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“Io rispetto il ciclista”: il metro e mezzo di distanza che salva la vita


“Io rispetto il ciclista”: Paola Gianotti e Maurizio Fondriest hanno fondato l’associazione che promuove la sicurezza di chi pedala sulla strada attraverso diverse attività, in particolar modo con l’installazione dei cartelli che segnalano strade particolarmente frequentate da persone in bici e l’indicazione di sorpasso ad un metro e mezzo di distanza.

Un progetto lungo e ambizioso che ad oggi ha visto già l’installazione di oltre 800 cartelli in più di 200 Comuni Italiani tra cui Torino, Alba, Siena, Caltagirone, Civitanova Marche. L’associazione invita tutti i Comuni Italiani a installare i cartelli salva ciclisti, cartelli che in molti paesi europei sono già presenti e che dobbiamo portare sulle nostre strade il più possibile.

Ecco cosa fare per promuovere i cartelli nei propri comuni:
contatta il tuo Comune nella figura del Sindaco, Vice Sindaco, Assessore all’Urbanistica o allo Sport o al Turismo proponi il progetto del posizionare i cartelli del rispetto del ciclista sulla strada spiegandone le ragioni ricorda al Comune che non ci sono costi se non la produzione del cartello con la grafica predefinita identifica insieme al comune quali possono essere i posti strategici lungo le strade magari maggiormente frequentate dai ciclisti in cui posizionare i cartelli scarica il nostro file con la grafica del cartello che può essere personalizzata con lo stemma del Comune i cartelli devono essere visibili quindi consigliamo una misura di almeno 90x60cm per cartello. Scrivici a iorispettoilciclista@gmail.com per avere ulteriori dettagli in caso non ti fosse chiaro qualche passaggio. Contiamo sul tuo aiuto. Contiamo di rendere l’Italia un Paese dove tutti noi ciclisti possiamo pedalare senza rischiare ogni giorno di morire facendo ciò che ci piace di più. Metti anche tu il tuo cartello!

WEmbrace Sport: stasera l’evento benefico sul tema della diversità


“Wembrace”. Stasera a Milano l’evento sportivo benefico con campioni olimpici e paralimpici impegnati tutti insieme in una sfida sportiva inedita. Quattro le discipline in gara: basket, calcio, volley e scherma per l’iniziativa promossa da Bebe Vio per sensibilizzare sul tema della diversità, da riconoscere come un bene unico e un diritto da tutelare.

Sulla scia delle recenti Paralimpiadi, da sempre impegnate nella grande missione di sensibilizzare il pubblico al valore della diversità, Bebe Vio e art4sport, l’associazione fondata nel 2009 dai genitori di Bebe, lanciano WEmbrace Sport. Un evento sportivo benefico che si svolgerà lunedì 25 ottobre a partire dalle 19 presso l’Allianz Cloud di Milano. Una serata unica nel suo genere in cui campioni delle Nazionali Olimpiche e Paralimpiche saranno impegnati tutti insieme in una sfida sportiva inedita. Obiettivo di WEmbrace, quello di dimostrare nuovamente al pubblico come lo sport paralimpico sia a tutti gli effetti paragonabile a quello olimpico sia dal punto di vista della spettacolarità, che da quello emozionale e competitivo, grazie alla grande capacità ed energia tipiche di chi pratica questo tipo di discipline.

“WEmbrace Sport sarà un evento davvero figo– anticipa Bebe – e dopo aver partecipato alle Olimpiadi e alle Paralimpiadi di Tokyo 2020, ci ritroveremo tutti insieme per sfidarci gli uni contro gli altri! Per me lo sport integrato è un modo per abbattere i pregiudizi e dimostrare a tutti la grande forza e competitività degli atleti paralimpici. Siamo tutti diversi, ognuno ha i propri limiti, le proprie debolezze ma anche i propri punti di forza e fare sport integrato può davvero mostrare le qualità di ciascun atleta e rappresentare un arricchimento per chiunque assisterà alle competizioni”.

WEmbrace Sport vuole essere dunque un’occasione per coltivare ulteriormente quel processo di sensibilizzazione sul tema della diversità, che non va vissuta mai come un limite ma, anzi, è sempre più importante imparare a riconoscere come un bene unico e un diritto da tutelare. Un concetto che è ben rappresentato anche dal nome scelto dall’evento: WEmbrace, infatti, nasce dall’unione delle parole inglesi We Embrace, che tradotte in italiano significano Noi Abbracciamo. Un’azione che può essere compiuta con entusiasmo insieme a un’altra persona ma che è anche da rivolgere a s é stessi.

