Prime volte – Laila Edwards è la prima donna di colore a giocare per la squadra di hockey su ghiaccio olimpica degli Stati Uniti. La ventunenne ha detto che ha sempre cercato di “integrarsi” ma “distinguendosi”, come ragazza nello sport giocando con i ragazzi e, in seguito, come unica donna nera nella sua squadra.
Fin da giovane, Edwards ha già infranto ogni barriera. Aveva solo 19 anni quando è diventata la prima donna di colore a entrare a far parte della squadra femminile di hockey degli Stati Uniti
La giocatrice di hockey ventunenne ha anche infranto ogni barriera diventando la più giovane americana ad aver vinto il premio di Most Valuable Player ai campionati femminili di hockey su ghiaccio, quando aveva 20 anni.
Una donna di colore sta scrivendo la storia olimpica per la squadra femminile di hockey su ghiaccio degli Stati Uniti.
A 21 anni, Laila Edwards si unirà alla squadra nazionale alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina di quest’anno, diventando la prima donna di colore a farlo.
Originaria di Cleveland Heights, Ohio, la carriera di Edwards sul ghiaccio è iniziata da bambina. Ha iniziato a pattinare a tre anni, passando all’hockey a cinque, e ha raccontato di aver dovuto giocare nelle squadre maschili perché dove viveva non c’erano programmi per ragazze. In seguito, ha iniziato un rapporto più serio con questo sport in terza media, quando si è trasferita dall’Ohio a New York per giocare in un programma d’élite alla Bishop Kearney High School di Rochester.
Attualmente frequenta l’ultimo anno all’Università del Wisconsin e gioca sia per la squadra universitaria che per quella nazionale di hockey femminile. Il sito web ufficiale delle Olimpiadi l’ha definita una “rara giocatrice bidirezionale che può dare il suo contributo sia in difesa che come attaccante”.
Parlando della sua identità unica nello sport, ha scritto in un saggio per la serie “Forging Firsts” del Wisconsin di come abbia sempre cercato di “integrarsi” ma di “distinguersi sempre” come ragazza nello sport giocando con i ragazzi e, in seguito, come unica donna di colore nella sua squadra.
“Pensavo che tutto questo sarebbe scomparso quando ho iniziato a giocare in una squadra tutta al femminile del collegio, ma non è successo”, ha scritto. “Anche se amavo la mia squadra, c’erano momenti – come quando condividevano le routine di trucco – che mettevano in risalto la mia diversità; nessuno dei prodotti che usavano si adattava al mio incarnato. All’inizio, tutto questo ha reso difficile per me trovare me stessa e la persona con cui mi sentivo a mio agio”.
Ha scritto che, nonostante i suoi successi, a volte teme che la sua “identità possa mettere in ombra tutto il resto”.
“Gli altri vedranno i sacrifici e la dedizione che mi hanno portato fin qui?” ha scritto. “Capiranno la disciplina richiesta per partecipare agli allenamenti alle 5 del mattino o il coraggio necessario per lasciare i miei cari per inseguire la mia passione?”
Fin da giovane, Edwards ha già infranto ogni barriera. Aveva solo 19 anni quando è diventata la prima donna di colore a entrare a far parte della squadra femminile di hockey degli Stati Uniti. Nella stessa stagione ha vinto il Campionato Mondiale Femminile della Federazione Internazionale di Hockey su Ghiaccio. A 20 anni, è diventata la più giovane americana a vincere il premio di “Most Valuable Player” ai Campionati Mondiali di hockey femminile.
Aggressione omofoba all’arbitro Pascal Kaiser dopo la proposta allo stadio
Fuori dal campo – Dopo essere stato protagonista di una romantica proposta al fidanzato allo stadio di Colonia, l’arbitro tedesco Pascal Kaiser è stato vittima di un violento attacco omofobo nella sua abitazione. Il 27enne è stato aggredito da tre uomini nel suo giardino.
È solo l’apice di una campagna di molestie verbali che si è scatenata in seguito alla pubblicazione del video della proposta che, nel giro di pochissimo, è diventato virale. Sui social, il giovane è stato, infatti, preso di mira da una lunga serie di insulti e minacce. Alcuni commenti menzionavano persino il suo indirizzo di casa. “Alcuni facevano riferimento al mio indirizzo email privato, condiviso senza il mio consenso. Il tono dei messaggi diventava sempre più ostile e inquietante”, ha raccontato l’arbitro al sito.
