La febbre del pianeta – Secondo il programma di osservazione della Terra dell’Unione Europea, Copernicus, il mese di giugno appena trascorso è stato il più caldo mai registrato nell’Europa occidentale e il secondo più caldo a livello globale. Le temperature sono state di oltre 3 gradi al di sopra della media degli ultimi decenni.
L’ondata di caldo ha battuto record mensili e storici di temperatura in diversi paesi europei e ha contribuito a gravi impatti sulla salute, inclusi decessi legati al caldo. Caldo estremo e secchezza del suolo hanno aggravato le condizioni di siccità iniziate a svilupparsi durante l’ondata di caldodi maggio e hanno contribuito all’attività degli incendi boschivi, in particolare nella Penisola Iberica e nel sud della Francia, e a un aumento del rischio di siccità in alcune zone dell’Europa orientale.
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Terremoto in Venezuela, Caritas distribuisce 8mila kit di emergenza
La macchina della solidarietà – La Caritas Venezuelana ha presentato un primo report sulla risposta umanitaria dopo il terremoto. 14.700 tonnellate gli aiuti ricevuti, il 61% dei quali sono già stati distribuiti.
Sul piano dell’assistenza diretta, l’organizzazione ha assemblato e consegnato 8.000 kit di aiuto: 5.000 di alimenti, 3.000 di igiene e 1.000 destinati alle squadre di soccorso.
8.000 famiglie hanno ricevuto un kit completo, il che equivale a una copertura stimata tra le 32.000 e le 40.000 persone, oltre a circa 730.000 razioni alimentari familiari conteggiate in totale.
Il bollettino documenta anche la risposta data nel campo della salute, con 73.356 unità di presidi medici e medicine spedite nell’arco di quattro giornate e attraverso 26 punti di consegna nella Grande Caracas e La Guaira; il 61,3% è stato destinato direttamente a ospedali e centri sanitari. Il documento sottolinea il ruolo del volontariato come “il cuore di questa risposta”: una media di 3.360 volontari ha lavorato all’operazione, con giornate di 7,5 ore, il che rappresenta 2.100 ore giornaliere di servizio, con una media di 280 persone al giorno.
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Centri in Albania, Tavolo Asilo: “Renditi Conto” sui costi umani
Renditi Conto – È la campagna lanciata da Tavolo Asilo e Immigrazione per denunciare i costi umani, sociali e democratici dei centri per migranti costruiti dal governo italiano in Albania.
Il prezzo più alto – spiegano le organizzazioni – lo pagano proprio le persone trattenute: isolate, private della libertà personale e con un accesso limitato alla tutela legale.
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Sudan, Unicef: in sei mesi 330 bambini uccisi o feriti
Orrore quotidiano – Nei primi sei mesi del 2026 almeno 330 bambini sono stati uccisi o feriti in Sudan. Lo denuncia Unicef sottolineando come, a causa del conflitto, molti minori siano intrappolati in un ciclo inesorabile di violenza, sfollamento e privazioni.
I bambini di tutto il Sudan continuano a subire le conseguenze più gravi di una guerra che sta diventando sempre più sanguinosa: secondo le notizie, nei primi sei mesi del 2026 almeno 330 bambini sono stati uccisi o feriti. Gli Stati del Darfur e del Kordofan hanno continuato a registrare il numero più elevato di vittime tra i bambini. Lo denuncia oggi l’Unicef, sottolineando che la situazione ad Al Obeid e nei dintorni, e più in generale in tutto il Kordofan settentrionale, è particolarmente allarmante. Secondo le notizie, dal maggio 2026 gli attacchi con droni e altri attacchi hanno causato più di 35 vittime tra i bambini nello Stato, tra cui almeno 18 bambini uccisi e più di 17 feriti. L’età dei bambini colpiti variava da appena due mesi a 17 anni. Secondo le notizie, gli attacchi con i droni hanno rappresentato il 60% di queste vittime, evidenziando il crescente impatto di questo metodo di guerra sui bambini e sulle famiglie.
I ripetuti attacchi con droni e i bombardamenti hanno inoltre danneggiato le infrastrutture civili, tra cui abitazioni, scuole, strutture sanitarie, reti idriche e mercati; hanno interrotto le vie di rifornimento e messo a dura prova i servizi essenziali. Con circa 500.000 civili a rischio ad Al Obeid e nei dintorni, nonché in tutto il Kordofan settentrionale, un ulteriore peggioramento della situazione potrebbe esporre un numero ancora maggiore di bambini al rischio di morte, ferite, sfollamento e altri gravi pericoli per la loro incolumità.
“I bambini sono intrappolati in un ciclo inesorabile di violenza, sfollamento e privazioni”, ha dichiarato Sheldon Yett, rappresentante dell’Unicef per il Sudan. “Per molti bambini non esiste più alcun luogo sicuro. Vengono uccisi e feriti nelle loro case, sulle strade, nei mercati e mentre cercano di accedere a servizi essenziali come l’istruzione e l’assistenza sanitaria. I bambini non devono mai essere presi di mira. Le loro vite, i loro diritti e il loro futuro devono essere protetti”.
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