Le discipline in gara nel corso della serata all’Allianz Cloud di Milano saranno 4, tutte giocate nella loro versione paralimpica. Ecco così che dal basket, al calcio, fino al volley e alla scherma, non mancheranno le occasioni per assistere a sfide entusiasmanti con protagonisti campioni olimpici e paralimpici. I biglietti sono disponibili a partire a da oggi, giovedì 16 settembre, su Ticket master.It. I fondi raccolti andranno a sostegno della mission di art4sport.

L’evento è organizzato da art4sport con il supporto di numerosi partner ed è realizzato anche grazie al contributo del Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei ministri. Patrocinano WEmbrace Sport il CIP (Comitato Italiano Paralimpico), il CONI, il Comune di Milano e Milanosport. Le Federazioni coinvolte sono: FIS, FIP, FIPIC, FISPES e FIPAV, con la partecipazione straordinaria dei club di calcio AC Milan, FC Inter nazionale Milano e, per il basket in carrozzina, Briantea84.

WEmbrace Sport farà da apripista a un altro grande progetto in cui l’oro della scherma paralimpica sarà impegnata: la Bebe Vio Academy (BVA). La BVA è un progetto pensato da Bebe in partnership con Nike, organizzato e gestito dall’Associazione art4sport. Sarà la prima accademia italiana a favore dello sport inclusivo con un programma triennale gratuito di attività multi sportive rivolto a bambini e ragazzi con e senza disabilità fisiche di età tra i 6 e i 18 anni. Il progetto che comprenderà cinque diverse discipline sportive paralimpiche, quali calcio, atletica, basket in carrozzina, sitting volley e scherma in carrozzina, si svolgerà a Milano, con cadenza bisettimanale, presso il Centro Sportivo Iseo e il Bicocca Stadium.

A dare il via alla Bebe Vio Academy sarà la prima Game Time session, in programma il 26 ottobre: il primo importante momento esperienziale in cui i ragazzi si sperimenteranno, divertendosi, nei vari sport, partecipando anche a workshop dedicati e incontri con grandi campioni olimpici e paralimpici di ritorno da Tokyo 2020. La Bebe Vio Academy è un percorso che durerà 3 anni con lo scopo di favorire sempre più la conoscenza, l’accettazione e l’integrazione delle diversità partendo dalle nuove generazioni. Gli iscritti all’Academy verranno poi indirizzati verso le società sportive di riferimento per proseguire il percorso iniziato durante le sessioni di allenamento.

Salute mentale, le uscite in montagna degli ospiti della Comunità San Girolamo


Tornare a respirare. Alcune persone della Comunità San Girolamo di Fermo, struttura residenziale che accoglie 40 ospiti con problematiche psichiatriche, hanno partecipato alle passeggiate sui sentieri dei Monti Sibillini per scoprire nuove libertà e recuperarne altre, smarrite nei percorsi di disagio e terapia, scoprendo che una giornata in montagna appaga e migliora le relazioni.

Vivere la montagna non solo come semplice terapia ma come luogo dove scoprire nuove libertà e recuperarne altre. Magari proprio quelle che erano state smarrite lungo un altro percorso. E’ questo uno dei tratti del progetto che ha visto, nel periodo estivo, alcune persone accolte dalla comunità San Girolamo di Fermo effettuare delle passeggiate sui sentieri dei Monti Sibillini e trascorrere delle giornate diverse lontane dalla quotidianità. La struttura residenziale legata alla Comunità di Capodarco di Fermo accoglie 40 ospiti con problematiche psichiatriche e non è nuova ad attività di questo tipo: “Quest’anno abbiamo pensato di dare maggiore costanza e consistenza alle cosiddette “uscite in montagna” che negli anni passati, erano organizzate con l’idea di passare delle giornate diverse e lontane dalla quotidianità” – ha raccontato Antonio Oriolo, operatore del San Girolamo che ha accompagnato i partecipanti nelle escursioni.

“Queste uscite sono state talvolta anche un modo per fuggire qualche ora dalla calura opprimente dei mesi di Luglio ed Agosto. Ogni volta siamo ritornati a casa stanchi ma soddisfatti, con la sensazione che una giornata in montagna ci appaga ed aiuta a migliorare le relazioni e lo spirito di gruppo. Così, quest’anno abbiamo pensato di proporre, per il periodo estivo che va da Giugno a Settembre, una serie di uscite lungo sentieri di montagna opportunamente selezionati per essere alla nostra portata. In montagna vige ancora la regola non scritta di salutarsi: ciò è a dir poco impressionante ma può essere anche educativo, in special modo per i giovani di oggi che considerano normale passeggiare, ignorando le persone che si incontrano per strada. Camminare lungo un sentiero di montagna, che segue linee e percorsi, apparentemente, distanti significa seguire ed affidarsi al passo di chi ti sta davanti, mettersi in ascolto di se stessi e degli innumerevoli suoni della natura, superare le difficoltà e migliorare nell’autostima”.

Dopo un periodo di forzato isolamento in comunità, l’occasione di respirare l’aria delle nostre montagne e di vivere diversamente il quotidiano è stata accolta in maniera positiva dalle persone che hanno vissuto quest’esperienza. Qualcuno di loro ha voluto esprimere così le proprie sensazioni. “Sono appena tornato da una gita sul monte Amandola, una delle passeggiate in montagna fatte questa estate – ha raccontato Mauro. In montagna in generale si respira un’aria diversa, più rarefatta e tutte le cose si fanno all’aperto: dai bisogni fisiologici al mangiare. Nella passeggiata che abbiamo fatto qualche tempo fa, dall’Infernaccio all’Eremo di padre Pietro, abbiamo incontrato lungo il cammino persone che, pur non conoscendoci, ci salutavano e questo fatto era un modo di aiutarci a salire senza temere la fatica. I discorsi che si fanno durante queste camminate sono diversi da quelli che facciamo in comunità che in genere sono ripetitivi. Al contatto con la natura si è più vicini al cielo e a Dio, la fatica passa in secondo piano e ognuno dentro di sé, può meditare sul senso della propria vita che è un cammino, prima in salita e poi in discesa”.

Cristian invece racconta così il suo trekking: “Eccomi qua, sono di nuovo nella Comunità di S. Girolamo, dopo all’incirca 8 uscite in montagna. Quello che posso dirvi è che per la mia situazione è molto importante fare questo tipo di uscite in quanto stando qui dentro come giovane ospite posso dire che se non ci fossero queste uscite mi troverei ‘’fermo’’, in quando stando limitati da tutto si va a perdere l’abitudine di vivere la vita (assaporare la natura). Tutto sommato posso garantirvi che questo tipo di uscite rendono le persone più serene ed aiutano ad accantonare tutti i problemi che purtroppo ci assillano la vita. Come dire, staccare la spina fa bene a tutti, non siamo macchine, siamo persone che hanno avuto o hanno dei problemi che vanno a complicare le nostre vite. Per il momento posso dire che queste uscite sono, per chi le apprezza, terapeutiche e comunque vanno ad ammorbidire tutte quelle rigidità che magari si possono trovare giorno per giorno nel nostro cervello”.

“Quest’ estate abbiamo fatto molte escursioni in montagna accompagnati dall’operatore Antonio – ha concluso poi Roberto. “Alcune abbastanza impegnative, alcune un po’ più semplici. La sensazione che si prova dopo una lunga camminata per arrivare alla meta è fantastica: si arriva in cima alla montagna e si respira un’aria di libertà! Arrivati in cima facevamo pranzo al sacco e dopo aver mangiato la fantastica torta che portava sempre Antonio, eravamo carichi per scendere giù”.

Walking for Patrick: termina la camminata per chiedere di dare la cittadinanza a Zaki


“Walking for Patrick”: termina oggi a Roma la lunga camminata di Marino Antonelli per spingere il governo a dare subito la cittadinanza a Zaki, lo studente egiziano detenuto al Cairo. 880 i chilometri percorsi dal 20 settembre, un milione e 500 mila passi, da Rezzato, in provincia di Brescia.

