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Basket e carcere: effettuate le ultime selezioni per il progetto The Cagers


Basket e carcere

Le selezioni dei giocatori sono quasi ultimate e presto ci sarà la rosa dei 14 detenuti giocatori. È il progetto The Cagers che ha effettuato l’ultima giornata di selezione nel carcere di Trieste: l’iniziativa diventerà anche un docu-film.


Il lungo viaggio dello staff tecnico per le selezioni del progetto The Cagers in giro per l’Italia sta per concludersi. Nei giorni scorsi i coach Stefano Attruia, Federica Zudetich e Donato Avenia sono stati protagonisti di una giornata di riprese a Roma, con il Colosseo a fare da sfondo, nella emozionante cornice del playground di Colle Oppio messo a disposizione da Sport e Salute. Perché The Cagers è un progetto sociale e di recupero che diventerà anche un docu-film dove si racconterà la storia di un gruppo di detenuti/giocatori pronti a trasformarsi in una vera e propria squadra di pallacanestro.

Gli allenatori negli ultimi mesi hanno percorso migliaia di chilometri per scegliere, all’interno delle carceri italiane, 14 candidati che formeranno The Cagers. Ieri è stata la volta del carcere romano di Rebibbia mentre oggi è stata effettuata l’ultima giornata di selezione presso il carcere di Trieste. La città giuliana ed il carcere Ernesto Mari saranno poi la sede dove la neonata squadra inizierà il suo percorso sportivo.

“Abbiamo incontrato tanti detenuti – commenta Stefano Attruia, dello staff tecnico di The Cagers – in ogni angolo d’Italia. Abbiamo ascoltato le loro storie, abbiamo effettuato degli allenamenti di basket e, dopo la tappa di Trieste, saranno scelti definitivamente i 14 che comporranno la rosa. Questa, per ora, è la parte più difficile, soprattutto emotivamente. Ognuno di loro avrebbe avuto diritto di poter ottenere una possibilità di far parte della squadra ma non è, purtroppo, possibile. Speriamo però che questa iniziativa apra, non solo simbolicamente, le porte delle carceri italiane per dare ai detenuti, attraverso lo sport, una possibilità in più di riscatto per il loro reinserimento nella vita quotidiana”.

La squadra inizierà il proprio percorso sportivo con l’avvio della preparazione atletica agli ordini di Caterina Todeschini. Un nuovo ingresso di grande valore nello staff di The Cagers. Caterina Todeschini è preparatore fisico della Pallacanestro Femminile Famila Schio (con cui ha vinto 4 scudetti , 5  volte la Coppa Italia ed altrettante la Supercoppa Italiana) . Da 17 anni è anche Strength and Conditioning Coach delle Squadre Nazionali della Federazione Italiana Pallacanestro da 17 anni e preparatore fisico dei Centri di Alta Specializzazione giovanile FIP del SSNF.

Ritardi e figuracce in vista delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026


Ritardi e figuracce

Per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 gli investitori privati sono in fuga, i lavori in ritardo e ci sono già cattedrali nel deserto. Ancora una volta l’Italia fatica a organizzare un evento sportivo di richiamo mondiale.


L’Italia s’è desta, lo è sempre stata quando si tratta di gareggiare. Dorme un sonno profondo quando deve organizzare un evento sportivo a livello internazionale. Lo schema onirico è rodato. Si parte con l’annuncio che le opere saranno a carico dei privati, che costeranno poco e che porteranno un indotto funambolico con migliaia di posti di lavoro. All’ora del risveglio, due anni e due mesi prima dell’inaugurazione, siamo di fronte di un budget che ha sforato i 4 miliardi di euro, in massima parte pubblici, con il corredo di opere infrastrutturali in ritardo massiccio a eccezione di quelle, vedi il caso del villaggio olimpico allo scalo Fs di Porta Romana, che promettono ipervalutazioni immobiliari in una città come Milano, non particolarmente bisognosa di altri rincari nel mattone.

Data la posta in palio in termini finanziari e di ritorno di immagine, i Giochi sono diventati la palestra per polemiche e spaccature all’interno dell’esecutivo. La squadra di Giorgia Meloni, salvo imprevisti nel genere Papeete 2019, si presenterà compatta all’inaugurazione prevista il 6 febbraio 2026 nello stadio di San Siro, prima opera a fallire l’obiettivo che prevedeva abbattimento e ricostruzione. Compatta si fa per dire. A proposito di Papeete, il leader dell’opposizione interna al governo, Matteo Salvini, ha già avuto divergenze con il collega vicepremier forzista Antonio Tajani, che vorrebbe coinvolgere il Piemonte presieduto dall’altro berlusconiano Alberto Cirio, e con il fronte Fdi guidato dal ministro dello sport Andrea Abodi.

La situazione attuale è che la pista Eugenio Monti di Cortina d’Ampezzo, che accoglierà le gare di bob, slittino e skeleton è stata quasi interamente demolita. Ricostruirla con criteri moderni ed ecosostenibili, cioè evitando la refrigerazione artificiale ad ammoniaca, costerebbe nell’ordine di 150 milioni e difficilmente l’impianto sarebbe pronto per i Giochi. Lo stesso direttore tecnico dello slittino, l’ex olimpionico e pluricampione del mondo Armin Zoggeler, ha commentato che una pista nuova «non ha senso».

Il rischio di obsolescenza non riguarda il Palaitalia, palazzetto da sedicimila posti dedicato al torneo di hockey su ghiaccio nel quartiere Santa Giulia, alla periferia sud di Milano. Sulle ali del trionfo in Coppa Davis datato 26 novembre, il presidente della Federtennis Angelo Binaghi aveva proposto appunto il Palaitalia come sede per le finali di Coppa del novembre 2025. Niente da fare. Il cantiere, inaugurato dal sindaco Beppe Sala due giorni dopo la vittoria di Jannik Sinner e compagni il 28 novembre, accusa ritardi che lo porteranno a un’inaugurazione prevista entro la fine del 2025, dunque non in tempo utile per allestire il torneo tennistico che potrebbe andare al Forum di Assago. In più, c’è un problema di extracosti passati da 180 milioni a 250-280 milioni. In teoria la tedesca Cts eventim, general contractor dei lavori affidati al consorzio Eteria fra Vianini (Caltagirone), Itinera (Gavio) e Icop, dovrebbe accollarsi i rincari. In pratica li coprirà il governo, secondo la tradizionale interpretazione italiana del project financing. Sul torneo di hockey aleggia la fatwah della Nhl, il maggiore campionato professionistico del mondo, che potrebbe negare la partecipazione ai suoi atleti perché il tempo per collaudare il Palaitalia è insufficiente.

Il capitolo sponsor è un altro tasto dolente. Bisognava trovare 500 milioni di euro per sostenere il contributo pubblico e a luglio del 2022, con l’arrivo di Esselunga, il fundraising sembrava iniziato con il piede giusto. A fine dello scorso anno il piatto piangeva a dirotto con poco meno di 50 milioni raccolti da Vincenzo Novari, ad della Fondazione Milano-Cortina. Estromesso Novari, Abodi ha nominato Andrea Varnier, che si è fatto le ossa a Torino 2006 e ha lavorato alle olimpiadi estive di Rio dieci anni dopo. Il manager veronese è arrivato a raccogliere oltre 200 milioni. Ma circa metà della cifra arriva dalle Fs e dall’Eni, due gruppi che hanno il ministero dell’economia come azionista principale. A seguire nella lista si candidano Poste ed Enel, anche queste targate Mef almeno finché il governo non riuscirà a privatizzarle. Peraltro l’Eni pagherà gran parte dei suoi 45 milioni di euro in natura, con benzina e gasolio. Le Ferrovie, spinte a donare generosamente perché fra pochi mesi si rinnoverà il cda della holding, hanno aggiunto all’obolo il treno notturno “Cadore” fra Roma e Cortina o meglio fra Roma e Calalzo perché a Cortina la stazione è chiusa dal 1964. Saranno dieci ore abbondanti di tragitto in un ambiente old style più cinquanta minuti di pullman. Di che rimpiangere la proposta, bocciata, di un ennesimo nuovo aeroporto lanciata dalla ministra del turismo Daniela Santanchè e il progetto in corso di eliporto proposto in società fra la Save di Enrico Marchi e Andrej Toporov, magnate russo-kazako con residenza a Jesolo e proprietario dell’hotel Ampezzo.

