Rom e sinti, 12.200 vivono nei campi: il rapporto 2025 di Associazione 21 luglio


Cento campi – Associazione 21 luglio ha presentato il Rapporto annuale sulla condizione delle comunità rom e sinti in Italia. Le persone che vivono in insediamenti monoetnici sono 12.200, ma nel solo 2025 si è registrato il superamento di cinque insediamenti. L’obiettivo, spiega l’associazione, è quello di smantellare il “sistema campi rom”.

Insediamenti monoetnici in Italia

Gli insediamenti monoetnici sono il risultato di decennali politiche pubbliche che hanno dato vita, in Italia, a un sistema abitativo parallelo, pensato esclusivamente per le comunità rom e sinte e caratterizzato, nella maggior parte dei casi, dal mancato rispetto degli standard minimi stabiliti a livello nazionale e internazionale.

Nel nostro Paese da più di trent’anni esistono alloggi pensati, progettati e destinati specificamente a famiglie rom e sinte, non solo all’aperto che, nella maggior parte dei casi, non rispettano gli standard internazionali di adeguatezza, confermandone il carattere segregante e discriminatorio. Essi possono essere suddivisi in:

Insediamenti formali, che includono le baraccopoli, le macroaree, i centri di raccolta rom, gli edifici di edilizia residenziale pubblica monoetnici;
Insediamenti informali, che comprendono i macro-insediamenti, i micro-insediamenti e le aree di transito.

Un quadro di sintesi sulla condizione attuale

12.200 circa i rom e sinti stimati che vivono in insediamenti monoetnici, formali e informali, pari allo 0,02% della popolazione italiana;
98 gli insediamenti formali all’aperto (baraccopoli e macroaree) presenti in 64 comuni e in 12 regioni italiane;
10.200 circa i rom e i sinti presenti negli insediamenti formali (baraccopoli e macroaree);
2.000 circa i rom presenti negli insediamenti informali;
5.800 circa i rom presenti nelle baraccopoli formali italiane;
4.400 circa i sinti presenti nelle macroaree italiane;
L’aspettativa di vita di quanti presenti nelle baraccopoli è almeno di 12,5 anni inferiore a quella della popolazione italiana;
Se l’età media della popolazione italiana nel 2025 è stata di 48,2, negli insediamenti-campione presi in esame da Associazione 21 luglio è circa la metà: 25,7;
Nelle baraccopoli i residenti minori sono pari al 55% della popolazione totale;
Sono meno di 600 i cittadini rom presenti nelle baraccopoli a forte rischio apolidia in Italia;
Dei rom e dei sinti presenti negli insediamenti istituzionali si stima che circa il 70% abbia la cittadinanza italiana;
Negli ultimi 10 anni si è registrata una diminuzione degli insediamenti monoetnici formali pari al 34% con un calo dei “campi” da 149 agli attuali 98;
Negli ultimi 10 anni si è registrata una diminuzione dei loro abitanti pari al 63% con un calo delle presenze da 28.000 a 10.200 unità

Il superamento dei “campi rom”

Dal 2018, Associazione 21 luglio collabora con diverse amministrazioni comunali, offrendo servizi di consulenza e accompagnamento tecnico per la definizione e l’attuazione di azioni volte al superamento delle baraccopoli istituzionali attraverso il modello MA.REA. (Mappare e REAlizzare comunità). Negli ultimi anni, il modello MA.REA., sperimentato in diverse città italiane e adattato ai rispettivi contesti territoriali, ha dimostrato efficacia, flessibilità e sostenibilità, costituendo oggi un punto di riferimento per le politiche pubbliche orientate al superamento della segregazione abitativa estrema e alla costruzione di comunità inclusive.

Insediamenti superati

Nel solo 2025 si è registrato il superamento di cinque insediamenti: due baraccopoli (via Guerra, 26 nel Comune di Asti ed ex Polveriera nel Comune di Reggio Calabria); due macroaree (Mira di Marco nel Comune di Rovereto e via delle Tagliate nel Comune di Lucca) e un centro di raccolta (Ex Rossi Sud nel Comune di Latina). Al momento della stesura del presente rapporto, si sta ultimando la fuoriuscita degli abitanti di una baraccopoli napoletana, quella di Cupa Perillo, a Scampia, verso abitazioni convenzionali.

Insediamenti in superamento

Nel 2025 si registrano le azioni di superamento di 13 insediamenti, 4 macroaree e 9 baraccopoli. Ad essi vanno aggiunte 4 macroaree di Prato, il cui superamento, avviato nel 2024, è stato momentaneamente “congelato” a causa del commissariamento della città toscana.

Gli insediamenti in superamento sono attualmente:

La macroarea di via della Fornace (Ivrea)
La macroarea di via della Chiesa Rossa (Milano)
La macroarea di via Guerra, 27 (Asti)
La macroarea di via Tomba Forella (San Lazzaro di Savena)
La baraccopoli di Candoni (Roma)
La baraccopoli di Castel Romano (Roma)
La baraccopoli di Gordiani (Roma)
La baraccopoli di Salone (Roma)
La baraccopoli di Salviati” (Roma)
La baraccopoli di Pitz’e Pranu (Selargius)
La baraccopoli di via Carrafiello (Giugliano in Campania)
La baraccopoli di Cupa Perillo (Napoli)
La baraccopoli di Scordovillo (Lamezia Terme)

Secondo Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio «come mezzo secolo fa abbiamo assistito con la legge Basaglia alla fine del sistema manicomiale, così oggi, anche grazie al modello MA.REA. stiamo smantellando il “sistema campi rom” che per anni ha rappresentato l’espressione architettonica di una discriminazione di Stato nei confronti delle comunità rom e sinte presenti nel nostro Paese. Occorre continuare a lavorare in particolar modo sull’Area Metropolitana di Napoli, dove le condizioni sono più complesse, i numeri più alti, le difficoltà delle amministrazioni locali più evidenti. Qui si concentrerà nei prossimi anni il nostro sforzo per considerare veramente tramontato il ciclo storico che, con l’arrivo di profughi dell’ex Jugoslavia, negli anni Novanta, ha condotto alla creazione di dispositivi abitativi discriminatori, costosi e lesivi dei diritti umani quali sono stati e sono tuttora i “campi rom”»