Archivi categoria: Internazionale

Drammatica escalation


In Bolivia l’Esercito ha preso il potere. Scene di guerriglia urbana nella capitale La Paz e nella vicina città di El Alto. Il presidente costretto alle dimissioni dai militari, Evo Morales, si è rifugiato in Messico, ma ha promesso di tornare presto. La popolazione si rifugia in casa e segue in tv gli sviluppi del golpe e le battaglie furibonde all’esterno.

La forza della verità


Continuano gli attestati di solidarietà verso il giornalista di Avvenire, Nello Scavo, messo sotto protezione dopo le sue inchieste su un trafficante di esseri umani libico che, nel 2017, avrebbe incontrato le autorità italiane. Ascoltiamolo. (sonoro)

Flagello clima


In Africa 52 milioni di persone rischiano la morte per fame. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro)

52 milioni di persone in Africa rischiano di morire di fame a causa dei cambiamenti climatici: è l’allarme lanciato da Oxfam alla vigilia della Conferenza ministeriale africana sull’ambiente che da oggi fino al 15 novembre si terrà a Durban, in Sudafrica. In molti casi le avversità di eventi meteorologici estremi avvengono in paesi già devastati da conflitti e violenza: nel solo 2019 oltre due milioni e mezzo di “profughi climatici” si sono aggiunti alle 7,6 milioni di persone in fuga da conflitti. Oltre ai costi umani e sociali, questa situazione ha messo in ginocchio in termini economici il continente, con perdite che hanno superato i 700 milioni di dollari; pur contribuendo solo per il 5% all’emissione di gas climalteranti in atmosfera, l’Africa è il continente più colpito dall’emergenza climatica.

Fuori controllo


Nelle Filippine è emergenza per i diritti umani: la politica antidroga del presidente Rodrigo Duterte avrebbe infatti causato la morte di oltre 30mila persone, mentre il sovraffollamento delle carceri ha raggiunto il 612 per cento. A chiedere giustizia sono numerose ong e la Chiesa cattolica, che hanno invocato il rispetto dello stato di diritto.

Bye bye


Gli Stati Uniti escono dall’accordo di Parigi. Trump continua la sua opera negazionista sui cambiamenti climatici. Greenpeace parla di “mossa parassita”. Gli States sono i maggiori responsabili delle emissioni globali di CO2. Per l’associazione ambientalista il presidente tiene “l’America ferma al passato dei combustibili fossili, mentre la Cina e le altre nazioni diventano leader del 21esimo secolo”.

Senza tregua


L’attacco turco nel nord-est della Siria non si è mai fermato: è l’allarme lanciato dalla ong Un Ponte Per a sostegno della popolazione curda. Secondo l’organizzazione, l’imminente arrivo dell’inverno peggiorerà rapidamente la condizione delle migliaia di persone sfollate, su cui pesa la carenza di acqua pulita e di medicinali.

Sotto tiro


Al mondo sempre più giornalisti vengono uccisi. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro)

I giornalisti uccisi nel mondo sono aumentati del 18% negli ultimi cinque anni e oltre la metà degli omicidi sono avvenuti in Paesi di pace. Sono i dati diffusi dall’Unesco in occasione della Giornata mondiale per mettere fine all’impunità per i crimini contro i cronisti. Dall’indagine si evidenzia come in nove casi su dieci i reati restino impuniti e che ad essere maggiormente a rischio siano i professionisti che si occupano di politica, criminalità e corruzione. Tra le nazioni più colpite spiccano i Paesi Arabi, seguiti da America Latina, Caraibi e Asia. “Quando i giornalisti sono presi di mira, è la società nel suo complesso a pagarne il prezzo”, ha dichiarato il Segretario Generale Onu, Antonio Guterres. Secondo la direttrice generale Unesco Audrey Azoulay, “La fine della vita di un giornalista non dovrebbe mai essere la fine della ricerca della verità”.

Tolleranza zero


La repressione delle proteste in Cile ha causato finora almeno 18 morti e 584 feriti. Amnesty International ha dichiarato di aver ricevuto centinaia di denunce di gravi violazioni dei diritti umani: dall’uso eccessivo della forza alle perquisizioni illegali, dalla tortura agli arresti, e ha lanciato una petizione per chiedere al presidente Sebastián Piñera di rispettare il dissenso pacifico.