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Il calcio e il suo mito


A Firenze, dal 27 al 29 marzo, una tre giorni di tornei, incontri, mostre e cimeli. Arriva la festa del calcio di ‘Totaalvoetbal’ che si rivolge ad appassionati e famiglie, con sette spazi a tema per un programma ricco di iniziative legate al mondo del calcio. Non mancherà il calcio giocato, quello femminile, quello dei gonfaloni di Firenze e di squadre straordinariamente “diverse”.

Passaggi buoni


Il Pescara Calcio è il vincitore della seconda edizione del premio “Sport e diritti umani”, promosso da Amnesty International Italia e Sport4Society. La giuria, presieduta dal giornalista Riccardo Cucchi, ha premiato la squadra abruzzese “per il coraggio di esprimere un messaggio profondo contro ogni discriminazione, valorizzando i principi dello sport che si fondano sulla lealtà e sul rispetto dell’avversario”. Fuori dal campo di gioco l’impegno antirazzista del Pescara si manifesta anche negli ampi spazi della rete, dove ricorre sempre più un linguaggio di disprezzo e incitamento all’odio. Per combattere questo fenomeno, chiamato “hate speech”, il Delfino utilizza tutti i suoi canali social denunciando gli intolleranti da tastiera che interagiscono nei suoi profili. È accaduto, ad esempio, a fine dicembre quando l’ex biancazzurro José Pepin Machin, calciatore della Guinea Equatoriale, è stato vittima di commenti razzisti su Instagram (“vai a giocare a bocce scimmia”, ndr) dopo aver fallito una palla gol nel match contro il Chievo Verona. Tale espressione è stata subito segnalata dal Pescara che condividendo il post su Twitter ha così commentato: “È inaccettabile, e faremo del nostro meglio per tenere questo individuo lontano dai social e non solo. No al razzismo“. Negli scorsi mesi, inoltre, altre azioni del genere hanno fatto il giro del web. Tra queste anche il cartellino rosso mostrato ad un “tifoso” che aveva intimato aveva intimato al profilo Twitter del club di smetterla di parlare di razzismo: “Basta con questa storia del razzismo vi ho sempre sostenuto ma direi che è ora di finirla voi e quei comunisti del caxxo, state per perdere un tifoso fate voi“. Immediata la presa di posizione degli abruzzesi: “Facciamo noi? Bene, signore e signori, Andrea non è più un nostro tifoso #NoAlRazzismo #NoToRacism”. Una risposta ironica e intelligente per emarginare chi continua a trattare il razzismo come un fatto marginale e banale. E il Pescara continua a giocare la sua partita contro ogni discriminazione in tutti i terreni possibili. A gennaio di quest’anno ha aderito alla carta della responsabilità dello sport promossa da Gariwo, onlus milanese impegnata nella lotta alla xenofobia e all’antirazzismo, insieme a numerosi campioni olimpici di tutte le discipline sportive. Sottoscrivendo il documento la società biancoazzurra ha aggiunto che “con questo spirito la squadra continuerà a dimostrare il suo impegno nella lotta al razzismo, all’intolleranza, ad ogni forma di prevaricazione nei confronti di ogni essere umano”.
Grazie a queste e molte altre azioni il Pescara calcio ha vinto la seconda edizione del Premio che mira a segnalare all’opinione pubblica un/una atleta, società od organizzazione sportiva attiva in favore dei diritti umani.
La giuria, composta anche da Vittorio Di Trapani (Segretario generale UsigRai), Angelo Mangiante (Sky Sport), Jacopo Tognon (docente di Diritto dello sport all’università di Padova), Luca Corsolini (vicepresidente di Sport4society) e Riccardo Noury (portavoce di Amnesty International Italia), ha voluto menzionare altre candidature che hanno ottenuto voti, quali il calciatore Giorgio Chiellini e le squadre FC Internazionale e AS Roma. “Siamo contenti per la qualità e la quantità delle candidature ricevute attraverso segnalazioni sul sito del premio e desideriamo manifestare il più grande apprezzamento anche nei confronti delle tante realtà del mondo non professionistico che quotidianamente s’impegnano contro la discriminazione”, ha dichiarato Umberto Musumeci, presidente di Sport4Society.
“L’azione svolta dal Pescara Calcio contro la discriminazione – afferma invece il portavoce di Amnesty International Riccardo Noury – è stata di stimolo a ulteriori iniziative, basti pensare ai provvedimenti adottati dalla squadra del Cagliari nei confronti di alcuni tifosi: un’ulteriore conferma di quanto lo sport può fare in favore dei diritti umani e nel contrasto all’odio”.

di Pierluigi Lantieri

Riparte la Clericus Cup


Presentata ieri a Roma la XIV edizione del mondiale calcistico della Chiesa promosso dal Centro sportivo italiano. Il servizio di Elena Fiorani
Il Mondiale di calcio pontificio quest’anno è cominciato con una messa cui hanno preso parte le sedici squadre che scenderanno in campo dal 7 marzo al 30 maggio, con 330 calciatori di 70 diverse nazionalità. Il Messico è lo Stato più rappresentato con 31 giocatori in 5 squadre. Lo slogan di questa edizione è “Pray and play”, prega e gioca. Per monsignor Sánchez de Toca, sottosegretario del Pontificio Consiglio della cultura: “Lo sport è un fenomeno culturale del nostro tempo. Alcuni lo vivono come una religione, ma è certo un fenomeno culturale di massa – ha detto – Ma più importante di questa dimensione culturale, da proteggere dalle degenerazioni che circondano e minacciano il mondo dello sport, come violenza, razzismo, mercificazione, abusi, doping, partite truccate, è la sua dimensione educativa”.

Un gol per i diritti


In Arabia Saudita nasce il primo campionato di calcio femminile. Sono passati solo due anni da quando le donne del Paese hanno avuto libero accesso agli stadi per assistere a una partita ed ora è stata lanciata la Women’s Football League, che avrà un montepremi di circa 130 mila euro e, nella prima stagione, si svolgerà a Riyad, Gedda e Dammam, con possibilità in futuro di coinvolgere altre città.

Una svolta significativa per il Regno del golfo, dove in occasione di un evento di lancio nella capitale Riyad è stato inaugurato il nuovo torneo, la Women’s Football League (WFL). La WFL sarà caratterizzata da turni preliminari, che si svolgeranno nelle tre città, per costituire le squadre campioni regionali. I team vincitori si qualificheranno a una competizione a eliminazione diretta, la WFL Champions Cup, che determinerà il campione nazionale.
Come evidenzia la Bbc online, la creazione di una lega calcio femminile è l’ultima delle riforme volute dal principe Mohammed bin Salman. “Il lancio della lega femminile rafforza la partecipazione delle donne allo sport a livello comunitario e darà un maggiore riconoscimento per i risultati sportivi delle donne”, afferma una nota di Saudi Sports. Sicuramente un passo avanti verso la parità di genere in un Paese che in tal senso ha ricevuto non pochi richiami e solleciti in ambito internazionale. “L’inizio della lega di calcio femminile saudita rappresenta un ulteriore grande passo in avanti per il futuro del nostro Paese, della nostra salute, della nostra gioventù e delle nostre ambizioni di vedere ogni atleta essere riconosciuta e sviluppata al massimo delle sue capacità”, ha dichiarato il principe Khaled bin Alwaleed bin Talal Al Saud, presidente della Saudi Sports for All Federation (SFA), attivo negli ultimi anni per promuovere attività sportive per atleti di ambo i sessi.
L’Arabia Saudita non ha mai avuto una nazionale di calcio competere per i Mondiali femminili, sebbene una squadra femminile abbia rappresentato il Paese in una competizione di futsal regionale lo scorso anno. Uno dei motivi per cui il Regno ha resistito alle richieste di consentire alle donne di competere a livello internazionale è stato il divieto di hijab imposto dalla Fifa nel 2007. Tuttavia, tale divieto è stato poi revocato nel 2012.

Più scherma e meno schermi


Più tempo in pedana, meno attaccamento al computer. Maggiore attenzione alla pratica sportiva, minori distrazioni con tablet e smartphone. Sono gli obiettivi del progetto presentato a Napoli per promuovere una scherma globale, che faccia allenare e combattere insieme persone con e senza disabilità, mettendole ad armi pari in pedana e dotandole di una sede in cui praticare in maniera inclusiva.

Il progetto è ideato dal Club Schermistico Partenopeo, diretto da Lorena De Felicis con il sostegno della Fondazione Banco di Napoli, presieduta da Rossella Paliotto. Progetto pioneristico e innovativo a Napoli e nel Centro-Sud Italia, della durata di 18 mesi.
Due le fasi del rivoluzionario progetto: la realizzazione di una sede stabile e permanente, dove tali attività possano essere promosse in maniera totalmente inclusiva e una competizione integrata tra atleti normodotati, in carrozzina, e non vedenti, l’ambizioso punto di arrivo, «che speriamo già di mostrare ai Campionati Italiani Assoluti di giugno al PalaVesuvio, quando consegneremo il secondo Trofeo Martuscelli», auspica fiducioso Cuomo (foto di Antonella Panella).
Nello specifico, quando l’atleta normodotato incontrerà quello non vedente, dovrà indossare una benda, mentre dovrà sedersi, quando gareggerà contro un rivale in carrozzina. Si adegua, inoltre, l’offerta tecnico-sportiva, per consentire una notevole partecipazione.

