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Quelle braccia invisibili sfruttate nella Piana di Gioia Tauro


 

Solo la metà dei braccianti ha un contratto e una busta. È quello che ha rilevato il Rapporto “Zone rosse, lavoro nero” di Medici per i diritti umani nella Piana di Gioia Tauro durante la stagione di raccolta agrumicola con l’obiettivo di promuovere la tutela della salute e dei diritti fondamentali dei circa 2.000 braccianti stranieri impiegati in agricoltura in condizioni di grave sfruttamento.

Un team multidisciplinare ha raggiunto per mezzo di una clinica mobile diversi insediamenti ufficiali e informali, in particolare: la Nuova Tendopoli di San Ferdinando, i casolari nelle campagne di Rizziconi e Taurianova, il campo container di Contrada Testa dell’Acqua nel Comune di Rosarno.

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Giuseppe Manzo giornale radio sociale

L’inesorabile aumento della povertà nel 2020: bisogna fare presto


 

Nel 2020, sono in condizione di povertà assoluta poco più di due milioni di famiglie (7,7% del totale in crescita dal 6,4% del 2019) e oltre 5,6 milioni di individui (al 9,4% dal 7,7%). Questo è il dato Istat diffuso ieri: nell’anno della pandemia si è tornati al livello più elevato dal 2005, inizio delle serie storiche.

L’Alleanza contro la povertà, il cartello che unisce associazioni e sindacati, sottolinea la necessità di intervenire tempestivamente migliorando l’efficacia del Reddito di Cittadinanza. “Riteniamo quanto mai necessario – sostiene l’alleanza – rafforzare il Reddito di Cittadinanza, anche inglobando una parte della platea dei percettori del REM”.

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In cammino per l’acqua. Intervista a Simone Garroni di Azione Contro la Fame


 

Nel mondo, quasi 1 persona su 3 deve camminare almeno 5 km per raggiungere una fonte d’acqua pulita. Per loro, non esiste alternativa: bere acqua contaminata ha conseguenze devastanti, tra cui malattie e malnutrizione, che uccide ogni anno quasi 2 milioni di bambini.
L’iniziativa H2Go – In Cammino per l’acqua vuole sensibilizzare su questo tema.
Ne parliamo con Simone Garroni, direttore Generale di Azione Contro la Fame.

Comunità Lgbti: il giorno nero nell’Ungheria di Orban


 

Il Parlamento ungherese ha adottato una proposta di legge dichiaratamente anti-Lgbti che vieta la diffusione di materiali divulgativi ed educativi ritenuti “promozionali” o che meramente raffigurino relazioni consensuali tra persone omosessuali, così come contenuti che possano incoraggiare il cambiamento di genere dei minorenni.

David Vig, direttore generale di Amnesty International Ungheria, non ha dubbi su cosa rappresenti questa decisione: “Una giornata nera per i diritti della comunità Lgbti e di tutta l’Ungheria”

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Cos’è il disturbo borderline e perché è in aumento


 

Si chiama disturbo borderline di personalità ed è in forte aumento da qualche anno.  Si manifesta in genere in età adolescenziale ed è caratterizzato, a livello sintomatico, da attacchi al corpo come tagli sulle gambe e sulle braccia.

“Alla base c’è un’incapacità nel regolare le proprie emozioni. A soffrirne di più sono le donne: In passato la prevalenza era di 90 donne e 10 uomini, ora è cresciuta nel genere maschile ma si attesta sempre su 70 a 30”.

A tracciarne una fotografia alla agenzia stampa Dire è Carlo Arrigone, psicoanalista e cofondatore dei Centri Snodi per il trattamento del disturbo borderline di personalità.

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Ardea, la strage nel Paese con più armi che servizi di cura mentale


 

Aveva 35 anni, si chiamava Andrea Pignani, viveva con la madre in una villetta acquistata nel 2019, a poche decine di metri dal campetto del triplice omicidio. Laureato in ingegneria informatica, disoccupato, un anno fa, a maggio, era stato sottoposto a Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) per aver aggredito la madre, ma non risulta che fosse attualmente in cura per problemi mentali. Secondo i carabinieri non usciva di casa praticamente da un anno.

A Colle Romito Pignani è sceso in strada e ha sparato a Daniel e David di 5 e 10 anni che stavano giocando davanti casa. Poi ha colpito a morte un pensionato di 74 anni che passava di lì in bici, infine si è tolto la vita. Una strage feroce in quella che doveva essere una tranquilla domenica mattina dove molte persone, anche noti politici, hanno seconde case per trascorrere le vacanze. Pignani possedeva una pistola del padre guardia giurata deceduto un anno fa e con quella era solito spaventare anche i vicini.

Una strage feroce, senza senso e senza movente, che può svolgersi in un Paese malato dove ci sono più armi che servizi di salute mentale.

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Dopo 20 anni aumenta il lavoro minorile e rischia di non fermarsi


 

Il numero di bambini costretti nel lavoro minorile nel mondo è salito a 160 milioni – un incremento di 8,4 milioni di bambini negli ultimi 4 anni – con altri milioni a rischio a causa degli impatti del COVID-19.

A dirlo è Il rapporto Child Labour, pubblicato da Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) e Unicef in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile, che si celebra il 12 giugno.

Il rapporto evidenzia che i progressi per porre fine al lavoro minorile si sono arrestati per la prima volta in 20 anni, invertendo il precedente trend che vedeva il lavoro minorile diminuire di 94 milioni tra il 2000 e il 2016.

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A scuola di inclusione. Intervista a Marco Rasconi di Uildm


 

Nel nostro Paese soltanto il 5% dei parchi gioco è accessibile, con giochi adatti alle esigenze dei bambini con disabilità che consentano di giocare insieme agli altri bambini e non esiste una normativa sulle attrezzature ludiche negli spazi pubblici.
Il progetto dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare vuole garantire il diritto al gioco per tutti.
Ne parliamo con Marco Rasconi, presidente nazionale di Uildm.

Quell’assordante silenzio sulla povera Saman Abbas


 

“Gli amministratori locali hanno subito espresso solidarietà e sono accorsi, ma a livello nazionale nessuno ha parlato. Da una parte c’è il timore di essere tacciati di razzismo nel condannare l’episodio – spiega -. Dall’altro c’è un razzismo latente nel paternalismo con cui si guarda ai migranti e ai loro figli senza trattarli come pari. Inoltre non credo che nei partiti ci siano figure particolarmente preparate nel riuscire a fare le giuste sfumature quando devono trattare casi come questo e, in generale, di femminicidi”.

Sono le parole di Marwa Mahmoud, consigliera comunale di Reggio Emilia e presidente della Commissione diritti umani e pari opportunità, che risponde a Eleonora Camilli su Redattore Sociale. E spiegano bene l’assordante silenzio di politica, movimenti e opinione pubblica sulla povera Saman Abbas.

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