcigay attraverso il monitoraggio dei mezzi di informazione nazionali e locali. Un numero quasi doppio rispetto a quello dello scorso anno e che sconcerta ancora di più visto che una buona parte di queste storie racconta di discriminazioni istituzionali come ci spiega Gabriele Piazzoni, Segretario Nazionale ArciGay

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Il ritratto che emerge è quello di un  paese che non riesce a iniettare anticorpi efficaci contro l’omofobia e la transfobia. La legge approvata alla Camera giace al Senato, senza alcuna prospettiva e nonostante la sofferta approvazione dopo un iter di 30 anni anche quella sulle unioni civili mostra luci ed ombre. Sentiamo l’ approfondimento di Anna Ventrella.

“Prima candelina per le unioni civili: la legge che regola le unioni civili tra persone dello stesso sesso compie un anno. Approvata – dopo circa 30 anni di dibattimenti –  l’11 maggio del 2016, la legge permette alle coppie omosessuali di usufruire del nuovo istituto giuridico denominato unione civile, in conformità con larticolo 2 della costituzione relativo ai diritti inviolabili dell’uomo e l’ articolo 3 , sulla pari dignità sociale dei cittadini senza distinzione di sesso.
Ma veniamo ai numeri: ad oggi sono circa 2.800 le unioni civili celebrate, anche se l’italia sembra divi9sa da nord a sud anche su questo: Milano campeggia nell’elenco delle città dove ci si sposa tra gay con le sue 354 unioni. Segue Roma con 331. Torino con 174. Fanalino di coda sono Palermo e Bari rispettivamente con 36 e 25 unioni civili celebrate.
Ma è ancora troppo presto per trarre delle conclusioni. Sicuramente, a regolarizzare la propria unione sono state quelle coppie che aspettavano da troppo tempo. Spetterà agli  studiosi  dare una chiave di lettura sui numeri e sulle scelte dei cittadini, per cercare di  spiegare se ci sono  persone dello stesso sesso che vogliono unirsi ufficialmente, oppure se le coppie omosessuali ancora si nascondono, magari perché rendere ufficiale il rapporto, e quindi l’unione, potrebbe avere conseguenze sul lavoro e la vita sociale.”

Le norme quindi da sole non affermano i diritti  ma sono uno strumento fondamentale per legittimarli come  dichiara ai nostri microfoni Maria Laura Annibali, presidente dell’associazione Di’ gay project.

Ed è tutto per notizie e approfondimenti sul sociale www.giornaleradiosociale.it

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