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Giovani agricoltori


In Camerun, il progetto “New generation” ha formato oltre 2000 under 30 per diventare imprenditori agricoli attenti alla sostenibilità e per migliorare le condizioni di vita della popolazione. Impegnato sul territorio anche il maître chocolatier Knam che utilizza il cacao per i nuovi cioccolatini “Kamerunini”: con il ricavato viene finanziato l’orfanotrofio di Yaoundé.

Paesi ad alto rischio


Nel corso del 2019 sono stati 304 i difensori dei diritti umani uccisi. E oltre agli attacchi fisici hanno dovuto subire diffamazioni, invasioni nella privacy, molestie giudiziarie e discriminazioni di genere. È quanto emerge dall’ultimo report annuale della fondazione Front Line Defenders.  In due casi su tre, le vittime di assassinio sono state colpite in America Latina, che continua a essere l’area più pericolosa al mondo. In particolare, spicca ancora una volta la Colombia, dove 106 attivisti  hanno perso la vita. Seguono Filippine, Honduras, Brasile e Messico.

Non sparate sui bambini


Mentre a Berlino si apriva la Conferenza di Pace sulla situazione libica, l’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, ha denunciato le gravi conseguenze del perdurare del conflitto. Il servizio di Fabio Piccolino
Da quando, nello scorso aprile, le ostilità sono scoppiate a Tripoli e nella Libia occidentale, gli attacchi indiscriminati in aree popolate hanno causato centinaia di morti e le condizioni dei bambini, anche quelli rifugiati e migranti, sono ulteriormente deteriorate: molti sono anche quelli arruolati nei combattimenti. Unicef ha raccontato degli attacchi contro le scuole e delle migliaia di persone costrette a lasciare le proprie case, correndo gravissimi rischi. Secondo Save The Children, nel paese africano sono almeno 250 mila i bambini con necessità di assistenza umanitaria. Entrambe le organizzazioni chiedono dunque una risposta concreta alla crisi che porti a una pace completa e duratura .

Comincia il futuro


La Germania ha annunciato lo stop definitivo degli impianti a carbone entro il 2038 per ridurre l’impianto ambientale. L’annuncio è arrivato dopo l’accordo raggiunto tra il governo federale e i singoli Laender e prevede un piano miliardario di risarcimento per i gestori colpiti. Un primo blocco di centrali energetiche più vecchie sarà chiuso già a partire da quest’anno.

Intervista con il territorio: il 22 gennaio a Lamezia Terme (CZ)


 

Lamezia Terme (CZ), mercoledì 22 gennaio 2020, ore 9.30-13.30
Progetto Sud – Sala Sintonia – via Antonio Reillo, 5

Roma, 17 gennaio – “Intervista con il territorio. Comunicazione sociale e panorama internazionale” è il titolo del corso per la formazione dei giornalisti organizzato dal Giornale Radio Sociale insieme all’agenzia Redattore SocialeForum del Terzo Settore e il sostegno della Fondazione con il Sud.

L’incontro si terrà a Lamezia Terme mercoledì 22 gennaio a partire dalle 9.30, presso la Sala Sintonia di Progetto Sud, in via Antonio Reillo 5 e rientra in un ciclo di appuntamenti formativi per giornalisti incentrati sui temi del sociale, in programma nelle regioni del Sud.

I corsi puntano a ragionare su come avvicinare i cittadini ai media e rafforzare la funzione sociale del giornalismo attraverso il racconto del “territorio”, che è la parola chiave del progetto e che sarà declinata in tutti i seminari attraverso ciascuna delle sei redazioni del Giornale Radio Sociale (società, diritti, economia, cultura, internazionale, sport).

I territori diventano i luoghi in cui si concretizza l’accoglienza e l’integrazione delle persone migranti. Lontano dai riflettori, storie di persone, italiane e non, scrivono ogni giorno una narrazione diversa da quella che siamo abituati a sentire, fatta di grandi sforzi e difficoltà ma anche di passione, solidarietà e successi. Tutto si realizza grazie alle reti sociali: l’integrazione la fanno i singoli cittadini nel loro piccolo agire quotidiano, ma anche e soprattutto le realtà associative, ovvero cittadini auto-organizzati che si pongono come obiettivo quello di dare dignità, formazione, nuovi strumenti culturali ai migranti come base per una reale futura inclusione sociale, anche nell’ottica di una convivenza pacifica e serena con l’altro.

Come si raccontano le storie di integrazione? Quali errori non bisogna compiere quando si parla di migranti e di rifugiati? Come si racconta il territorio? Come si racconta il rapporto tra territorio e nuove persone che lo abitano? Come ci si difende dai racconti devianti riguardo all’immigrazione? La formula della “storia” è l’unico tipo di narrazione possibile?
Il corso vuole rispondere a questi quesiti e porne di nuovi grazie al contributo delle realtà sociali che sul territorio realizzano concretamente e quotidianamente pratiche di condivisione, di chi vive il territorio attraverso il racconto giornalistico di chi da anni ne racconta le criticità, e di chi conosce le dinamiche e i problemi che si trovano ad affrontare  persone migranti.

Il programma dell’appuntamento, organizzato in collaborazione con Ordine dei Giornalisti della Calabria, vedrà la presenza di importanti operatori dell’informazione, della comunicazione sociale e del non profit.
La prima sessione sarà presentata e coordinata da Stefano Caredda, direttore di Redattore Sociale e prevede gli interventi di Giuseppe Soluri, presidente Ordine dei Giornalisti della Calabria, Fabrizio Minnella, giornalista e responsabile comunicazione di Fondazione con il Sud e di Giovanni Pensabene, portavoce Forum Terzo Settore Calabria.

