Ben trovati all’ascolto del Grs Week. In studio Patrizia Cupo
Se non di crisi profonda si può parlare, ciò che è certo è che l’economia italiana sta vivendo una lunga fase di rallentamento. Servizi e turismo tengono, ma il Pil cresce poco e l’industria denuncia difficoltà. Nel clima incerto, nel 2020 si lancia il PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nato in seno al programma europeo Next Generation EU, voluto dall’Unione Europea per risollevare le economie colpite dalla crisi del COVID-19. Il piano viene elaborato dal Governo Italiano per accedere ai fondi, focalizzandosi su riforme e investimenti per una crescita verde, digitale e inclusiva entro il 2026.
Visti i temi, vien da sé che centrale dovesse essere il Terzo Settore (con circa 60 misure di interesse), ma in questi anni si sono registrate criticità di coinvolgimento e lentezza nelle erogazioni, soprattutto nelle aree sociali e di fragilità. Facciamo il punto con la scheda di Chiara Meoli, Ufficio studi del Forum nazionale terzo settore.
Ma quali sono allora le risorse già incassate e quale il vero stato dell’arte del Piano, ad oggi? Ci sarà spazio e modo per arrivare al completamento delle misure? Ce lo spiega Luca Dal Poggetto – analista di Openpolis
Se la difficoltà maggiore resta la messa a terra degli investimenti, come dice Dal Poggetto, è bene esaminare quali siano le aree a maggior rischio e dove il Pnrr rischia di restare lettera morta. Occhi puntati su salute e area sociale, dice Thomas Osborn, direttore Area Salute, I-Com Istituto per la Competitività. Sentiamo:
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