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Un sito contro le camere a gas


E contro ogni tipo di pena di morte. Lo ha lanciato la Comunità di Sant’Egidio. Il servizio è di Fabio Piccolino.

Un nuovo sito web per partecipare attivamente alla campagna contro la pena di morte nel mondo  e per favorire l’umanizzazione delle carceri: lo ha lanciato la Comunità di Sant’Egidio lo scorso sabato, in occasione della Giornata Mondiale per l’abolizione di tutte le misure capitali. La nuova piattaforma, raggiungibile all’indirizzo nodeathpenalty.santegidio.org, vuole diventare uno strumento di diffusione capillare che consenta l’invio di appelli e petizioni e la condivisione degli eventi online.

Secondo l’organizzazione, in questo tempo segnato dalla pandemia, le condizioni di coloro che vivono già in estremo isolamento in carceri di massima sicurezza e spesso in attesa di esecuzione, sono divenute ancora più drammatiche, in ogni parte del mondo. Per questo motivo la Comunità ha moltiplicato i propri sforzi per umanizzare la vita dei detenuti.

Disastro ambientale


È quello in corso in Kamchatka, penisola nell’oceano Pacifico all’estremo oriente della Russia. A causa dell’inquinamento del mare, migliaia di animali sono stati trovati morti sulle spiagge. Le circostanze della contaminazione delle acque sono ancora da accertare.

Indagine urgente


29 organizzazioni umanitarie e per i diritti umani tra cui Human Rights Watch, Amnesty international e Action Aid hanno scritto una lettera al parlamento greco per istituire una commissione d’inchiesta sui rinvii illegali di migranti verso la Turchia. Espulsioni collettive e respingimenti spesso accompagnati da atti di violenza, in contrasto con le norme internazionali.

In fumo


Gli incendi in Amazzonia sono aumentati del 61% in un anno: un dato allarmante imputabile in parte al cambiamento climatico e all’aumento della temperatura. Le fiamme stanno coinvolgendo sempre di più le foreste vergini, una tendenza preoccupante che dimostra come stiano diventando più secche e inclini al fuoco, mettendo in pericolo numerose specie animali.

Pericolo effetti collaterali


Le ricadute sociali ed economiche della pandemia sono a volta imprevedibili. Il servizio di Fabio Piccolino.

A causa dei pesanti effetti negativi sull’economia legati alla pandemia da Coronavirus, quasi 500.000 ragazze in più nel mondo potrebbero essere costrette ad un matrimonio  forzato. Le gravidanze precoci, che sono la causa principale di decesso per le ragazze tra i 15 e 19 anni, potrebbero inoltre crescere di un milione.

Sono i dati di uno studio di Save The Children che evidenza come l’epidemia stia avendo effetti devastanti per il futuro di milioni di ragazze e bambine in tutto il mondo.
Una preoccupante inversione di tendenza dopo 25 anni di progressi che, per quanto riguarda i matrimoni forzati, si concentra principalmente in Asia Meridionale,  Africa centrale e occidentale, America Latina e Caraibi. Le gravidanze precoci invece riguardano in gran parte il continente africano.

Belve libere


La Francia dice stop alla presenza di animali selvatici nei circhi itineranti: la misura, annunciata alla vigilia della prima conferenza Onu sulla biodiversità, vuole lanciare un segnale concreto per il rispetto della natura. Le nuove norme prevedono inoltre il divieto alla riproduzione di orche e delfini in cattività e la fine degli allevamenti di visoni d’America per la loro pelliccia.

Persone, non numeri


È il titolo dell’iniziativa delle ong Migrants of the Mediterranean e Mediterranea Saving Humans per valorizzare l’aspetto umano di chi affronta la pericolosa traversata del Canale di Sicilia dopo aver lasciato la Libia, dove da anni si documentano gravi abusi dei diritti umani nei confronti dei migranti. Le loro storie saranno raccontate sui social network delle organizzazioni.

Un nuovo trauma per i rifugiati


 

Secondo la ricerca di Medici per i Diritti Umani appena pubblicata sull’International Journal of Social Psychiatry, fattori di stress post-migratori, come ad esempio condizioni di vita precarie in grandi e sovraffollati centri di accoglienza, producono effetti negativi sulla salute mentale dei rifugiati e dei richiedenti asilo al pari delle violenze subite nei paesi di origine o lungo la rotta migratoria.
Ne abbiato parlato con Alberto Barbieri, Coordinatore Generale di Medu – Medici per i diritti umani