[Intro: Queste sono le voci delle madri palestinesi e israeliane che hanno camminato fianco a fianco a Roma il 24 marzo nella “Barefoot Walk: Mothers’ Call for Peace”, l’appello per la fine della violenza e la tutela dei bambini colpiti dal conflitto in Palestina. Questa è Ad Alta Velocità oggi 27 marzo 2026: nello stesso giorno del 1994 in Italia si svolgono le elezioni politiche che vedono, per la prima volta, la vittoria di Silvio Berlusconi e della coalizione di centrodestra. Ben trovati da Giuseppe Manzo].
Oggi torna l’appuntamento settimanale con il direttore Ivano Maiorella che analizza e commenta i fatti di cronaca e attualità degli ultimi giorni. Prima questione è la nuova generazione che irrompe nella vita pubblica e politica
Quando i giovani sono protagonisti. C’è stata un’epoca in cui i giovani non esistevano, prima degli anni ’60 si era bambini e poi adulti. Dagli anni ’60 e poi ’70 una nuova generazione sale sul palcoscenico della società: sono i ventenni. Scelte musicali e consumi culturali, ma anche scelte politiche e movimenti di protesta che vedono i giovani desiderosi di dire la loro, di contare. Nasce una nuova narrazione che i giovani impongono ai media, alla tv, al cinema. Storie e personaggi su un piano orizzontale, attraverso i quali credere in qualcosa, identificarsi in qualcosa.Da quel momento nulla è rimasto uguale, nei movimenti per la pace e per il futuro del pianeta, anche nei movimenti civici e nelle varie forme espressive, dalla poesia all’arte. Ricordate lo slogan “La solidarietà non è un lusso”: era l’ottobre 1994. In quel desiderio di rinnovamento per politiche sociali più giuste c’era il germe di quel fenomeno di partecipazione e socialità che chiamiamo terzo settore. In piazza a Roma c’era soprattutto giovani, perché la solidarietà fosse il cemento del proprio futuro. E il terzo settore è diventato anche uno stato d’animo, che ti predispone al meglio.
Il secondo tema riguarda la partecipazione.
E’ difficile dire quale sarà la grande sfida futura. Ammesso che ce ne sia una sola e non diverse, si può racchiudere nella parola e nel valore della partecipazione. A difesa di qualcosa o contro qualcosa, perché basta salti nel buio, promesse, annunci. E se ne vale la pena corro a salvare il mondo. Quando i problemi li vedo come troppo grandi finisco per non fare nulla. Quando la sfida è alla mia portata, eccomi pronto. Se la politica si riduce al teatro delle risse e dei rancori, alla fedeltà al capo o alla propaganda verbale, perché dovrei sentirmi coinvolto? Da chi?
Infine la terza questione riguarda la sentenza negli Usa con la condanna ai big tech del web e dei social.
La sentenza di una Corte Suprema della California, a Los Angeles, è storica. Non solo perché ha condannato due giganti del mondo (Google e Meta) a versare tre milioni ad una ragazza di vent’anni per risarcirla da dipendeza tossica da esposizione ai social, come risarcimento in danni morali e materiali. Al di là dei risvolti legali della vicenda che potrebbe aprire la strada a miglaia di analoghe azioni legali. You tube di Google e Instagram di Meta sarebbero colpevoli di negligenza per aver gestito un prodotto che ha arrecato danni a bambini e adolescenti e per non aver messo in guardia sui pericoli. Ecco: mettere in guardia sui pericoli, problema che spetta a tutta la comunità, con particolare riferimento alla comunità educante, scuola e famiglia, ma anche associazionismo, con particolare riferimento a quello sportivo, visto che lo sport è la terza agenzia educativa. Anche i giornalisti fanno parte della comunità educante e lo sciopero nazionale in corso oggi lancia l’allarme di un settore cruciale da tempo in sofferenza e in crisi economica e d’identità. Non ci sono soltanto aspetti contrattuali fermi da oltre dieci anni, ci sono temi che riguardano l’autonomia del giornalista, il pluralismo e la libertà di stampa. Proprio oggi che il peso di un ruolo così delicato chiederebbero ben altri impegni da parte degli editori e maggiore senso di responsabilità e politiche pubbliche a sostegno dell’intero comparto da parte del governo. E intanto un altro storico editore Hoepli di Milano abbassa le serrande dopo 70 anni di attività ed è di questi giorni la cessione del Gruppo Gedi (Repubblica, Radio Dj ad esempio) al gruppo greco Antenna. Un salto nel buio e “mancanza di rispetto per il giornale” ha scritto il CdR Repubblica in un comunicato. Che c’entra la crisi dell’editoria con il protagonismo dei giovani? Avere un’informazione forte, libera e indipendente potrebbe aiutare a comprendere le minacce del momento: negli anni ’60 fu il dilagare delle droghe a contenere e a ripiegare su se stesso il protagonismo dei giovani. E se la stessa minaccia venisse oggi proprio dalla dipendenza da social?
Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale





