Dal sacrificio di Marcinelle ad oggi: la sicurezza sul lavoro non è più rinviabile

Bentornati all’ascolto del GRS week da Federica Bartoloni.

 

L’8 agosto si celebra il ricordo di una delle pagine più drammatiche della storia del lavoro in Europa. Nel 1956 un incendio sotterraneo nella miniera di carbone del Bois du Cazier in Belgio strappò la vita a 262 lavoratori. 136 di loro erano migranti economici provenienti dal nostro Paese.
Una data, l’8 agosto, che dal 2001 ricorda il “sacrificio del lavoro italiano nel mondo” e che da quest’anno istituisce la “Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro e per la tutela della dignità dei lavoratori”.
Custodia della Memoria di quanto è stato, tutela della dignità di quanti oggi abitano il caleidoscopio di una Storia che non cessa di ripetersi attraverso una molteplicità di strutture che, seppur apparentemente differenti, non accennano a sconfiggere il parallelismo tra Marcinelle ed oggi.

Dall’agricoltura all’edilizia, dal terziario alla logistica: il lavoro immigrato e il suo incessante sfruttamento popola i settori più duri della nostra economia produttiva. E riempie, quando trova parola, le cronache quotidiane degli infortuni occorsi ai loro danni.
Ascoltiamo la riflessione sul tema del Presidente Nazionale ANMIL (Associazione Nazionale fra lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro) Amedeo Bozzer.

 

 

Il ricordo delle vittime che vuole dunque corrispondere ad un impegno fattivo e costante per migliorare la sicurezza dei luoghi di lavoro. Martedì scorso un bracciante agricolo di 61 anni è morto per arresto cardiaco mentre raccoglieva pomodori in una serra di Pachino, nel Siracusano. I giorni che hanno preceduto quest’ennesima morte di lavoro sono stati scanditi da un numero impressionante, pressoché quotidiano, di uccisioni e gravi ferimenti in occasione lavorativa. Morti di lavoratori stranieri e italiani, di dipendenti regolarmente contrattualizzati e irregolari. Da nord a sud, giovani alle primissime armi e veterani dei comparti più soggetti all’insicurezza già citati.

“Un italiano frutta al Belgio 390mila lire al mese” titolava Nando Sampietro un suo articolo su “Epoca”, cinque anni prima dell’eccidio di Marcinelle. Quel “materiale umano” che all’epoca erano i nostri lavoratori partiva per sfuggire alla miseria della disoccupazione del Dopoguerra, veniva pagato a cottimo, alloggiava in baracche fatiscenti, spesso con la famiglia a seguito, e moriva di lavoro. Una storia scandita dalla superiorità valoriale del profitto a discapito della vita umana che Toni Ricciardi, storico delle migrazioni presso l’Università di Ginevra, racconta nel suo ultimo libro uscito per Donzelli editore “Una Repubblica fondata sull’emigrazione. Marcinelle: storia e simbolo”.

 

L’immigrazione “come risorsa” che va accompagnata, tutelata, integrata.
Ma come, viene da chiedersi, se oggigiorno ai flussi di entrata si assiste parallelamente all’incapacità di trattenere nella loro terra di nascita e formazione i flussi in uscita, in gran parte giovanile, verso nord Europa e oltreoceano?
Quali le prospettive di valorizzazione e tutela del lavoro immigrato che oggi contribuisce a costruire ricchezza per il 9% del Prodotto interno lordo italiano se, come sottolineato dalla recentissima indagine Eurispes sulla condizione degli immigrati in Italia, si continua ad affrontare l’immigrazione quasi esclusivamente come un fatto di ordine pubblico accantonando la sua fondamentale importanza nel modello sociale e produttivo del Paese?
Lo chiediamo a Pietro Lunetto, co-cordinatore internazionale di Filef

 

 

Ringraziamo i nostri ospiti e vi diamo appuntamento sul sito www.giornaleradiosociale.it sino al 7 agosto. Dopodiché le trasmissioni riprenderanno regolarmente il 24 agosto.