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Olimpiadi, tre bambole speciali volano a Tokyo con l’Italia Team


Donne in gioco. Per i Giochi Olimpici di Tokyo arrivano tre Barbie edizione speciale che celebrano le donne della squadra italiana. Le bambole verranno messe all’asta a supporto di famiglie e bambini malati di tumore. Con questo progetto, i promotori vogliono ricordare alle bambine che possono aspirare ad essere tutto ciò che desiderano, anche nello sport.

In occasione dei Giochi Olimpici, Barbie, Italia Team ed EA7 Emporio Armani collaborano per celebrare le atlete dell’Italia Team: sono tre le Barbie uniche create per l’occasione che verranno messe all’asta a supporto della FIAGOP – Federazione Italiana Associazioni Genitori e Guariti Oncoematologia Pediatrica Onlus.

Le tre bambole voleranno a Tokyo insieme all’Italia Team, per essere esposte in esclusiva a Casa Italia Tokyo 2020 e poter essere ammirate in tutti i loro incredibili dettagli. L’esclusiva grafica che personalizza i capi è un omaggio alla cultura giapponese: il Sol Levante, simbolo del Giappone, viene reinterpretato con i colori del Tricolore, mentre la scritta ITALIA, ricreata con caratteri che richiamano la scrittura Kanji, racchiude al suo interno il riferimento al Torii, il tradizionale portale d’accesso a un luogo sacro.

Al loro ritorno in Italia, le 3 Barbie One-of-a-Kind verranno messe all’asta per uno scopo molto speciale: supportare la FIAGOP, la federazione che con le sue associate lavora ogni giorno per garantire ai bambini malati di tumore e leucemia il diritto alla salute e alla buona qualità di vita e assicurare alle loro famiglie il sostegno necessario. Il CONI supporta l’associazione amplificandone in particolare l’evento «Io corro per loro – Bambini senza cancro» previsto a Milano il 26 settembre 2021 e destinato a sostenere la ricerca scientifica.

Un progetto altamente valoriale in grado di unire i tre brand sotto il comune obiettivo di ispirare le future generazioni di donne, in linea con i principi dell’Olimpismo e della gender equality promossa dal Movimento Olimpico: impegnarsi per raggiungere i propri obiettivi e realizzare i propri sogni, nello sport, così come nella vita, al meglio delle proprie possibilità e senza discriminazioni.

Special Olympics, assegnati a Torino i Giochi Mondiali Invernali 2025


Giochiamo in casa. Sono stati assegnati a Torino i Giochi Mondiali Invernali Special Olympics 2025, che coinvolgeranno 3.125 atleti e coach, 3.000 volontari, migliaia di persone tra staff, personale medico, familiari, media, ospiti, delegati ed oltre 300.000 spettatori. Otto le discipline sportive in campo.

Minori, quasi 1 su 5 non fa sport: i dati di Con i Bambini e Openpolis


 

 

Se lo sport non è per tutti. In Italia quasi 1 minore su 5 non fa sport: sono i dati emersi dall’Osservatorio promosso da Con i Bambini e Openpolis. Il servizio di Elena Fiorani

Tra una settimana partono le Olimpiadi di Tokyo, riflettori puntati sullo sport di livello, ma nel nostro Paese molte luci sono spente sullo sport sociale e per tutti. Secondo i dati emersi dal rapporto nazionale su minori e sport dell’Osservatorio #conibambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, già nel 2019, quindi prima delle chiusure causate dal Covid-19, un giovane su 5 era sedentario.

Le aree sportive all’aperto sono divenute essenziali in quest’emergenza, ma non sono presenti ovunque, solo il 10% si trova al sud. Pochi spazi per lo sport anche nelle scuole, con forti differenze territoriali. In cima alla classifica ci sono Friuli e Piemonte, all’altro capo Calabria e Campania, che sono anche quelle con il minor numero di ragazzi e ragazze che praticano sport con continuità.

Piano Nazionale Mobilità Ciclistica, Giovannini: “Sarà varato entro fine anno”


Rivoluzione su due ruote. Il Piano Nazionale della Mobilità Ciclistica dovrebbe essere varato entro fine anno: lo ha detto il ministro delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili, Giovannini. Il PNRR prevede 600 milioni di euro per ciclovie nazionali e piste ciclabili urbane, mentre altri 400 milioni saranno stanziati dalla legge di bilancio.

Lo prevede l’art. 3 della legge 11 gennaio 2018, n. 2 e doveva essere approvato entro ottobre 2018. Come spesso accade i sei mesi entro il quale il piano doveva essere approvato sono diventati anni. Ma, finalmente, qualcosa sembra stia per cambiare. Infatti, in una recente intervista, il Ministro delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini, ha annunciato che, entro la fine dell’anno, sarà varato il Piano Nazionale della Mobilità Ciclistica, ricordando che il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) prevede 600 milioni di euro per ciclovie nazionali e piste ciclabili urbane e che altri 400 milioni saranno stanziati dalla legge di bilancio.

Un annuncio importante, considerato che quasi tutte le regioni e diversi altri enti locali hanno già provveduto alla pianificazione di loro competenza, in assenza di un quadro generale di livello nazionale.
Il Piano generale della mobilità ciclistica è articolato con riferimento a due specifici settori di intervento, relativi, rispettivamente, allo sviluppo della mobilità ciclistica in ambito urbano e metropolitano e allo sviluppo della mobilità ciclistica su percorsi definiti a livello regionale, nazionale ed europeo.

Il Piano generale della mobilità ciclistica si riferisce a un periodo di tre anni e reca:

a) la definizione, per ciascuno dei tre anni del periodo di riferimento, degli obiettivi annuali di sviluppo della mobilità ciclistica, da perseguire in relazione a due distinti settori di intervento (mobilità ciclistica in ambito urbano e metropolitano e mobilità ciclistica su percorsi definiti a livello regionale, nazionale ed europeo), avendo riguardo alla domanda complessiva di mobilità;

b) l’individuazione delle ciclovie di interesse nazionale che costituiscono la Rete ciclabile nazionale «Bicitalia» e gli indirizzi per la definizione e l’attuazione dei progetti di competenza regionale finalizzati alla realizzazione della Rete stessa; c) l’indicazione, in ordine di priorità, con relativa motivazione, degli interventi da realizzare per il conseguimento degli obiettivi di cui alla lettera a), nei limiti delle risorse di cui alla lettera e);

d) l’individuazione degli interventi prioritari per assicurare le connessioni della Rete ciclabile nazionale «Bicitalia» con le altre modalità di trasporto;

e) la definizione del quadro, per ciascuno dei tre anni del periodo di riferimento, delle risorse finanziarie pubbliche e private di cui all’articolo 10 – Disposizioni finanziarie – della legge, da ripartire per il finanziamento degli interventi previsti nel medesimo Piano generale, nonché di quelli indicati nei piani della mobilità ciclistica delle regioni, dei comuni, delle città metropolitane e delle province;

f) gli indirizzi volti ad assicurare un efficace coordinamento dell’azione amministrativa delle regioni, delle città metropolitane, delle province e dei comuni concernente la mobilità ciclistica e le relative infrastrutture, nonchè a promuovere la partecipazione degli utenti alla programmazione, realizzazione e gestione della rete cicloviaria;

g) l’individuazione degli atti amministrativi, compresi quelli di natura regolamentare e gli atti di indirizzo, che dovranno essere adottati per conseguire gli obiettivi stabiliti dal medesimo Piano generale;

h) la definizione, nei limiti delle risorse di cui alla lettera e), delle azioni necessarie a sostenere lo sviluppo della mobilità ciclistica in ambito urbano, con particolare riferimento alla sicurezza dei ciclisti e all’interscambio modale tra la mobilità ciclistica, il trasporto ferroviario e il trasporto pubblico locale.

Paralimpiadi Tokyo 2020: presenti anche i 6 atleti del team rifugiati


La squadra più coraggiosa del mondo. Alle Paralimpiadi di Tokyo 2020 ci saranno anche i sei atleti del team rifugiati, una donna e cinque uomini che gareggeranno in rappresentanza degli oltre 82 milioni di persone che sono state costrette a fuggire, 12 milioni delle quali vivono con una disabilità. Il team rifugiati sarà il primo a entrare nello stadio il 23 luglio durante la cerimonia di apertura.

Lo chef de mission per la squadra è Ileana Rodriguez, una rifugiata cubana che ha gareggiato ai Giochi Paralimpici di Londra 2012 nel nuoto per gli Stati Uniti. “Vorrei esortare le persone di tutto il mondo a sostenere la squadra sportiva più coraggiosa del mondo, la squadra paralimpica dei rifugiati”, l’invito di Andrew Parsons, presidente dell’Ipc. “Questi atleti esemplificano come il cambiamento inizia con lo sport: hanno subito lesioni che hanno cambiato la vita, sono fuggiti per la loro sicurezza e hanno intrapreso viaggi pericolosi, ma nonostante le numerose barriere poste sul loro cammino, sono diventati atleti d’elite pronti a competere ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020. Lo sport è un potente strumento per includere i rifugiati con disabilità nella società e l’annuncio del Refugee paralympic team è un momento toccante per l’Ipc: stiamo mantenendo un impegno che abbiamo preso al Forum mondiale dei rifugiati dell’Unhcr nel 2019 per promuovere la partecipazione equa nei eventi sportivi per i rifugiati”.

L’annuncio della composizione della squadra è stato dato tramite un video con le voci e i volti delle star del mondo della musica, dello sport, della letteratura, del teatro e dello schermo che difendono la causa dei rifugiati. Per cominciare, Ibrahim Al Hussein, nuotatore rifugiato siriano che vive ad Atene, è stato annunciato dal frontman dei Coldplay, Chris Martin. E’ poi la volta dell’atleta Alia Issa, rifugiata siriana che vive sempre ad Atene, annunciata dall’attrice britannica e Goodwill Ambassador dell’Unhcr, Gugu Mbatha-Raw. Parfait Hakizimana, rifugiato del Burundi che vive nel campo profughi di Mahama, Ruanda, specializzato nel parataekwondo, è stato annunciato dalla cantante d’opera e destinataria della Legione d’onore francese e ambasciatrice di buona volontà dell’Unhcr, Barbara Hendricks (la sua partecipazione è legata però alle chance di qualificazione fissate al primo agosto). Ancora, a Tokyo ci sarà Abbas Karimi, nuotatore rifugiato afgano che vive a Fort Lauderdale, negli Stati Uniti, annunciato dall’ambasciatore di buona volontà dell’Unhcr Khaled Hosseini, l’autore del best-seller ‘Il cacciatore di aquiloni’ e lui stesso rifugiato afghano. Anas Al Khalifa, rifugiato siriano che vive a Halle, in Germania, gareggerà nella paracanoa e il suo nome è stato annunciato dal calciatore e sostenitore di alto profilo dell’Unhcr, Asmir Begovic. Infine c’è Shahrad Nasajpour, rifugiato iraniano che vive a Phoenix, negli Stati Uniti, ed è specializzato nel lancio del disco, annunciato dal calciatore del Bayern Monaco e del Canada, Alphonso Davies, anch’egli rifugiato originario della Liberia e recentemente annunciato come Goodwill Ambassador dell’Unhcr.

Sport e disabilità: da domani i 5 corsi formativi promossi da Sportfund Onlus


Capire per insegnare. Da domani in programma cinque appuntamenti formativi on line promossi da Sportfund Onlus dedicati al rapporto tra sport e disturbi dello spettro autistico. Nei corsi, rivolti a tecnici sportivi, verranno affrontati vari argomenti, dai problemi sensoriali al ruolo delle famiglie.

“La formazione degli istruttori sulle disabilità è uno dei nostri obiettivi fondanti, cuore di tutto il processo. Perché se ci sono gli spazi per fare inclusione ma non gli istruttori formati, la macchina si ferma”. Alberto Benchimol, tra i fondatori e presidente di Sportfund Fondazione per lo sport onlus, parla dei presupposti alla base del corso di approfondimento online per tecnici sportivi su Sport e autismo. Cinque gli appuntamenti in programma, a partire da mercoledì 13 luglio: “Registriamo una domanda crescente da parte delle famiglie. L’autismo, poi, è uno degli ambiti nei quali si ottengono, grazie allo sport, maggiori risultati, sia quando si parla di bambini, sia quando si parla di adulti”.

La partecipazione è gratuita ma è obbligatorio registrarsi: al termine dei lavori, e con la frequenza minima del 75 per cento delle ore previste, sarà rilasciato un attestato di partecipazione. “Affronteremo temi fondamentali per tecnici che hanno a cuore l’inclusione di ogni persona nell’attività sportiva e desiderano approfondire le potenzialità della Comunicazione aumentativa alternativa”.

Ad aprire il corso, dopo Benchimol e Carlo Mazzola, presidente della Fondazione Mazzola – realtà milanese che dal 2018 promuove lo sport come strumento per la salute, il benessere e l’empowerment delle persone con disabilità e come volano di inclusione sociale ed economica –, Stefano Cainelli, psicologo e musicoterapeuta interverrà per un inquadramento su “I disturbi dello spettro autistico”, intervento che aprirà anche la giornata del 14 luglio. Il 25 luglio sarà la volta di Martina Benedetti, psicologa clinica, con “I problemi sensoriali nelle persone con disturbo dello spettro autistico”.

A seguire, Federico Comini, psicologo e psicoterapeuta, formatore corsi per maestri di sci, guide alpine e accompagnatori di territorio, parlerà di “Avviamento allo sport della persona con disturbo dello spettro autistico”. Quarto appuntamento, martedì 20 luglio, ancora con Martina Benedetti (“Strategie di apprendimento nei disturbi dello spettro autistico”) e Federico Comini (“La gestione del comportamento problema”). Ultimo appuntamento, il 22 luglio: Venera Russo, psicologa clinica specializzata in Comunicazione aumentativa alternativa parlerà di comunicazione aumentativa alternativa e della sua applicazione in ambito sportivo; in chiusura Francesca Vitali, psicologa dello sport, interverrà a proposito di “Sport, famiglie e disabilità”.

Cina, metà degli studenti miopi a causa della poca attività all’aperto


Gli occhi dello sport. Metà degli studenti cinesi sono miopi: troppo studio e poca attività all’aperto aumentano lo stress e danneggiano la vista: nel Sud della Cina si prova a rimediare con attività sportive di gruppo, soprattutto i giochi con la palla che allenano la vista oltre a rendere gli studenti più felici.

Gli scolari cinesi scalano le classifiche internazionali sugli apprendimenti ma intanto perdono diottrie. Secondo uno studio del ministero dell’Educazione rilanciato dall’agenzia di stampa Xinhua più della metà degli studenti cinesi (il 50,2%) sono miopi e il loro numero è in aumento. La mancanza di attività all’aperto e di esercizio fisico sono fra i fattori che contribuiscono a questo problema. Ecco perché nella scuola elementare di Ronghe, nella regione autonoma del Guangxi Zhuang, Cina meridionale, agli studenti è stata offerta la possibilità di scegliere tra oltre 20 diverse attività sportive organizzate dall’istituto ogni martedì pomeriggio con l’aiuto di insegnanti professionisti: calcio, basket, tennis, scherma, taekwondo e danza sportiva sono solo alcune delle discipline disponibili nel programma doposcuola di 90 minuti. L’attività fisica ha un duplice scopo: alleviare lo stress – che nell’ultracompetitivo sistema scolastico cinese raggiunge livelli parossistici – e, appunto, frenare la miopia infantile.

Meno stress, più diottrie «Oltre a garantire quattro lezioni di educazione fisica ogni settimana, la scuola svolge specificamente una serie di attività sportive volte a migliorare la salute visiva degli studenti e ad aiutarli a partecipare attivamente all’esercizio fisico», spiega il vicepreside Tang Jining. Il club di basket è uno dei gruppi sportivi più popolari a scuola. «Nei giochi con la palla gli occhi devono osservare la direzione della palla e questo contribuisce a prevenire la miopia», sostiene Xie Kun, insegnante di educazione fisica della scuola e allenatore del club di basket. «Attraverso una serie di attività sportive non solo potremo riuscire a frenare la miopia infantile, ma renderemo anche gli studenti più felici e li aiuteremo a sviluppare la buona abitudine di fare esercizio fisico», conclude Tang Jining.

A scuola per mare: in barca a vela contro la povertà educativa minorile


A scuola per mare. Un gruppo di ragazze e ragazzi in barca a vela per un viaggio lungo 100 giorni e un’opportunità di formazione attraverso la condivisione di esperienze di vita comunitaria. E’ il progetto selezionato da Con i Bambini rivolto a giovani provenienti da situazioni di marginalità.

Un’opportunità educativa di formazione e crescita a contatto con il mare attraverso la condivisione di esperienze di vita comunitaria: il viaggio per mare, la navigazione a vela, l’educazione ambientale e alla legalità, la subacquea. È l’ambizioso obiettivo di A scuola per mare, progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, in cui ragazze e ragazzi di tutta Italia, provenienti da situazioni di fragilità, marginalità e talvolta con procedimenti penali in corso, navigano, insieme ad un gruppo di educatori, a bordo della Lady Lauren, imparando ad affrontare le proprie debolezze, visitando città nuove e scoprendo nuove attività, confrontandosi rispetto al proprio futuro.

Oltre alla quotidiana attività didattica concordata con le scuole e propedeutica al reinserimento al termine dell’esperienza, i partecipanti svolgono diverse attività nel corso dei 100 giorni di navigazione: tra queste, la raccolta della plastica in mare, i corsi per l’attività subacquea con rilascio di brevetto, quelli con biologi marini, esperti di economia circolare e di sostenibilità, l’esperienza di condivisione di una settimana di navigazione integrata con un gruppo di coetanei disabili dell’associazione Aipd di Pisa.

Procida, Ventotene, Ischia, Civitavecchia, Isola d’Elba, Catania sono solo alcune delle tappe affrontate: il progetto coinvolge 5 regioni (Sicilia, Lazio, Lombardia, Sardegna, Campania) in cui la Lady Lauren fa tappa durante il viaggio, e vede come ente capofila I Tetragonauti Onlus, che ha sede a Milano e propone opportunità educative di formazione e crescita a contatto con il mare, insieme ai partner dei territori coinvolti.

Il progetto si rivolge a ragazzi tra i 14 e i 18 anni segnalati dai Centri Giustizia minorile partner del progetto (Centro Giustizia minorile del Lazio, Abruzzo e Molise, Centro Giustizia minorile per la Sicilia, Centro per la Giustizia minorile per la Sardegna e Centro per la Giustizia minorile per la Lombardia) e a ragazzi con disabilità. Ogni percorso ha una durata complessiva di circa otto mesi: oltre ai 100 giorni di navigazione, i ragazzi vengono preparati durante una fase di pre navigazione e proseguono, una volta scesi a terra, il percorso per altri tre mesi con il reinserimento in percorsi formativi, di orientamento e di avviamento al lavoro.

L’emergenza Covid non ha fermato le partenze, ma le ha ristrutturate, con moduli di una settimana o di 50 giorni. Perché, come ha raccontato uno dei partecipanti, “La barca non la puoi gestire da solo, c’è bisogno di un gruppo che ha voglia di collaborare, tutti insieme si porta avanti”.

Goal Click Refugees: il potere inclusivo del calcio raccontato per immagini


Goal Click Refugees: è il progetto fotografico promosso dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati che intende mostrare il potere del calcio nei processi di integrazione delle persone migranti. I partecipanti hanno fotografato le loro vite e comunità calcistiche, dentro e fuori dal campo.

All’inizio di una stagione sportiva globale che include i campionati europei di calcio e i Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo, la campagna Goal Click Refugees di UNHCR e dell’impresa sociale Goal Click rivela come lo sport può aiutare le persone emarginate a creare relazioni nelle loro nuove case. Con fotocamere usa e getta, i partecipanti catturano la realtà non filtrata delle loro vite e comunità calcistiche, sia dentro che fuori dal campo.

“Mi fa sentire libero”, ha detto Deisy, 36 anni, un partecipante in Spagna che ora gioca in uno schema gestito dall’ONG CESAL a Madrid. “Mi riempie di orgoglio poter continuare a giocare a calcio qui in Spagna”. “Conosco molte persone grazie al calcio”. Prima di essere costretta a lasciare la sua casa in Colombia era stata convocata in nazionale, ma ha dovuto abbandonare dopo un grave infortunio al ginocchio. Ora è tornata a giocare in un campionato di Madrid per il Club Fulanita de Tal. “Ho riacquistato quel sogno che il calcio mi ha dato”, ha detto. “Il calcio è importante perché mi aiuta a staccare dai miei problemi personali, mi unisce ogni giorno di più ai miei compagni di squadra – e conosco tante persone grazie al calcio”.

In Ucraina, Sasha Fomichov è CEO e capo allenatore della League of Tolerance di Ivano-Frankivsk, un’organizzazione benefica focalizzata sull’educazione sociale attraverso lo sport, la partecipazione democratica e l’imprenditorialità. I giovani frequentano gli allenamenti con la League of Tolerance, un ente di beneficenza che incoraggia la partecipazione inclusiva al calcio, a Ivano-Frankivsk, in Ucraina. Originariamente avvocato, educatore e allenatore di Donetsk, Fomichov è fuggito dalla sua casa nell’est del paese a causa del conflitto, finendo a Ivano-Frankivsk. Allena ragazzi di diversa provenienza, compresi gli sfollati, e fotografa gruppi tra cui ragazze e ragazzi svantaggiati che frequentano una scuola di calcio gratuita supportata dai campioni nazionali dell’FC Shakhtar Donetsk.

“Personalmente, sono anche un IDP e di etnia greca, ed è molto positivo per il mio coaching mostrare integrazione ed essere un modello”, ha detto. “Vedo il calcio come un ottimo strumento per creare coesione sociale e creare un ambiente sicuro per l’espressione di sé”. “Cerchiamo di essere il più inclusivi possibile e di invitare tutti i bambini senza limiti”, ha aggiunto. Fomicov, ambasciatore della campagna UEFA #EqualGame, ha anche un obiettivo personale: vedere il 30% di rappresentanza femminile nel calcio di base nel paese. Ha notato che la scorsa stagione c’era solo un capo allenatore donna nella Premier League femminile ucraina. “Possiamo creare una nuova normalità paritaria di genere nello sport e nell’intera società per le generazioni future”, ha affermato.

Spagna, proposta di legge contro le discriminazioni sessuali nello sport


Uguali per legge. In Spagna una proposta di legge contro le discriminazioni sessuali nei confronti della comunità LGBT+ in ambito sportivo, che si presenta come una delle più moderne e progressiste di tutta Europa sulla materia. Il disegno di legge si propone di tutelare gli atleti da attacchi basati su orientamento sessuale, identità o espressione di genere

Che le discriminazioni verso la comunità LGBT+ coinvolgano il mondo dello sport è ormai un dato di fatto. Quando si tratta di competizioni sportive si fa un gran parlare di atlete trans e di come potrebbero costituire una minaccia per una competizione equa, sono previsti test per valutare il livello di testosterone nel sangue e nel mentre la comunità scientifica sta a ancora cercando di stabilire quali siano i parametri per capire se la componente genetica e ormonale è in grado di influenzare le prestazioni sportive. A questo si aggiungono le discriminazioni in caso di omosessualità specie negli sport che promuovono una certa ipermascolinità e sarebbe quindi arrivato il momento di fare qualcosa. “Ancora una volta, la Spagna sta elaborando una delle leggi più moderne e progressiste di tutta Europa su questa materia”, ha dichiarato in questi giorni il Segretario di Stato per lo Sport, José Manuel Franco. In effetti la Spagna ha proposto un disegno di legge contro la discriminazione nei confronti della comunità LGBT+ nel mondo dello sport che si propone di tutelare gli atleti da attacchi basati su “orientamento sessuale, identità di genere o espressione di genere”. Chapeau!

Il nuovo testo della Bozza Preliminare della Legge Sportiva raggiungerà il Congresso alla fine del 2021 e ha l’obiettivo di modificare la Legge del 2007 contro la violenza, il sessismo, il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza nello sport in modo che includa espressamente anche “la discriminazione basata su orientamento, identità di genere o espressione di genere“. In questo modo si stabilirebbe una tutela per gli atleti appartenenti alla comunità LGBT+, attribuendo alla Commissione Antiviolenza la capacità di agire di fronte a questo tipo di discriminazione. Secondo Franco è necessario includere nella legislazione quelle discriminazioni che fino ad ora sono state ignorate e dunque questa legge potrebbe colmare un vuoto che influisce sulla vita di molte persone.

La Spagna è particolarmente attenta ai diritti LGBT+ e solo qualche giorno fa ha approvato un’altra proposta di legge che riconosce ai cittadini la possibilità di cambiare il proprio genere a livello legale senza necessità di aver effettuato cure ormonali né di presentare referti medici. Se la legge sarà approvata in Parlamento le persone di età superiore ai 16 anni potranno richiedere autonomamente il cambio di genere mentre a partire dai 14 anni sarà possibile farlo con l’assistenza di genitori o tutori. Non solo, il testo prevede tutta una serie di ulteriori diritti come la fecondazione assistita per “persone trans con capacità di gestazione”, il divieto di terapia di conversione, tutele per le persone intersessuali e l’introduzione di “contenuti relativi al trattamento della diversità sessuale-affettiva e familiare delle persone LGBT+” nei libri scolastici. Il viaggio verso un futuro più inclusivo è cominciato (almeno in Spagna).