In campo contro il razzismo – Liam Rosenior, il nuovo allenatore del Chelsea, è stato editorialista del Guardian e nella primavera del 2020, pochi giorni dopo la morte di George Floyd pubblicò una lettera aperta indirizzata a Donald Trump sulla scia del movimento «Black Lives Matter». Una voce attiva contro il razzismo.
Era un editorialista sportivo, oggi allena uno dei club più famosi e ricchi d’Europa. Fino a 5 anni fa firmava i pezzi del Guardian, ora Liam Rosenior è il nuovo allenatore del Chelsea. L’ex opinionista — e non solo — è il successore di Enzo Maresca. E, almeno fino al 2032 (come da contratto), siederà sulla panchina dei Blues. Un trasferimento «interno» che di certo non è piaciuto ai tifosi dello Strasburgo: i due club, infatti, fanno parte dello stesso consorzio proprietario degli inglesi, il gruppo BlueCo. Ecco spiegata la prontezza e la rapidità nella scelta. Voce attiva contro il razzismo, Rosenior sarà il decimo allenatore di colore nella storia della Premier League.
Dopo una modesta carriera da esterno difensivo (con Fulham e Brighton tra le altre), la svolta arriva dopo il ritiro. Allenatore con licenza Pro già a 32 anni, Liam cresce in panchina accanto al padre Leroy (oggi ambasciatore per «Show Racism The Red Card», associazione benefica che combatte il razzismo in Inghilterra). Nel 2021 Wayne Rooney lo vuole con sé come vice allenatore al Derby County. «Senza quell’esperienza con Wayne, non credo che sarei l’allenatore che sono ora». Un elogio per «la gestione della pressione, la gestione del personale, l’intuitività e le lezioni apprese da Sir Alex Ferguson». Che per Rosenior è un eroe a tutti gli effetti. Traghettatore con l’Hull City nella stagione 2023/24, salva il club dalla retrocessione e sfiora una storica qualificazione ai playoff di Championship. La stagione successiva arriva la firma con lo Strasburgo. E al primo tentativo in Ligue 1 si qualifica per l’Europa. Qualche mese più tardi schiera la prima formazione di sempre interamente formata dalla Generazione Z, ovvero da giocatori nati dopo il 2000.
Oltre al ruolo di allenatore, c’è anche una personalità pubblica. E ben riconosciuta. «Il silenzio non è un’opzione quando si parla di razzismo». Lo sa bene Rosenior. Tra analisi e approfondimenti a sfondo sociale, il suo contributo al Guardian — in qualità di editorialista sportivo — non è passato inosservato. Ancora attuale e molto apprezzata è la lettera aperta indirizzata a Donald Trump scritta nella primavera del 2020, pochi giorni dopo la morte di George Floyd sulla scia del movimento «Black Lives Matter». L’ultimo suo articolo, risalente al giugno 2021 («Why England’s footballers are so determined to keep taking the knee») è una riflessione su come il calcio, ancora oggi, sia rimasto invischiato nelle guerre culturali.
Abituato a scrivere, ora tanti inizieranno a parlare e scrivere di lui. Eloquente e mai banale. Prima sul web, ora in campo. In 5 anni il mondo di Liam Rosenior si è completamente ribaltato. Giocatore, vice allenatore, opinionista televisivo e su carta stampata. A soli 41 anni Rosenior continua a crescere passo dopo passo. Ora la grande sfida. «Voglio che quando la mia squadra gioca, si possa notare che a noi piace giocare a calcio». Di certo le buone intenzioni non mancano.





