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Inversione di rotta


Nei primi dieci giorni del suo mandato da presidente degli Stati Uniti, Joe Biden ha intenzione di firmare molti ordini esecutivi per segnare una forte discontinuità con l’amministrazione di Donald Trump. Tra gli obiettivi, un immediato rientro del Paese negli accordi sul clima di Parigi e l’eliminazione del “travel ban” per l’ingresso dei cittadini stranieri.

Emigrazione frenata


Un report delle Nazioni Unite analizza gli effetti della pandemia sullo spostamento delle popolazioni. Il servizio di Fabio Piccolino.

Nell’ultimo anno le migrazioni nel mondo si sono ridotte di quasi il 30% a causa dell’epidemia di Coronavirus. Sono i dati dell’ultimo rapporto dell’Onu, secondo il quale sono 281 milioni le persone che vivono fuori dal proprio paese di origine.

In testa alle nazioni ospitanti ci sono gli Stati Uniti, che nel 2020 hanno registrato 51 milioni di migranti internazionali, seguiti da Germania, Arabia Saudita, Russia e Regno Unito. Il paese con il più alto numero di persone che hanno deciso di vivere fuori dai propri confini è invece l’India, dove gli emigranti sono circa 18 milioni. In Europa c’è la quota maggiore di migrazione interna: chi decide di lasciare il proprio paese, rimane nel continente nel 70% dei casi.

Inerzia climatica


È l’accusa che due milioni di francesi hanno rivolto al governo, accusato di non aver fatto abbastanza per l’ambiente. La causa, intentata con il sostegno di alcune ong, intende affermare il principio che la responsabilità di politiche più green non debba ricadere esclusivamente sui cittadini, e persuadere le istituzioni a fare di più.

Mesi neri


Secondo il Report annuale di Human Right Watch, quello appena trascorso è stato l’anno più buio per i diritti umani in Cina dal massacro di piazza Tienanmen. L’autoritarismo del governo si è manifestato in particolare attraverso la repressione delle minoranze etniche e con il pugno duro contro i manifestanti di Hong Kong. Lo studio cita inoltre la gestione della pandemia da Coronavirus.

E Bolsonaro guarda dall’altra parte


Il Brasile non ha ancora fornito i dettagli del piano per la vaccinazione contro il Covid-19 mentre nel paese il numero di contagi sta raggiungendo cifre record. Un ritardo che sta mettendo in mostra tutti i limiti della sanità pubblica, aumentando le disparità sociali. Nel frattempo il presidente Bolsonaro continua a dichiararsi scettico riguardo ai rimedi per affrontare la pandemia.

La spedizione della solidarietà


Per aiutare i profughi in Bosnia scende in campo la Caritas. Il servizio di Fabio Piccolino.

La situazione nel campo profughi di Lipa, in Bosnia, continua ad essere disastrosa, dopo l’incendio che lo scorso 23 dicembre ha distrutto la struttura, costringendo circa un migliaio di persone, provenienti prevalentemente da Afghanistan, Bangladesh e Pakistan, a sopravvivere in condizioni climatiche estreme, con temperature che di notte arrivano fino a venti gradi sottozero.

Per cercare di aiutare queste persone, prive di acqua, elettricità e servizi igienici adeguati, Caritas Ambrosiana, Caritas Italiana, Ipsia hanno fatto arrivare sul posto sei camion carichi di legna da ardere, organizzando contestualmente una raccolta fondi, mentre sono partite altre iniziative di solidarietà in tutta Europa. Soluzioni tampone a cui però occorre affiancare urgentemente un intervento risolutivo.

Imposizioni turche


Migliaia di studenti in Turchia stanno manifestando contro la nomina del nuovo rettore dell’Università di Istanbul da parte del presidente Erdogan. Secondo gli attivisti, si tratterebbe di un nuovo tentativo del governo di limitare le libertà; l’ateneo è infatti famoso per aver promosso cause progressiste e ha sempre eletto democraticamente i suoi rettori.

Vietato manifestare


“Liberate subito le persone arrestate ad Hong Kong”: è la presa di posizione dell’Unione Europea contro il fermo di oltre 50 attivisti pro-democrazia incriminati per aver violato la nuova legge sulla sicurezza nazionale. Un’azione che secondo la Ue  rappresenta un messaggio preciso: “Il pluralismo politico nella regione non è più tollerato”.

In pericolo


La situazione dei migranti in transito in Bosnia e Erzegovina è insostenibile: lo denuncia Caritas Italiana che teme il rischio di una catastrofe umanitaria. Alla già precaria condizione dei richiedenti asilo infatti si aggiungono sia il peggioramento delle condizioni meteo, che i continui trasferimenti in strutture dove mancano le condizioni minime per una sopravvivenza dignitosa.