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Tempo di vacanze


Come ogni anno, grazie al Dynamo Camp, tornano le settimane di terapia ricreativa per i bimbi con patologie gravi. Un’opportunità gratuita, per il diritto alla felicità dei minori e quello alla normalità delle loro famiglie. Tante attività sportive, nel verde delle colline toscane, al fianco di volontari e operatori specializzati per far provare a tanti bambini la gioia dell’autonomia.

Il periodo al Camp ha l’obiettivo di far vivere una vera vacanza, in un ambiente naturale meraviglioso e protetto, dove gli ospiti possano godere di attività quali arrampicata, cavallo, piscina, tiro con l’arco, terapia con i cani, e altre attività, proposte in totale sicurezza medica e in modo inclusivo, con staff specializzato e formato per gestire le problematiche di bambini con patologie gravi. Finalità ultima è contribuire a dare sollievo, e a far riacquisire fiducia in se stessi e benefici permanenti nella gestione della malattia e della vita.

Nei casi di patologie più gravi, coi programmi per Famiglie, Dynamo ha l’obiettivo di regalare “occasioni di vita” a bambini che hanno capacità motorie quasi nulle, possibilità di comunicazione legata a dispositivi esterni, aspettative di vita limitate. Secondo una ricerca condotta da SeriousFun Children’s Network, di cui fa parte Dynamo Camp, con l’Università di Yale, che ha coinvolto i Camp SeriousFun nel mondo, incluso Dynamo Camp, i genitori hanno  rilevato nei propri figli, dopo il periodo al Camp: il 78% un incremento nella sicurezza in se stessi; il 73% un incremento di autostima; l’81% un incremento di maturità; il 76% un incremento in indipendenza; il 72% un accresciuto interesse a partecipare in attività sociali; il 79% un’apertura a sperimentare nuove attività e esperienze.

Per specifiche patologie, in particolare gravi patologie neurologiche, Dynamo Camp dedica inoltre programmi all’intera famiglia, nella consapevolezza che la malattia grave di un bambino o ragazzo investe tutto il nucleo. Durante i programmi per famiglie, anche i genitori e i fratelli godono di specifiche attività e momenti concepiti unicamente per loro: Dynamo si rivolge così all’intero nucleo e a ogni componente. E il periodo al Camp si rivela spesso un momento di svolta per l’intera famiglia, che inizia a fare rete con altre famiglie che vivono situazioni analoghe, a darsi mutuo supporto e a trovare nei momenti vissuti a Dynamo uno stimolo per affrontare il presente.

Dal 2007, Dynamo Camp ha gratuitamente ospitato 8.799 bambini in programmi per Soli Camper, 8.164 bambini, ragazzi e genitori in programmi famiglia e con i Dynamo Programs ha raggiunto 25.340 bambini in ospedali, associazioni patologia e case famiglia, offrendo programmi di Terapia Ricreativa complessivamente a 42.303 persone; ha coinvolto e formato 7.441 volontari, ad oggi, ha 57 dipendenti, 117 persone di staff stagionale, 25 medici, 30 infermieri, per un totale di 229 persone occupate. Il network di Dynamo Camp comprende 161 ospedali e associazioni in tutta Italia.

Trekking sociale


Pronta la guida, costruita dai ragazzi dell’associazione Va’ Sentiero, del Sentiero Italia, il trekking più lungo del mondo che collega Alpi e Appennini,  attraversando 20 regioni e oltre 350 piccoli borghi montani. La guida completa dei primi 3500 km permetterà a tutti gli amanti delle escursioni in quota di organizzarle in autonomia usufruendo dei consigli di altri escursionisti, sempre all’insegna del turismo sostenibile.

Chi volesse programmare un’escursione sul trekking più lungo del mondo, da oggi puoi farlo gratuitamente e in piena autonomia su vasentiero.org, il nuovo sito in cui sono raccolti dati tecnici, mappe con punti d’interesse, video, consigli esperienziali e dettagli logistici per ben 179 tappe e 3.500 km (per ora) sui 7 mila del Sentiero Italia. Si tratta del tracciato che parte dal Friuli, copre l’arco delle Alpi e arriva alla parte relativa all’Appennino emiliano.

La guida è il frutto dell’esperienza diretta e dell’intenso lavoro dei ragazzi dell’associazione Va’ Sentiero, impegnati da circa un anno nel percorrere a piedi l’intero Sentiero Italia, il filo rosso tra le terre alte italiane che (con i suoi 7.000 km) vanta il titolo di trekking più lungo del mondo e collega Alpi e Appennini, attraversando 20 regioni e oltre 350 piccoli borghi montani. Non si tratta però di un’impresa sportiva, da guinness; quella di Va’ Sentiero infatti è un’iniziativa sociale basata sull’idea di condivisione, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio ambientale, culturale e sociale delle terre alte italiane, spesso dimenticato – dai paesaggi alla cucina, dai volti ai dialetti, il tutto all’insegna del turismo sostenibile.