La seconda sessione sarà presentata e coordinata da Fabio Piccolino, responsabile della redazione internazionale del Giornale Radio Sociale e prevede gli interventi di Stefano Milani, Radio Articolo 1, che proverà a sfatare alcune delle fake news economiche che girano intorno a temi dell’immigrazione; Eleonora Camilli, Redattore Sociale, interverrà sui temi dell’accoglienza e del rapporto con il territorio, e sulle vie sicure come i corridoi umanitari; Maurizio Di Schino, TV2000, partirà da un racconto personale per ribaltare la prospettiva e ragionare sulla memoria collettiva.

Nella terza sessione, presentata e coordinata da Ivano Maiorella, direttore del Giornale Radio Sociale, spazio alle esperienze sul territorio con il racconto di Arianna Fortino di Auser Volontariato del Savuto e l’intervento di Don Giacomo Panizza, presidente e fondatore della Comunità Progetto Sud. Verrà, inoltre, proiettato il video “Riace”, di Laura Bonasera e Francesca Spanò, prodotto dalla Uisp.

Il corso dà diritto a 6 crediti formativi per i giornalisti ed è necessario iscriversi sulla piattaforma S.I.Ge.F. La partecipazione è gratuita.

Sarà possibile seguire il corso in diretta Facebook sulla pagina del Giornale Radio Sociale.

Un sistema al collasso


Sono circa 80 i bambini che hanno perso la vita nei giorni scorsi in Yemen a causa della febbre Dengue. Il conflitto, che dura da ormai cinque anni, ha portato il sistema sanitario al collasso e si teme che l’epidemia si diffonda in tutto il Paese. Sono oltre 50 mila i casi sospetti: a denunciarlo è Save the Children.

“Hodeidah ha il secondo più alto tasso di mortalità nel paese, con 62 morti tra adulti e bambini nel 2019. Non si era mai visto nulla di simile prima. Più di 40 persone del nostro staff, comprese le loro famiglie, sono state colpite dalla febbre. Quotidianamente, riceviamo segnalazioni di decessi in aree remote del governatorato. Alcune delle nostre strutture sanitarie funzionano 24 ore al giorno e la settimana scorsa una di queste ha registrato 30 casi in un giorno solo, la maggior parte dei quali erano bambini” ha dichiarato Mariam Aldogani, direttrice di Save the Children a Hodeidah, che si sta riprendendo dalla febbre dengue. “Per la popolazione, la situazione economica non è migliorata. I genitori non possono permettersi di portare i propri figli in ospedale o di acquistare medicine. Gli ospedali sono pieni e alcuni pazienti sono costretti a sdraiarsi a terra per la mancanza di letti. È davvero una situazione terribile, anche bambini di otto mesi sono stati colpiti dalla febbre dengue. In alcuni ospedali tutto ciò che puoi sentire sono i bambini che piangono per il dolore. Attualmente stiamo supportando 48 strutture sanitarie a Hodeidah, che hanno registrato oltre 6000 casi sospetti nel 2019” ha proseguito Aldogani.

Tutti uguali


È l’iniziativa di Dokita Onlus per sostenere i minori con disabilità in Africa. Il 23% dei bambini del Camerun vive con almeno un tipo di disabilità insorta, molto spesso causata da malattie come polio, malaria, lebbra e morbillo. Un problema che, in un paese dalle strutture sanitarie carenti, si traduce quasi sempre in emarginazione e povertà. Ascoltiamo Irene Tognella, responsabile comunicazione e fundraising della campagna. (sonoro)

Fuori dalla porta


Le autorità cinesi hanno negato l’accesso a Hong Kong al direttore di Human Rights Watch, Kenneth Roth, che avrebbe dovuto presentare il report annuale dell’organizzazione sulla situazione dei diritti umani nel paese asiatico. Nei mesi scorsi Pechino aveva criticato le ong che avevano sostenuto le ragioni dei manifestanti.

Salute terremotata


Sono passati dieci anni dal terremoto che nel 2010 devastò Haiti e che costò la vita a oltre 230 mila persone: secondo il Rapporto di Medici Senza Frontiere, il sistema sanitario dell’isola caraibica è sull’orlo del collasso nel mezzo di una grave crisi politica ed economica. Ascoltiamo il servizio di Fabio Piccolino.
La crescita dell’inflazione, la mancanza di sviluppo economico, le continue ondate di violenza sono alla base di numerose proteste e blocchi che negli ultimi mesi hanno paralizzato il paese: in questo contesto, le strutture mediche non riescono a rispondere ai bisogni della popolazione e a fornire servizi di base a causa della carenza di farmaci, ossigeno, sangue, carburante e personale. Secondo Medici Senza Frontiere “La situazione è peggiore di quanto si possa immaginare: ora è necessario che altri attori si mobilitino per rispondere ai bisogni sanitari di Haiti”.

Una brutta aria


Il cambiamento climatico è tra le cause degli incendi che in Australia hanno colpito 8 milioni di ettari di territorio. Tutti gli studi scientifici smentiscono i negazionisti. Secondo il ricercatore dell’Università di Milano, Giorgio Vacchiano, il 2019 è stato l’anno più caldo e secco dell’ultimo secolo nel paese e il riscaldamento globale ha triplicato gli effetti della siccità e del fenomeno climatico conosciuto come IOD, che indica l’alternarsi di situazioni climatiche differenti e contrastanti tra loro.