Oltre 800 chilometri, un milione e 500 mila passi per chiedere al governo italiano di dare subito la cittadinanza a Patrick Zaki. È “Walking for Patrick”, l’evento lanciato da Marino Antonelli insieme all’organizzazione Station to Station: Marino è partito a piedi da casa sua a Rezzato, in provincia di Brescia, lunedì 20 settembre, per arrivare camminando fino a Roma esattamente un mese dopo, il 20 ottobre. Sopra la t-shirt tecnica, Marino indossa la maglietta con il volto dello studente egiziano detenuto al Cairo dal 7 febbraio 2020 e il QRcode della petizione.

“L’idea di questo cammino è nata durante il primo lockdown, ad aprile del 2020 – racconta Marino Antonelli – Vivevo questa sorta di contrasto: noi eravamo prigionieri nelle nostre case, ma presto saremmo tornati liberi, mentre Patrick continuava a rimanere in carcere e ogni 45 giorni veniva rimandato a giudizio. E poi stavo leggendo alcuni libri, tra cui l’ultima enciclica di papa Francesco: in quel testo si dice che per ricominciare dopo il Covid non possiamo aspettarci tutto dai nostri governanti, dobbiamo essere anche noi fautori del cambiamento. Ecco perché questa estate ho contattato i ragazzi di Station to Station, con l’idea di questa iniziativa. Così è iniziato tutto”.

Marino ha 59 anni e lavora come impiegato in banca. “Queste sono le mie ferie”, ride. Per riuscire a percorrere a piedi tutti gli 880 chilometri che lo separano da Roma, mantenendo la tabella di marcia, ha cominciato ad allenarsi già a giugno: “Tutti i giorni camminavo 15-20 chilometri nelle campagne vicino a casa, la preparazione è fondamentale”. Questo però non è il primo cammino in cui Marino si sperimenta: l’anno scorso era già andato a Roma a piedi percorrendo la via francigena, e ancora prima aveva fatto il cammino francese per arrivare a Santiago de Compostela (tre volte a piedi e una in bicicletta), più una volta il cammino primitivo e un’altra il cammino portoghese. “Per me camminare è una sorta di liberazione dalla quotidianità – racconta –. Ma questo cammino è diverso da tutti gli altri: pur restando un cammino spirituale e intimo, perché passo tante ore da solo sulla strada, questa iniziativa cerca di essere anche una testimonianza civile. Certo, è una cosa piccola e semplicissima: cosa c’è di più semplice di camminare? Però l’impatto che vogliamo raggiungere è molto grande”.

L’iniziativa Walking for Patrick ha subito avuto un grande successo ed è stata raccontata da giornali e televisioni: “Quando sono partito, non pensavo che avrei avuto tanto seguito – afferma –. Credevo che l’iniziativa sarebbe stata ripresa solo dal giornale locale. Fino a qualche giorno prima, non avevo neanche il profilo Facebook, e Instagram lo usavo sporadicamente. Ora continuano ad arrivarmi richieste di amicizia, e mentre cammino, ci sono persone che mi fermano e mi dicono: ma lei è quello che è passato in televisione?” Marino ha anche ricevuto diverse richieste di persone che vogliono mettersi a camminare con lui: “Stiamo cercando di organizzarci per alcune tratte dopo Bologna – spiega –. È importante che chi cammina con me sia preparato e mantenga un ritmo di marcia simile”.

Il 20 ottobre è previsto l’arrivo a Roma, dove parteciperà a un flash mob per chiedere al governo di sbloccare l’iter della legge per la cittadinanza a Zaki, e assisterà all’udienza generale di papa Francesco. “Ci andrò come singolo fedele, ma porterò anche il messaggio di libertà per Patrick – conclude –. L’obiezione che in tanti mi fanno è: perché proprio per Patrick? Ci sono tante persone che soffrono ingiustizie, dovremmo camminare per tutti. Secondo me, però, questa è la solita scusa per non fare niente. Patrick è un simbolo, simbolo dei diritti violati, della libertà d’espressione silenziata, di chi lotta contro i regimi repressivi sacrificando la sua vita. E noi abbiamo il dovere di difenderlo”.

Smile sport: atleti con disabilità motorie fanno squadra a Imperia


Un sorriso che unisce. Si chiama “Smile sport” l’iniziativa che a Imperia riunisce una quindicina di atleti con disabilità motorie e neurologiche dando loro la possibilità di essere parte di una squadra e di migliorare le proprie abilità. Il progetto è nato dal gruppo “Amici di Sergio” e cresciuto grazie alla collaborazione di Anffas.

Nel concreto ‘Smile Sport’ riunisce una quindicina di atleti con disabilità motorie e neurologiche per organizzare incontri sportivi: uno sport che viene costruito sulla persona per adattarsi alle caratteristiche e peculiarità di ognuno dei partecipanti ed esaltarne le qualità ed i talenti: un’attività sportiva che non può essere quindi preconfezionata e standardizzata ma che il coach Ruben si deve inventare e studiare prima di ogni incontro. Incontri, per il momento due alla settimana, in cui Ruben è aiutato da Umbertina e Roberto per rendere questa attività il più possibile coinvolgente e divertente.

Fondamentale per la buona riuscita del progetto la collaborazione con l’Anfass che mette a disposizione il proprio pulmino per il trasporto degli atleti. Questa iniziativa è, e vuole essere continuamente “work in progress” in quanto sempre alla ricerca di nuove attività e occasioni per coinvolgere nell’attività sportiva persone che spesso incontrano grandi difficoltà a poterla praticare. Le attività di Smile Sport sono offerte del tutto gratuitamente e pertanto è sempre attuale la necessità di reperire fondi per rendere concreti i progetti in essere e in cantiere

Ciclismo, inclusione su due ruote con “Bike School Napoli”


Bike School Napoli. Nasce la prima scuola di ciclismo in città: corsi gratuiti per i giovani svantaggiati. Tante biciclette per l’inclusione e contro le devianze, riconosciuta dalla Federazione Ciclistica Italiana. Bambini e adolescenti sono i protagonisti di un programma didattico-sportivo polivalente.

Donne e diritti: domenica sarà sport in rosa


 

 

 

Sport in rosa. Domenica si corre per i diritti e contro la violenza di genere a Sassari e Manfredonia. Il servizio di Elena Fiorani

Domenica il rosa diventa il colore della lotta contro le discriminazioni e per i diritti, della promozione della salute e della prevenzione praticata attraverso il movimento, grazie alle manifestazioni podistiche in programma a Sassari e a Manfredonia. Nella città sarda torna per la decima edizione, la Corsa in rosa, promossa dall’Asd Currichisimagna con l’Uisp. Alle 9 da piazza d’Italia partirà la corsa agonistica e alle 10 quella a passo libero per dire NO alla violenza sulle donne.

L’appuntamento in Puglia è con una camminata aperta a tutti tesa a sensibilizzare sul tema della prevenzione del tumore al seno, si parte da Piazzale Maestri d’ascia, per attraversare le vie principali della città e ritrovarsi al punto di partenza.

Parità di genere: parte il progetto #GIOCHIamoMISTI dell’Uisp Bologna


#giochiamomisti. A Bologna con l’Uisp tornei misti di calcio e pallavolo contro le discriminazioni, per promuovere pari opportunità, contrastare violenze e omotransfobia. Anche i regolamenti saranno frutto di un lavoro co-partecipato con le squadre e contempleranno la presenza di spogliatoi all-gender. Iscrizioni entro il 22 novembre.

“La Regione Emilia-Romagna favorisce il pieno sviluppo della persona e sostiene la soggettività e l’autodeterminazione femminile come elemento di cambiamento e progresso della società; contrasta ogni tipo di violenza e discriminazione di genere in quanto lesive dei diritti umani, della libertà, della dignità e dell’inviolabilità della persona […] favorisce l’equilibrio tra l’attività lavorativa, professionale e la vita privata e familiare per donne e per uomini […]”. Recita così l’art. 1 della legge regionale n. 6/2014 “Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere”. Richiamandosi a questi principi, parte il progetto Uisp Bologna #GIOCHIamoMISTI. “Sempre più donne, ragazze e bambine si stanno avvicinando a pratiche che, per decenni, erano riservate agli uomini e viceversa – spiega Uisp –. È in questo spazio che si inserisce la proposta che vuole implementare nuove modalità di gioco, nuovi modelli e nuove narrazioni che permettano di unire tutte le persone senza riproporre all’interno delle competizioni modelli tradizionali di classificazione binaria rispetto al sesso biologico”.

Realizzato in collaborazione con Polisportiva Hic Sunt Leones, ASD polisportiva il Grinta, ASD Gap Calcio 5 e ASD Crystal BO – e con il supporto della Regione – #GIOCHIamoMISTI sarà caratterizzato da tornei di calcio a 7 e pallavolo aperti a chiunque, “promuovendo il rispetto per una cultura plurale delle diversità e della non discriminazione, anche in relazione all’orientamento sessuale e all’identità di genere, e promuovendo il tema della parità uomo-donna e le pari opportunità e contrastando la violenza sulle donne e l’omotransfobia”.

“Per Uisp è un obbligo morale occuparsi delle tematiche tra sport e genere e intervenire affinché nelle nostre pratiche diventi sempre più sostanziale l’opportunità di praticare lo sport per tutte e tutti a misura di ciascuno – spiega Paola Paltretti presidente Uisp Bologna APS –. I regolamenti saranno frutto di un lavoro co-partecipato con le squadre e i partners e contempleranno la presenza di spogliatoi all-gender e la possibilità di praticare attività sportiva tramite la tessera Alias: una soluzione che permette di tesserarsi con il nome di elezione durante il cammino, per nulla semplice, della transizione di genere. Ci facciamo promotori per dare una risposta a dei problemi latenti che purtroppo ancora oggi condizionano in maniera sostanziale la possibilità di accesso alla pratica sportiva per tutte quelle soggettività Trans, intersex e non binarie molto spesso escluse e/o forzate a dei coming out non desiderati. Il nostro impegno è quello di raggiungere le persone ma anche quello di sensibilizzare in primis il nostro mondo e attraverso questo dare un contributo per sostenere nuovi modelli di gioco utili per imprimere un cambiamento di mentalità sul territorio”.

“Quando Uisp ci ha parlato per la prima volta del progetto – spiega l’ASD Polisportiva Hic Sunt Leones – ne siamo stati subito entusiasti. L’idea di poter usufruire di un vero e proprio campionato nel corso dell’anno che promuova questo spirito e permetta di ripensare un nuovo modo di fare calcio insieme ci ha subito spinti ad aderire e supportare il progetto. Quello che ci aspettiamo è un’occasione di crescita personale e collettiva, un momento di sport aperto, libero e inclusivo che sia di divertimento ma anche formativo, e possibilmente che apra una nuova porta alla città di Bologna e alle persone che la vivono”. “Vogliamo essere antenne contro ogni forma di discriminazione, contrastare la violenza di genere e gli stereotipi ancora forti nello sport – conclude ASD CrystalBO.

Tennis, il piano strategico dell’Atp per diversità e inclusione


Diversità e inclusione: è il piano strategico dell’ATP, il circuito professionistico mondiale di tennis maschile, per creare un ambiente accogliente per i giocatori LGBTQ. A differenza del tennis femminile, infatti l’ATP non conta al momento giocatori apertamente omosessuali. Il programma include anche il delicato tema della salute mentale degli atleti e del proprio staff.

Nel corso della prima settimana dello US Open, abbiamo potuto notare una grande quantità di bandiere arcobaleno e di polsini, indossati sia dai giocatori che dagli spettatori, in onore del primo Open Pride Day della storia del torneo. L’intero Slam è stato parte del piano strategico Diversity and Inclusion ideato dalla USTA per includere sempre più tennisti nella discussione. Ricordiamo che le politiche del tennis in merito non erano state esenti da critiche, come sottolineato in un precedente pezzo. A differenza del tennis femminile, l’ATP non conta al momento giocatori apertamente omosessuali, e coloro che hanno deciso di fare questo passo anni addietro si contano sulle dita di una mano, nonostante le promesse di supporto da parte del resto del Tour. Tra questi si annoverano Stefanos Tsitsipas ed il fresco vincitore dello US Open Daniil Medvedev, i quali si erano espressi dopo i rispettivi match di secondo turno.

Il canadese Fèlix Auger-Aliassime ha invece rivelato che l’ATP in questo periodo ha indetto un sondaggio tra i propri atleti riguardo le problematiche della comunità LGBTQ+. “Ho da poco iniziato a condurre un sondaggio dell’ATP riguardo la comunità LGBTQ+”, ha affermato. “È importante in quest’epoca essere informati sul tema ed avere una certa apertura mentale, e c’è bisogno che l’ATP stessa sia in prima linea. Non so bene perché non ci siano gay dichiarati nel circuito, ma per quanto mi riguarda non ci sarebbe nessun problema. Credo che per la forza dei numeri qualcuno dovrà pur esserci, ma per il momento non sembra questo il caso”. Stuzzicata dalle parole di Auger-Aliassime, Ubitennis ha approfondito il lavoro svolto dalla ATP in collaborazione con altri due enti. La decisione di supportare la LGBTQ+ è parte di un piano ad ampio respiro progettato dalla ATP, che include il delicato tema della salute mentale degli atleti e del proprio staff.

