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Gaza, oltre due milioni di persone vivono in condizioni estreme


Il genocidio continua nel silenzio – A Gaza oltre due milioni di persone continuano a vivere in condizioni umanitarie e sanitarie catastrofiche: lo dice Medici del Mondo che denuncia sfollamenti ripetuti, accesso alle cure fortemente limitato, sofferenza psicologica, malnutrizione e malattie provocate da condizioni di vita intollerabili.

A Gaza, oltre due milioni di persone continuano a vivere in condizioni umanitarie e sanitarie catastrofiche. Mentre proseguono le violazioni del cessate il fuoco e l’accesso agli aiuti umanitari rimane fortemente limitato, le équipe di Medici del Mondo sono testimoni di un’altra forma di violenza, più silenziosa: quella inflitta a una popolazione la cui salute continua a deteriorarsi perché semplicemente non esistono le condizioni necessarie per prevenire le malattie, garantire le cure e consentire alle persone di ristabilirsi.

Questa violenza insidiosa compromette l’integrità fisica e psicologica, la dignità e il futuro della popolazione palestinese. Il blocco degli aiuti umanitari imposto dallo Stato di Israele contribuisce al genocidio, ostacolando l’accesso di un’intera popolazione alle cure, al cibo, all’acqua, a condizioni di vita necessarie alla sopravvivenza e ai mezzi per ricostruire la propria vita.

Le restrizioni imposte agli aiuti umanitari e i ripetuti sfollamenti privano le famiglie delle condizioni di vita necessarie a preservare la propria salute. Il 97% dei nuclei familiari intervistati ha subito almeno uno sfollamento dall’ottobre 2023 e quasi la metà è stata costretta a spostarsi tra le cinque e le dieci volte. Questi ripetuti sfollamenti costringono le famiglie a vivere in condizioni insostenibili, privandole al contempo delle cure necessarie per prevenire e trattare le malattie. Il 93% delle persone intervistate vive in rifugi insalubri che rappresentano un rischio per la salute, in particolare per la mancanza di acqua sicura, servizi igienico-sanitari e condizioni igieniche adeguate, che favorisce la diffusione di patologie come diarrea, infezioni respiratorie e malattie della pelle.

Allo stesso tempo, le famiglie di Gaza spesso non riescono ad accedere alle cure necessarie per prevenire o trattare queste patologie: il 42% delle persone intervistate non ha potuto accedere all’assistenza sanitaria nei tre mesi precedenti. In un sistema sanitario profondamente devastato dalla chiusura delle strutture, dallo sfollamento del personale medico e dalla carenza di farmaci, malattie che potrebbero essere prevenute o trattate precocemente si aggravano, compromettendo seriamente la salute della popolazione palestinese.

Di conseguenza, per molte famiglie la malattia è diventata una realtà quotidiana:

L’84% dei bambini e delle bambine sotto i cinque anni si è ammalato negli ultimi tre mesi di diarrea, febbre, problemi respiratori e malattie della pelle. Le nostre équipe sul campo segnalano che queste patologie, quasi tutte prevenibili attraverso l’assistenza sanitaria primaria, sono in aumento a causa delle condizioni di vita estreme.

Il 93% delle donne in gravidanza e in allattamento presenta sintomi di anemia, in particolare come conseguenza della malnutrizione, mentre solo il 17% segue una dieta sufficientemente diversificata da soddisfare il proprio fabbisogno nutrizionale. Da gennaio 2026, le nostre équipe hanno trattato per malnutrizione 458 bambini e bambine e 1.533 donne in gravidanza e in allattamento.

Parallelamente, i bisogni relativi alla salute mentale e al supporto psicosociale sono più che raddoppiati, passando dalle circa 485.000 persone di prima della guerra a oltre un milione nel 2025.

Proteste in Francia, Amnesty chiede il divieto delle armi pericolose


Fermate quelle armi – “Si tratta di un primo passo positivo ma occorre fare di più. L’uso di quelle armi pericolose, che hanno alle spalle una lunga storia di ferimenti gravi, dev’essere vietato definitivamente e in tutte le proteste”. Questo è il commento di Amnesty International Francia dopo la sospensione di questi strumenti pericolosi in dotazione alla polizia d’Oltralpe.

Congo, emergenza Ebola per i bambini: 1900 separati da genitori e familiari


Virus contro l’infanzia – Secondo l’UNICEF, da quando a maggio è stata dichiarata l’epidemia, più di 1.900 bambini hanno perso o sono stati separati da uno o entrambi i genitori o da chi se ne prendeva cura a causa dell’Ebola in tutta la parte orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC). Le cifre dei bambini identificati, circa 1600, sono probabilmente più elevate, poiché riflettono solo le località in cui l’UNICEF è presente.