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Mai più


“I condannati alla pena capitale devono essere trattati con umanità e dignità e detenuti in condizioni rispettose degli standard internazionali sui diritti umani”. È la dichiarazione di Amnesty International nella Giornata mondiale contro la pena di morte, in cui l’organizzazione lancia una campagna affinché si ponga fine alle inumane condizioni detentive in alcuni paesi.

“A prescindere dal crimine che possa aver commesso, nessuno dovrebbe essere costretto a subire condizioni inumane di detenzione. Invece, in molti casi, i condannati a morte sono tenuti in rigido isolamento, vengono privati delle cure mediche di cui necessitano e vivono nella costante ansia di un’imminente esecuzione”, ha dichiarato Stephen Cockburn, vicedirettore del programma Temi globali di Amnesty International. “Il fatto che alcuni governi notifichino l’esecuzione ai prigionieri e ai loro familiari pochi giorni, se non addirittura pochi minuti prima, aggiunge crudeltà alla situazione”, ha aggiunto Cockburn. “Tutti i governi che ancora mantengono la pena di morte dovrebbero abolirla immediatamente e porre fine alle drammatiche condizioni di detenzione che troppi condannati alla pena capitale sono costretti a subire”, ha proseguito Cockburn. Amnesty International ha documentato condizioni detentive agghiaccianti in molti paesi del mondo ma la sua campagna si concentra su Bielorussia, Ghana, Giappone, Iran e Malaysia, dove la crudeltà del sistema della pena capitale è estrema. In Ghana i condannati a morte denunciano che spesso non ricevono le cure mediche necessarie per curare malattie o disturbi di lunga durata. In Iran, Mohammad Reza Haddadi, nel braccio della morte da quando aveva 15 anni, ha dovuto subire la tortura di vedersi fissata e poi rinviata l’esecuzione almeno sei volte negli ultimi 14 anni. Matsumoto Kenji, in Giappone, soffre di delirio molto probabilmente a causa del prolungato isolamento in cui trascorre l’attesa dell’esecuzione. Hoo Yew Wah ha presentato una richiesta di clemenza alle autorità della Malaysia nel 2014 ed è ancora in attesa di una risposta. Il clima di segretezza che circonda l’uso della pena di morte in Bielorussia fa sì che le esecuzioni non siano note all’opinione pubblica e vengano portate a termine senza alcuna comunicazione preventiva ai prigionieri, alle loro famiglie o agli avvocati. Amnesty International si oppone sempre alla pena di morte, senza eccezione e a prescindere dalla natura o dalle circostanze del reato, dalla colpevolezza, dall’innocenza o da altre caratteristiche del condannato e dal metodo usato per eseguire le condanne a morte. La pena di morte è una violazione del diritto alla vita, proclamato dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. È l’estrema punizione crudele, inumana e degradante.

Bombe sul futuro


Anche quest’anno aumentano le spese militari. Secondo il rapporto Milex l’Italia spenderà 25 miliardi di euro. Risorse che potrebbero invece essere investite in cooperazione e sviluppo per i Paesi in difficoltà come l’Iraq. Ai nostri microfoni Martina Pignatti Morano, presidente della ong Un Ponte per… (sonoro)

Scampato pericolo


In Romania niente quorum al referendum contro la legalizzazione dei matrimoni omosessuali. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro)

In Romania è fallito il referendum popolare contro le nozze gay. La consultazione infatti, appoggiata da quasi tutte le forze politiche del paese, chiedeva ai cittadini una modifica della Costituzione per impedirne la legalizzazione: un vero e proprio passo indietro in un’Europa sempre più arcobaleno. A pesare sull’esito finale, la scarsa affluenza alle urne, grazie alla campagna di boicottaggio messa in atto, che ha impedito il superamento del quorum.
Festa per gli attivisti: secondo l’associazione Mozaiq, che da anni si batte per i diritti delle persone omosessuali nel paese “I risultati mostrano che i rumeni hanno respinto l’odio e la divisione nella società contro le discriminazioni verso le persone LGBT, e fanno sperare in un futuro fatto di diversità, rispetto per le minoranze e pari opportunità per tutti.

Sfido la fame


È la campagna lanciata da Oxfam per contrastare l’indigenza e la denutrizione attraverso una raccolta fondi. Nel mondo le persone che soffrono di carenza alimentare sono oltre 800 milioni, in crescita negli ultimi tre anni. La situazione peggiore è in Africa orientale, dove la popolazione è stremata dall’impatto del cambiamento climatico, in particolare in Etiopia e Sudan

Futuro malato


Secondo Save The Children i casi di colera nella regione di Hodeidah in Yemen sono più che raddoppiati negli ultimi tre mesi, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riferito che il 30% dei contagi riguarda bambini di età inferiore ai cinque anni. La situazione è molto critica soprattutto perché quasi quattro anni di conflitto hanno portato al collasso del sistema sanitario nel Paese.

Un mondo alla rovescia


L’attivista egiziana per i diritti umani Amal Fathy è stata condannata a due anni di carcere in Egitto per aver denunciato molestie sessuali e criticato il governo per la mancata protezione delle donne. Secondo Amnesty International “siamo di fronte a un oltraggio alla giustizia: La ragazza non è una criminale e non dovrebbe essere punita per il suo coraggio“.

Corsa contro il tempo


Indonesia in ginocchio dopo il terribile terremoto che ha colpito l’isola di Sulawesi. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro)

La Commissione Europea ha stanziato un milione e mezzo di euro per aiuti umanitari d’emergenza in Indonesia, dopo il terribile terremoto di magnitudo 7,5 che ha colpito la parte centrale dell’isola di Sulawesi. Il bilancio delle vittime è destinato a crescere poiché i soccorritori non sono riusciti ancora a raggiungere ampie aree costiere e si teme che alla fine si conteranno migliaia di morti. Intanto si stima che gli sfollati siano circa 17mila. Una devastazione che ha coinvolto infrastrutture, strade e ospedali, rendendo molto difficili i soccorsi. Unicef ha intanto fatto sapere che è pronta ad intervenire con aiuti umanitari se il governo autorizzerà il soccorso internazionale.

In India l’adulterio non è più un reato


La Corte Suprema indiana ha stabilito che l’adulterio non è più un crimine, dichiarando incostituzionale e discriminatoria la legge in vigore dell’epoca coloniale. La vecchia norma infatti prevedeva che si considerassero reato i rapporti sessuali consensuali tra un uomo e una donna sposata senza il consenso del marito.
La Corte ha stabilito che il reato di adultero “perpetua lo status subordinato delle donne, nega la dignità e l’autonomia sessuale, e si basa su stereotipi di genere”.

In emergenza


Il virus Ebola sta tornando in alcune zone della Repubblica Democratica del Congo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità nelle ultime settimane sono morte dieci persone e 150 sono state contagiate, e serviranno diversi mesi per contenere l’epidemia.