Disabilità: dalla riforma ai diritti reali

Ben trovati all’ascolto del Grs Week. In studio, Patrizia Cupo.
La morte di Alex Zanardi ha commosso il Paese e riportato al centro dell’attenzione pubblica il tema della disabilità.
Non solo per la sua storia personale e sportiva, ma per ciò che quella storia ha rappresentato: la possibilità di superare una narrazione fondata sul limite e di spostare lo sguardo sui diritti, sull’autonomia, sulla partecipazione, sull’autodeterminazione. Concetto, questo, che sta al centro del Progetto di vita, cuore della riforma della disabilità e motore da cui poi sono partiti recentemente una serie di altri atti volti alla tutela dei diritti delle persone con disabilità.

A che punto è oggi il quadro legislativo?
Lo abbiamo chiesto a Chiara Meoli, dell’Ufficio giuridico-legislativo del Forum Terzo Settore.

Accanto alla persona con disabilità c’è spesso, il caregiver familiare.
Il disegno di legge in discussione punta al riconoscimento di questa figura, ma – denuncia il mondo della disabilità – è carente sul fronte delle tutele concrete a partire dalle risorse.
Sentiamo Mario Barbuto, presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

La riforma in generale apre comunque una prospettiva importante, che passa dalla reale inclusione. Il nodo è trasformare i principi in diritti esigibili: procedure accessibili, servizi adeguati, presa in carico reale, capacità dei territori di rispondere ai bisogni delle persone e delle famiglie. Tra le priorità, anche l’inclusione scolastica. Sentiamo Roberto Speziale, presidente Anffas.

L’inclusione parte dalla scuola, sì, ma va costruita poi a tutto tondo, con l’accesso alla socialità, alla cultura e allo sport, ad esempio. Da qui, la scelta sempre di UICI di sottoscrivere il protocollo con la Federazione Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi e di essere presente, la prossima settimana al Salone Internazionale del Libro di Torino per promuovere la cultura accessibile: Braille, audiolibri, letture tattili, strumenti e formati per persone cieche e ipovedenti.

Un richiamo importante, quindi: l’accessibilità non riguarda solo rampe e barriere architettoniche. La chiosa finale, la affidiamo quindi sempre a Barbuto, presidente UICI:

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