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Pena di morte, Amnesty denuncia il record saudita


La mano del boia – Dall’inizio dell’anno l’Arabia Saudita ha eseguito 96 condanne di morte, di cui 61 per reati legati alla droga. Secondo Amnesty International “La comunità internazionale deve condannare senza ambiguità queste esecuzioni che riflettono una pericolosa tendenza globale, in cui politiche antidroga di carattere punitivo alimentano sempre più il ricorso alla pena capitale”.

“Siamo a metà dell’anno e l’Arabia Saudita ha già messo a morte quasi 100 persone: un tragico traguardo che mette in luce il ricorso spietato e illegale delle autorità alla pena di morte. Delle 96 persone già messe a morte nel 2026, ben 61 per reati legati alla droga; 39 erano cittadine e cittadini stranieri e 22 cittadini sauditi”, ha dichiarato Dana Ahmed, ricercatrice di Amnesty International per il Medio Oriente. “In un momento in cui governi e istituzioni internazionali riconoscono sempre più la necessità di promuovere risposte ai problemi legati alla droga fondate sulle prove e rispettose dei diritti umani, l’Arabia Saudita continua a mettere a morte persone per reati che, secondo il diritto e gli standard internazionali, non dovrebbero mai essere puniti con la pena di morte. Anziché riflettere sul costo umano delle proprie politiche fortemente punitive, le autorità saudite continuano a eseguire condanne di morte a un ritmo allarmante, anche per reati legati alla droga”, ha proseguito, sottolineando che “le persone straniere hanno pagato il prezzo più alto dell’implacabile ricorso dell’Arabia Saudita alla pena di morte per reati legati alla droga, spesso al termine di processi gravemente iniqui. È estremamente preoccupante che almeno 63 cittadini etiopi detenuti in un unico reparto del centro di detenzione di Khamis Mushait, nel sud-ovest dell’Arabia Saudita, possano essere a rischio imminente di esecuzione esclusivamente per reati legati alla droga. I timori per la loro sicurezza sono aumentati dopo che, all’inizio dell’anno, sette cittadini etiopi sono stati messi a morte, tutti con l’accusa di aver ‘trafficato hashish’”.

Ondata di calore in Europa: chiuse 1300 scuole in Francia


Caldo estremo – Sono oltre 1300 le scuole che sono rimaste chiuse in Francia a causa delle alte temperature, mentre più di 4000 hanno dovuto provvedere a cambiamenti di orario. In alcune zone della Spagna intanto si prevedono temperature di 45 gradi.

Il ministro dell’Istruzione francese, Edouard Geffray, ha precisato che le lezioni vengono ora concentrate nelle prime ore del mattino e si prediligono le aule dotate di aria condizionata. In conferenza stampa a Parigi, Geffray ha anche riferito che la stragrande maggioranza dei maturandi potrà passare l’esame orale all’orario previsto. A causa dell’afa, 5.233 di loro verranno tuttavia convocati ad un altra data rispetto a quella fissata inizialmente per consentire loro di passare la prova in mattinata.

Rifugiati, Acli: preoccupa il nuovo Patto Ue su migrazione e asilo


In fuga – Difendere il diritto d’asilo significa difendere l’umanità e le radici dell’Europa: lo dicono le Acli in occasione della Giornata del rifugiato che si è celebrata sabato. Di fronte a 117 milioni di persone nel mondo che vivono una condizione di fuga forzata, spiega l’associazione, desta preoccupazione il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo.

Nuove norme sui rimpatri, Medici del Mondo: rischi gravi per la salute


Pericolo concreto – La revisione del Regolamento sui Rimpatri avrà conseguenze dirette, prevedibili e gravi sulla salute fisica e mentale delle persone. Lo dice Medici del Mondo, che spiega come le nuove norme non sono una soluzione ma, al contrario, pongono le basi per quella che potrebbe diventare una emergenza di salute pubblica.

Libano, Unicef: 247 bambini uccisi in oltre 100 giorni di conflitto


Cedri insanguinati – In Libano dopo oltre 100 giorni di intensificazione delle ostilità – a partire dal 2 marzo – 247 bambini sono stati uccisi e 992 feriti, con una media di 12 bambini uccisi o mutilati ogni giorno dal fuoco dell’esercito di Israele. I dati sono diffusi da Unicef che fa appello alla protezione dell’infanzia.