Contare per cambiare

 

Bentornati all’ascolto del Grs week da Giovanna Carnevale.
I numeri molto spesso nascondono storie, volti, nomi, che non si vogliono o che è difficile scoprire. Ma se i numeri stessi non si conoscono, cosa rimane?
Le persone senza dimora sono il simbolo di una vita ai margini che nessuno vede davvero.
Eppure ci sono, vivono ai margini e spesso muoiono ai margini. Lo scorso anno sono state 414 le vittime e l’ipotermia riguarda solo l’1% dei decessi, perché in realtà il fenomeno riguarda tutte le stagioni.

In questi giorni si è conclusa un’importante iniziativa che, all’interno del Censimento nazionale permanente di Istat ha visto la fioPSD, Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora, coordinare la rilevazione degli homeless in Italia. Si chiama “Tutti contano” e, oltre a una fitta rete di Enti di Terzo settore come partner, ha visto una eccezionale mobilitazione di volontari. Per la prima volta in contemporanea in 14 città metropolitane e per 3 serate, gli homeless sono stati contati grazie ai volontari, antenne sui territori, e successivamente sono state realizzate alcune interviste per consentire a Istat di elaborare dei profili dei senza dimora.  Un’azione collettiva per conoscere, comprendere e costruire politiche più giuste. Ascoltiamo allora Michele Ferraris, Coordinatore della rilevazione, che ci racconta la situazione attuale.

 

Le persone vivono in tante condizioni tra loro diverse: ci sono coloro che afferiscono a mense e dormitori e quelli che non fanno riferimento a nulla, vivono molto più isolati ed emarginati, in condizioni di vita estreme, e sfuggono alla conta. Poi ci sono persone che fanno parte della popolazione senza fissa dimora (iscritti all’anagrafe della residenza fittizia), ma tra loro ci sono anche giostrai o ambulanti che non hanno una casa per scelta lavorativa. Chi non è registrato in residenza fittizia vive anche il disagio della mancanza di documenti, del medico di famiglia o della possibilità di registrare un contratto di lavoro o affitto. Quindi il conto è molto complicato e difficile e l’obiettivo della rilevazione è dare un numero su una porzione della popolazione homeless in Italia.
La conta è andata molto bene perchè in tutte le città si è registrata partecipazione ed entusiasmo da parte dei cittadini. C’è la voglia di essere utili, di essere cittadini attivi e dare una mano anche in maniera indiretta a queste persone.

E infatti ciò che ha contraddistinto questa rilevazione è stata la chiamata ai volontari. Una grande sperimentazione che ha segnato un successo in termini di mobilitazione. In oltre 6.000 hanno risposto e hanno contribuito, dopo un momento di formazione, a “contare” le persone senza dimora nelle strade e nei dormitori, in particolare nella notte del 26 gennaio.
Vincenzo D’Amico ha partecipato alla conta di Palermo come volontario di fioPSD.

A seguito di un briefing abbiamo tappezzato la città in gruppi di 3 persone, ognuno di noi aveva assegnata una piccola zona di un quartiere, che abbiamo percorso via dopo via. È stata un’attività molto intensa e molto rispettosa delle persone perché non abbiamo mai parlato per questioni deontologiche ma le abbiamo esclusivamente contate e annotate nei link che Istat ci aveva fornito.
Come volontari pensiamo che il nostro contributo sia fondamentale perché cominciare a contare e quindi sapere di quante persone si tratta possa essere utile per le amministrazioni locali, nazionali e le organizzazioni europee per capire come e quante somme destinare. È un primo processo per un passaggio da invisibilità a visibilità delle persone.

Un’iniziativa che ha aiutato anche ad abbattere delle barriere mentali fatte di pregiudizio. Come è capitato a Elena, operatrice culturale, alla sua prima esperienza di volontariato.

 

Come cittadina ho sentito che fosse il momento di avere un atteggiamento proattivo rispetto a quello che accade nelle nostre città. Sono entrata anche in contatto con alcuni senza dimora che ho potuto intervistare. Si entra un po’ più nell’intimità e nella comprensione anche della vita di alcune persone che hanno avuto degli strappi, inciampi che possono capitare a ognuno di noi: problemi di salute, lavoro, con le nostre famiglie, la perdita della casa, una separazione, le guerre. Questo è stato importante perché ci può dare nuove modalità di coinvolgimento dei cittadini ma anche nuove modalità nell’affrontare le politiche e le azioni per sostenere i senza dimora attraverso le associazioni che ci lavorano da anni.

Ed è tutto. Per notizie e approfondimenti www.giornaleradiosociale.it