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In gioco per il futuro


Ha preso il via a Napoli, sullo storico campo di calcio all’interno del Real Albergo dei Poveri, l’iniziativa gratuita che, attraverso la pratica sportiva e le attività laboratoriali, permetterà a giovani tra i 14 e i 18 anni di scoprire le proprie capacità e i propri talenti, sviluppare relazioni positive e acquisire strumenti e competenze per facilitare il loro inserimento lavorativo.

Capofila l’associazione Fhenix con il sostegno di UniCredit e di Fondazione Milan: l’obiettivo è il sostegno sociale e culturale della città attraverso l’arricchimento dell’esperienza sportiva offerta nel centro Kodokan Napoli ai giovani del quartiere, di età compresa tra i 14 e i 18 anni con la possibilità di accedere anche ai nuovi laboratori di fotografia e di orientamento al lavoro, con stage nelle aziende.

Il progetto coinvolge altri partner sul territorio per l’individuazione dei ragazzi: i Servizi Sociali territoriali Municipalità I-II-III-VIII del Comune di Napoli, l’Associazione Sportiva Dilettantistica Spartak San Gennaro, l’Associazione S. Camillo onlus.

Sei razzista? Non gareggi


Quinn Simmons, americano campione juniores di ciclismo, è stato sospeso dalla sua squadra, la Trek-Segafredo, per un tweet razzista. “Ha rilasciato dichiarazioni che riteniamo divisive,  incendiarie e dannose per la squadra”, ha motivato la decisione la società del diciannovenne, che era stato coinvolto in polemiche a sfondo razziale già in passato, ma stavolta la società ha deciso di prendere le distanze.

Dopo il primo dibattito tv per le elezioni presidenziali Usa tra Trump e Biden, Simmons aveva risposto in maniera provocatoria alla giornalista belga José Been. Lei aveva invitato i sostenitori di Trump a non seguirla più su Twitter, Simmons le aveva risposto postando “bye” accompagnato da una manina nera, emoticon che in simili circostanze assume un significato razzista. Un saluto che ora gli potrebbe costare caro.

La risposta di Simmons ha infatti scatenato una tempesta sui social media, travolgendo ulteriormente il marchio Trek, già in difficoltà. Trek-Segafredo aveva subito denunciato su Twitter il commento di Simmons: “Il razzismo è inaccettabile”. Quindi è arrivata la nota del team: “Trek-Segafredo è un’organizzazione che valorizza l’inclusione e sostiene la diversità ed equità per tutti gli atleti. Pur sostenendo il diritto alla libertà di opinione, riteniamo le persone responsabili delle loro parole e azioni”. Come nel caso di Simmons. ” Il team e i suoi partner lavoreranno insieme per decidere come andare avanti e terranno informati i fan e il pubblico sulle decisioni prese in merito”.

Non è la prima volta che Simmons viene coinvolto in polemiche a sfondo razziale. Settimane fa, dopo le proteste esplose negli Stati Uniti per la morte di George Floyd, ucciso dalla polizia, il pro americano Cory Williams, aveva pubblicato pesanti post su Instagram sulle discriminazioni subite per il colore della pelle. “Ho lottato nella mia carriera – aveva scritto Williams – Sono diventato uno dei migliori ciclisti americani, anche il migliore della mia età. Sono stato campione nazionale e ho vinto una gara a tappe in generale, sono stato maglia verde, ho vinto oltre 20 campionati statali e sono stato tra i primi 20 nelle gare nazionali su strada da junior e non sono mai stato convocato nella squadra nazionale “. Simmons aveva risposto a Williams tramite messaggio diretto, dicendo che semplicemente non era abbastanza veloce.

E quando Williams aveva condiviso il suo messaggio con i suoi 85.000 follower su Instagram, Simmons si era scusato, affermando che stava difendendo Billy Innes, il capo di Usa Cycling per i programmi giovanili, senza mettere in dubbio le capacità di Williams. Troppo tardi, comunque, per fermare le polemiche.

Caccia alla plastica


Domenica a Napoli un’iniziativa, promossa da diverse associazioni, che lega sport e ambiente all’insegna della tutela del mare. Il servizio di Elena Fiorani.

“Caccia Alla Plastica – Swimming Edition” sarà un misto tra nuoto in acque libere, apnea e caccia ai rifiuti. Il Lungomare liberato del capoluogo campano diventerà la sede di una sfida sportiva a chi recupera  più plastica. Un membro della squadra dovrà completare il percorso di 2  km a nuoto nelle acque libere antistanti il lungomare ed altri tre si occuperanno di raccogliere la plastica, non solo in acqua ma anche sulla linea di costa limitrofa al campo di gara.

Ogni 100 grammi raccolti verranno scalati dei secondi dai tempi dei nuotatori, così i partecipanti saranno uniti nello sforzo di proteggere l’ambiente marino. Obiettivo dell’iniziativa è sensibilizzare la cittadinanza e,attraverso il gemellaggio sport e ambiente, promuovere l’acquisto di prodotti  sostenibili e la raccolta differenziata dei rifiuti

“Ability in disability”


Riparte oggi a Catania il progetto per l’inclusione rivolto a bambini e ragazzi affetti da disturbi dello spettro autistico. Giunto alla terza stagione propone lezioni di basket, scherma e aikido a giovanissimi dai 5 ai 17 anni, al fianco di istruttori specializzati in disturbi dello sviluppo. L’obiettivo è dare a tutti i partecipanti la possibilità di inserirsi socialmente.

