[Intro: Questa è la voce di Carlo Conti che da stasera presenta il suo 5° festival di Sanremo: l’evento nazional-popolare che fino a domenica monopolizzerà l’attenzione del Paese. Questa è Ad Alta Velocità oggi 24 febbraio 2026: nello stesso giorno del 2022 arriva all’apice la crisi russo-ucraina: le forze armate di Vladimir Putin invadono l’Ucraina. Ben trovati da Giuseppe Manzo].
Oggi parliamo di povertà e diritto alla salute. Nonostante il carattere universalistico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), l’accesso alle cure in Italia è oggi fortemente condizionato dalla capacità economica dei singoli. È quanto emerge dal rapporto “Quando i soldi non bastano – Il razionamento sanitario in Italia”, realizzato da ACLI, CAF ACLI, NeXt Nuova Economia per Tutti e dall’Università di Roma Tor Vergata e con il supporto di Comipa, Federcasse BCC, Federazione Lombarda BCC e Federazione Toscana BCC e IREF. La ricerca, basata sull’analisi di oltre 8 milioni di dichiarazioni dei redditi (modello 730) tra il 2019 e il 2024, documenta l’esistenza di un razionamento sanitario implicito.
Dividendo la popolazione in 5 scaglioni di reddito, dal più basso al più alto, la spesa media “di tasca propria” (out of pocket) ed escludendo i ticket sanitari, evidenzia che i contribuenti con i redditi più elevati spendono mediamente fra quattro e cinque volte in più rispetto ai contribuenti con i redditi più bassi. Un fenomeno dovuto ai limiti di accesso alla sanità pubblica (lunghi tempi di attesa e carenze nei servizi di cura non emergenziale) che spingono chi può permetterselo verso il privato, lasciando indietro le fasce più fragili. Ascoltiamo la vicepresidente nazionale delle Acli Raffaella Dispenza.
Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale





