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Fame acuta


È quella che hanno sofferto 112 milioni di persone nel corso dell’anno scorso a causa di guerre e disastri climatici. Sono i dati del Rapporto di Fao e Programma alimentare mondiale che sottolinea come tra le aree più colpite ci siano Yemen, Repubblica democratica del Congo, Afghanistan e Siria.

Secondo il direttore esecutivo del Pam, David Beasley, “Per sconfiggere veramente la fame, dobbiamo affrontarne le cause alla radice: conflitti, instabilità, l’impatto degli choc climatici. Per raggiungere l’obiettivo Fame Zero i bambini e le bambine hanno bisogno di essere ben nutriti e di ricevere una buona istruzione, le donne devono essere veramente emancipate, le infrastrutture rurali rafforzate. Programmi che rendano resilienti e più stabili le comunità ridurranno i numeri di affamati. E abbiamo bisogno che i leader del mondo facciano un’altra cosa: si prendano le proprie responsabilità e contribuiscano a risolvere i questi conflitti, ora”.

Alta tensione


Dopo il razzo su Tel Aviv della scorsa, bombe e raid israeliani cadono sulla Striscia di Gaza. Una nuova escalation di violenza in piena campagna elettorale. Ai nostri microfoni Alessandra Mecozzi, presidente Associazione Cultura è Libertà. (sonoro)

Mani in alto


Boom nel mondo di armi leggere. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro)

Nel mondo circolano illegalmente più di un miliardo di pistole e fucili: sono i dati dell’ultimo rapporto dell’Iriad, Istituto di ricerche internazionali dell’Archivio Disarmo. Il traffico di armi leggere è in crescita continua dal 1996 e coinvolge un numero di Paesi sempre maggiore. La diffusione di armamenti leggeri e di piccolo calibro infatti non è mai stata così capillare, tanto da causare il 90% delle vittime dei conflitti successivi alla Seconda guerra mondiale: ad esserne vittima sono per la maggior parte i civili. Tre le rotte principali del traffico illegale di armi: quella balcanica, che coinvolge la Bosnia, l’Italia, la Croazia e la Slovenia, raggiungendo l’Europa occidentale; quella nordafricana, che include i paesi del Medio oriente, e quella che dagli immensi depositi dei Paesi dell’ex Urss e dell’Europa dell’Est punta tradizionalmente verso l’Africa.

Sangue su sangue


Il quarto anniversario della guerra in Yemen è coinciso con il bombardamento di un ospedale di Save The Children. L’ordigno, esploso a pochi metri dalla struttura, ha causato la morte di sette persone, tra cui quattro bambini. Dall’inizio del conflitto i raid aerei sono stati circa 19mila: nel paese 10 milioni di minori non hanno accesso a cure mediche adeguate.

In cerca di verità


La Procura di Roma è in attesa di una risposta dalle autorità kenyote dopo l’invio di una rogatoria internazionale in relazione alla vicenda di Silvia Romano, la volontaria milanese di 23 anni rapita il 20 novembre scorso mentre si trovava nel villaggio di Chakama. A piazzale Clodio si indaga per sequestro di persona per finalità di terrorismo.

In ginocchio


Dopo la devastazione del ciclone Idai, che ha causato circa 700 vittime, il Mozambico è in piena emergenza. Il racconto di Gabriele Santi, capo progetto di Medici senza Frontiere nel Paese africano. (sonoro)

Europa senza tetto


Presentata a Bruxelles la relazione sull’esclusione abitativa di Feantsa e Fondation Abbé Pierre. Le stime parlano di 70mila clochard che dormono in strada o in alloggi di emergenza ogni notte. In dieci anni sono aumentati del 70%.

Quattro anni di morte


Nonostante i ripetuti appelli, in Yemen la guerra non si ferma e le vittime aumentano di giorno in giorno. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro)

Crimini del diritto internazionale: sono quelli documentati da Amnesty International nello Yemen, a quattro anni dall’inizio del conflitto. Tutte le parti in conflitto infatti, continuano a infliggere sofferenze inimmaginabili alla popolazione civile: attacchi indiscriminati, detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, maltrattamenti, torture, aggressioni sessuali e l’imposizione di restrizioni sulla circolazione di beni e aiuti essenziali. Secondo l’organizzazione, che chiede da tempo la sospensione delle forniture di armi alla coalizione guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, “La comunità internazionale deve raddoppiare gli sforzi per assicurare che i civili siano protetti, che gli ostacoli all’assistenza umanitaria siano rimossi e che l’impunità per crimini di guerra e violazioni dei diritti umani abbia fine”.

A secco


Oggi è la giornata mondiale dell’acqua. La ricorrenza, istituita nel 1992, quest’anno affronta il tema “della conservazione e ripristino del ciclo delle risorse idriche. Intanto, nel mondo, è sempre più allarme water grabbing. Come denuncia il giornalista ambientale Emanuele Bompan (sonoro)

Nulla da festeggiare


In occasione del World Down Syndrome Day 2019, al via oggi la campagna di sensibilizzazione. L’iniziativa vuole denunciare quanto ancora siano lontani gli obiettivi di pieno rispetto dei diritti e uguale accesso alle opportunità per tutte le persone con sindrome di Down e chiedere di non lasciare nessuno indietro.