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“In cammino nei parchi”: torna l’iniziativa del Club alpino italiano in 17 regioni italiane


In cammino nei parchi

Domani e domenica torna l’iniziativa del Club alpino italiano in 17 regioni italiane. Il servizio di Elena Fiorani.

In programma nelle due giornate 60 escursioni in aree protette organizzate dalle Sezioni, dai Gruppi regionali e dagli Organi tecnici territoriali del Club alpino italiano. Le uscite si rivolgono a turisti, visitatori e camminatori interessati alla conoscenza del territorio, alla cura e al rispetto per la natura e alla manutenzione dei sentieri, dalle Alpi agli Appennini. L’obiettivo è testimoniare insieme i valori che caratterizzano e accomunano il Club alpino italiano e Federparchi, cogliendo, lungo i percorsi, l’importanza del sistema delle Aree protette non solo come protezione dei territori di particolare pregio naturalistico, ma anche come possibile volano di un’economia diffusa e sostenibile strettamente connessa con le zone attraversate.

Lo sport femminile produce sviluppo: cosa emerge dal Rapporto Censis “Donne, lavoro e sport in Italia”


Lo sport femminile produce sviluppo

Emerge dal Rapporto Censis “Donne, lavoro e sport in Italia”. Le praticanti sono 9 milioni, il 43% del totale, e stanno meglio non solo fisicamente e psicologicamente ma sono anche meglio inserite nella società: lavorano, studiano, guadagnano più di chi non fa esercizio fisico.

Senza donne che lavorano e senza donne che fanno sport, l’Italia non cresce o non lo fa quanto potrebbe. Ecco perché aumentare il numero delle praticanti non è solo un tema di giustizia sociale e di pari opportunità, ma deve essere anche una questione di sviluppo e interesse nazionale. Il divario di genere, infatti, è ben esplicato dai numeri: gli italiani che fanno sport, in modo saltuario o continuativo, sono quasi 20 milioni e di questi oltre 8,5 sono donne (il 43,3% del totale). E’ solo uno dei dati inseriti nel Rapporto del Censis dal titolo ‘Donne, lavoro e sport in Italia. Per la crescita dei territori e del Paese‘. Lo studio è stato discusso nel Salone d’Onore del Coni in occasione della presentazione del progetto di sostenibilità sociale realizzato da Fondazione Lottomatica e Fijlkam, la Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali, che si esprime con il progetto ‘Fight like a girl’ per favorire la diffusione della pratica sportiva al femminile in alcune aree più svantaggiate del Paese.

Dalla ricerca si evince come il 29,2% delle donne con più di tre anni pratica almeno uno sport (venti anni fa era il 23,3%), e di queste 6,5 milioni (il 21,8%) lo fanno con continuità (venti anni fa era il 15,7%). Restano ancora escluse da questa pratica di massa 12 milioni di donne (40,6% del totale). “Lo sport promuove i valori di inclusione, cooperazione e rispetto ma purtroppo, anche in questo ambito permangono, talvolta, disparità e squilibri di genere che occorre eliminare attraverso una pluralità di azioni”– ha spiegato il vicepresidente vicario del Coni, Silvia Salis, che poi ha aggiunto: “Dove il talento delle donne non è adeguatamente valorizzato o considerato o è, peggio ancora, umiliato, le conseguenze pesano sulle loro vite e sulla società nel suo complesso, che si trova a dover fare a meno di risorse preziose per capacità e competenze. Quello delle donne, e delle donne che fanno sport, è un contributo fondamentale alla crescita dei territori e di tutto il Paese”.

La donna che fa sport – dice il Censis – non sta solo meglio nel fisico e nella mente, ma è anche meglio inserita nella società: lavora, studia, guadagna più di chi non fa esercizio fisico, ed è più moderna, in quanto aderisce a stili di vita e modelli di comportamento più evoluti e sostenibili. Le sportive possiedono titoli di studio più elevati di chi fa una vita sedentaria: il 26,9% è laureata e il 36,5% è diplomata, contro – rispettivamente – il 9,7% di laureate e il 27,3% di diplomate che non praticano sport. La donna che fa attività motoria non solo studia di più, ma lavora anche di più. Tra le over quindicenni che fanno sport, il 49,8% è occupata, il 17,6% è una studentessa e il 13,4% è casalinga. Tra chi non fa sport prevalgono le casalinghe, che sono il 34,3% del totale, seguite da pensionate (24,2%) e occupate (24,2% del totale), mentre le studentesse sono solo il 4,6%.

“Siamo davvero felici di questo accordo tra Fondazione Lottomatica e Fijlkam– il commento dell’amministratore delegato di Lottomatica, Guglielmo Angelozzi– L’impegno per lo sport e per l’uguaglianza di genere caratterizza tutte le attività e l’identità di Lottomatica, del cui impegno sociale la nostra Fondazione è espressione sociale. In questo senso, il Rapporto Censis offre le informazioni e le analisi di contesto utili per capire a che punto siamo e che cosa fare per abbattere ogni forma di barriera. Dobbiamo garantire massima uguaglianza anche nello sport che rappresenta uno strumento prezioso di empowerment e di emancipazione”.

La quota delle praticanti è pari al 36,3% del totale delle donne con più di tre anni nel Nord-Est, al 34% nel Nord-Ovest, al 31,9% al Centro e precipita al 19,7% nel Sud e nelle Isole. A livello regionale, si va dal 50,4% di praticanti nel Trentino-Alto Adige, al 13,4% in Calabria, preceduta da Sicilia (17,4%), Campania (17,7%) e Basilicata (17,9%). La correlazione tra pratica sportiva e occupazione è evidente se si osserva la graduatoria regionale costruita in base al tasso di occupazione femminile, che è quasi coincidente con quella delle praticanti. A fronte di un tasso medio di occupazione femminile che in Italia è del 51,1%, a livello regionale si va da un massimo del 66,2% in Trentino-Alto Adige a un minimo del 30,5% in Sicilia, preceduta dalla Campania, dove il tasso di occupazione femminile è al 30,6%, e dalla Calabria con il 31,8%.

“Lo sport è veicolo di benessere, inclusione e modernità. I dati dimostrano che le sportive lavorano di più e meglio di chi non fa sport, stanno meglio con sé stesse e con gli altri e adottano stili di vita più moderni e sostenibili”, commenta infine Anna Italia, responsabile di ricerca Censis. “E nei territori dove sono di più le donne che fanno sport, c’è anche più lavoro e maggiore sviluppo”.

 

Parigi 2024 avrà la “Pride house”: la struttura ospita atleti, volontari e visitatori della comunità LGBT alle Olimpiadi


Pride house

Il comitato organizzatore delle Olimpiadi di Parigi 2024 ha annunciato che in occasione dei Giochi verrà allestita la struttura temporanea che ospita atleti, volontari e visitatori della comunità LGBT: lo sport come strumento formidabile per contribuire alla lotta contro la discriminazione.

C’è molta attesa per Parigi 2024 e le notizie che vengono diffuse, un po’ alla volta, nel periodo che ci divide dall’inizio dei giochi, non fanno altro che alimentarla. La notizia della Pride House parigina è solamente l’ultima di una serie di informazioni che lasciano presagire una edizione olimpica esaltante. È proprio Tony Esanguet, tra l’altro, ad aizzare l’hype. L’ex canoista francese, specialista dello slalom C1 e due volte vincitore della medaglia d’oro nella disciplina – Sidney 2000 e Atene 2004 – ha detto di recente all’ANSA: “L’umanità ha vissuto anni difficili, i Giochi Olimpici hanno un potere enorme e noi vogliamo utilizzarlo per riunire tutto il pianeta nello stesso momento e tornare a celebrare grandi valori positivi grazie allo sport. Vogliamo mostrare al mondo il meglio della Francia, sappiamo che c’è una fortissima attesa ovunque e faremo di tutto per rendere questo momento indimenticabile”.

A 15 mesi circa dall’edizione olimpica francese, quindi, l’edizione di preannuncia entusiasmante ed esaltante. Anche perché – ha lasciato trapelare sempre Tony Esanguet – ci saranno gare sportive disputate in luoghi suggestivi ed unici: dalle gare di scherma al Grand Palais al beach volley ai piedi della Tour Eiffel, dal tiro con l’Arco agli Invalidi all’equitazione nei giardini della Reggia di Versailles.

È stata varata a Senigallia “Malupa 5.0”, imbarcazione accessibile alle persone con disabilità


La barca dei sogni

A Senigallia è stata varata Malupa 5.0, imbarcazione accessibile e sostenibile, grazie ad un ingresso che consentirà anche alle persone in sedia a rotelle di avvicinarsi alla vela. Si tratta di uno dei primi esemplari in Italia a garantire alle persone, normodotate o con disabilità fisica, psichica o sensoriale, la possibilità di navigare in assoluta sicurezza.

Sembra scontato ma così non è. Per far sì che tutti possano andar per mare servono barche sicure e realmente accessibili: Malupa è spiaggiabile fino a 20 centimetri e ha un ingresso che consente anche alle persone in sedia a rotelle di avvicinarsi alla vela. Di fatto è tra i primi esemplari in Italia a garantire alle persone – siano esse normodotate che con disabilità fisica, psichica o sensoriale – il diritto di andar per mare in assoluta sicurezza.

Però il progetto Malupa non si è fermato qui, perché è anche sostenibile: lo scafo è stato realizzato dal cantiere nautico Adriatico di San Mauro Pascoli (in questo periodo in forte difficoltà per gli eventi alluvionali dello scorso 16 maggio) con un materiale derivato dalle bottiglie di plastica. Quindi il riutilizzo come concetto di fondo che permette l’inclusività.

Domenica 4 giugno, il varo al porto della Rovere con tanto di bottiglia sullo scafo, alla presenza della banda cittadina, delle autorità, dei campioni di vela d’altura e della Nazionale italiana di pallavolo sordi, delle associazioni che si occupano di disabilità, ma soprattutto di tanta Senigallia.

Tutto è filato liscio per questo progetto di volontariato che si spende per i più fragili. Il primo spunto è l’idea di Marco Lorenzetti, appassionato velista e presidente dell’associazione La fabbrica dei sogni, che ha coinvolto attorno alla barca a vela per tutti l’imprenditore del cantiere nautico Adriatico Luca Bracci ed il progettista e designer Paolo Giordano: dalla collaborazione di Marco, Luca e Paolo è nata poi Malupa. A bordo durante la veleggiata inaugurale c’erano il senigalliese Francesco Pizzuto, campione del mondo di vela d’altura, Danilo Malerba, campione del mondo di vela match race, ipovedente, Daniele Malavolta, presidente dell’associazione Liberi nel vento e Camilla Ferrari, velista con disabilità della Fabbrica dei sogni.

Dopo l’inaugurazione al porto, la festa alla rotonda a mare con il saluto delle istituzioni e il ringraziamento da parte di Lorenzetti dei vari partner di questo viaggio chiamato Malupa, in primis i club Rotary di Senigallia e Cagli-Catria-Nerone che hanno trovato le risorse finanziarie utili a realizzare il progetto da quasi 20 mila euro e il Comune di Senigallia. Di cui porta simbolo e nome, a testimonianza di una collaborazione fattiva e utile al benessere della collettività.

I Mondiali di calcio femminile saranno trasmessi in chiaro dalla Rai


Pallone in tv

I Mondiali di calcio femminile, che si svolgeranno dal 20 luglio al 20 agosto in Australia e Nuova Zelanda, saranno trasmessi in chiaro dalla Rai. Un’ulteriore occasione di visibilità per un movimento sportivo che nel nostro Paese ha sempre più seguito.

Torna oggi “La Partita con mamma e papà”: l’incontro tra genitori detenuti e i loro figli


La Partita con mamma e papà

Parte oggi l’edizione 2023 della campagna annuale che permette a genitori detenuti e ai loro figli di condividere un momento ludico, normale per tutti gli altri bambini.

Dal 1° giugno 2023, negli istituti penitenziari italiani, si disputa la 7° edizione de La Partita con mamma e papà, l’atteso incontro tra i genitori detenuti e i loro figli, all’interno della annuale campagna Carceri aperte, che fa accedere negli istituti le famiglie a partecipare a un evento atteso e “relazionale”. La possibilità di giocare una partita con la mamma detenuta o con il papà e di condividere questo momento ludico, normale per tutti gli altri bambini, risulta eccezionale per i figli dei genitori detenuti e le loro famiglie e rimane a lungo nella loro memoria.

La Partita con mamma e papà è creata e organizzata dall’Associazione Bambini senza sbarre Ets in collaborazione con il Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.
La Partita con mamma papà e Carceri aperte si inscrivono, come ogni giugno, nella Campagna europea Non un mio crimine ma una mia condanna del network europeo COPE (Children Of Prisoners Europe). La Campagna vuole sensibilizzare sul tema dell’inclusione sociale e delle pari opportunità per tutti i bambini e ha l’obiettivo di portare in primo piano il tema dei pregiudizi di cui spesso sono vittime i 100 mila bambini in Italia (2,2 milioni in Europa) che hanno la mamma o il papà in carcere e per questo sono emarginati. Sono bambini che vivono in silenzio il loro segreto sul genitore recluso nel tentativo di non essere stigmatizzati ed esclusi.

Obiettivo principale di Bambinisenzasbarre, perseguito da vent’anni, è il «mantenimento del legame tra bambino e genitore detenuto», diritto sancito dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Per raggiungere questo obiettivo Bambinisenzasbarre ha creato, negli anni, strumenti specifici, dallo “Spazio Giallo” in carcere, al colloquio esclusivo, dai gruppi di parola al laboratorio artistico, all’azione molto coinvolgente dell’incontro tutto particolare “giocato dentro come se fosse fuori” (dal carcere).

La partita con mamma e papà diventa un’azione che incide anche sul carcere che ritrova sé stesso a mobilitarsi in ogni suo settore, anno dopo anno, e ad introiettare il fatto che i bambini possono essere, con la sola loro periodica presenza ai colloqui, dei veri fattori di cambiamento dell’istituzione carcere.

L’azione è partita otto anni fa con l’adesione di 12 istituti, 500 bambini e 250 papà detenuti e si è tenuta tutti gli anni salvo la sospensione di due anni a causa della pandemia. Nel 2022 è stato raggiunto il numero di 82 incontri giocati in altrettante carceri e città, da Belluno a Palermo, da Roma a Cagliari, da Napoli a Bari, coinvolgendo migliaia di bambini e loro genitori detenuti, oltre agli agenti di polizia penitenziaria, gli educatori, soggetti del terzo settore operanti nelle carceri, la cittadinanza, i media locali e nazionali.

Bambinisenzasbarre Onlus
L’Associazione difende i diritti dei bambini (“I diritti dei grandi iniziano dai diritti dei bambini” è scritto sulle magliette usate per le partite). È impegnata nella cura delle relazioni familiari durante la detenzione di uno o entrambi i genitori, nella tutela del diritto del bambino alla continuità del legame affettivo e nella sensibilizzazione della rete istituzionale e della società civile.
Bambinisenzasbarre è attiva in rete sul territorio nazionale col suo “Sistema spazio Giallo”, operativo dentro e fuori dalle carceri. Opera direttamente in Lombardia (Milano, Bergamo, Lodi, Voghera, Vigevano, Pavia), in Toscana, Campania e Calabria e supervisiona le attività dei partner in rete a Brescia, Varese, in Piemonte, Marche, Basilicata, Puglia e Sicilia.

Il Sistema Spazio Giallo comprende fra le varie attività la creazione e la gestione, nelle carceri, dello Spazio Giallo, ideato da Bambinisenzasbarre. È uno spazio relazionale di ascolto e sostegno psicologico alle famiglie e in particolare ai bambini che entrano in carcere quotidianamente per incontrare il genitore, un’interfaccia con funzione di mediazione tra il mondo esterno e il carcere.

Carta dei diritti dei figli di genitori detenuti
Firmata il 21 marzo 2014 dal Ministero della Giustizia, dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e da Bambinisenzasbarre, rinnovata nel 2016, 2018 e nel dicembre 2021, ha recepito l’importanza di questo progetto e raccomanda in 8 articoli che nelle carceri italiane siano presenti degli spazi dedicati ai bambini che vanno a trovare il genitore detenuto e altre contestuali raccomandazioni e linee guida.

La Carta riconosce formalmente i diritti di questi bambini, in particolare il diritto alla non discriminazione e alla continuità del legame affettivo con il proprio genitore in attuazione degli artt. 3 e 9 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (20.11.1989).

Da allora Bambinisenzasbarre è impegnata nella diffusione e nel monitoraggio dell’applicazione delle linee guida della Carta negli istituti penitenziari italiani, partecipando al Tavolo nazionale di monitoraggio con Ministero di Giustizia e Autorità Garante dell’infanzia e dell’adolescenza, organizzando e partecipando a seminari e convegni, creando una rete di attenzione nazionale di realtà istituzionali e del Terzo Settore e fornendo consulenza sui temi della genitorialità in carcere.

Sport contro le discriminazioni: l’approfondimento di Openpolis e Con i bambini


Lo sport contro le discriminazioni

L’approfondimento di Openpolis e Con i bambini conferma il potenziale dello sport nelle politiche di inclusione, che non riguarda unicamente lo sviluppo psicofisico ma ha un impatto anche nella crescita sociale ed educativa.

Lo sport ha infatti un impatto anche nella crescita sociale ed educativa dei più giovani. Offre un ambiente in cui apprendere, in un contesto di gioco, valori quali il rispetto delle regole e degli avversari, la lealtà verso i compagni e la squadra, la dedizione personale. Inoltre, rappresenta un momento di aggregazione e di socialità in cui sviluppare la propria personalità e instaurare relazioni con i coetanei e gli adulti.

Aspetti che rendono la pratica sportiva centrale anche nelle politiche di contrasto alle discriminazioni, come quelle di natura etnica e razziale, ancora oggi purtroppo molto presenti. Un potenziale enorme, attualmente compromesso dalla minore partecipazione di bambini e ragazzi di origine straniera alle attività sportive.

Le ragazze e i ragazzi stranieri subiscono atti di discriminazione e di bullismo più spesso dei coetanei italiani. Del resto il bullismo, come abbiamo avuto modo di raccontare, genera esclusione sociale, perché a farne le spese sono coloro che sono già meno inclusi, per una diversità sociale, fisica, etnica o culturale.

Nelle rilevazioni di Istat sull’integrazione delle seconde generazioni è emerso come siano proprio i ragazzi delle nazionalità che hanno meno contatti con i coetanei italiani a finire più spesso vittima di atti di discriminazione.

Milano, il Csi in campo con allenatori e mediatori culturali per coinvolgere i giovani di “seconda generazione”


Sport per i giovani di Selinunte

Il Centro sportivo italiano in campo con allenatori e mediatori culturali per gli studenti di medie e superiori del quartiere milanese. L’obiettivo è coinvolgere ragazzi e ragazze di seconda generazione, accompagnandoli negli studi e nel doposcuola, con un’attenzione particolare all’attività fisica.

Un progetto per coinvolgere i giovani abitanti stranieri, o meglio di “seconda generazione”, di uno dei quartieri più problematici della città. Un piano ad hoc per accompagnarli negli studi e nell’adolescenza, con un’attenzione particolare all’attività fisica. È l’idea che regge l’ultima iniziativa della Prefettura per far rinascere San Siro, in particolare la zona che ruota attorno a piazzale Selinunte e ai suoi casermoni popolari, nell’ambito del programma del Fondo asilo migrazione e integrazione (Fami) che Palazzo Diotti sta sviluppando con le università Bicocca, Bocconi e Politecnico e con Comunità Nuova, Itinerari Paralleli e Milano Mediterranea.

Nei giorni scorsi, Palazzo Diotti ha pubblicato un avviso di indagine di mercato per trovare operatori economici interessati a mettere in piedi il servizio “School-Doposcuola sportivo”. L’obiettivo dichiarato: “Consentire alle scuole secondarie di primo e secondo grado del quartiere San Siro, aderenti al Fami, di poter offrire un supporto agli studenti stranieri, volto a facilitare il percorso di apprendimento e di inserimento scolastico, nonché ad agevolare la loro integrazione nel tessuto sociale”. Gli allievi di medie e superiori, che verranno segnalati dai rispettivi istituti, avranno a disposizione uno spazio “dove poter svolgere attività didattiche e ricreative di tipo sportivo”, nel periodo compreso tra il 19 giugno e il 15 dicembre 2023 (con soli otto giorni di stop tra il 14 e il 18 agosto e tra il 4 e l’8 dicembre).

Dovrebbe essere proprio il Csi, la più antica associazione polisportiva italiana con i suoi 79 anni di attività, a realizzare il progetto, che prevede un importo complessivo stimato di 79.800 euro. Le direttive dell’indagine di mercato spiegano che il servizio con attività didattiche e sportive sarà organizzato in sessioni. Ciascuna di queste avrà una durata di tre ore, così suddivise: un’ora e mezza di attività di supporto didattico allo svolgimento dei compiti scolastici; un’ora di attività ricreativa di tipo sportivo “nelle diverse discipline praticabili in relazione all’età dello studente”; trenta minuti dedicati all’accoglienza.

I mediatori culturali – a cui sarà richiesto di conoscere inglese, francese e spagnolo – affiancheranno gli operatori sportivi del Csi. Due i periodi: dal 19 giugno all’8settembre, dal lunedì al venerdì, con quattro gruppi di studenti al giorno, ognuno composto da un minimo di 12 a un massimo di 15 ragazzi; dall’11 settembre al 15 dicembre, con due gruppi di studenti al giorno, con gli stessi numeri di alunni coinvolti. Le regole d’ingaggio prevedono la tenuta di un registro delle presenze giornaliere dei partecipanti, la merenda con acqua e snack, l’allestimento degli attrezzi per gli esercizi fisici, la pulizia al termine di ogni giornata e la copertura assicurativa.

Un percorso studiato apposta per seguire passo dopo passo gli adolescenti nati da genitori stranieri e cresciuti a San Siro, alcuni dei quali nel recente passato hanno subìto la potente fascinazione di personaggi del mondo della musica trap saliti agli onori delle cronache più per i reati commessi che per i successi musicali. Basti ricordare quanto accaduto il pomeriggio del 10 aprile 2021, quando centinaia di giovani e giovanissimi si ritrovarono in via Micene per partecipare al videoclip, in barba al distanziamento previsto dalle normative anti-contagio da Covid-19. L’intervento della polizia scatenò una vera e propria rivolta in piazzale Selinunte, con lancio di pietre, bastoni e bottiglie di vetro.

Atletica leggera, le nuove carrozzine sportive del progetto AlbiAbilia: disponibili per tutte le persone con disabilità


AlbiAbilia

Saranno presentate il 1 giugno ad Albisola, Savona, le nuove carrozzine sportive a disposizione di tutte le persone con disabilità che vorranno avvicinarsi alle discipline dell’atletica leggera in un luogo protetto e seguiti da istruttori qualificati. Obiettivo è l’abbattimento di ogni barriera e la preparazione di alcuni di loro a partecipare a gare paralimpiche.

Il progetto AlbiAbilia è un progetto di rete finalizzato all’inclusione sociale di persone disabili e migranti attraverso lo sport, per agevolare il loro inserimento nel contesto sociale grazie all’apprendimento delle discipline sportive e la partecipazione ad eventi e gare sia individuali sia all’interno di squadre.

La Cooperativa Sociale Arcimedia, data la pluriennale esperienza nell’inclusione sociale dei soggetti deboli in situazioni di bisogno e a rischio povertà, è la capofila della rete che ha ideato e presentato il progetto al bando “Abilità al Plurale 2” finalizzato alla realizzazione di interventi integrati per favorire l’inserimento socio lavorativo di soggetti a rischio di emarginazione sociale a valere sul Programma operativo FSE Liguria 2014-2020 , Asse 2- Inclusione sociale e lotta alla povertà 9-1, Obiettivo specifico 9. Il progetto è stato ammesso al finanziamento a Febbraio 2021, ma a causa della pandemia, solo a Febbraio 2022 è stato concesso dagli enti finanziatori il benestare all’avvio delle azioni previste e la rete si è rimessa in moto.

L’idea centrale del progetto è di avvicinare le persone con disabilità fisiche, psichiche e sensoriali e migranti alle attività sportive, in particolare alle discipline dell’atletica leggera con l’abbattimento di ogni barriera e preparare alcuni di loro a partecipare a gare paralimpiche. La sede di svolgimento delle attività sportive è l’impianto “G. Fazzina” di Albisola Superiore, gestito dall’ASD Atletica Alba Docilia, tramite convenzione con il Comune stesso, che grazie al bando è stato attrezzato con materiale idoneo alla pratica sportiva per persone con disabilità.

AlbiAbilia è già partita da un anno con azioni di promozione dell’operazione e delle azioni previste, il consolidamento ed ampliamento della rete associativa che sostiene a vario titolo il progetto, e le azioni di sensibilizzazione della comunità cittadina.  Il progetto inoltre ha previsto anche la formazione degli operatori e di corsi per tecnici sportivi abilitanti all’insegnamento delle discipline paralimpiche.