Con questo quadro complessivo, i lavori procedono a rilento quasi ovunque. L’inevitabilità del ritardo è garantita da una filiera di governance che pure si dichiara decisionista. La Fondazione Milano-Cortina, partecipata dagli stakeholder, ha in dotazione 1,5 miliardi di fondi ed è in perdita per 75 milioni di euro aggregati nel biennio 2021-22, com’è normale in questa fase. Nel 2020 è stata costituita la Simico infrastrutture Milano-Cortina controllata alla pari da Mef e Mit, con il restante 30 per cento diviso tra Lombardia, Veneto e le due province di Trento e Bolzano. Simico è la stazione appaltante delle opere ed è presieduta da Veronica Vecchi, docente alla Sda-Bocconi e subcommissaria ai mondiali di sci di Cortina 2021. L’ad è Luigivalerio Sant’Andrea, ex di Sport e salute, la ex Coni servizi rilanciata nel 2019 dal governo giallo-verde in funzione anti-Malagò.

Altri due elementi non potevano mancare nell’articolazione dell’evento. Uno è la cabina di regia di palazzo Chigi costituita il 2 febbraio, una sorta di interministeriale allargata che si riunisce un paio di volte al mese. L’ultima, il 4 dicembre, ha visto coinvolti Abodi, Zaia, Malagò, Salvini, Giancarlo Giorgetti (Mef), il responsabile dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin e Alessandra Locatelli, ministro per le disabilità, che troveranno il loro teatro sportivo nelle Paralimpiadi a partire dal 6 marzo 2026.

L’altro fattore dirigista è rappresentato dai commissari straordinari, sparsi come zucchero a velo sulle opere infrastrutturali collaterali ai Giochi. Chi ha trascorso il ponte dell’Immacolata sugli sci in Valtellina, sede delle competizioni dello sci alpino maschile, potrà avere notato il cantiere della tangenziale di Tirano, ideata per disinnescare il budello infernale di traffico da e per Bormio della statale 38 dello Stelvio che attraversa il paese. L’opera è stata affidata alla Inc dell’imprenditore piemontese Matterino Dogliani con un costo previsto di 187 milioni per 6,6 chilometri, oltre 28 milioni a chilometro. La fine lavori è prevista a giugno del 2027. Nel tentativo di abbreviare l’attesa è stato nominato commissario Nicola Prisco, responsabile dell’Anas in Lombardia. Poco più a sud, si spera di completare un’altra tangenziale, quella del capoluogo Sondrio, che costa meno (53 milioni di euro) ma si trascina da anni. Anche qui si pensa di finire a maggio del 2026, tre mesi dopo la chiusura dei Giochi. Il trittico valtellinese è completato dalla tangenziale di Bormio, contestata dai residenti ma a prezzi d’occasione: 1 km per 7 milioni di spesa, soltanto un terzo dei 21 milioni per il nuovo stadio Stelvio ai piedi della pista.

Che siano Giochi a trazione lombarda, come paventa il trevigiano Zaia, lo sanciscono piccoli eventi come l’inaugurazione dell’albero di Natale olimpico in piazza Duomo a Milano il 6 dicembre, alla presenza di Sala, di Malagò, del presidente regionale Attilio Fontana, di Marina Caprotti (Esselunga), e di Luca Pancalli, presidente del comitato paralimpico. Nel reparto grandi spese, l’elenco degli interventi infrastrutturali è stato impiombato da opere che languono da tempo, a partire dai tratti B2 e C della Pedemontana lombarda, l’autostrada più costosa della storia d’Italia, che con i Giochi non c’entra nulla e che fatica a districarsi dal contenzioso con i proprietari dei terreni da espropriare. In lista fra i rimandati sono finite le varianti di Vercurago nel lecchese e di Trescore-Entratico nella bergamasca.

Il villaggio è l’unica opera in anticipo con i tempi di consegna ma per i registi di Milano-Cortina 2026 l’importante è partecipare. Basta non pretendere record di velocità o di risparmio.

Foto di Pixabay 

Rai 2 sarà il canale delle Paralimpiadi: “Una novità straordinaria”


La tv dell’inclusione

Rai 2 sarà il canale delle Paralimpiadi. A renderlo noto è stato l’amministratore delegato della Rai, Roberto Sergio in Commissione di Vigilanza Rai. Per Luca Pancalli si tratta di “una novità straordinaria”.


Per il presidente del Cip, Luca Pancalli, “si tratta di un ulteriore tassello in quel faticoso puzzle che stiamo costruendo da tanti anni e per noi rappresenta un successo al pari dei grandi successi sportivi dei nostri atleti. Arrivare sulla tv generalista significa intercettare molti più italiani e rendere sempre più efficace e pervasivo il contagio virtuale. Una novità che rappresenta un riconoscimento di un percorso di dignità sportiva, importante non tanto per noi del Comitato ma per gli atleti, perché lo meritano. Per questo non posso che ringraziare la Rai e l’ad Roberto Sergio”.

