Bentrovati all’ascolto del GRS week da Giovanna Carnevale.
È una rivoluzione a tutti gli effetti, viene paragonata alla scoperta dell’elettricità per gli impatti che è in grado di generare e sta già generando. Parliamo dell’intelligenza artificiale. Una tecnologia, come tutte le altre, non neutra, che affascina, stimola, preoccupa e sicuramente fa discutere. Anche nel mondo non profit. È nei testi delle canzoni pop anche se non è leggera, è già tra di noi anche se non sempre abbiamo consapevolezza delle sue potenzialità e dei suoi rischi.
È per questo che negli ultimi mesi è partita la consultazione civica all’interno del progetto “Tu che ne sAI?” promossa da U.Di.Con. – Unione per la difesa dei consumatori e da altre reti di Terzo settore. Ce ne parla Fabrizio Ciliberto, vicepresidente di U.Di.Con.
Il progetto “Tu che ne sAI?” è promosso da U.Di.Con insieme ad Adoc, Cittadinanza attiva e Federconsumatori, finanziato dal Mimit e ha come obiettivo principale quello di volere accompagnare i consumatori più vulnerabili, gli over 60 e le persone con disabilità in un percorso di alfabetizzazione digitale affinché la tecnologia sia davvero accessibile e inclusiva. Abbiamo costituito un comitato tecnico scientifico per portare la prospettiva dei consumatori nel dibattito pubblico sull’uso dell’intelligenza artificiale. Un utilizzo poco consapevole può comportare importanti rischi in termini di privacy, di diffusione dei dati personali, di diffusione di informazioni false, manipolazione di scelte di acquisto ma soprattutto su possibili truffe digitali.
Ma il Terzo settore come si sta muovendo rispetto all’utilizzo di questi nuovi strumenti e quali possono essere le prospettive future?
Davide Minelli è presidente di Social Techno, un’impresa sociale che lavora per aiutare il Terzo settore a intraprendere un percorso digitale consapevole. Con prudenza ma anche con interesse, ci ha raccontato, Social Techno sta verificando in che modo l’intelligenza artificiale può avvantaggiare concretamente il mondo non profit. Ascoltiamo
Una cosa molto concreta che siamo verificando è che è possibile creare software, tool con costi molto irrisori e tempistiche molto brevi, rispondendo a bisogni specifici e molto personalizzati che ogni organizzazione non profit ha. Recentemente abbiamo realizzato un tool per un’associazione di psicoterapeuti che ha ottenuto una soluzione che risolve molto dettagliatamente problematiche che un prodotto standard sicuramente non sarebbe riuscito a risolvere. […]
L’AI può ampliare o ridurre le disuguaglianze e dipenderà molto da come verrà sviluppata, regolata e utilizzata. La sfida del Terzo settore è che può in base alle caratteristiche e ai valori insiti nel mondo nel non profit, aiutare a cercare di ridurre il più possibile le disuguaglianze che l’AI può certamente aumentare.
C’è bisogno sicuramente di formare le organizzazioni non profit su un utilizzo consapevole dell’AI. Lo fa ad esempio Cariplo Factory e Fondazione Cariplo con l’iniziativa Good Loop, con il supporto di Fondazione Triulza, il contributo di Microsoft Italia e Fondo per la Repubblica Digitale. Un programma gratuito rivolto a volontari, operatori, leader e staff per aumentare l’impatto delle organizzazioni.
Intelligenza artificiale per ridurre le diseguaglianze. È possibile? In effetti impatti molto importanti possono riguardare l’accessibilità. L’Ai può aiutare, ad esempio, le persone con disabilità ad essere più indipendenti nel lavoro o le persone con disabilità visive, uditive cognitive ad esempio attraverso sistemi di descrizione delle immagini o di traduzione istantanea il parlato in testo. Ma in termini più ampi di inclusività, bisogna prestare molta attenzione ai meccanismi che regolano l’intelligenza artificiale.
Andrea Daniele Signorelli è un giornalista freelance e si occupa dell’impatto delle tecnologie emergenti sulla società.
Purtroppo per sua “natura” l’intelligenza artificiale tende ad essere escludente perché sia che si parli dell’AI predittiva, quella usata ad esempio per filtrare i cv o scegliere a chi elargire un mutuo, sia che si parli di quella generativa – come Chat Gpt e simili -, entrambi questi sistemi che sono tra noi e stanno cambiando il mondo davanti ai nostri occhi, sono basati sulla statistica, sul fare delle previsioni statistiche su una grandissima mole di dati.
Il fatto di essere basati sulla statistica li porta ad operare in base a una sorta di media della popolazione ed è per questo che troppo spesso tendono a premiare le persone che fanno parte di questa media e inevitabilmente a escludere le parti che si trovano agli estremi.
Quindi, sottolinea Signorelli, se chiediamo a un sistema di generazione immagini di creare un’immagine di un terrorista creerà sempre un terrorista di sembianze mediorientali e se chiediamo una persona ricca raffigurerà sempre un uomo bianco. Non da ultimo, bisogna anche considerare il forte l’impatto ambientale. Sentiamo ancora Signorelli.
Questi sistemi per elaborare le loro risposte, generare video e immagini hanno bisogno di enorme potere computazionale, tantissima energia e questo inevitabilmente ha delle ricadute dal punto di vista ambientale e delle emissioni.
Dunque consapevolezza, al primo posto. L’impegno per l’inclusione e per una società meno disuguale è nelle mani delle persone e, di fronte a strumenti così potenti, deve diventare ancora più forte e ancora più attento.
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