Bentrovati all’ascolto del Grs Week da Fabio Piccolino.
Con il Piano Nazionale esaminato dal Consiglio dei Ministri, l’Italia ha avviato, in modo formale, il proprio percorso sull’economia sociale. Nel documento infatti, vengono riconosciuti nel nostro ordinamento tre principi individuati dalla Commissione europea: il primato delle persone e delle finalità sociali o ambientali rispetto al profitto, il reinvestimento della totalità o della maggior parte degli utili nel perseguimento degli scopi statutari e una governance democratica e partecipativa. Il Piano d’azione nazionale per l’economia sociale punta a valorizzare l’esperienza del Terzo settore e a sostenere la sua capacità di coniugare sviluppo sociale e sviluppo economico.
Come si articola nello specifico? Ascoltiamolo nella scheda di Chiara Meoli
Il 2 luglio scorso il Consiglio dei Ministri ha esaminato un’informativa sul Piano d’azione nazionale per l’economia sociale, elaborato in attuazione della Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 27 novembre 2023. Nel Piano sono anzitutto individuati i soggetti interessati (enti privati che perseguono finalità sociali o ambientali prima del profitto, reinvestono utili e avanzi di gestione, adottano una governance democratica o partecipativa).
Nel documento si prospetta poi l’esenzione integrale degli utili a riserva legale per le cooperative, una revisione dell’IRAP per superare le disparità regionali, e un adeguamento dell’IMU ai criteri di non commercialità del Terzo settore. Il Piano propone poi una strategia nazionale di acquisti pubblici sostenibili, che privilegi criteri di aggiudicazione diversi dal prezzo più basso e valorizzi l’impatto sociale delle offerte. Un capitolo specifico riguarda le cooperative nate dal recupero di aziende in crisi da parte degli ex dipendenti, per cui il Piano ipotizza sgravi contributivi nei primi tre anni di attività e un potenziamento delle società finanziarie che la attuano.
Fondazioni bancarie ed enti filantropici sono chiamati a un doppio ruolo, quello di soggetti dell’economia sociale e quello di finanziatori attraverso strumenti di matching fund con risorse pubbliche.
Il documento segnala, poi, la scarsità di percorsi formativi dedicati come un ostacolo strutturale, sia per chi lavora nell’economia sociale sia per la pubblica amministrazione che ci si interfaccia.
Il Piano dura dieci anni, con una revisione di medio termine dopo cinque anni; il monitoraggio previsto dalla Raccomandazione europea è fissato al 2027 e al 2032. Non ha carattere normativo e cogente ma si dovranno attendere i provvedimenti necessari per rendere operative le misure indicate.
In questo senso, la legge di bilancio 2026 ha istituito presso il MEF un comitato di esperti di carattere consultivo e il d.lgs. n. 186/2025 ha già recepito alcune semplificazioni sul regime IVA degli enti dell’economia sociale anticipate nella bozza del Piano.
Il Forum nazionale del Terzo Settore ha commentato positivamente il Piano d’azione, sottolineando come diverse proposte del Forum , che ha dato il proprio contributo durante le consultazioni sul Piano, siano state accolte. “Ora che l’economia sociale entra formalmente nell’agenda di Governo – ha detto il portavoce Giancarlo Moretti – per il Paese si apre una fase cruciale di attuazione, durante la quale serviranno impegno e determinazione per tradurre in realtà i tanti interventi previsti nel Piano, attraverso risorse e strumenti normativi”.
Il Piano – continua Moretti – può davvero avere il merito di offrire un’alternativa all’attuale modello economico sempre più aggressivo, per pochi, che sfrutta le risorse senza rigenerare. E può diventare un esempio virtuoso anche in Europa, considerando l’unicità del Terzo settore italiano nel panorama UE.
Ascoltiamo ora il coordinatore del tavolo tecnico del Piano d’azione Gabriele Sepio.
Reazioni positive sono arrivate anche dal mondo cooperativo: sentiamo il commento di Simone Gamberini, presidente di Legacoop
Il piano porta anche a un cambio culturale, a partire dai rapporti con la pubblica amministrazione.
Come spiega Stefano Arduini, direttore di Vita
L’economia sociale dunque entra formalmente nell’agenda di Governo. L’attuazione del Piano, attraverso risorse e strumenti normativi, sarà una sfida importante per i prossimi mesi.
Ed è tutto. Approfondimenti notizie e podcast su www.giornaleradiosociale.it





