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Sulle spalle dei bambini


Il recente aumento delle violenze in Libia ha causato “conseguenze devastanti sull’istruzione, con 5 scuole distrutte e 210 chiuse”: è l’allarme lanciato dall’Unicef che ha spiegato come ad Est di Tripoli ci siano oltre centomila minori privati di questo diritto. Secondo l’organizzazione “nessun genitore dovrebbe mai scegliere fra l’educazione dei figli e la loro sicurezza”.

Fermiamo la guerra


L’assassinio del generale iraniano Soleimani sta determinando un innalzamento della tensione in tutto il mondo. Le prime reazioni dei pacifisti. Il servizio di Fabio Piccolino.
“L’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani è un atto irresponsabile”: è il commento dell’associazione di solidarietà internazionale “Un Ponte Per” all’indomani dell’azione militare in Iraq decisa dall’amministrazione Trump, che sta provocando un inasprimento della tensione globale. L’organizzazione chiede a tutti i governi europei di dissociarsi da questa scelta di guerra che, se non fermata subito, “rischia d’infiammare l’intera regione del Medio Oriente, allargandosi a macchia d’olio anche nel Mediterraneo”. Un Ponte Per ha inoltre ribadito la propria vicinanza al popolo iracheno, denunciando il rischio di un nuovo bagno di sangue che vanifichi la rivolta dei giovani che da due mesi occupano le piazze di tutto il paese per chiedere la fine della corruzione, del sistema delle quote settarie introdotto dall’occupazione statunitense e la fine delle interferenze iraniane nella vita politica irachena”.

Medaglia arcobaleno


Il Parlamento europeo ha assegnato il Premio Sakharov per la libertà di pensiero a Ilham Tohti: economista e militante per i diritti del popolo uighuro e delle altre minoranze in Cina, dal 2014 sta scontando una condanna all’ergastolo. Pacifista e promotore del dialogo, è considerato da Pechino un pericoloso estremista. Da Strasburgo l’appello per la sua immediata liberazione.

Umanità perduta


Sono più di 70 milioni in tutto il mondo le persone in fuga da guerre, persecuzioni e conflitti. È il dato drammatico che accompagna la giornata internazionale dei migranti che si celebra oggi. Un’occasione per chiedere alla politica di mettere in campo soluzioni lungimiranti e non più emergenziali.

Si può fare di più


Al via a Ginevra il primo Forum globale sui rifugiati. Una conferenza, che si chiude domani, il cui obiettivo è trasformare il modo in cui il mondo risponde all’emergenza migratoria. L’Unhcr si appella ai Paesi più ricchi affinché contribuiscano a trovare soluzione partendo dal tema umanitario.

Nulla di fatto


La Cop25 è un mezzo fallimento: sul clima non si raggiunge l’accordo. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro)

“La comunità internazionale ha perso un’importante occasione per mostrare maggiore ambizione nel contrastare l’emergenza climatica”: sono le parole del segretario generale Onu Antonio Guterres a margine della COP25 di Madrid, conclusa con un sostanziale nulla di fatto. Nel corso della conferenza infatti, non sono state prese decisioni particolarmente rilevanti e non è stato trovato un compromesso su uno dei temi più delicati, cioè il meccanismo che in futuro dovrebbe permettere ai paesi più “green” di cedere la quota rimanente di gas serra ai paesi che inquinano di più. A porre un freno sui punti in programma sono stati prima di tutto gli interventi di Brasile e Stati Uniti: gran parte delle controversie dovranno ora essere risolte entro la prossima conferenza sul clima che si terrà a Glasgow nel 2020.

La guerra distrugge i nostri sogni


Se il conflitto in Yemen dovesse finire oggi, servirebbero almeno 20 anni per tornare ad un livello di insicurezza alimentare ritenuto “accettabile”. Sono i dati di un’analisi dell’International Rescue Committee che fotografa la situazione drammatica in cui soprattutto i bambini sono costretti a vivere. Ad oggi gli scontri hanno causato circa 90mila vittime.

Bavaglio ungherese


Il governo di Budapest ha ordinato all’agenzia di stampa nazionale di non diffondere notizie di Amnesty International e Human Right Watch. Un attacco alla libertà di informazione che suona come una censura da parte del presidente Orban; secondo le organizzazioni si tratta di “un atto indegno da parte di uno stato membro dell’Unione europea”.