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A salve


La Colt, storica azienda americana di armi, ha deciso che non produrrà più l’Ar-15, il fucile d’assalto utilizzato in molte delle stragi degli ultimi anni. La decisione è stata accolta favorevolmente dalle associazioni che si battono per la messa al bando delle pistole ed è considerata un segnale di una maggiore sensibilità sul tema da parte dell’opinione pubblica degli Stati Uniti.

Nati sotto le bombe


Secondo l’Unicef 29 milioni sono i bambini nelle zone di guerra. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro)

Più di 29 milioni di bambini sono nati lo scorso anno in zone di guerra: a causa dei conflitti in Afghanistan, Somalia, Sud Sudan, Siria e Yemen, un bambino su cinque nel mondo ha passato i suoi primi momenti di vita in ambienti profondamente insicuri e altamente stressanti.
Una realtà drammatica che per molte persone rappresenta la normalità: secondo Unicef, “milioni di famiglie non hanno accesso a cibo nutriente, acqua, servizi igienici o un ambiente sicuro e sano per crescere e creare dei legami. Gli impatti a lungo termine di questo inizio di vita sono potenzialmente catastrofici”.

Sangue su sangue


La guerra in Afghanistan è la più letale al mondo. Lo riferisce l’Armed conflict location and event data project, secondo cui ad agosto le vittime hanno superato quelle in Yemen e Siria di ben tre volte. Ogni giorno mediamente 74 persone hanno perso la vita, e su 2.307 morti il 20 per cento sono civili.

Dietro la lavagna


I bambini nati in famiglie povere hanno sette volte meno probabilità di finire gli studi rispetto ai loro coetanei ricchi: è l’analisi di Oxfam in un nuovo Rapporto sulle disuguaglianze in ambito scolastico. Una situazione che in tutti i Paesi, e in particolare in quelli in via di sviluppo, è strettamente correlata ad investimenti inadeguati nell’istruzione pubblica e gratuita.

Finalmente liberi


Sono stati scarcerati i cinque giornalisti turchi accusati di terrorismo e in galera da oltre tre anni. Gli arresti erano frutto dell’ondata repressiva seguita al tentato golpe del 2016 e avevano colpito in particolare il quotidiano di opposizione Cumhuriyet, che aveva aspramente criticato la deriva autoritaria del presidente Erdogan.

Alla fame


Quasi un milione di persone, tra cui 160 mila bambini sotto i dodici anni, devono far fronte a carenze alimentari in Mozambico. Sono le conseguenze della devastazione causata dai cicloni Idai e Kenneth che si sono abbattuti sul paese africano nei mesi scorsi. L’allarme arriva da Unicef, secondo cui la situazione potrebbe peggiorare nel prossimo futuro.

Trecento giorni di silenzio


Ancora nessuna buona notizia sulla sorte di Silvia Romano, la cooperante rapita in Kenya il 20 novembre del 2018. Il servizio di Fabio Piccolino.

Sono passati 300 giorni dal rapimento di Silvia Romano. La giovane cooperante italiana, che nei giorni scorsi ha compiuto ventiquattro anni, è scomparsa in Kenya lo scorso 20 novembre e da allora non si hanno più notizie certe sulla sua condizione. Indagini, ipotesi e indiscrezioni che da mesi tengono insieme il filo della speranza; per la soluzione della crisi si sono espresse a più riprese anche molte organizzazioni, chiedendo che su questo caso si mantenga alta l’attenzione e confidando nel lavoro delle autorità. Con il desiderio che Silvia possa tornare al più presto a riabbracciare i suoi cari e senza dimenticare tutte le persone impegnate nelle aree di crisi di cui da troppo tempo si sono perse le tracce: Gigi Maccalli, scomparso in Niger da oltre un anno, e Paolo Dall’Oglio, rapito in Siria nel 2013

Diritti bruciati


In Iran arrestati tre blogger australiani, intanto è morta la tifosa di calcio sotto processo per essere entrata in uno stadio. Si era data fuoco in segno di protesta. Il commento di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International.

PericolUsa


Le regole sull’immigrazione adottate dagli Stati Uniti mettono a rischio la vita dei richiedenti asilo bloccandoli nel Tamaulipas, uno degli stati messicani più pericolosi. Lo denuncia Medici Senza Frontiere, raccontando che migliaia di persone hanno subito violenze durante il loro viaggio attraverso il Messico.

Settantamila


Sono tante le persone che necessitano di aiuti nelle Bahamas dopo il passaggio dell’uragano Dorian, in cui si contano anche migliaia di dispersi. Secondo Caritas Italiana “occorrono acqua potabile, cibo, medicinali e attrezzature sanitarie, prodotti per l’igiene e anche sostegno psicologico, in particolare per i bambini”.