Colpo alle ONG – “Il disegno di legge sull’immigrazione è un’altra stretta al soccorso civile nel Mediterraneo”. Lo denunciano 9 reti, tra cui Emergency, Medici senza Frontiere e Open Arms, secondo cui le misure del Governo non mirano a governare i flussi, ma a bloccare le navi umanitarie con il risultato di aumentare il numero di chi perde la vita in mare”.
“La strategia del Governo per estromettere le Ong del soccorso in mare dal Mediterraneo – sostengono le organizzazioni- si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo le limitazioni operative, i rientri obbligatori dopo un solo salvataggio, l’assegnazione sistematica di porti lontani e le sanzioni contro chi presta assistenza, arriva l’interdizione fino a sei mesi dall’ingresso nelle acque territoriali. Una misura che viola il diritto internazionale e le convenzioni sul soccorso, mettendo in discussione l’obbligo inderogabile di salvare vite umane. Il blocco navale è previsto per casi definiti in modo vago e quindi soggetti ad ampia discrezionalità: se applicato, produrrà meno tutele, più sofferenze per i naufraghi e meno navi pronte a intervenire in mare.
Troviamo inaccettabile che il Governo consideri una minaccia alla sicurezza nazionale le persone che rischiano di annegare nel Mediterrano e le persone che tentano di salvarle. Queste norme non rendono lo Stato più sicuro. A mettere in pericolo lo Stato di diritto è invece il Governo che sceglie di sospendere la legalità nelle città e in mare, di limitare il diritto d’asilo, di criminalizzare chi manifesta o chi salva vite.
La stessa Europa, con la lista dei Paesi cosiddetti sicuri e con le novità introdotte dal Patto migrazione e asilo che entrerà in vigore a giugno, cambia natura: non più luogo di pace e di diritti, ma “continente fortezza”, che punta su esternalizzazione delle frontiere e forti restrizioni a tutele e diritti dei migranti, compreso quello all’asilo per le persone in movimento”.
Giornata della radio: pane, rose e microfono. Il punto di Ivano Maiorella
Nuove norme Ue sull’asilo, Amnesty: “Più respingimenti”
Diritti umani cercasi – Il Parlamento europeo ha approvato le norme che modificano il concetto di “paese terzo sicuro”: secondo Amnesty le nuove regole renderanno più facile, per gli stati membri, dichiarare inammissibili richieste di asilo senza esaminarle nel merito ed eseguire trasferimenti forzati di persone in cerca di salvezza.
Il 10 febbraio 2026 il Parlamento europeo ha approvato le norme che modificano il concetto di “paese terzo sicuro” nel Regolamento sulle procedure d’asilo dell’Unione europea e che introducono una lista comune di “paesi di origine sicuri”.
Sarà così più facile, per gli stati membri, applicare il concetto di “paese terzo sicuro” per dichiarare inammissibili richieste di asilo senza esaminarle nel merito ed eseguire trasferimenti forzati di persone in cerca di salvezza verso paesi coi quali non avranno alcun legame o attraverso i quali saranno meramente transitati.
Viene cancellato anche l’effetto sospensivo dei ricorsi: le persone potranno essere sottoposte a trasferimento forzato ad appello in corso.
La lista dei “paesi di origine sicuri” comprende Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia così come, con alcune eccezioni, gli stati candidati a entrare nell’Unione europea.
Le persone che hanno nazionalità di tali paesi saranno ritenute non bisognose di protezione e subiranno procedure accelerate di asilo, venendo private in questo modo dell’esame individuale delle loro richieste.
“È una giornata veramente nera per i diritti umani nell’Unione europea. Questo attacco al diritto d’asilo arriva mentre è ancora in fase di negoziato tutta una serie di ulteriori misure punitive. Col voto odierno, il Parlamento europeo ha capitolato di fronte a decenni di campagne contrarie ai diritti umani, a partire da quelli delle persone migranti, richiedenti asilo e rifugiate. Siamo di fronte a un attacco al cuore dei principi fondamentali dell’Unione europea, a un’abdicazione all’impegno di proteggere i rifugiati e all’incentivo agli stati membri a concludere accordi con paesi terzi per l’esternalizzazione della gestione delle domande d’asilo”, ha dichiarato Olivia Sundberg Diez, esperta di Amnesty International su migrazione e asilo nell’Unione europea.
