Sport e terzo settore: due riforme da “ricucire”

Bentrovati all’ascolto del GrsWeek, in studio Elena Fiorani ed Ivano Maiorella. Non bisogna farsi spaventare dai numeri: la riforma del terzo settore è partita con la legge delega del 2016, quella dello sport con una legge delega del 2019. Dieci anni in cui sono successe molte cose per circa centomila soggetti del terzo settore italiano, associazioni sportive e società sportive del territorio. La situazione li ha messi di fronte ad un diluvio di Decreti attuativi che hanno avuto riflessi civilistici e fiscali, sino alla Circolare n. 1/E/2026, attraverso la quale l’Agenzia delle Entrate ha fornito un primo inquadramento organico delle nuove regole fiscali. A che punto siamo? Quanto è effettivo, tangibile anche dal punto di vista normativo, l’unanime riconoscimento del valore sociale dello sport?

Per accompagnare enti, professionisti e operatori in questa fase delicata, è nato un tour di incontri promossi da Agenzia delle Entrate e Università Pontificia Salesiana. La sesta tappa del Roadshow mercoledì 21 ottobre ha fatto tappa a Roma. Titolo: “Il nuovo assetto fiscale del terzo settore dopo la Circolare 1/E 2026”, che ha avuto lo sport come protagonista, visto che un terzo delle 372.384 organizzazioni attive in Italia sono sportive, come certifica l’Istat.

Il tributarista Gabriele Sepio, che ha dato un contributo importante alla riforma, ci fornisce un primo spunto: dal basso nasce un bisogno, quello di regole condivise che mettano insieme le caratteristiche del terzo settore e quelle del sistema fiscale. Gli chiediamo, c’è bisogno di un nuovo regime fiscale per l’economia sociale?

Sul fronte del terzo settore sportivo, quali sono i problemi ancora aperti? Lo abbiamo chiesto a Tiziano Pesce, presidente Uisp, che al convegno è intervenuto a nome del Forum del Terzo settore.

Se l’obiettivo delle organizzazioni sportive nel terzo settore è quello di generare valore sociale, qual è la richiesta che viene dal mondo degli Enti di promozione sportiva? Risponde Ciro Bisogno, coordinatore Enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI

Dall’incontro romano emerge la necessità di ascoltare di più l’associazionismo sportivo di base da parte dello stato, le due riforme hanno bisogno di essere “ricucite” e armonizzate, all’interno di un sistema nel quale il fisco non venga visto come l’ostacolo da affrontare, come ha specificato Andrea Carboni, direttore generale dell’Agenzia delle entrate.. C’è bisogno di un nuovo regime fiscale che sia capace di intercettare meglio le caratteristiche dell’economia sociale e di semplificare la vita alle decine di migliaia di associazioni e società sportive di base.

Per notizie e aggiornamenti sul sociale www.giornaleradiosociale.it