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Ciclismo, donne e uomini avranno gli stessi premi a Giochi, Mondiali ed Europei


Diritti in volata. Scatto in avanti per la parità di genere nel ciclismo: d’ora in poi uomini e donne che prenderanno parte ad Olimpiadi, Paralimpiadi, Mondiali ed Europei percepiranno gli stessi premi. In questo sport la componente femminile si sta affermando sempre di più negli ultimi anni e la lotta per l’uguaglianza nei premi si sta intensificando.

Includere con lo sport: al via il nuovo progetto dell’Acsi


Includere con lo sport. Al via il nuovo progetto dell’Associazione centri sportivi italiani rivolto ai giovani dai 16 ai 30 anni con disabilità e con disagio socio-economico che non praticano attività. Grazie a questa iniziativa verranno formati 160 tecnici in tutta Italia.

Il primo passaggio si baserà sulla divulgazione e sul consolidamento di competenze e partirà con 40 ore di formazione, grazie alle quali gli istruttori coinvolti avranno l’opportunità di seguire e accompagnare per 6 mesi le ragazze e i ragazzi che si riavvicineranno al mondo dello sport. Al termine di questi 6 mesi di attività sportiva e vita condivisa, circa 160 giovani supporteranno le Asd coinvolte, grazie ad una borsa lavoro che li vedrà impegnati in percorsi di inserimento lavorativo nel periodo estivo e nell’organizzazione di centri estivi. Con il sostegno del Dipartimento dello sport, il progetto dell’Acsi vuole diffondere e consolidare nuove competenze nella gestione di situazioni di fragilità e svantaggio in termini di inclusione attraverso lo Sport.

“Questo progetto per noi significa far uscire le persone da casa– spiega all’agenzia Dire il presidente dell’Acsi, Antonino Viti- perché sappiamo che molto spesso le persone disabili possono recuperare l’autostima, la voglia di stare insieme e mettersi a disposizione di una squadra, per poter avere la possibilità di essere incluso nella società. Lo sport è lo strumento giusto per fare questo”. La responsabile dell’ufficio progetti Acsi, Patrizia Sannino, definisce ‘ICS-Includere Con lo Sport’ un progetto “innovativo perché abbiamo deciso di non concepirlo solo sui disabili. Lo sport siamo abituati a pensarlo come un fine, invece noi lo utilizziamo come un mezzo e per questo il progetto nasce con un grande bisogno di formazione. Le competenze per noi sono fondamentali e così formeremo 160 tecnici in tutta Italia, attraverso le Asd, che faranno svolgere attività fisica ai ragazzi. Alla fine utilizzeremo lo sport come strumento di inclusione lavorativa, perché le persone disabili, dopo aver assorbito informazioni, riverseranno la loro esperienza sui bambini dei centri estivi”.

Legge di Bilancio, torna l’educazione motoria nelle classi quarte e quinte della primaria


Tutti a scuola. La Legge di Bilancio approvata la scorsa settimana, prevede l’insegnamento curricolare dell’educazione motoria nelle classi quarte e quinte della primaria. Si tratta di due ore aggiuntive per cui saranno necessari 4.800 nuovi insegnanti specializzati, oltre a spazi adeguati: infatti più del 40% delle scuole primarie è privo di palestre.

Secondo i calcoli di Tuttoscuola, dei 4.800 nuovi posti, di cui 2.340 per le quinte del prossimo anno scolastico, il maggior numero di posti è atteso in Lombardia (768), Campania (512 posti), Sicilia (444) e nel Lazio (442). E servirà un concorso per assumere i docenti. “Tutte le 32 mila classi quarte e quinte di scuola primaria funzionanti a orario normale avranno due ore di educazione motoria aggiuntive all’attuale orario di funzionamento (attualmente variabile tra le 27 e le 30 ore settimanali), mentre nelle 18 mila classi funzionanti a tempo pieno (40 ore settimanali) le due ore saranno in compresenza. – sottolinea Tuttoscuola – Sarà interessato a questa riforma organizzativa e disciplinare quasi un milione di alunni”.