Una condivisione senza precedenti, nata dal basso e accessibile gratuitamente da parte di chiunque: uno strumento unico nel suo genere che in questo momento di post-lockdown assume un valore simbolico ancora più grande, dando a tutti la possibilità di lasciarsi ispirare e progettare in ogni dettaglio le proprie escursioni, ora che più che ma è fondamentale valorizzare il nostro territorio.

Orange is the new green


Anche il calcio sulla via della sostenibilità. La Pistoiese ha scelto di farsi portavoce della tutela dell’ambiente all’interno del panorama calcistico e sportivo italiano, poco attento al tema e in lentissimo adeguamento se paragonato agli altri maggiori campionati europei. L’obiettivo è diventare un punto di riferimento del settore. Previste attività di sensibilizzazione sul territorio.

Il primo passo è stato fatto, come in molti progetti dello stesso stampo, internamente alla società con la presa di coscienza e l’acquisizione di un nuovo spirito green, nonché con l’implementazione di alcune basilari best practices. Il prossimo passo consisterà nell’organizzazione di attività concrete da effettuare tra e con la gente per sensibilizzare e diffondere l’idea all’interno del territorio.

Il tutto in collaborazione con i propri partner commerciali ed istituzionali, che potranno fruire di un positivo ritorno d’immagine, e con il costante coinvolgimento dei tifosi e dei cittadini in generale, che beneficeranno di una squadra molto più presente rispetto al passato. Il progetto ha già ottenuto il patrocinio del Comune della città di Pistoia, segno del concreto interesse che la società e la comunità hanno per simili iniziative. L’obiettivo sociale è offrire attività ai tifosi ed alla comunità in maniera più costante, influenzando positivamente le loro abitudini ed ottenendo risultati e benefici sul piano ambientale.

Effetti speciali


Un luogo di sport può diventare uno spazio aggregativo attraverso il colore e l’ispirazione artistica. Il servizio di Elena Fiorani.

Street art e tempo libero. Riqualificazione urbana e sport. Due ambiti, quelli del gioco collettivo e dell’arte visuale, che spesso si intersecano con eccellenti risultati, dimostrando che la necessità di disporre di spazi urbani destinati alla cultura, allo scambio e all’interazione nelle nostre città può anche dare vita a forme di espressione artistica. Come è stato per lo street artist marchigiano Giulio Vesprini che, armato di pennello e rullo, ha deciso di mettersi a disposizione della comunità di una frazione di Sant’Elpidio a Mare realizzando uno spettacolare playground multicolore.

È nato così un campo da basket e calcio rivisitato grazie a giochi cromatici e fantasie che si incastrano, rendendo la superficie un luogo in cui sentirsi liberi e parte attiva dello spazio circostante. Un intervento simile era stato realizzato nei mesi scorsi a Matera dall’artista Quapos.

Proteste da Oscar


Sarà Ava DuVernay a dirigere la docuserie che racconterà l’adolescenza di Colin Kaepernick, ex quarterback di colore che nel 2016 si oppose alla brutalità della polizia nei confronti dei neri manifestando il proprio dissenso durante l’esecuzione dell’inno americano. La sua scelta di inginocchiarsi è diventata poi una forma di protesta condivisa a livello mondiale. Previsti sei episodi di cui l’atleta sarà voce narrante e produttore.

I sei episodi della serie dal titolo “Colin in black and white” racconteranno l’adolescenza del campione del football, i suoi anni del liceo e soprattutto l’ambiente in cui è cresciuto – è stato adottato da una famiglia bianca californiana – fattore importante per la sua formazione intellettuale. Netflix non ha lasciato nulla al caso, perché alla regia ci sarà Ava DuVernay, la prima donna afroamericana a ricevere una nomination al Golden Globe e al Critics Choice Award come miglior regista per il film Selma – La strada per la libertà ed è poi stata nominata anche a un Oscar per il documentario XIII Emendamento.

Dice Colin che insieme alla DuVernay e allo scrittore Michael Starrbury sarà produttore della serie: “Sarà un onore collaborare con lei. Troppo spesso si vedono storie sui neri raccontate con lo sguardo dei bianchi. Cercheremo di dare una prospettiva differente a ciò che adesso noi neri stiamo facendo. Esploreremo i conflitti razziali che ho dovuto affrontare crescendo in una comunità bianca dopo essere stato adottato durante gli anni del liceo”.  Le sue proteste che si protrassero per tutta la stagione 2016 raccolsero molti consensi e tanti dei suoi colleghi seguirono il suo esempio.

