Autodeterminazione: è questa la parola che abbiamo scelto questa settimana, quella che affiora tra le righe e lega insieme due fatti di questi giorni. Da una parte il corso “Raccontare le periferie: giornalismo è comunità educante” che si è svolto a Bologna, promosso dalla redazione del Giornale Radio Sociale e dall’impresa sociale Con i bambini, nell’ambito del progetto Organizziamo la speranza, insieme all’Ordine dei Giornalisti. Dall’altra “Matti per il calcio” organizzata dall’Uisp, in corso di svolgimento a San Benedetto del Tronto.
Si parla molto di educazione di questi tempi, ricomincia l’anno scolastico, problemi annosi e nuovi. Che significa educazione? Chi riguarda? Non c’è più una comunità educante diffusa nella quale bambini e ragazzi imparano ad autoregolarsi, ha detto a Bologna Marco Rossi Doria, protagonista dell’esperienza dei maestri di strada, oggi presidente di Con i Bambini. Viene meno il presidio del limite, ha detto, che emerge una necessità condivisa all’interno dei gruppi tra pari. Oggi l’idea del limite diventa un’imposizione esterna, in quanto tale mal accettata e interpretata. Nella famiglia e nella scuola le imposizioni non vengono vissute bene, al massimo subite, sotto forma di ordini e prescrizioni. Non diventano educazione.
I Giornalisti sono comunità educante, hanno bisogno di recuperare ruolo e consapevolezza della funzione sociale che si esercita. Consapevolezza che significa anche deontologia, ovvero rispetto per un racconto aderente alla realtà dei fatti, sviluppato con attenzione e rispetto per la dignità di tutte le persone. I giornalisti sono parte della comunità educante per l’incisività e la responsabilità di questo ruolo che esercitano. Perché lo esercitano in libertà e autonomia, all’interno di un perimetro di regole note, che scelgono e contribuiscono a scrivere ed interpretare. Consapevolezza e credibilità, educazione appunto.
Comunità educante, fatta di scuola e famiglia, di giornalisti ed anche di sport sociale. Basta dare un’occhiata a Matti per il calcio, dove l’autodeterminazione passa attraverso una passione da condividere, un pallone da rincorrere, una maglia. E’ possibile uscire dall’isolamento perché lì fuori c’è vita, c’è una squadra che ha bisogno di te, nella quale hai un ruolo e tu conti qualcosa, protagonista di una cornice condivisa e di regole che hai contribuito a costruire. E’ la prima regola. La distruzione del manicomio, ci ricordava Franco Basaglia, incomincia dal mettere in discussione i ruoli rigidi di potere tra medico e paziente, ridando voce e capacità decisionale a chi se la vede negata. Autodeterminazione è la prima regola: dire la propria e venire scoltati. Decidere e pensare, senza essere derisi e ignorati.
“Tra le righe”, comunicazione sociale e la carovana Europa, tra Canada e Russia
Riprendiamo e ringraziamo Giuseppe Manzo che per circa un anno ha ospitato le nostre incursioni nella sua rubrica “Ad alta velocità”. Ora il nostro appuntamento settimanale diventa un appuntamento fisso del venerdì che chiamiamo “Tra le righe”, perché spesso la comunicazione sociale è lì dove non te l’aspetti, persino nell’intrattenimento e nella cronaca di alleggerimento, nel colore per così dire. Bisogna saper cercare tra i cespugli e filtrare, legare insieme la realtà dei fatti. Questa è una rubrica di comunicazione sociale.
Eravamo indecisi sino all’ultimo, come titolo ci piaceva anche “Carovana degli errori”, come innocente omaggio alla penna di Ennio Flaiano, che ci ha insegnato che non bisogna sottrarsi dal pessimismo cosmico, ma se ne può uscire, col “pessimismo comico”. Con le notizie, con la realtà dei fatti e con una loro lettura da un punto di vista. Quello sociale, aperto e libero, consapevole della sua marginalità (gli errori appunto) ed errante, il nomadismo delle idee. Che prova a chiamare le cose con il loro nome, col rispetto che si deve alle persone e alle cose. Errori, dicevamo. Il nostro più grande, nel senso più ampio, come mondo associativo, diciamocelo, è l’autoreferenzialità. Ce la metteremo tutta per risparmiarvela, è una promessa. Anche se comunicazione sociale significa ricordare l’identità di chi propone e di chi fa. Una specie di diritto d’autore, da rispettare.
Che c’è questa settimana tra le righe? Due fatti, forse lontani tra di loro.
Il primo. Il Canada potrebbe diventare il primo paese associato all’Europa, fuori dall’Europa. Potrebbero seguire Australia e Nuova Zelanda. L’annuncio è stato dato mercoledì da Ursula Von Der Leyen a cui ha fatto eco il primo ministro canadese, Mark Carney. La presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola ci crede. Se i tempi sono di grande incertezza e angoscia, l’alleanza tematica può essere una strada e la vecchia Europa ha ancora qualcosa da insegnare: la democrazia è un valore se la pratichi, se la vivi. Senza la voglia di imporla, con la scusa di volerla esportare. Né con le buone, né con le cattive.
Elezioni in Russia, dal 18 al 20 settembre, una decina di partiti, tutti governativi e pronti a riconfermare la leadership di Putin, al potere da trent’anni. L’unico partito antiguerra in Ucraina, è stato escluso. Si voterà anche nelle “nove regioni” del Dombass, annesse unilateralmente e parzialmente occupate dalle truppe russe in Ucraina. Quando sono all’opera poteri non controllabili, i diritti vagano “senza terra” per dirla con Stefano Rodotà, vagano in un mondo globale alla ricerca di un costituzionalismo anch’esso globale, che offra “ancoraggi e garanzie”.
Il diritto alla democrazia è forse il diritto dei diritti, ripartire da lì per ricostruire un costituzionalismo il più globale possibile mi sembra un buon punto di osservazione. Con dedica anche ad Emma Bonino, figlia di un liberalismo democratico e antifascista di cui oggi si sente il vuoto. Perché in democrazia i vuoti si avvertono e persino gli abitanti del pianeta Facebook o Instagram si accorgono e protestano quando qualcuno vuole controllare loro e i loro dati, la loro libertà di pensiero, di espressione e di stampa.
Tra le righe di questa settimana ci mettiamo la necessità che i valori della vecchia Europa vengano fuori per davvero, anche se c’è qualcuno che dirà, quali valori. Ecco: democrazia, libertà di espressione, partecipazione libera, diritti individuali e collettivi. L’occasione per un nuovo protagonismo politico, non soltanto nei partiti. Ad esempio, nelle “formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”, come ci ricorda l’articolo 2 della nostra Costituzione, corpi intermedi, attori di solidarietà e di vita, il terzo settore che chiede spazio. Ennio Flaiano, dicevamo all’inizio: “Tutto gli sembrava inutile e indegno di considerazione, eccetto la vita”.
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