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GRSWEEK – Verso il 2018 – Pensieri e fatti che diventano notizie

 

Cosa sará? É la domanda che ci faccio o sempre, ad ogni passaggio importante della nostra vita o semplicemente al mattino, quando apriamo la finestra e incomincia la giornata. Cosa sará dell’Europa, bella senza un briciolo d’anima. Cosa sará in Medio Oriente, in Libia, negli Usa di Trump, a Barcellona. Cosa sará a Lamezia Terme, dove da quarant’anni, un prete bresciano, ex operaio metalmeccanico, é nel mirino delle cosche e proprio lí ha costruito la sua comunitá. Si chiama Giacomo Panizza e in un prezioso libricino apena pubblicato da Edb che si intitola “Cattivi maestri”, scrive:”I nostri cattivi maestri non si appassionano prioritariamente alle cose ma alle persone sperando che all’interno di ciascuna sboccino pensieri propri, voglia di libertá, individualitá, emozioni, fiducia, dignitá, compassione”. E allora uniamo anche la nostra voce a “cattivi maestri” cosí, pensieri propri e semplici che la redazione del Giornale Radio Sociale cerca di raccontare da sei anni a questa parte: pensieri e fatti che diventano notizie. E anche se non fanno notizia, noi continuiamo a raccontarli lo stesso. Perché una persona informata, consapevole, aperta, gentile é una persona nuova, capace di rimuovere muffe e pregiudizi, odio e solitudini. Buon 2018 dalla nostra redazione. Ivano Maiorella, direttore Giornale Radio Sociale

 

[Società]

Cresce il terzo settore italiano, cresce il numero dei volontari. A confermarlo i dati Istat del primo censimento permanente sulle istituzioni non profit che confronta i numeri con quelli del 2011. Un mondo in espansione tanto da meritare una vera riforma e che ha avuto uno sviluppo omogeneo nel numero delle organizzazioni, nel numero dei volontari, nel numero dei dipendenti, nonostante il contesto economico e sociale particolarmente delicato.

Non ripartono invece ripresa e ricostruzione dopo il sisma che nel 2016 ha colpito il centro Italia, in un territorio a prevalente economia agricola. Resta in sofferenza lo sviluppo locale e sono ancora troppo poche le famiglie che sono potute tornare nelle proprie abitazioni.

 

Anna Monterubbianesi

 

[Diritti]

 

365 giorni di diritti. Non è una notizia, ma sarebbe bello se, ogni giorno del calendario, corrispondesse al rispetto di altrettanti diritti, spesso disattesi, calpestati, ignorati. Come il diritto per l’infanzia, troppe volte legato a fatti di cronaca terribili. Bisogna sperare per questi bambini e ragazzi e tornare ad investire su di loro affinchè possano realizzare un mondo migliore, e che possano guardare al tempo dell’infanzia come al periodo in cui hanno potuto conoscere il valore dei diritti, contaminazione positiva per le generazioni a venire.

Il 2018 è alle porte e tra i buoni auspici per il nuovo anno, c’è quello di non ripetere i dati drammatici degli ultimi tempi sulle dipendenze patologiche in Italia.

Dalle centinaia di miliardi di euro spesi nel gioco d’azzardo, al secondo posto conquistato dal nostro Paese in Europa per consumo di droga tra i giovani.

Una questione di diritti, perché lo Stato deve dare delle alternative a chi non ne ha, ma anche di doveri e senso di responsabilità.

 

Anna Ventrella e Giordano Sottosanti

 

[Internazionale]

 

Sul piano internazionale, il 2017 è stato segnato dalla drammatica questione migranti: le oltre 3mila morti nel Mediterraneo, le violenze disumane e gli sfruttamenti subiti sia in Africa che in Europa, la vergognosa sottrazione di responsabilità degli Stati, gli attacchi alle ong. L’anno è stato anche quello dei grandi passi indietro degli Stati Uniti: sulle tematiche ambientali, sui diritti lgbt, sull’accoglienza, sulla cooperazione internazionale e della Turchia, in particolare sulle libertà individuali.

In Europa due tentativi positivi negli ultimi mesi di un avanzamento: nell’anno delli celebrazioni del 60esimo anniversario dei Trattati di Roma, si lavora alla modifica del regolamento di Dublino, mentre è già stato approvato il Pilastro per i diritti sociali, per un continente più umano e inclusivo. La speranza è che non siano solo dichiarazioni.

 

Giovanna Carnevale

 

[Economia]

 

A proposito di economia nel 2017 la parola più utilizzata è stata ripresa. Ma ripresa per chi? Sicuramente il valore della produzione è aumentato secondo i dati macroeconomici. Eppure nell’economia reale la ripresa non ha riguardato le disuguaglianze. I numeri della povertà restano invariati e anche l’aumento altalenante dell’occupazione ha riguardato solo il lavoro a chiamata o a termine. E continua anche il divario tra Nord e Sud, Mezzogiorno che resta l’area più depressa dell’Unione Europea insieme alla Grecia. Insomma, non solo disoccupazione cronica ma anche chi lavora rischia di rimanere coinvolto nel rischio della marginalizzazione. Per il nuovo anno il superamento delle condizioni materiali di milioni di italiani è l’unica ripresa possibile.

 

Giuseppe Manzo

 

[Cultura]

 

Sul fronte della cultura riusciamo spesso a raccontare un mondo del sociale vivo e vitale, che pratica attraverso l’arte l’integrazione, il rispetto, la conoscenza delle diversità, la cura delle persone, il sapere.
Il 2017 è stato l’anno dell’approvazione del Codice dello spettacolo, che prevede più risorse ed incentivi fiscali per le attività culturali del nostro paese. Un passo in avanti che si attendeva da anni.

La cultura funziona se crea connessioni e ci aspettiamo molto dal 2018 anno europeo del patrimonio culturale; tra gli obiettivi la promozione della diversità, il dialogo tra culture, l’inclusione sociale, l’allargamento e il coinvolgimento del pubblico. Che sia la volta buona per una sfida non solo sulla conservazione del patrimonio, ma su nuove frontiere culturali che tengano conto di temi scottanti quali immigrazione, integrazione e un certo razzismo in rimonta L’Italia si sta preparando? Noi Non vediamo l’ora che cominci

 

Fabio Piccolino e Clara Capponi

 

[Sport]

 

Un bilancio del 2017 dalla redazione sportiva: gli azzurri sono fuori dai Mondiali di calcio 2018, il peggio che ci potesse capitare, ma la nazionale femminile è ancora in lizza per i Mondiali del 2019 in Francia, allora qualche speranza ancora c’è per lo sport italiano. Secondo i dati Istat sempre più persone praticano almeno uno sport e il 26% della popolazione svolge un’attività fisica, definizione ampia che comprende anche lunghe passeggiate a piedi o in bicicletta o la pratica del giardinaggio, notizie positive quindi ma in Europa siamo ultimi con 23 milioni di sedentari, soprattutto tra gli anziani: il 44% degli italiani, infatti, non ha mai fatto uno sport in tutta la vita, quindi qualcosa ancora qui non va. Speriamo nell’anno che verrà.

Elena Fiorani