Giornata contro cancro infantile: a Roma le navette solidali di Peter Pan per le famiglie
100×100 Gaza, associazioni unite per tenere alta l’attenzione sulla Palestina
100×100 Gaza – Fino a domenica associazioni e realtà sociali promuovono una mobilitazione straordinaria di solidarietà a sostegno della popolazione della Striscia di Gaza.
L’iniziativa si sviluppa attraverso 100 eventi informativi, culturali e di raccolta fondi in 100 ore per mantenere alta l’attenzione pubblica su quanto sta accadendo in Palestina.
Questa nuova maratona di eventi sarà focalizzata sulla riconnessione del tessuto solidaristico e di mutuo soccorso nella Striscia di Gaza.
Dopo due anni di isolamento, dispersione e frammentazione bisogna alzare la testa e muoversi insieme per la fase successiva: ricostruire i legami, riconnettere le energie, ricomporre il tessuto sociale e solidale.
Significa sostenere l’impegno degli attivist* palestinesi di passare da una logica di emergenza ad una stagione di ricomposizione e rinascita comunitaria, dove il sostegno internazionale non sia solo slancio assistenziale, ma alleanza che condivida percorsi.
Per cominciare, è in corso in queste settimane un tentativo di allestire luoghi fisici di socializzazione, all’interno dei quali persone e organizzazioni ancora attive trovino spazi sicuri e funzionali. Presidi per incontrarsi, scambiare risorse e visioni; per condividere strumenti di gestione e comunicazione, per rafforzare la coesione, la capacità operativa e la trasparenza.
L’obiettivo è innescare azioni collettive di supporto, capaci di restituire fiducia, protagonismo e continuità alle reti locali.
La battaglia contro la violenza di genere a partire dai modelli di intervento: ecco Sfera
Mediterraneo, ennesima strage: barcone si ribalta, 53 migranti morti
Ennesima strage – un’imbarcazione che trasportava 55 persone migranti si è ribaltata al largo delle coste della Libia: 53 sono morte. Secondo l’Organizzazione mondiale delle migrazioni, nel 2026 sono almeno 500 i migranti mori o dispersi cerando di attraversare il Mediterraneo.
Le uniche sopravvissute sono due donne nigeriane, soccorse dalle autorità libiche. Il naufragio è avvenuto venerdì, ma l’OIM l’ha reso noto lunedì. L’organizzazione è un’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di persone che scappano da guerre, disastri naturali e altre situazioni di difficoltà.
Eventi sportivi e ambiente, da Milano a Bagnoli: la piazza dei cittadini che prendono parola
Ucraina al gelo, Emergency: il freddo diventa un’arma di guerra
Al gelo – In Ucraina quasi 11 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria e l’inverno non fa che aggravare una situazione già drammatica. Lo dice Emergency che racconta che nel Paese le temperature sono scese fino a -20gradi e di come gli attacchi alle infrastrutture energetiche stiano rendendo il freddo un’arma di guerra contro i civili.
«Le infrastrutture energetiche sono diventate bersagli sistematici degli attacchi, causando blackout elettrici e interruzioni della fornitura di acqua e gas. Il freddo, di fatto, si sta trasformando in una vera e propria arma di guerra contro la popolazione civile» racconta Luca Rifiorati, Coordinatore del nostro progetto in Ucraina.
Le abitazioni, specialmente nei villaggi più remoti, sono tagliate fuori da servizi e collegamenti essenziali. Chi può, riesce ad adattarsi con un po’ di legna o carbone, mangiando quel poco che la terra riesce ancora a produrre.
«Con un freddo così intenso, molte persone – soprattutto anziani e persone con disabilità – rinunciano a evacuare verso zone più sicure, aumentando il rischio di rimanere vittime degli attacchi».