Prima dell’attacco, Pascal aveva ricevuto dei messaggi minacciosi. “Circa 20 minuti dopo, sono andato in giardino a fumare e c’erano tre ragazzi lì in piedi…“, ha spiegato Kaiser.
Dopo l’aggressione, il 27enne ha subito denunciato l’accaduto alla polizia che – dopo un controllo in ospedale – ha trasportato il ragazzo e il compagno, Moritz, in un luogo sicuro. “Da allora, sono state messe in atto misure di sicurezza preventive”, riferisce Simil Queer. Sono in corso indagini sull’attacco e sulle minacce per risalire ai colpevoli.
Pascal racconta questo momento spiegando di provare paura e incertezza, ma non rimorso per essersi inginocchiato davanti a 50mila tifosi: “Non mi pento della proposta. Era piena di amore e autenticità. Allo stesso tempo, non avrei mai potuto immaginare la catena di eventi che ne è seguita, né il livello di ostilità che ne è derivato”.
Milano-Cortina 2026, ai Giochi nasce la Pride House
Pride House – Sono quarantuno gli atleti dichiaratamente LGBTQIA+ alle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano–Cortina 2026: un dato che non ha precedenti recenti nello sport olimpico. Anche per questo durante i Giochi, Milano ospiterà uno spazio dedicato al rapporto tra sport, diritti e discriminazioni curato da CIG Arcigay Milano.
Quarantuno atleti dichiaratamente LGBTQIA+ alle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano–Cortina 2026: un dato che non ha precedenti recenti nello sport olimpico. Tra loro Filippo Ambrosini, Lara Wolf, Paul Poirier e Erin Ambrose. La visibilità resta però un’eccezione in un ambiente in cui dichiararsi liberamente resta difficile. “Per molti atleti il doversi nascondere è ancora un peso enorme”, spiega a ilfattoquotidiano.it Roberto Muzzetta, vicepresidente del CIG Arcigay Milano. “Sono sottoposti a pressioni disumane e spesso temono che la loro identità possa diventare un problema”.
È anche per questo che durante i Giochi, Milano ospiterà una Pride House, uno spazio dedicato al rapporto tra sport, diritti e discriminazioni. Dal 6 al 22 febbraio, negli spazi del MEET Digital Culture Center di Porta Venezia , CIG Arcigay Milano aprirà un luogo pubblico di incontri, spettacoli e dibattiti dedicati all’inclusione delle persone LGBTQIA+ nello sport, per poi spostarsi durante le Paralimpiadi. “Le Pride House nascono come evoluzione delle house nazionali”, spiega Muzzetta. “All’inizio c’erano le Italy House, le Canada House: luoghi dove seguire i Giochi e tifare per i propri atleti. Poi quel modello si è esteso ed è diventato tematico, non più nazionale ma trasversale”. Guardare insieme le gare in uno spazio sicuro era l’idea di partenza. Ma presto il contesto internazionale ha imposto un significato più politico.
“Le Pride House erano pensate anche per atleti, familiari e persone LGBTQIA+ che arrivavano da Paesi dove vivere apertamente il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere non era possibile. In alcuni casi è ancora oggi perseguitato per legge”. Il riferimento corre alle Olimpiadi in Russia, quando le leggi contro le persone queer resero evidente il rischio per attivisti e persone LGBTQIA+. “In quell’occasione Vladimir Luxuria venne arrestata”, ricorda Muzzetta. “Fu poi rilasciata, ma quell’episodio chiarì quanto fosse necessario avere spazi di protezione e visibilità durante grandi eventi sportivi. Le Olimpiadi si svolgono anche in Paesi dove i diritti non sono garantiti, e questo non può essere ignorato”. Da Vancouver 2010 a Parigi 2024, fino a Milano–Cortina, le Pride House sono diventate una rete internazionale. Il concept viene concesso gratuitamente alle associazioni LGBTQIA+ del Paese ospitante, non solo per le Olimpiadi ma anche per altri grandi eventi sportivi. “Negli anni il modello è cresciuto molto: da semplice bar sportivo è diventato uno spazio culturale e politico. Oggi una Pride House è un luogo che produce relazioni, contenuti, consapevolezza”.
A Milano la Pride House è organizzata da Arcigay nazionale e CIG Arcigay Milano, in collaborazione con Pride Sport Milano e con partner internazionali come ILGA World, Compete Proud e Fier–Play. È inserita nell’Olimpiade Culturale di Milano-Cortina 2026 e ha il patrocinio del Comune di Milano, dell’Ambasciata del Canada e il sostegno del Consiglio d’Europa. Ogni giorno l’Area Lounge del MEET ospiterà talk e momenti di approfondimento, con la possibilità di seguire le gare in diretta. Nei fine settimana il teatro accoglierà spettacoli, cinema e conferenze internazionali, con la presenza di atleti olimpici e paralimpici dichiaratamente LGBTQIA+.
Il nodo centrale resta però la visibilità nello sport. “Questo timore è uno stress aggiuntivo”, sottolinea Muzzetta. “La Pride House serve a creare una cultura dell’empowerment: non a spingere qualcuno a fare coming out, ma a raccontare storie positive e dimostrare che si può vivere apertamente senza che tutto finisca male”. Secondo Muzzetta, lo sport è ancora uno degli ambienti più ostili alle differenze. “In alcuni casi è persino peggiore del resto della società. Oggi viviamo una fase storica involutiva: una parte della politica costruisce consenso attaccando le minoranze, comprese le persone LGBTQIA+. Nel mondo sportivo questo si riflette in modo amplificato”. Il tema dell’inclusione delle persone transgender rende il quadro ancora più complesso. “È una questione delicata, che tocca anche le regole e l’equità nelle competizioni”, spiega. “Ma spesso viene strumentalizzata per alimentare paura e ostilità, invece di affrontarla seriamente”.
Nel dibattito sulle Olimpiadi di Milano–Cortina, tra disuguaglianze sociali, denunce di gentrificazione e accuse di ‘washing’, la Pride House si colloca in una posizione non neutra. “Oggi sostenere apertamente iniziative LGBTQIA+ ha un costo politico”, osserva Muzzetta. “Non è più vero che per le aziende sia sempre conveniente. Esporsi significa spesso pagare un prezzo. Per questo la Pride House va letta dentro il lavoro quotidiano dell’associazione che fa sul territorio”. Un lavoro che prosegue tutto l’anno: servizi legali e psicologici, supporto alle persone trans, attività nelle scuole e sportelli di ascolto. “I momenti di visibilità servono anche a questo: usare un grande evento come volano per parlare di temi che altrimenti resterebbero ai margini”.
Il messaggio che Arcigay Milano vuole far arrivare, soprattutto a chi vive lo sport come un ambiente ostile o finisce per abbandonarlo, è diretto: “Non siete soli. Siamo una comunità internazionale e intersezionale”. E lo sguardo va già oltre Milano–Cortina, con l’EuroPride di Torino 2027 e le prossime Pride House internazionali. “Speriamo che tra dieci anni si possa dire che questa esperienza non è stata solo un appuntamento”, conclude Muzzetta, “ma il primo passo verso una connessione più strutturata tra sport professionistico, diritti e inclusione anche in Italia”.
Una visione che alla Pride House di Milano-Cortina si traduce anche in una programmazione articolata. Nei fine settimana il teatro del MEET diventerà il cuore degli appuntamenti serali, tra spettacoli, cinema e conferenze. Dal format performativo Sempre Liberз (7 febbraio) alle serate con atleti olimpici e paralimpici dichiaratamente LGBTQIA+, fino agli incontri dedicati al rapporto tra sport, genere e disabilità. Tra gli ospiti attesi figurano Alex Di Giorgio, Eric Radford, Paul Poirier e Valentina Petrillo. Il 21 febbraio sarà invece dedicato al tema dell’eredità, con un confronto internazionale sul futuro delle Pride House, da Milano a Los Angeles, passando per l’EuroPride di Torino 2027. Nella stessa serata verrà presentato anche un teaser del documentario che Arcigay sta realizzando sullo sport come strumento di inclusione.
Sport e prevenzione oncologica, a Milano nasce il Manifesto Airc
Sport sociale – A Milano nasce il Manifesto della Prevenzione Airc “Ogni movimento conta”, che mette in rete terzo settore, istituzioni e imprese per trasformare la prevenzione oncologica in un impegno quotidiano e condiviso. Dieci i punti che compongono il documento, ispirati ai valori dello sport: dalla costanza all’importanza del benessere mentale, dal gioco di squadra alla forza dell’esempio.
In coincidenza con l’avvio dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 e a pochi giorni dalla Giornata mondiale contro il cancro, prende forma un’alleanza che mette al centro la prevenzione come responsabilità collettiva. È stato firmato oggi a Milano il Manifesto della Prevenzione Airc “Ogni movimento conta”, documento programmatico promosso da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro con il patrocinio del Ministero della Salute, il sostegno di Fondazione Milano Cortina 2026 e l’adesione di Esselunga come primo firmatario.
La firma è avvenuta nella sede della Fondazione Milano Cortina 2026, alla presenza di Andrea Sironi, presidente di Fondazione Airc, Diana Bianchedi, Chief Strategy Planning & Legacy Officer della Fondazione olimpica, e Marina Caprotti, presidente esecutivo di Esselunga. Un momento simbolico ma anche operativo, che lega i valori dello sport alla promozione di stili di vita salutari, con l’obiettivo di trasformare l’evento olimpico in un’eredità duratura per la salute pubblica.
Il Manifesto nasce dalla consapevolezza, supportata dalle evidenze scientifiche, che circa il 40% dei nuovi casi di tumore potrebbe essere prevenuto intervenendo sui principali fattori di rischio modificabili. Dieci i punti che compongono il documento, ispirati ai valori dello sport: dalla costanza all’importanza del benessere mentale, dal gioco di squadra alla forza dell’esempio. Al centro, scelte quotidiane come non fumare, praticare attività fisica, seguire un’alimentazione equilibrata ispirata alla dieta mediterranea, limitare il consumo di alcol, aderire alle vaccinazioni e partecipare ai programmi di screening.
«Portare la prevenzione al centro della vita delle persone è parte integrante della missione di Airc», ha sottolineato Sironi, rimarcando il valore della collaborazione con il mondo dello sport e dell’impresa per amplificare un messaggio basato su semplicità e accessibilità. Un approccio condiviso anche da Fondazione Milano Cortina 2026, che vede nello sport uno strumento capace di ispirare comportamenti sani e consapevoli ben oltre il perimetro dei Giochi. Dal canto suo Esselunga, nel ruolo di primo firmatario, ribadisce la prevenzione come elemento centrale della responsabilità sociale d’impresa, legando il tema della salute a quello della corretta alimentazione e del benessere delle comunità in cui opera.
Il Manifesto, spiegano i promotori, non rappresenta un punto di arrivo ma l’inizio di un percorso aperto ad altre organizzazioni, aziende e istituzioni. Nei prossimi mesi i suoi contenuti saranno tradotti in materiali divulgativi, progetti educativi per le scuole e campagne di comunicazione, con l’obiettivo di rendere la prevenzione un gesto quotidiano, condiviso e alla portata di tutti.
Sport e pace: l’Uisp in Libano con il progetto di cooperazione Ana Kamen 2
Sport costruttore di pace – L’Uisp è in Libano con il progetto di cooperazione Ana Kamen 2. Ascoltiamo Loredana Barra, dirigente nazionale Uisp.
Azzardo digitale, a gennaio superati gli 8 miliardi di euro in Italia
L’azzardo tocca nuovi record – A gennaio numeri imponenti per il gioco a distanza in Italia con oltre 8 miliardi di euro, mentre la spesa effettiva sostenuta dai giocatori si è attestata a 353 milioni di euro. Per la campagna Mettiamoci in gioco questi numeri raccontano l’espansione di un sistema predatorio.
Sport e inclusione: Educational Games nei territori più fragili
Una scelta di campo – Educational Games, promosso dal Centro sportivo italiano Reggio Calabria, in occasione della Giornata internazionale dell’educazione, ha attraversato territori segnati da fragilità sociali e povertà educativa portando il gioco e lo sport fuori dagli spazi convenzionali come diritto educativo e strumento di inclusione.
Legambiente: Giochi da bocciare sul piano della sostenibilità
Fuori dai giochi – A pochi giorni dall’avvio dei Giochi invernali 2026, Legambiente non usa mezze parole per le Olimpiadi Milano Cortina. “Aldilà dei valori sportivi intrinsechi all’evento, questi Giochi Invernali –dichiara l’associazione – sono da bocciare sia sul fronte della sostenibilità ambientale-economica sia per la poca attenzione al tema della crisi climatica sull’arco alpino”
Sport inclusivo: La FIGC è stata riconosciuta dal CIP come Federazione Nazionale Sportiva Paralimpica
Un campo inclusivo – La Federazione Italia Giuoco Calcio è stata riconosciuta dal Comitato Italiano Paralimpico come Federazione Nazionale Sportiva Paralimpica. Andrà ad affiancare a quella della Divisione Paralimpica della FIGC, che coinvolge 300 squadre in tutto il Paese, con circa 3500 atleti tesserati




