La guerra e la vita delle persone sempre più dimenticata. Il punto di Ivano Maiorella


 

[Intro: Questo è il momento in cui esplode un drone in Azerbaigian, in una enclave azera in territorio armeno al confine con la Turchia: il conflitto si allarga e ora coinvolge 10 paesi. Questa è Ad Alta Velocità oggi 6 marzo 2026: nello stesso giorno del 1975 in Italia la maggiore età viene abbassata da 21 a 18 anni. Ben trovati da Giuseppe Manzo].

Oggi torna l’appuntamento settimanale con il direttore Ivano Maiorella sui fatti di cronaca e attualità della settimana. Iniziamo con la guerra e con la vita delle persone

La vita delle persone, sembra sempre più lontana. La guerra di queste ore in Iran e nel quadrante Mediorientale fa sì che questa frase si senta dire spesso, da politici e diplomatici, ma anche tra la gente: Speriamo che tutto si risolva nel più breve tempo possibile. Che significa questa frase?
Chi si preoccupa della vita delle persone, militari o civili, che in queste oro soffrono e muoiono. Quale sarà il costo di questo altro sangue versato? Ogni bomba allontana la pace, ogni investimento in cooperazione e in azioni diplomatiche concrete la rende possibile, scrive Aoi-l’associazione delle Ong italiane. Si chiedono gesti concreti alla comunità internazionale e all’Europa. L’instabilità globale non può essere vissuta come tragica fatalità. AOI conferma il proprio impegno, attraverso le organizzazioni aderenti, al fianco delle comunità locali e chiedono che diplomazia, diritto internazionale e tutela della vita umana tornino al centro dell’agenda europea e globale.

La seconda questione riguarda con l’appello del Forum del terzo settore per la pace e infine la comunicazione sociale

Un paio di giorni fa l’Assemblea nazionale del Forum del Terzo settore si è aperta con un appello accorato del neoportavoce Giancarlo Moretti, alla pace e al rispetto della vita delle persone. Quella vita delle persone che è pane quotidiano del terzo settore, che diventa cultura condivisa e comunicazione sociale. Se questo non succede, se la cultura in questo Paese viene prodotta e riprodotta in senso opposto rispetto alla solidarietà, alla coesione sociale, alla pace, significa che il nostro immaginario è costruito da qualcun altro.

E diamo per scontato che il mercato e il neoliberismo siano naturali. Dove sta scritto? Si sono chiesti Andrea Volterrani e Marco Binotto, dell’Università di Roma La Sapienza. Non dobbiamo smettere di credere in un cambiamento culturale e sociale. Per questo la comunicazione non è solo identità delle singole associazioni ma ci sono cornici dalle quali non riusciamo ad uscire. Si parte avendo chiaro questo quadro: cambiare gli stereotipi. Ma come si mettono al centro le persone? Le persone vulnerabili? Comunicazione sociale significa porsi il problema di come creare opportunità di espressione per queste voci, non

Una nuova narrazione capace di creare un nuovo immaginario non si crea su progetti e servizi, ma su una nuova cultura condivisa, senza che prevalga il parlare ognuno con una voce separata e isolata ma affermando il racconto dei temi, l’ambiente, la disabilità, la povertà. Ogni organizzazione sociale racconta le sue storie ma occorre che queste storie vengano pensate ed agite, la comunicazione è parte della progettualità, non arriva dopo. Come è stato detto da Claudia Firenze, del Forum del Terzo settore della Toscana.

Egemonia significa che la cultura della solidarietà, della pace, della coesione sociale chiede spazio, chiede di ricostruire e riprendersi l’immaginario. Non attraverso identità chiuse ma identità porose e mobili, che fanno rete. Tramite la comunicazione si creano comunità.

Ecco, una buona idea, un’idea moderna di comunicazione è quella di un terzo settore capace di farsi media, di costruire i propri media. Per dire qualcos’altro. È sempre più urgente pensare modi di fare comunicazione del terzo settore. Terzo settore, nome composto di persone, come il titolo dell’Assemblea del Forum. Che un primo mattone l’ha posto, facendosi editore plurale del Giornale Radio Sociale, ad esempio. Il resto spetta a noi.

Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale