Bentornati all’ascolto del GRS week da Federica Bartoloni.
Il prezzo della straordinaria, ma non possiamo dire inaspettata, ondata di caldo che ha investito il vecchio continente non viene in maniera assoluta diviso in parti uguali.
Sembra sempre più difficile, per famiglie e lavoratori appartenenti alle classi più povere, abituarsi al “clima caraibico” come suggerito recentemente dalla seconda carica dello Stato.
“Cooling poverty”: povertà da raffreddamento o, per immediatezza di comprensione, “Disuguaglianza climatica”. Un fenomeno che aumenta di pari passo con gli effetti del riscaldamento globale e che racconta come non sia possibile per tutti permettersi un condizionatore (o accenderlo in ragione dei costi delle bollette).
Nello stivale, il 70% degli edifici appartengono alle classi energetiche più basse (nonostante i propositi del Superbonus) e il 44% delle famiglie non hanno istallato in casa un condizionatore. Non proprio superfluo sottolineare che la situazione descritta appartenga per lo più ai quartieri periferici, caratterizzati da edifici del secondo Dopoguerra e abitati proprio da quel 44% di nuclei familiari che un condizionatore in casa non lo hanno (o che lo lasciano spento).
A fronte di questi dati, Acli Terra ha lanciato la proposta di un grande piano edilizio rurale e costiero incentrato sull’”abbattere e ricostruire” senza consumo di suolo per rigenerare quel patrimonio edilizio che sta, sempre più, diventando una trappola per chi ci vive.
Sentiamo Nicola Tavoletta di Acli Terra
Un urgenza scaduta da tempo quella delle misure di contrasto alle temperature estreme e che acquista ulteriore drammaticità se analizzata attraverso la lente del lavoro in esterno.
Se ogni anno le condizioni climatiche diventano sempre più incompatibili con la sicurezza dei lavoratori ci si chiede perché non sia stato ancora reso strutturale un Piano Nazionale dedicato continuando, invece, ad affrontare l’emergenza come fosse un’eccezione.
Chiediamo un parere al Magistrato di Cassazione e già Direttore Capo dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro Bruno Giordano
A seguito dei fatti di Amendolara, segnati dal brutale omicidio di quattro braccianti agricoli al termine della giornata di lavoro destinata alla raccolta delle fragole, il tema del caporalato agricolo è tornato a riempire le pagine dei quotidiani portando il Governo ad annunciare, per la stagione estiva, delle ispezioni straordinarie in agricoltura.
Nella consapevolezza che oggigiorno il fenomeno del caporalato non si limiti né alla stagione estiva né tantomeno al solo comparto agricolo, le temperature disumane che investono il Paese rappresentano senza alcun dubbio un’aggravante alla già rischiosa condizione di lavoro di quanti, in assenza pressoché totale di tutele, continuano a svolgere lavori altamente usuranti in ambiente esterno, rider compresi.
Ascoltiamo la riflessione del sociologo e ricercatore Eurispes Marco Omizzolo
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