Il sondaggio a cui abbiamo accennato in precedenza è nato in seguito ad un contatto tra l’organizzazione e Lou Englefield, direttore di Pride Sports, un organismo con sede nel Regno Unito che ha il lodevole scopo di combattere la LGBTQ+fobia negli sport e migliorare le condizioni di accesso agli sport per gli atleti LGBTQ+. È stato in seguito contattato anche Eric Denison, un ricercatore di scienze comportamentali presso la Scuola di Scienze Sociali della Monash University, autore del primo studio internazionale sull’omofobia nello sport intitolato “Out on the Fields”.

“Mi ha piacevolmente impressionato l’iniziativa dell’ATP ed il loro forte desiderio di combattere il comportamento omofobico non solo nei confronti delle persone gay, ma nei confronti di tutti i giocatori”, ha scritto Denison in uno scambio di e-mail. “Nessun altro sport ha assunto questo tipo di atteggiamento nei confronti delle problematiche LGBTQ+, né ha profuso questo tipo di sforzo per cercare soluzioni”. Denison afferma che la consuetudine per anni è stata di affrontare la questione soltanto in seguito a pressioni ricevute dal movimento LGBTQ+. A supporto di questa affermazione, le ricerche che ha condotto nel suo studio hanno documentato almeno 30 casi di discriminazione nei confronti di atleti LGBTQ+ bellamente ignorati dagli organi competenti.

La Monash University ha inviato all’ATP una serie di domande con validità scientifica ai fini di scovare quei fattori che contribuiscono a creare una cultura ed un ambiente di lavoro scomodo per i giocatori gay o bisessuali. La metodologia seguita è molto simile a quella adottata da Denison nel 2020 in un’altra ricerca che si focalizzava sugli sport di squadra, specialmente sul rugby e l’hockey su ghiaccio. “Non crediamo che il tennis sia uno sport inconsciamente più omofobico di altri, ma abbiamo notato che c’è una disparità netta tra ciò che viene spesso professato dagli atleti nei confronti delle persone omosessuali (ad esempio, i tanti commenti a favore della comunità LGBTQ+ arrivati di recente) e il loro effettivo comportamento sul campo, come i tanti insulti o battute omofobiche” dice Denison. “Questo tipo di comportamento diventa consuetudine e contribuisce a creare un clima piuttosto ostile nei confronti degli atleti gay o bisessuali, che cercano quindi di nascondere la propria identità. La situazione è ancora più grave nel tennis giovanile o in quello non professionistico: le battutacce continueranno perché le persone pensano che siano innocue”.

La speranza è che in futuro sempre più tennisti si presteranno alle domande e agli studi condotti dai ricercatori al fine di capirne di più sull’argomento. I risultati saranno poi utili alla Pride Sports ed alla Monash University al fine di mettere a punto soluzioni al problema; chiaramente non sappiamo ancora quanto tempo dovrà passare perché ciò accada.

L’ATP quindi ha deciso di rendere il circuito maschile un ambiente più accogliente e sicuro per gli atleti LGBTQ+ del futuro, e per coloro che minimizzano l’importanza di questo passo nel 2021, ecco alcuni dati demografici. Sportsnet riporta dei dati del 2019 che sono allarmanti a dir poco: il 26% dei teenager americani appartenenti alla comunità LGBTQ+, in particolare quelli della fascia d’età che va dai 16 ai 17 anni, ha contemplato il suicidio almeno una volta (un dato superiore di ben cinque volte a coloro che si identificano come etero). Tra coloro i quali sono stati apostrofati con termini omofobici, il 33% ha sviluppato atti di autolesionismo, e un ulteriore 40% ha avuto pensieri al riguardo. Con più di 2000 giocatori al mondo che hanno almeno un punto nella classifica ATP, sembra quindi necessario garantire degli aiuti a chi dovesse decidere di fare coming out.