[Intro: Questo è il suono degli scontri in Cile durante lo sciopero nazionale: a Santiago uno studente è rimasto ferito tra idranti e lacrimogeni. Questa è Ad Alta Velocità oggi 5 giugno 2026: nello stesso giorno del 1989 durante la protesta di piazza Tienanmen, il “rivoltoso sconosciuto” si para davanti ai carri armati per bloccarli: diventerà il simbolo della rivolta. Ben trovati da Giuseppe Manzo].
Oggi torna l’appuntamento settimanale con il direttore Ivano Maiorella sui fatti di cronaca e attualità della settimana. La prima questione è il caso De Gregori
Non mettetemi alle strette, per favore. Impegno sociale e impegno artistico, strade diverse? Grazie Francesco De Gregori, ancora una volta. Ci hai ricordato di colpo quello che eri e quello che eravamo. Ti cercavamo con la manopola dell’ Fm clandestina delle radio private, quelle libere, che liberavano la mente come cantava Finardi. Ma anche in quelle Rai, serali e di nascosto, “Per voi giovani” ad esempio o tra le pagine di Zmuzak o Ciao 2001. Le tue canzoni, oggetti di culto, ermetici, misteriosi. Ci hai ispirato, e questo basta, nell’impegno e nella polvere del piombo di quegli anni. Abbiamo iniziato a cercare un altro Egitto insieme a te, abbiamo conosciuto Alice e il Fiorellino a cui dire buonanotte con sentimentalismo e dolcezza, trascurati a quei tempi, perchè c’era una rivoluzione da fare, erano gli anni ‘70. Oggi siamo grandi e abbiamo imparato che forse non è giusto chiedere all’arte l’assoluto e fare della creazione artistica, piccola o grande mela, un oggetto di culto. L’esistenza quotidiana ci insegna come dare importanza alle cose, non tutte le creazioni possono soddisfare tutti i bisogni. Ognuno le seleziona e le filtra attraverso la propria sensibilità e disponibilità ad aprirsi al mondo. Con generoso ardore o aristocratica avarizia di se.
Oggi siamo grandi e abbiamo imparato che i rischi sono tanti. Poesia e arte, raggirate e strumentalizzate dalla storia, hanno imparato a volare alto, forse per non essere intercettate. Talmente in alto da non riuscire più a comprendere, molto spesso, l’osservazione delle cose piccole e di tutti i giorni, le cose della povera gente. La piccola mela da mettersi in tasca. Abbiamo imparato a dare il giusto senso alla creazione artistica, alla sua fruizione. Ma anche all’impegno sociale. Alle volte la terra e la società nella quale viviamo, pur così vicine e dentro la nostra vita quotidiana, il nostro corpo e i contatti che determina, vengono allontanati dalla realtà delle cose. La dimensione estetica è soggettiva, questo l’abbiamo capito col passare degli anni. E diventa ispirazione per qualcos’altro. Prevale l’astratto sul concreto, il lontano sul vicino, l’assoluto sul piccolo. La trave diventa impossibile da intercettare al troppo poeta e al troppo artista. L’intimismo e il fumoso: col tempo si impara a distinguere. La pagliuzza ispira l’immaginazione, più del fango e del sangue nel quale sono immersi i nostri sandali. Modi diversi di vivere e di vedere la realtà, ecco. Si incontrano, se si è sinceri.
Anche le architetture più solide cadono in rovina. Ricordare Rimmel o Hilde non è peccato. “Le storie di ieri” è la canzone più politica mai scritta, a giocare col nero perdi sempre. C’è chi pensa che De Gregori parlava di scacchi,chi festeggia il 25 aprile perchè è san Marco. E i poeti che brutte creature, su questo tutti d’accordo. Mussolini ha scritto anche poesie, chi può negarlo? E noi e il nostro impegno quotidiano, semplice e artigianale, siamo ancora qui, alla ricerca di chi ha ucciso Pablo. Perchè eravamo fatti così, lo siamo ancora e giustizia sociale è virtù molto terra terra, è qui e adesso. E sappiamo distinguere tra chi non canta Bella Ciao per paura e chi la canta perchè le radici del nostro cortile sono lì. E chissenefrega degli altri. Se i figli, i nonni e i bisnonni preferiscono essere “navi pirata”, non smetteremo di essere quelli che siamo. L’impegno visibile di chi è gente comune, anche un pò gente di spettacolo perchè oggi chi non lo è? Siamo ragazzi tranquilli, la mattina leggiamo molti giornali, siamo convinti di avere delle idee. E le esprimiamo, così, terra terra, senza paura.
Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale





