GRS WEEK 23-24 FEBBRAIO / NORD: AUTONOMIA O SECESSIONE? I RISCHI CHE CORRE IL SUD

Bentornati all’ascolto del Grs Week. In studio Giuseppe Manzo

 

Autonomia differenziata o secessione economica? È questa la domanda che apre un nuovo scontro sul divario Nord-Sud che si è acceso nel dibattito politico di queste settimane. Ed è anche il titolo del saggio di Giafranco Viesti, docente di Economia Applicata all’Università di Bari e punto di riferimento per chi nel Mezzogiorno sta contrastando la richiesta di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Non è il solo, anche Leonardo Becchetti, professore, economista e membro del Comitato preparatorio delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani parla di “un grosso pericolo” per il Paese. Ma cosa vogliono queste tre regioni? Ascoltiamo la scheda di Francesca Spanò.

 

(Audio scheda)

 

Da questi punti è scattata anche la mobilitazione con appelli firmati da artisti e musicisti come “Il Sud conta” a Napoli, quello dei 130 intellettuali sulla difesa dei beni culturali e quello dei sindacati della scuola. Ma a preoccupare sono anche le conseguenze su sanità e diritto alla salute su cui si è mobilitata tra gli altri Cittadinanzattiva: ascoltiamo la vicepresidente Francesca Moccia

 

 (Audio Moccia)

 

E chi opera sul campo nel profondo Sud? Quali timori verso il rischio di secessione economica a chi paga da anni un prezzo alto in regioni come Campania, Puglia, Calabria, Basilicata, Molise, Sicilia e Sardegna? Parliamo dell’area più depressa d’Europa insieme alla Grecia con tassi elevatissimi di disoccupazione, emigrazione e povertà assoluta. Ascoltiamo Nicola Fiorita, docente all’Università di Catanzaro e autore di alcuni libri come “Il bicchiere mezzo pieno” scritto con Giancarlo Rafele

 

(Audio Fiorita)

 

E con questo è tutto. Per notizie e approfondimenti sul sociale www.giornaleradiosociale.it  

Grs week 23-24 aprile – I numeri della povertà in Italia

Bentornati all’ascolto del Grs Week da Giuseppe Manzo, redazione economia.

I dati Eurostat, l’allarme di Tito Boeri, la disoccupazione che incalza a febbraio con la fine degli incentivi e la rinuncia a curarsi per motivi economici. Questo è il poker di fatti e notizie delle ultime settimane che, però, stentano a trovare un posto in prima fila nell’agenda politica nazionale. La povertà non fa notizia, quasi sembra un terreno scivoloso per chi governa. Ascoltiamo qual è la situazione in Italia nella scheda di Giovanna Carnevale.

 

Nel nostro Paese sette milioni di persone soffrono di gravi privazioni materiali: non possono permettersi un pasto a base di carne ogni due giorni, non riescono ad affrontare una spesa inaspettata, a mantenere o a riscaldare la propria casa.

A dirlo sono gli ultimi dati Eurostat sulla povertà in Europa, che delineano un quadro in cui l’Italia è ancora molto indietro rispetto a Stati come la Francia e la Germania. Qui, infatti, il tasso di povertà si attesta rispettivamente al 4,5 e al 5%, mentre nel nostro Paese sale a 11,5%, con un lievissimo miglioramento rispetto all’11,6 del 2014.

In tutta l’Europa è l’8,2% della popolazione a vivere in condizioni di indigenza, oltre 41 milioni di persone. I numeri più drammatici (cioè con una percentuale di poveri superiore al 20) si registrano in Bulgaria, in Romania e in Grecia. A essere più colpiti, infine, sono gli adulti single senza figli e le famiglie monoparentali.

 

A questi numeri si aggiungono quelli della cosiddetta “povertà sanitaria”. Sono circa 3 milioni gli italiani che hanno smesso di curarsi per motivi economici. Lo dice il Rapporto  “L’universalismo diseguale” dell’Università di Tor Vergata. A chiedere un Piano complessivo contro la povertà è l’Alleanza che vede le Acli in prima linea. Dal presidente Gianni Bottalico ecco quali sono le criticità sull’intervento del Governo che ha stanziato 1 miliardo di euro:

 

(Sonoro Gianni Bottalico)

 

Dunque, occorre fare di più. La situazione economica e sociale del nostro Paese deve diventare una priorità politica: lo dicono i numeri e le condizioni reali di milioni di persone.