Ma ci furono anche una valanga di critiche. Incluso i messaggi minacciosi del presidente Donald Trump che intimava ai proprietari Nfl (molti repubblicani) di licenziare tutti quelli che osavano mancare di rispetto alla bandiera e ai soldati che nelle varie guerre l’avevano difesa. Furono inutili i tentativi di Kaepernick di spiegare che il suo gesto non aveva nulla di antipatriottico. Colin era il quarterback che alla sua prima stagione (subentrò al titolare Alex Smith infortunato a metà = campionato) nel 2012 aveva portato San Francisco al Super Bowl (sconfitta dai Baltimore Ravens) e conquistato l’anno seguente l’Nfc Championship a un passo da un altro SB.

Ma dopo quel campionato di proteste restò a spasso senza mai più ritrovare una squadra disposta a offrirgli un contratto. Era stato ostracizzato dalla Lega e soltanto poche settimane fa il commissioner Roger Goodell lo ha “perdonato” e ha benedetto il suo eventuale nuovo ingaggio.

Una bici per due


L’Uici di Torino riparte dal tandem a dimostrazione che per le persone con disabilità visiva il ciclismo non è affatto un’esperienza preclusa, ma,al contrario, può essere vissuta con soddisfazione e in assoluta sicurezza, trovando la soluzione adatta, come quella del tandem, con un equipaggio composto da una guida vedente e da un pedalatore non vedente, seduto dietro.

Ritrovare il giusto ritmo nella pedalata, dopo i lunghi mesi di inattività, sentire ogni salita e ogni discesa, gustarsi l’aria fresca sul viso, mentre il nastro grigio della strada scorre sotto le ruote: dopo la pausa forzata dovuta all’emergenza coronavirus, la Polisportiva dell’UICI di Torino (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) riprende la propria attività legata al tandem, ovviamente in totale sicurezza e con attenzione alle prescrizioni sanitarie.

Per riacquistare un po’ di allenamento, la prima proposta, nei giorni scorsi, è stata un giro di circa 18 chilometri lungo le piste ciclabili di Torino. Il tandem, una bicicletta a due posti, è esattamente ciò che serve. Per la persona cieca, però, l’esperienza è tutt’altro che un “lasciarsi portare”: tra i due componenti dell’equipaggio, infatti, deve crearsi una speciale sintonia ed entrambi, seppure con ruoli diversi, concorrono all’andamento del mezzo.

Consapevole delle potenzialità del tandem, da tempo la Polisportiva UICI Torino organizza iniziative per avvicinare chi non vede al mondo della bicicletta. Vi sono proposte più “ardite”, come il viaggio di 600 chilometri da Torino a Venezia lungo la via del Po, svoltosi nel settembre dello scorso anno, ma ci sono anche occasioni più “tranquille”, ideate per coinvolgere tutti, compreso chi non abbia un particolare allenamento e voglia coniugare lo sport con il relax. Si è così costituito un gruppo di appassionati del tandem, che esplorano da una prospettiva molto particolare Torino e dintorni.

Analfabetismo sportivo


È la condizione in cui vivono i nostri bambini,  secondo un recente report del Journal of the american college of sports medicine. Secondo la testata, la sedentarietà dilaga e i giovanissimi hanno perso confidenza e competenza nel fare attività fisica, oggi si scatenano meno di 60 minuti al giorno e hanno meno prontezza di riflessi e resistenza rispetto alle vecchie generazioni.

In cosa si traduce l’analfabetismo fisico di cui soffrono i ragazzi oggi? Mancanza di fiducia, competenza e motivazione per impegnarsi in attività fisiche significative con interesse ed entusiasmo che restano nel corso della vita. Questo approccio negativo farà evitare confronti fisici non essenziali, anche semplici giochi di gruppo in occasione di feste, per evitare il fallimento e l’umiliazione.

“Senza regolari opportunità di apprendimento e pratica in un ambiente progressivamente
impegnativo, i giovani saranno sempre meno disposti a giocare all’aperto con gli amici o far parte di una squadra sportiva locale, ad esempio. Non basta cominciare a farli muovere quei fatidici 60 minuti al giorno, che sono inoltre poco per loro, ed è improbabile che i giovani che sono fisicamente analfabeti acquisiranno le conoscenze, le capacità e la comprensione per partecipare a una varietà di attività sportive e
sportive senza istruzione, orientamento e incoraggiamento da parte di genitori, insegnanti qualificati e comunità”, spiega l’analisi.

