Guerra, Olimpiadi e un’Europa senza più utopie. Il punto di Ivano Maiorella


[Intro: Questo è il suono nei cielo del Medio Oriente: massicci attacchi iraniani su Israele e sugli obiettivi americani che rispondono colpendo anche target civili come in Libano, un’intera regione nel drammatico vortice della guerra. Questa è Ad Alta Velocità oggi 13 marzo 2026: nello stesso giorno del 2013 dopo il conclave viene eletto papa, al quinto scrutinio, il cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio, che assume il nome di Francesco. Ben trovati da Giuseppe Manzo].

Oggi torna l’appuntamento settimanale con il direttore Ivano Maiorella sui temi di attualità e cronaca della settimana. Prima questione: la guerra tra pace e democrazia. Sentiamo

Pace e democrazia dovrebbero essere facce della stessa medaglia. E invece no. Contano le ragioni del più forte, le guerre d’occupazione continuano in Iran, a Gaza e in Palestina, in Ucraina. È difficile chiamarle guerre di Liberazione perché i grandi assenti sul palcoscenico dei protagonisti sono le persone, i “poveri cristi” come li chiamava Ascanio Celestini, le persone alle quali nessuno fa caso. Le vittime sempre e dovunque. Di queste guerre si riesce a sapere poco, verità e propaganda spesso si mischiano anche nei filmati che vediamo, che dovrebbero essere le fonti più oggettive. Il messaggio che arriva più chiaro è che a vincere è la ragione del più forte, che non c’è più niente da fare, che l’Europa, così come il diritto internazionale, sembrano contare poco o niente. Ogni scintilla potrebbe scatenare la catastrofe. Eppure le superpotenze continuano a fare affari nelle zone di guerra, i loro messaggi sono rassicuranti: sicurezza e protezione li garantiamo noi. Creano instabilità e promettono stabilità.

Il secondo tema riguarda il ruolo dell’Europa ormai senza più sogni e utopie. Ascoltiamo

L’Europa non ha più utopie, speranze, soffocata dalla crisi dei nazionalismi sovraesposti. Eppure è l’unico valore in cui credere, e in troppi vogliono cancellarne la storia e il peso, la portata democratica e l’influenza. Da Occidente, dove gli Usa sono un partner sempre più imprevedibile e maltrattante. E da Oriente, dove le leadership e le grandi potenze internazionali soffiano sull’instabilità globale. In attesa che i “re del mondo” aprano i prossimi dossier: a chi toccherà domani, a Cuba? Di certo la cronaca di guerra sembra aver messo in un angolo gli “Epstein Files”, proprio mentre dai nomi eccellenti dei principi inglesi e dei presidenti Usa si stava arrivando a quelli degli attuali premier, Trump in testa. Storie di dossier e ricatti ad orologeria.

Infine l’ultimo argomento tocca il ruolo del terzo settore e dello sport. Ascoltiamo

“Ci aspettiamo che il nostro Paese svolga un ruolo positivo chiedendo un immediato cessate il fuoco e promuovendo azioni per ristabilire il diritto e le convenzioni internazionali, e un’iniziativa diplomatica insieme agli altri partner europei”. Il Forum del Terzo settore attraverso il suo portavoce Giancarlo Moretti esprime concetti chiari. Accertare la realtà non significa cercare false rassicurazioni. Ci sono rischi imminenti per tutti, questa è la verità.  Ed anche lo sport assiste alla catastrofe, come novant’anni fa, Olimpiadi di Berlino del 1936. Sicuramente non siamo a quel punto ma è bene prevederne i possibili scenari, visto che Olimpiadi e Paralimpiadi che si stanno svolgendo nel nostro Paese non sono riuscite a rilanciare un forte messaggio di pace e fratellanza. Il sociologo Patrick Clastress su Le croix ha chiamato in causa il Consiglio d’Europa, l’organizzazione intergovernativa fondata nel 1949 per difendere i diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto. Il 5 febbraio, prima ancora che Heraskevych, portabandiera ucraino e atleta dello skeleton indossasse il casco per la prima volta, due dei suoi più eminenti rappresentanti hanno dichiarato che “la neutralità non deve mai diventare un pretesto per tacere quando i diritti umani vengono violati “. Per loro, non c’è dubbio che la Carta Olimpica “non sia superiore alle convenzioni e ai trattati internazionali ” e che l’autonomia sportiva non possa esonerare le organizzazioni dalle proprie responsabilità:”parlare a favore della pace e della dignità umana dovrebbe essere riconosciuto come pienamente coerente con i valori olimpici”.

Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale