Il giorno tanto atteso è arrivato: oggi si aprono ufficialmente i Giochi olimpici invernali di Milano Cortina. La cerimonia di apertura sarà itinerante, dallo stadio San Siro a Cortina, Livigno e Predazzo collegate in diretta. L’obiettivo è dare la sensazione di essere tutti insieme, anche a centinaia di chilometri di distanza, in linea con il tema delle Olimpiadi, l’Armonia. Per la prima volta, ci saranno due bracieri olimpici: uno all’Arco della Pace a Milano e uno in centro a Cortina. Che tipo di messaggio si cerca di trasmettere con questa inedita operazione bifronte?
Risponde lo storico dello sport, Nicola Sbetti
Che immagine di sé trasmetterà l’Italia con questo grande evento e poi con le Paralimpiadi che inizieranno tra un mese, il 6 marzo? Per Vincenzo Falabella, presidente Fish- Federazione Italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie, dovranno andare oltre la competizione e lasciare un’eredità duratura, trasferendo a tutta la società e al Paese una visione nuova della disabilità. Sentiamo le sue parole
Le emozioni in campo sono sicuramente anche quelle dei cittadini che, loro malgrado, si trovano a essere co-protagonisti dei Giochi invernali. Come stanno vivendo questo periodo gli abitanti di Milano, una delle città olimpiche, ce lo racconta nella sua scheda, Francesco Elli.
3.500 atlete e atleti da più di 90 Paesi. 5,3 miliardi di impatto economico. 18mila volontarie e volontari. 2 milioni e mezzo di visitatori… Grandi numeri di Milano Cortina 2026, ma che non bastano a sancirne il successo. Perché ci sono sempre altri numeri contrari che si possono citare per dire ciò che non è stato trasparente, ciò che manca, ciò è andato sprecato.
I milanesi si sentono poco coinvolti, come se anche l’entusiasmo dovesse arrivare da fuori.
La sostenibilità, sulla carta, è un tema centrale, ma l’impressione è che su questo e altri argomenti il coinvolgimento del Terzo Settore sia stato poco organico: più inviti e iniziative spot verso nomi già affermati sul territorio che discorso sistemico ad ampio raggio.
La verità è che il successo di Milano Cortina lo si misurerà solo dopo: sarà le strutture che rimarranno un valore aggiunto per cittadini e territorio; i pasti avanzati ridistribuiti e non buttati; le persone che decideranno di tornare anche senza Olimpiadi. Saranno gli eventi per tutti in un palazzetto che rimarrà comunque a un tiro di schioppo dal boschetto in cui si muore di overdose. Perché la verità è che anche la medaglia olimpica è sempre fatta da due lati e, come cantava Phil Collins, bisogna sempre ascoltare both sides of the story. Le luci sono tutte accese, il mondo ci sta guardando ora!
Abbiamo chiesto ad un grande giornalista sportivo italiano, Giuseppe Smorto, cosa lo abbia colpito di più tra le molte polemiche e difficoltà sorte intorno alle Olimpiadi invernali. Ecco la sua risposta
E la questione ambientale ha acceso notevoli dubbi e perplessità in esperti e ambientalisti. Recentemente Legambiente ha bocciato la manifestazione sia sul fronte della sostenibilità ambientale-economica sia per la poca attenzione al tema della crisi climatica sull’arco alpino. La scelta di puntare su opere più volte criticate anche da associazioni e comunità locali, come la nuova pista da bob a Cortina, la cabinovia Apollonio-Socrepes oppure le tante infrastrutture stradali che si stanno prediligendo rispetto a quelle ferroviarie, dimostrano secondo l’associazione ambientalista come queste Olimpiadi si basano su un modello di gestione territoriale miope e obsoleto che incide anche sul portafoglio dei turisti visto il rincaro dei biglietti dei mezzi di trasporto. Su un territorio così vulnerabile e soggetto agli effetti della crisi climatica, come l’arco alpino, serve puntare su un nuovo modello di gestione del territorio basato su adattamento alla crisi climatica, turismo sostenibile e innovazione. L’Italia con Milano – Cortina 2026 aveva tra le mani una grande occasione per dare l’esempio e per non commettere gli errori già compiuti con le ultime Olimpiadi organizzate in Italia, ossia quelle di Torino, ma così non è stato, afferma Legambiente.
Cosa rimarrà di questo grande evento planetario? Lo sport olimpico saprà presentarsi al meglio come strumento di coesione e inclusione sociale? Risponde Marco Calogiuri, Coordinatore Consulta Sport e Benessere del Forum terzo settore