Ci vuole un cambio di passo e i primi a farlo dovrebbero essere le famiglie, seguite a ruota dalle scuole e dalla comunità intera. La nuova chiave per risolvere la pandemia di analfabetismo fisico che contagia le nuove generazioni, sta nel guardare l’aspetto sociale e non più medico. E scrollarsi di dosso i luoghi comuni che ci fanno fare scelte sbagliate con i figli. Lo sport che fa bene ai giovani, 5 suggerimenti: far provare ai figli tante specialità sportive, cambiare e ascoltare cosa vogliono provare. Tutti gli sport vanno bene. Favorire la loro creatività nelle attività di qualunque tipo. Solo dopo si può scoprire dove è il loro ‘talento’, dove sono più portati l’attività fisica deve divertirli e fargli fare nuovi amici, da frequentare anche fuori palestra lo sport deve far loro nascere un senso di appartenenza l’attività ha il beneficio di insegnare loro ad intraprendere con prontezza e sicurezza nuovi movimenti e abilità anche intellettive.

Roma su due ruote


La Capitale ha ricevuto il riconoscimento assegnato dalla Fiab dopo la valutazione del grado di ciclabilità del territorio effettuata in tutti i 15 municipi in cui è divisa la città. Il progetto della Federazione italiana ambiente e bicicletta nasce per sostenere e accompagnare le amministrazioni locali nelle loro politiche bike-friendly. Sono 127 i comuni italiani ad aver ricevuto l’attestazione.

In bici per l’ambiente


L’attivista Myra Stals percorrerà 6500 chilometri per raccogliere la plastica abbandonata e fondi per il Banco Alimentare. Il servizio di Elena Fiorani.

Myra Stals ha già percorso migliaia di chilometri su due ruote tra Italia ed Europa per raccogliere la plastica abbandonata, e domani  riparte per un’altra “avventura” lunga tre mesi, in cui raccoglierà rifiuti ma anche fondi per il Banco Alimentare. E’ il progetto Cycle to Recycle promosso dall’olandese trapiantata in Italia da più di sette anni.

Il nuovo itinerario di oltre 6500 km attraverserà 18 regioni del nostro paese: Partenza domani da Torino lungo la Via Francigena per raggiungere Santa Maria di Leuca in Puglia, poi la Sicilia e ritorno al nord affrontando le Dolomiti. il progetto ha come scopo principale sensibilizzare le persone al grande problema dell’inquinamento da plastica nel nostro ambiente ma anche raccogliere fondi per il Banco Alimentare per supportare le famiglie rimaste senza lavoro.

Giochiamo all’inclusione


Il progetto “Dialect” coinvolgerà i giovani di quattro Paesi europei, Italia, Grecia, Serbia e Ungheria, usando il calcio come strumento per promuovere i diritti umani e combattere l’intolleranza e la xenofobia. In Italia si svolgerà a Napoli e coinvolgerà 150 adolescenti, con background migratorio e non, che parteciperanno a un torneo itinerante girando la città dalle periferie al centro storico.

In un momento storico in cui i discorsi d’odio riescono a trovare terreno fertile soprattutto fra gli adolescenti, sperimentare una nuova pratica calcistica come mezzo per promuovere l‘inclusione sociale è più che mai un imperativo. ecco l’obiettivo del progetto “Dialect – Sconfiggere la polarizzazione: costruire comunità fondate sul rispetto reciproco attraverso il calcio”.

Grazie alla metodologia innovativa Football3 i ragazzi e le ragazze verranno aiutati a sviluppare il fair play promuovendo uguaglianza e rispetto. In Football3 non ci sono arbitri e allenatori e le regole del gioco vengono discusse e concordate insieme dalle squadre in collaborazione con giovani mediatori e mediatrici di comunità. Vince chi ottiene più punti in base alle regole e non in base al numero dei gol segnati.

La stessa metodologia consentirà ai rappresentanti della società civile e degli enti locali di identificare e contrastare forme di discriminazione e intolleranza. Le famiglie, insieme agli educatori e ai rappresentanti istituzionali, saranno coinvolte in una ricerca sulla percezione della connessione esistente tra attività sportiva giovanile e diffusione dei discorsi d’odio e verranno formati 10 giovani mediatori e mediatrici di comunità che potranno sviluppare le loro capacità di risoluzione di conflitti diventando un punto di riferimento tra pari.

Dialect è cofinanziato dal Programma diritti, uguaglianza e cittadinanza 2014-2020 dell’Unione europea. In Italia è promosso da ActionAid, in Grecia da ActionAid e dal Centro nazionale per la ricerca sociale, in Ungheria da Otlalom Sport Association, in Serbia da Football Friends e si svolge in collaborazione con Streetfootballworld in Germania e Melissa Network in Grecia.