Il “Viaggio delle stelle”


Da Milano a Cortina in bici: è la straordinaria avventura di un gruppo di 60 ragazzi affetti da patologie gravi e croniche della Fondazione B.Live. Il 25 maggio 2019 sono partiti da Milano in sella a bici elettriche e il primo giugno hanno raggiunto Cortina e la vetta del Col Gallina per lanciare un messaggio di speranza. La loro impresa ora è un film che sarà presentato a Milano in occasione della Civil Week

Volley in maschera


Oggi al palazzetto dello sport “Papa” di Succivo, una giornata di pallavolo e festa organizzata dal consorzio “Progetto Giovani”, composto da società sportive della provincia di Caserta. L’evento sarà l’occasione per sostenere la ong “Save the Children” che si impegna ogni giorno per garantire un futuro ai bambini in condizioni di povertà.

Torna Giocagin


Sabato e domenica saranno le giornate centrali della manifestazione nazionale dell’Uisp, giunta alla sua trentatresima edizione. Divertimento, sport e solidarietà dal nord al sud d’italia: fino a giugno saranno oltre 50 le città coinvolte. Ai nostri microfoni il vicepresidente nazionale dell’Uisp Tiziano Pesce, presenta la novità di questa edizione

Rugby sostenibile


Sabato 22 febbraio allo stadio olimpico di Roma l’esordio romano del trofeo sei nazioni con l’arrivo della Scozia. Quest’anno l’attenzione si concentrerà sulla responsabilità ambientale, attraverso un impegno concreto per ridurre al minimo l’impatto dell’evento: raccolta differenziata e bicchieri compostabili, sensibilizzazione all’utilizzo dei mezzi pubblici e alla mobilità alternativa, recupero delle eccedenze alimentari.

Aspettando con ansia la vittoria nel Sei Nazioni che lo stadio Olimpico non riesce a festeggiare da 7 anni (ultimo successo 13 marzo 2013: Italia-Irlanda 22-15), Roma si prepara ad accogliere le festose atmosfere del rugby con cui ha imparato a convivere dal 2000, anno del primo invito a corte dell’Italia. Appuntamento con l’esordio romano del Torneo fissato per sabato 22 febbraio, arriva la Scozia e con lei la flebile speranza azzurra di poter mettere fine a una serie negativa che conta 24 giornate senza gloria, 5 anni tondi di sconfitte e una collezione indigesta di altrettanti cucchiai di legno.
Per l’occasione l’obiettivo degli organizzatori è portare 50 mila appassionati allo stadio (sono attesi più di cinquemila scozzesi) prima del pienone annunciato per la chiusura del 14 marzo, quando l’Inghilterra arriverà seguita da una moltitudine di 30 mila pellegrini dell’ovale per i quali il weekend romano tra rugby e cultura è diventato appuntamento irrinunciabile.
L’attenzione alla sostenibilità sarà resa possibile da alcune partnership aviate dall’organizzazione: accolta differenziata e bicchieri compostabili al Terzo Tempo Peroni Village in collaborazione con Ama, sensibilizzazione all’utilizzo dei mezzi pubblici e alla mobilità alternativa grazie agli accordi con Atac, Roma Mobilità e Moovit, recupero delle eccedenze alimentari nelle aree hospitality dello stadio in sinergia con Equoevento, sono solo alcune delle iniziative poste in essere da Fir con la collaborazione di Punto 3, azienda specializzata per gli eventi sostenibili, e il supporto della Onlus Retake con iniziative specifiche rivolte al sociale.

Mens sana in corpore sano


L’ex campione di tennis Bjorn Borg ha inserito un’ora di fitness al giorno obbligatoria per i dipendenti della sua società, che produce abbigliamento sportivo. L’obbligo di dedicarsi all’attività fisica durante l’orario di lavoro sta prendendo piede in diverse aziende svedesi per ottenere diversi risultati: maggiore salute delle persone, un team più affiatato e un rendimento migliore.

Dalle 11 alle 12, in orario di lavoro, tutti rigorosamente in palestra dunque, e chi non si allena può andarsene. Una rivoluzione, soprattutto agli occhi delle aziende italiane, spesso bloccate in un conservatorismo un po’ stantio