“Le Paralimpiadi torneranno per la prima volta in Europa, quindi con orari compatibili con la vita dei cittadini italiani – ha aggiunto ancora Pancalli – Il nostro obiettivo rimane sempre quello di coinvolgere quante più persone possibile. Poter contare su tanti italiani che sostengono gli atleti paralimpici, senza avere una persona disabile in famiglia, vuol dire andare verso un’Italia migliore”.

Foto di Pixabay

Superlega, tifosi e club inglesi contrari alla riforma del calcio


Monopolio – Caso Superlega, per la Corte di giustizia dell’Unione Europea esiste un abuso di posizione dominante da parte di Fifa e Uefa. Il servizio è di Elena Fiorani

La Corte di giustizia dell’Unione Europea dà ragione alla Superlega. Quello di Uefa e Fifa è di fatto un “monopolio” per la Corte, che afferma: “Le norme sull’approvazione preventiva di competizioni calcistiche sono contrarie al diritto dell’Ue e della concorrenza e libera prestazione dei servizi”. Ma il governo inglese non ci sta, ed è pronto a varare una nuova legge, di cui si parla da mesi, che “impedisca ai club di unirsi a queste competizioni parallele”. Contro l’istituzione della Superlega è arrivato anche il comunicato dell’associazione dei tifosi inglesi che fu fondamentale nell’uscita dalla competizione dei 6 club inglesi nel 2021: “Tifosi, giocatori e club hanno già detto chiaramente che non vogliono questa competizione – dicono – nessun club inglese ne farà parte”

“Golf: Sport di Libertà”: a Pescara i detenuti diventano istruttori con il progetto di reinserimento sociale


“Golf: Sport di Libertà”

Questo è il nome del progetto presentato dal garante Cifaldi: vedrà protagonista la casa circondariale di Pescara grazie al bando “Sport per tutti”: i detenuti diventano istruttori con il progetto di rieducazione che sceglie lo sport come opportunità di reinserimento.


Si chiama “Golf: Sport di Libertà” il progetto presentato dal garante Cifaldi e che vedrà protagonista la casa circondariale di Pescara grazie al bando “Sport per tutti” vinto dalla Beach golf sport association: è la prima esperienza del genere in Italia

La casa circondariale di Pescara è la prima in Italia a portare il golf dentro le mura del carcere e non solo per promuovere l’attività sportiva, ma per formare i detenuti che al termine del percorso otterranno il brevetto d’istruttore. L’iniziativa “Golf: Sport di Libertà” rientra nell l’avviso pubblico di sport e salute “Sport per tutti: carceri”.

Sono cinque, sottolinea Scognamiglio, i progetti che attualmente sono stati attivati con Sport e salute: tre nelle comunità educative e due nelle case circondariali. “L’obiettivo – conclude – è quello di dare un’opportunità ai detenuti attraverso lo sport che è prima di tutto maetro di vita: insenga il rispetto delle regole”.

Photo by Steve Johnson

Oltre 50mila euro raccolti dalla “Run4hope Italia” per la ricerca sul cancro: il commento di Federica Gargiulo (Airc)


Lo sport che cura

Ieri pomeriggio in Senato la Run4hope Italia, il giro d’Italia podistico solidale, ha consegnato all’Associazione italiana per la ricerca sul cancro i fondi raccolti durante la staffetta del 2023: oltre 50mila euro devoluti alla ricerca contro i tumori femminili. Ascoltiamo Federica Gargiulo di Airc.

Sport e disabilità: a Pavia il progetto che coinvolge gli studenti del corso di laurea in scienze motorie


Insieme si può

A Pavia il Comune finanzia un progetto che permetterà a ragazzi con disabilità di praticare sport con l’aiuto degli studenti del corso di laurea in scienze motorie. Gli ospiti dei centri diurni e del servizio formazione all’autonomia potranno praticare bocce, badminton e nuoto.


Permettere ai ragazzi disabili di praticare sport con l’aiuto degli studenti del corso di laurea in scienze motorie. E’ l’obiettivo del progetto finanziato dal Comune di Pavia per gli utenti dei centri diurni e del servizio formazione all’autonomia della città. Vista l’esperienza più che positiva avviata lo scorso anno dal Cip, il comitato italiano paralimpico, l’amministrazione ha voluto fare la sua parte.

Gli ospiti dei centri diurni e del servizio formazione all’autonomia potranno praticare bocce, badminton e nuoto, all’interno delle piscine del Campus Acquae. La speranza è di consentire ai ragazzi di praticare anche altri sport in futuro. Il progetto permetterà inoltre di creare una collaborazione tra le società sportive e l’università.

Calcio, aggredito in campo arbitro della Serie A turca: il campionato riparte dopo la sospensione


Ripartire dopo la violenza

Il campionato di calcio turco, sospeso dopo la grave aggressione all’arbitro Meler, ripartirà il 19 dicembre. Il presidente dell’Ankaragucu si è dimesso con un comunicato di scuse verso la comunità arbitrale turca e il pubblico.


Secondo le immagini trasmesse in diretta televisiva, il leader del club di Ankara, Faruk Koca, è entrato in campo dopo la partita tra Ankaragücü e Rizespor e ha dato un pugno in faccia all’arbitro della partita, Halil Umut Meler. Il Rizespor aveva appena pareggiato (1-1) pochi istanti prima nel recupero sul campo del club di Ankara, a cui era stato negato un gol all’inizio del match. Cadendo a terra, l’arbitro si è rannicchiato su sé stesso per proteggersi ma è stato successivamente preso a calci più volte in faccia da almeno altri due uomini, presumibilmente membri della squadra locale. Secondo i media turchi, Meler è stato trasferito in ospedale con l’occhio sinistro visibilmente gonfio. Il ministro dell’Interno turco Ali Yerlikaya ha annunciato sul social network X l’arresto di tre uomini, tra cui il presidente dell’Ankaragücü.

La Tff ha deciso poco dopo di “rinviare a tempo indeterminato” tutte le partite del campionato. Denunciando una “serata nera” per il calcio turco, l’Associazione turca degli arbitri ha auspicato che “i responsabili del calcio e della giustizia turchi prenderanno tutte le misure penali necessarie”. “Ci scusiamo con i tifosi e con l’intera comunità sportiva per questo triste incidente”, ha affermato da parte sua l’Ankaragücü.
A dimostrazione dell’estrema risonanza di questo atto di violenza, ha reagito anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan: “Condanno l’attacco all’arbitro Halil Umut Meler. Non permetteremo mai che la violenza interferisca nello sport turco”, ha detto. L’Akp, il partito islamista conservatore di Erdogan, ha avviato una procedura di esclusione contro Koca, secondo il canale pubblico turco Trt Haber. il presidente dell’Ankaragücü è stato eletto due volte deputato dell’Akp, nel 2002 e nel 2007.

L’episodio di violenza era successo lunedì sera al termine di Ankaragucu-Rizespor, all’Eryaman Stadium di Ankara, partita finita 1-1 col pareggio al 97′ degli ospiti con l’ex Verona Gaich. I presidente della squadra di casa Faruk Koca ha colpito sotto l’occhio sinistro l’arbitro. Il direttore di gara è caduto a terra ed è stato preso a calci da altri uomini. Koca e altre due persone sono state arrestate e i campionati turchi erano stati sospesi a tempo indeterminato.
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Halil Umut Meler, l’arbitro turco picchiato in campo al termine di una partita di calcio, ha ricevuto in ospedale la telefonata di Erdogan. “Siamo davvero molto, molto dispiaciuti. Che Dio ti conceda una pronta guarigione”, ha detto il presidente turco. Era stato il presidente dell’MKE Ankaragucu, Faruk Koca, ad aggredire l’arbitro lunedì sera dopo il pareggio per 1-1 nella partita della Super Lig contro il Caykur Rizespor. La Federcalcio turca ha sospeso tutte le partite di campionato.

Intanto il presidente dell’Ankaragucu si è dimesso con un comunicato di scuse “per la comunità arbitrale turca, il pubblico e la nostra nazione. A prescindere dal torto che abbiamo subito, nulla può legittimare o spiegare la mia violenza. Fin da quando sono diventato presidente ho sempre intrapreso iniziative costruttive e provo un grande imbarazzo per aver creato un ambiente esattamente opposto. Sono addolorato che il nostro club e il nostro Paese siano ricordati per un evento del genere”.

Prende forma il team dei rifugiati per Parigi 2024: la ciclista Masomah Ali Zada sarà la “Chef de Mission”


Rifugiati in campo

Masomah Ali Zada, ciclista nella Squadra olimpica dei rifugiati di Tokyo 2020 è stata nominata Chef de Mission del team dei rifugiati per Parigi 2024. La prima squadra olimpica di rifugiati debuttò alle Olimpiadi di Rio 2016 con 10 atleti.


La prima Squadra Olimpica dei Rifugiati che debuttò alle Olimpiadi di Rio 2016 era composta da 10 atleti. Altri 29 atleti hanno gareggiato come parte della Squadra Olimpica dei Rifugiati a Tokyo 2020. Attualmente sono 62 gli atleti che beneficiano di una borsa di studio per atleti rifugiati, che consente loro di allenarsi per guadagnarsi un posto alle Olimpiadi di Parigi.

Masomah Ali Zada, che ha gareggiato nel ciclismo su strada come parte della Squadra Olimpica dei Rifugiati di Tokyo 2020 ed è membro della Commissione Atleti del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), è stata nominata Chef de Mission della Squadra Olimpica dei Rifugiati per Parigi 2024. Bernadette Castel-Hollingsworth, vicedirettore della Divisione Protezione Internazionale presso l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), la affianca come vice capo missione. La nomina fa seguito a una decisione del Consiglio esecutivo del CIO.

Il Presidente del CIO Thomas Bach ha dichiarato: “Sono lieto di dare il benvenuto a Masomah nel suo ruolo di Chef de Mission. Avendo seguito il suo viaggio dall’Afghanistan ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 e ora la sua nomina a Chef de Mission della Squadra Olimpica dei Rifugiati, non posso pensare a una persona migliore per rappresentare questa squadra e gli oltre 110 milioni di sfollati nel mondo. Come tutti gli altri atleti di questa squadra, ci mostra ciò che i rifugiati e gli sfollati possono raggiungere e portare alla società, e sono lieta di vederla dare l’esempio”.
E ha aggiunto: “Diamo anche il benvenuto a Bernadette come Vice Chef de Mission. Il CIO lavora a stretto contatto con l’UNHCR, senza il quale la Squadra Olimpica dei Rifugiati non sarebbe possibile. Questa nomina è una dimostrazione di questa amicizia. Bernadette porta con sé anni di esperienza umanitaria per garantire che tutti gli atleti della squadra ricevano il sostegno e la protezione che il loro status precario richiede”.

Masomah Ali Zada è nata in Afghanistan in una comunità conservatrice dove le ragazze non erano incoraggiate ad andare in bicicletta. È diventata bersaglio di minacce quando, insieme a un gruppo di donne, ha iniziato a partecipare alle gare. Nonostante i numerosi ostacoli incontrati, ha perseverato e alla fine ha gareggiato come membro della squadra nazionale afghana di ciclismo femminile. Nel 2017 è diventata rifugiata e ha chiesto asilo in Francia. Poco dopo ha ricevuto una borsa di studio del CIO per un atleta rifugiato, un ulteriore passo avanti verso la realizzazione del suo sogno di gareggiare ai Giochi olimpici.

Attualmente studia ingegneria civile all’Università di Lille. È stata nominata membro della Commissione atleti del CIO nel luglio 2022.
Commentando la sua nomina, Masomah Ali Zada ha dichiarato: “Sono orgogliosa di poter rappresentare non solo gli atleti e la squadra, ma anche gli oltre 100 milioni di sfollati nel mondo. A Parigi avremo l’opportunità di mostrare al mondo di cosa sono realmente capaci i rifugiati e di ridefinire il modo in cui il mondo ci vede”.

Succede a Tegla Laroupe, che è stata Chef de Mission della prima Squadra Olimpica dei Rifugiati a Rio 2016 e di nuovo a Tokyo 2020. In qualità di Chef de Mission, Masomah Ali Zada sarà la figura di riferimento e il portavoce della Squadra Olimpica dei Rifugiati. Si assicurerà che gli interessi di tutti i membri della squadra siano rispettati e che la piattaforma fornita dai Giochi Olimpici sia utilizzata per dimostrare il ruolo che lo sport può svolgere nella creazione di società inclusive e l’arricchimento che i rifugiati possono portare alle nostre comunità.

Bernadette Castel-Hollingsworth, da parte sua, si unisce alla Squadra Olimpica dei Rifugiati di Parigi 2024 in qualità di Vice Chef de Mission. Ha maturato oltre 20 anni di esperienza in contesti umanitari a contatto con gli sfollati. Di recente, ha ricoperto il ruolo di coordinatore senior della protezione a Cox’s Bazar, in Bangladesh, per poi partecipare a missioni di supporto alle emergenze in Burkina Faso e Camerun.