Bentornati all’ascolto del Grs Week da Giovanna Carnevale. 25 anni fa uno storico provvedimento istituiva il Servizio civile nazionale. Non più solo un’alternativa alla leva militare, ma un’infrastruttura civile della democrazia. Difesa non violenta della patria, solidarietà sociale, formazione civica dei giovani: questi i principi su cui è nato il Servizio Civile e ribaditi nel Servizio civile universale ma che rischiano di finire in secondo piano in un progetto di riforma attualmente in Parlamento.
Un disegno di legge che invece spinge l’acceleratore sulla dimensione occupazionale per i giovani. Ascoltiamo le parole di Licio Palazzini, coordinatore del Gruppo di lavoro Servizio civile del Forum Terzo Settore.
Il testo che il Governo ha depositato va integrato a cominciare dal chiarimento che le finalità dell’istituto sono riconfermate nel lavoro che il Dipartimento è chiamato a fare nei prossimi mesi con i de delegati. Un “alert” che abbiamo sollevato riguarda la comunicazione che il Governo sta facendo sul Servizio civile: lo sta sempre più collegando ad una misura di facilitazione dell’ingresso nel mercato del lavoro per i giovani, lo sta sempre più caratterizzando come una dimensione di welfare e di sostegno. Questi sono dei risultati del Servizio civile, ma la centralità che proponiamo ai giovani è un’esperienza di crescita della capacità di leggere i processi in cui vivono, di capire come i conflitti non hanno solamente soluzioni violente. Normalmente, in Parlamento, i provvedimenti sul Servizio civile andavano in Commissione Affari costituzionali, adesso il ddl è in Commissione Affari sociali: sono tutti segni concreti che l’attenzione politica sembra quella di portare il Servizio civile verso altri lidi rispetto a quelli per cui è nato e per i quali è bene che continui a vivere.
Ma, fuori dal Parlamento, come sta il Servizio Civile? L’ultimo bando ha visto oltre 157mila domande, a fronte di posti disponibili pari a meno della metà. Un risultato che dimostra senza dubbio la vitalità e l’apprezzamento delle giovani generazioni. Anche se il contesto intorno risente di grandi cambiamenti. Laura Milani, presidente della Cnesc – Conferenza nazionale degli enti di servizio civile – ce ne parla mentre si avvicina la presentazione del XXIV rapporto, che si terrà il prossimo 18 giugno a Roma.
Ci sono dei grandi cambiamenti di contesto, nazionali e internazionali, che non possiamo ignorare: penso ai conflitti e alla normalizzazione della guerra. Il Servizio civile, che è difesa civile, non armata e non violenta, si inserisce in questo contesto e ha la finalità di intervenire anche in situazioni laddove si rileva necessario e urgente promuovere inclusione, forme non violente di intervento nei conflitti, promuovere i diritti. Proprio per questo contesto storico ha senso anche ricordare e rafforzare queste finalità del Servizio civile. C’è un tema in divenire, che è quello della partecipazione: il nostro rapporto annuale, che si riferisce a progetti chiusi nel 2025, mette in evidenza comunque già una ripresa dal punto di vista della partecipazione giovani. C’è un interesse dei giovani non solo per un tema di acquisizione delle competenze, ma anche perché sentono il desiderio di mettersi alla prova e al servizio delle comunità. C’è sicuramente anche ancora la domanda aperta di come favorire sempre di più la partecipazione. Siamo poi di fronte a una serie di modifiche, circolari e cambiamenti anche concreti all’interno della progettazione del Servizio civile, e a un primo passo verso la messa in trasparenza delle competenze. Sono tutte novità che hanno ricadute sull’operatività del sistema quindi la sfida – e proveremo ad approfondire questi temi all’interno dell’evento del 18 giugno – è capire come sia possibile far fronte a questi cambiamenti, mantenendo il filo rosso delle radici.
Il Servizio Civile nasce come strumento di pace e di educazione alla pace. Indispensabile anche e soprattutto in una fase, come quella attuale, di riarmo globale, di predominio della logica delle guerre. Il grido di “Addio alle armi”, ancora una volta, viene dalla società civile. “Un’altra difesa è possibile” è la proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Cnesc, Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci!, e punta all’istituzione di un Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta. Francesco Vignarca è il coordinatore Campagne della Rete Italiana Pace e Disarmo.
La campagna “Un’altra difesa è possibile” vuole davvero continuare la tradizione delle lotte per l’obiezione di coscienza al servizio militare e per una scelta non armata in difesa della patria, che è un dovere costituzionale secondo l’art 52. Tutte lotte, queste, che hanno poi portato al Servizio civile. Il diritto costituzionale di difendere la patria, dovere altrettanto costituzionale, non può essere considerato realizzato finchè non ci sarà un luogo dove le persone potranno andare a lavorare per i Corpi civili di pace, per un istituto di ricerca sulla pace e disarmo, per rendere efficace ed evidente che l’alternativa alle armi è la costruzione di una pace sociale e collettiva. Quindi noi dobbiamo fare questa richiesta e mettere sul tavolo della politica una legge di iniziativa popolare. E per questo la campagna “Un’altra difesa è possibile” chiede la raccolta di almeno 50mila firme per una proposta che potrà andare sul tavolo del dibattito parlamentare e poi sul tavolo del dibattito elettorale che ci sarà nei prossimi mesi. Con la campagna, promossa dalle principali reti del pacifismo e della società civile, potremmo anche rispondere a quanto diceva Papa Leone XIV nel maggio dello scorso anno con “se vuoi la pace costruisci istituzioni di pace”, cioè luoghi collettivi dove si lavora per la pace ogni giorno, così come fa il Servizio civile.
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