Per le 32 mila classi che avranno due ore di orario aggiuntivo settimanale (625 mila alunni, di cui 320 mila già dal prossimo anno scolastico) l’orario settimanale si attesterà tra le 29 e le 32 ore, determinando in molti casi il ricorso ad almeno un rientro pomeridiano, spiegano gli esperti. E in caso di rientri a scuola nel pomeriggio “si renderà necessario da parte dei Comuni organizzare il servizio di mensa (locali per la refezione e somministrazione dei pasti) e potenziare i servizi di trasporto con oneri economici non indifferenti per il cui sostegno non c’è traccia alcuna nel finanziamento previsto, calcolato soltanto per gli oneri del nuovo personale insegnante. Non sono previsti neanche fondi per il personale Ata”. Nessun onere aggiuntivo, invece, per i servizi di mensa dei 364 mila alunni che, frequentando il tempo pieno, fruiscono già del servizio di mensa nei locali appositamente predisposti.

Sono complessivamente 8.798 le palestre esistenti, il 59,3% delle 14.847 scuole primarie funzionanti nel 2020-21. Più del 40% delle scuole primarie è, pertanto, privo di palestre: in tutto 6.049 scuole. Dove svolgeranno l’attività motoria e sportiva i nuovi insegnanti specializzati? “Si direbbe che gli estensori della bozza della legge finanziaria non si siano posti il problema, – commenta Tuttoscuola, che ha elaborato i dati dell’anagrafe dell’edilizia scolastica del Portale dati del Ministero – tant’è che le risorse finanziarie impegnate (cfr. art. 103) non prevedono specifici oneri di spesa per nuove palestre, se non nel generico impegno a sostegno dell’edilizia scolastica nel successivo art. 104”.
Probabilmente, sottolineano gli esperti, soprattutto nei grossi centri abitati e nelle grandi città, le scuole primarie prive di proprie palestre possono utilizzare palestre di scuole vicine, in particolare di scuole secondarie di I e di II grado.

Ma nelle periferie o lontano dai grandi centri abitati l’utilizzo di palestre vicine è improbabile. “Le scuole dovranno arrangiarsi – come probabilmente stanno già facendo per il numero di ore attualmente previsto – con rischio però di dequalificazione dell’attività; oppure in alternativa occorrerebbe organizzare il trasporto degli alunni (da parte dei Comuni), con l’inconveniente dei tempi di viaggio sottratti alla normale attività didattica”. “Alla luce di queste criticità complessive, – commenta Tuttoscuola – sembrerebbe più opportuno inquadrare questa novità all’interno di un piano pluriennale di realizzazione dei servizi necessari, con una conseguente gradualità di applicazione di questa riforma”.

Pallamano da spiaggia, le atlete non saranno più costrette a indossare un bikini


Oltre le gambe c’è di più. La Federazione internazionale di pallamano ha cambiato il regolamento sulle divise femminili del gioco da spiaggia, che costringeva le atlete a indossare un bikini. La modifica è arrivata dopo le proteste degli ultimi mesi, avviate dalle giocatrici della Norvegia, e una raccolta firme che ha superato le 60.000 adesioni.

La Federazione di pallamano (IHF) ha cambiato il regolamento sulle divise femminili previste per praticare la pallamano da spiaggia (beach handball), dopo che negli ultimi mesi c’erano state ampie critiche sul fatto che la divisa richiesta alle atlete fosse un bikini aderente e succinto, mentre quella dei maschi era più comoda e coprente. Le polemiche erano iniziate a luglio, quando le giocatrici della squadra di pallamano da spiaggia della Norvegia erano state multate dalla commissione disciplinare della Federazione europea di pallamano (EHF) perché durante una partita dei campionati europei avevano indossato dei pantaloncini anziché gli slip di un bikini in segno di protesta contro le regole sull’abbigliamento dello sport, giudicate inique e sessiste.

Le nuove regole sull’abbigliamento della pallamano da spiaggia prevedono che le atlete “debbano indossare pantaloncini corti aderenti”, e non più “slip del bikini con una vestibilità aderente e tagliati con un angolo in alto verso la parte superiore della gamba”; allo stesso modo, i disegni inclusi nel nuovo regolamento non indicano più un top succinto, come quello richiesto in precedenza, ma una canotta simile a quella della divisa degli uomini, che prevede canottiera e pantaloncini, fin sotto il ginocchio, purché “non siano troppo larghi”.

La modifica è arrivata dopo una campagna sostenuta dall’organizzazione che si occupa di uguaglianza di genere Collective Shout, durante la quale sono state raccolte più di 60mila firme. In questi mesi il ministro per la Cultura e lo Sport norvegese, Abid Raja, aveva definito le regole sulle divise femminili “del tutto ridicole” e varie associazioni sportive avevano chiesto le dimissioni dei presidenti dell’IHF e dell’EHF. Nel frattempo i ministri dello Sport di Danimarca, Norvegia, Svezia, Islanda e Finlandia avevano inviato una lettera all’IHF per invitare la Federazione ad aggiornare le regole sull’abbigliamento non soltanto perché soddisfacessero le esigenze delle atlete, “ma anche per sostenere e incoraggiare tutti gli atleti e le atlete a praticare questo sport indipendentemente dal loro genere e dal loro background”.

Diritti, gli atleti paralimpici testimonial della campagna della regione Marche


Lo sport non sta a guardare. I campioni scendono in campo per i diritti. I nuovi testimonial della campagna promossa dalla Commissione pari opportunità della regione Marche per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere e di ogni forma di discriminazione sono cinque atleti paralimpici. Gli sportivi si aggiungono ad altri cinque che sono già parte della campagna.

Sono il campione di origini senegalesi trapiantato nel Maceratese Ndiaga “Cenga” Dieng, bronzo alla paralimpiadi di Tokio nei 1500 metri; la recanatese Federica Sileoni che ai giochi paralimpici in Giappone ha gareggiato nel paradressage; il pivot marchigiano del basket in carrozzina Sabri Bedzeti; Francesca Kosinska, plurimedagliata jesina vincitrice a luglio del 39° campionato assoluto di nuoto Finp; il giovane fiorettista di Monte San Pietrangeli, Michele Massa.

“Il nostro progetto di sensibilizzazione grazie all’adesione del Comitato italiano paralimpico sezione Marche – evidenzia la presidente Maria Lina Vitturini – si arricchisce di nuovi testimonial. Diventano undici gli atleti che presteranno il loro volto alla campagna contribuendo a veicolare in maniera più incisiva il messaggio di contrasto a ogni forma di violenza e discriminazione”.

I cinque atleti Cip si aggiungono infatti ai sei testimonial che già avevano scelto di partecipare alla campagna. La pattinatrice Valentina Marchei, il ginnasta Carlo Macchini, la campionessa di spada Elena Ferracuti, il ballerino Ivano Cottini, l’avvocato Alessia di Girolamo e la vincitrice della XIII edizione di X Factor Sofia Tornambene.

Afghanistan, i talebani spengono l’unico canale sportivo


Sport al bando. In Afghanistan i talebani spengono l’unico network sportivo, 3Sport Tv, che è stato costretto a interrompere le trasmissioni, dopo dieci anni di attività, in cui ha raccontato eventi che si disputavano nel Paese e nel mondo. Il divieto allo sport femminile imposto dai talebani è uno dei motivi principali che ha portato alla chiusura dell’emittente.

Non avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbe stato intervistato da un giornalista sulla sospensione della sua trasmissione televisiva. Shafiqullah Salim Pouya sta ancora pensando ai giorni in cui progettava, nei viali dell’Università di Kabul, un mezzo attraverso il quale portare lo sport nelle case dei cittadini afghani. Negli ultimi due mesi, da quando i talebani hanno preso il potere, tutti i diritti e le conquiste del popolo afghano si sono sgretolati uno dopo l’altro. Circa il 70% dei media ha cessato la propria attività. Tra questi 3Sport Tv unico network sportivo televisivo del Paese, nato dieci anni fa, che copriva gli eventi sportivi in Afghanistan e nel mondo. La libertà di parola e l’attività di centinaia di testate giornalistiche cartacee, televisive e radiofoniche sono tra le conquiste più importanti degli ultimi due decenni e sono ora sull’orlo dell’estinzione. Dopo l’acquisizione del potere da parte dei talebani, circa il 70 per cento dei media nel Paese ha cessato di funzionare. Il Comitato per la sicurezza dei giornalisti afghani, ha recentemente affermato che il tasso di informazione in Afghanistan ha raggiunto il livello più basso degli ultimi 20 anni.

Le restrizioni dei talebani hanno colpito non solo i piccoli media, ma anche i canali televisivi. Tra questi ultimi 3Sport Tv, l’unico canale televisivo sportivo in Afghanistan che trasmetteva eventi sportivi che si disputavano nel Paese e nel mondo. Shafiqullah Salim Pouya, il fondatore di 3Sport Tv, ricorda quando, al primo anno di università decise di creare una stazione televisiva completamente dedicata allo sport: “Mosso da una grande determinazione e nonostante i timori iniziali perché le persone non prestavano molta attenzione allo sport, grazie ad un investimento iniziale di un milione di dollari sono riuscito nel mio intento”.

Oltre a seguire gli eventi sportivi, 3Sport Tv ha organizzato anche diverse competizioni. Salim Pouya racconta di aver iniziato con “100 persone e in fasi diverse, secondo necessità, di averne impiegate anche più di cento. Soddisfacente il numero di spettatori che il network è riuscito a conquistare in dieci anni, anche se non ha mai raggiunto il livello che ogni uomo d’affari immagina. Nonostante tutte le difficoltà, 3Sport ha continuato a operare fino a quando i talebani non hanno preso il potere”. “Dopo l’arrivo dei talebani, a causa delle restrizioni imposte ai media, la cessazione delle attività sportive femminili e con essa il divieto di trasmettere programmi sportivi che coinvolgessero le donne abbiamo dovuto sospendere la programmazione”. Ed è proprio il divieto allo sport femminile imposto dai talebani uno dei motivi principali per cui 3 Sport Tv ha interrotto le sue attività.

A seguito di ciò Pouya è stato costretto a licenziare decine di dipendenti che in questi dieci anni avevano lavorato duramente. “Di certo non ci aspettavamo che potesse accadere una cosa del genere”. Tuttavia, Salim Pouya , anche se oggi non nasconde dolore e frustrazione per la cessazione dell’attività dei media afghani, continua a sperare che, se la situazione migliorerà, possano riprendere le trasmissioni dell’unica rete sportiva afgana, che ribadisce – è una finestra di sano intrattenimento per la gente, specialmente per i giovani. Attivisti per il diritto alla libera informazione e i sostenitori dei media, la maggior parte dei quali non si trova attualmente in Afghanistan, avvertono che se la situazione attuale non verrà affrontata, la maggior parte delle testate giornalistiche verrà chiusa nei prossimi giorni annullando così vent’anni di battagli e sacrifici fatti per la conquista della libertà di espressione in Afghanistan.

Festival del ciclista lento: a Ferrara si celebra il gusto di pedalare con calma


 

 

Festival del ciclista lento. Inizia oggi a Ferrara l’appuntamento votato alla lentezza e al sapersi godere il bello del ciclismo non competitivo. Il servizio di Elena Fiorani.

Chi va piano va sano e va lontano… potrebbe essere questo lo slogan del festival che per tre giorni accoglierà campioni della bicicletta e ciclisti della domenica, per celebrare il gusto di pedalare con lentezza, assaporando le bellezze del territorio e delle relazioni e assecondando i ritmi del proprio corpo.

In programma incontri, proiezioni, presentazioni con ospiti del mondo sportivo e paralimpico, ma anche artisti, giornalisti e scrittori. Domani appuntamento con la pedalata più lenta del mondo: 5 km in 5 ore nel centro storico di Ferrara, con soste per conoscere i monumenti e le storie della città, ascoltando i racconti degli scrittori in bicicletta.

Tam Tam Basket, i cestisti senza cittadinanza esclusi dalla Federazione Pallacanestro


Gioco anch’io. No, tu no. Sono nati in Italia, frequentano la scuola ma, non avendo ancora compiuto i 18 anni, non godono della cittadinanza italiana, così i ragazzi della Tam Tam Basketball, figli di immigrati, non possono giocare nel campionato di eccellenza. Presentato un ricorso al Tar per sospendere l’efficacia e poi annullare il diniego della Federazione

Rischia di infrangersi contro la barriera della burocrazia il sogno del Tam Tam Basketball associazione sportiva dilettantistica nata alcuni anni fa a Castel Volturno su iniziativa di Massimo Antonelli – ex cestista che ha giocato nella Virtus Bologna e nel Napoli Basket – per favorire l’integrazione sociale e sportiva dei bambini e dei ragazzi figli di immigrati della zona. Sono nati in Italia, frequentano la scuola ma, non avendo ancora compiuto i 18 anni, non godono della cittadinanza italiana. È una esperienza, quella del Tam Tam Basketball della quale hanno parlato giornali e televisioni nazionali e internazionali e che è molto nota nel contesto sportivo a livello internazionale. Di recente, per esempio, la National Basketball Players Association , la più vecchia associazione sindacale fra le quattro maggiori leghe sportive statunitensi che annoverano i giocatori di NBA, ha donato al Tam Tam Basketball nuovi canestri. Lo stesso comune di Castelvolturno, a valle di un bando, ha concesso in comodato alla squadra un palestra.

Nessuna deroga
Tutto ciò, però, non è sufficiente per la Federazione Italiana di Pallacanestro. Il 24 settembre quest’ultima, infatti, ha detto no alla richiesta di Tam Tam Basketball di disputare l’Eccellenza in deroga alle disposizioni regolamentari che impongono un limite massimo di due atleti stranieri. Chiama in causa una selva di regolamenti e tira in ballo anche la circostanza che non tutte le altre squadre del campionato di Eccellenza hanno espresso parere favorevole alla deroga. Partita persa a meno che, sul filo della sirena, un tiro da tre non ribalti il risultato. Nello specifico potrebbe essere il ricorso al Tar Campania firmato dagli avvocati Luca Tozzi e Melania Capasso. Chiedono ai giudici amministrativi di sospendere l’efficacia e poi di annullare il diniego della Federazione. I legali fanno riferimento alla legge numero 12 del 20 gennaio 2016 che «riconosce nell’ordinamento giuridico italiano il cosiddetto ius soli sportivo ed è rivolta a tutti i minori che risiedono regolarmente sul territorio almeno dal compimento del decimo anno di età. Per loro è prevista l’iscrizione alle federazioni con le stesse procedure previste per il tesseramento dei cittadini italiani». Ricordano, ancora, che proprio la Federazione italiana di Pallacanestro qualche anno fa, sempre a proposito del Tam Tam Basketball, si era pronunciata in maniera diversa da quanto abbia fatto oggi ed aveva consentito così alla squadra di partecipare al campionato regionale. Richiamano, inoltre, importanti principi comunitari contrari alla discriminazione e finalizzati all’inserimento ed alla integrazione dei minori che praticano sport, italiani o no che siano. «Speriamo tutti che la Federazione ci ripensi – dice Antonelli – o che il ricorso sia accolto favorevolmente. Sarebbe veramente un peccato deludere i ragazzi».

Pallanuoto, Giusi Malato prima donna su una panchina di serie A1 maschile


La prima volta. Giusi Malato, campionessa di pallanuoto e prima donna a vincere la calottina d’oro, è anche la prima a sedere su una panchina di serie A1 maschile, come assistant coach di Peppe Dato all’Adr Nuoto Catania. Si tratta di una vera e propria svolta nel mondo dello sport e della pallanuoto maschile in particolare.

Nella sua carriera da allenatrice ha guidato inizialmente le giovanili dell’Orizzonte, poi la prima squadra e successivamente si è dedicata ai ragazzi allenato in serie C la Nettuno con la quale ha ottenuto la promozione in serie B, categoria in cui ha allenato. È stata anche la prima donna a vincere il prestigioso premio “Calottina d’oro” nel 2003.

Una pagina di sport importante non solo per la società rossazzurra, che ha affidato alla campionessa la gestione del piano vasca della piscina Scuderi e del settore tecnico giovanile, ma anche per l’intero mondo dello sport. “È difficile che io non riesca a gestire l’ansia, ma devo ammettere che venerdì notte ho dormito poco in vista dell’impegno di sabato“, spiega Giusi Malato non nascondendo l’emozione vissuta nello scorso weekend.

“Essere l’assistente di Peppe Dato in una squadra maschile, benché io conosca tutti i ragazzi, è un’esperienza forte per una donna essendo la pallanuoto da sempre uno sport ‘maschilista’. Vedere una donna in panchina può essere destabilizzante, ma Peppe Dato è un signore e i ragazzi sono stati bravissimi. Ci siamo parlati, puntando sul confronto diretto e schietto, senza filtri. Da colleghi“, prosegue.

“Io conoscendo molto bene il mondo della pallanuoto, l’ambiente e le scaramanzie che possono caratterizzare una squadra e i momenti pre partita, sono stata un passo indietro. Mi piace ascoltare, imparare e rispettare anche i tempi degli altri. A parte l’emozione iniziale, poi sono subito entrata nel ruolo!”, racconta.

Sulla presenza delle donne in panchina in un campionato maschile come quello della massima serie della pallanuoto, Giusi Malato ha dichiarato: “Al nostro sport la presenza delle donne potrebbe fare senz’altro bene, sarebbe un valore aggiunto, nel mio caso sono felice di mettere la mia esperienza al servizio della società e della squadra, l’importante è lavorare serenamente come sto facendo io con il gruppo”.