Seguiti da quattro tutor (istruttori specializzati in disturbi dello sviluppo), i bambini e i ragazzi, seguono, nelle stesse ore di corso dei ragazzi del Cas (Centro addestramento sportivo del Cus), le lezioni di tre sport diversi: basket (dai 5 agli 8 anni), scherma (dai 9 ai 10 anni), aikido (dai 15 ai 17 anni).

“Sport e inclusione sociale – spiega il presidente del Cus Luigi Mazzone – sono capisaldi della mission, anche etica, che il consiglio da me presieduto vuole perseguire in ogni suo atto. Sport ability in disability è un progetto che abbiamo in tal senso sempre considerato prioritario. Prima di essere presidente del Cus, sono un neuropsichiatra infantile e, in questo doppio ruolo, penso di avere una grande responsabilità: provare ad elaborare progetti sociali che portino benefici alle famiglie che abbiano figli affetti da qualche vulnerabilità. Problematiche che però non devono impedire loro di potersi integrare con i coetanei. La competenza e la professionalità di chi coordina e dei tutor coinvolti nel SAD mirano proprio a questo”.

“Speriamo di coinvolgere sempre più famiglie – spiega Roberta Bottino, psicoterapeuta e coordinatrice del progetto – perché Sport ability in disability, che prende spunto dal progetto Aita, ha uno scopo fondamentale: dare a tutti i ragazzi che partecipano la possibilità di inserirsi socialmente. Lo sport in tal senso è una chiave importante, forse la più immediata, per garantire l’integrazione. Ringrazio il presidente Mazzone, la cui sensibilità per questi temi è nota, per l’importanza che da sempre ha dato e continua a dare al SAD, facendo del Cus Catania una struttura all’avanguardia in tema di sport e inclusione”.

Arriva Milla


È un progetto di crowdfunding per comunicare lo sport inclusivo attraverso un fumetto. Per realizzare il primo libro Sportfund, Fondazione per lo sport onlus ha attivato una raccolta fondi on line. L’idea è quella di esplorare, attraverso gli occhi di una bimba,  il mondo della disabilità, e far conoscere così più da vicino il mondo del gioco libero e dell’attività sportiva dei bambini disabili.

Un tuffo dove l’acqua è più blu


Marica Russo e Roberta Piovesan sono le prime tuffatrici italiane con disabilità: da circa due anni hanno iniziato questo sport e la loro ambizione è coinvolgere sempre più atleti per accedere in futuro ai Giochi paralimpici. I primi risultati ci sono: ora sono dieci i tuffatori disabili che nel nostro paese iniziano ad affacciarsi a questa nuova disciplina. A luglio si è tenuta la prima esibizione.

Marica e Roberta sono due ragazze romane, reduci entrambe da un’amputazione traumatica, che nel settembre del 2018 hanno iniziato ad allenarsi nella squadra Master dell’MR Sport di Roma con atleti normodotati. “Noi facevamo nuoto ma volevamo provare un altro sport”, racconta Marica Russo. “Mi son sempre piaciuti i tuffi ma non esisteva una società che potesse accogliere persone come noi, con una disabilità fisica. Sapevo che la MR Sport aveva una sezione di Tuffi Adapted solamente per ragazzi con handicap intellettivi. Ho chiesto informazioni alla società e mi hanno proposto di provare ad allenarmi con altri atleti normodotati”. La sua scelta è stata seguita anche da Roberta Piovesan, che racconta: “Io soffro di vertigini e ho difficoltà a tuffarmi con una gamba sola, ma quando Marica mi ha lanciato questa sfida l’ho accolta volentieri. Ora non posso più fare a meno di questa adrenalina che provoca anche dipendenza”.

In poco tempo, le atlete si sono introdotte nella squadra e l’allenatrice ha elaborato una preparazione tecnica specifica per loro. “Ho dovuto adattare gli allenamenti alle loro esigenze”, racconta Paola Flaminio. “Ho compreso con il tempo che Roberta, non avendo la parte inferiore della gamba, ha difficoltà nell’equilibrio. Così ho deciso di che per avere una maggiore stabilità doveva partire a braccia aperte. Marica, invece, priva di una parte del braccio, ha difficoltà nella raggruppatura, la posizione che permette di raccogliersi stringendo le gambe al petto. Ha imparato a raggruppare con la sola forza degli addominali”.

Ora le due ragazze, oltre a tuffarsi dal trampolino di un metro, hanno raggiunto altre altezze: quello da tre e la piattaforma da cinque. “Marica e Roberta hanno imparato tutti i tuffi di base fino al salto mortale – prosegue Paola Flaminio – Abbiamo fatto le rotazioni avanti e ora stiamo lavorando su quelle indietro che sono più tecniche. Prossimo obiettivo è imparare il salto mortale e mezzo”.

I partecipanti sono aumentati e hanno fatto la loro prima esibizione, grazie anche all’interesse mediatico e al sostegno della Federazione italiana nuoto paralimpico. “Abbiamo dato a tutte le discipline d’acqua un riconoscimento statutario – ha detto il presidente Finp Roberto Valori – anche per i tuffi. Devono però crescere i partecipanti”. Nella decima edizione della Roman Junior Cup, che si è svolta dal 22 al 24 luglio 2020 al Kursaal di Ostia, in occasione del quinto torneo di tuffi per intellettivi, hanno così debuttato i primi sette tuffatori con disabilità fisica.

di Pierluigi Lantieri

Football is more


E’ il torneo di calcio svizzero per squadre giovanili a cui partecipano giovani talenti con disabilità, conquistando l’opportunità di dimostrare le loro abilità e il loro amore per il calcio, incontrando gli “special team” di alcuni prestigiosi club europei. L’obiettivo è incentivare i ragazzi a praticare un’attività sportiva e a dar prova del loro impegno, favorendone in questo modo la crescita e l’integrazione.

 

BeActive


Fino al 30 settembre la Settimana europea dello sport mette in moto i cittadini per promuovere sani stili di vita. Il servizio di Elena Fiorani

Lanciata nel 2015 dalla Commissione Europea ed organizzata ogni anno dal 23 al 30 settembre, la Settimana Europea dello Sport promuove l’attività fisica e motoria e gli stili di vita sani e attivi, con l’obiettivo di incrementare il benessere fisico e mentale dei cittadini europei. L’edizione 2020 ovviamente si presenta diversa dalle precedenti e si focalizza sull’incentivazione dell’aggregazione sportiva, attraverso allenamenti ed eventi organizzati sull’intero territorio nazionale.

Sempre più a livello europeo lo sport viene valorizzato come strumento utile a coinvolgere i più giovani e a favorire l’inclusione socio-economica e l’integrazione delle persone con fragilità. Quest’anno l’iniziativa sarà caratterizzata dalla pratica sportiva all’aperto e dal sostegno agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU.

Back To Sport


È la raccolta fondi promossa da Sport Senza Frontiere e dedicata a tutti i bambini che tra settembre ed ottobre inizieranno  nuovamente le loro attività. Per molti lo sport è lusso che non possono permettersi, per questo l’organizzazione ha attivato una  raccolta fondi sulla Rete del dono, per garantire ai ragazzi di entrare in una società sportiva e di praticare tutto l’anno.

Sport Senza Frontiere lavora per favorire l’inclusione sociale, attraverso lo sport, di bambini e ragazzi che vivono in condizioni di disagio socio-economico. Sotto la guida di operatori qualificati e in collaborazione con una rete solidale di partner e associazioni sportive, vengono organizzati percorsi sportivi gratuiti per oltre 400 bambini ogni anno.

In Italia purtroppo, stando alle ultime ricerche, continua a crescere non solo il divario tra ricchi e poveri, ma soprattutto aumenta la quota delle famiglie che vivono in condizioni di povertà assoluta. E’ proprio tra le fasce più deboli della popolazione, per i bambini che vivono in situazioni di grave marginalità, che lo sport diventa uno strumento prezioso di benessere e di inclusione sociale. Sport senza frontiere collabora con diversi enti segnalatori (servizi sociali del Comune, scuole, SPRAR, comunità locali) per individuare i minori più bisognosi da inserire nelle attività sportive, ed ha costruito una rete di società (oltre 130) che accoglie i bambini nelle città di Roma, Milano, Napoli, Torino e Bergamo.

Progetti speciali


Il ministro per le Politiche giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, ha chiesto in commissione Cultura alla Camera che una parte delle risorse del recovery fund siano destinate al sistema sportivo. Per l’efficientamento energetico dell’impiantistica, ma anche per progetti sociali che coinvolgano i giovani, le società e le associazioni dilettantistiche del territorio.

“Il nostro ministero si sta già concentrando nella richiesta di almeno un miliardo di euro che possa essere complessivamente indirizzato all’impiantistica sportiva” ad esempio “in tema di efficientamento energetico e di transizione al digitale per metterci al pari degli altri Paesi europei”, anche con “una attività di riorganizzazione” sul territorio nazionale. Così il ministro per le Politiche giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, in audizione in commissione Cultura della Camera sulle proposte per l’utilizzo di risorse del Recovery fund in ambito sportivo.

La convinzione del ministro è che “attraverso queste misure si possa contribuire davvero non solo a quello che ci richiede l’Europa per l’utilizzo del Recovery fund, ma anche al recupero – il prima possibile – del sistema sportivo all’indomani di una emergenza sanitaria così difficile”. Tutto questo “si accompagna alla necessità che abbiamo di disegnare una strategia complessiva del mondo dello sport, molto spesso finora a breve termine e senza una visione strategica. Ecco perché – conclude Spadafora – nelle prossime settimane continueremo l’ascolto il confronto costante con tutte le rappresentanze del mondo dello sport, dai vertici nazionali fino a quelle articolate in modo più vario”.