Perchè la verità non interessa più? Il punto di Ivano Maiorella


[Intro: Questo è il video diffuso da Milano-Cortina su X dove Snoop Dogg porta la fiamma olimpica: da domani al via le Olimpiadi invernali tra contestazioni contro l’Ice di Trump e la mancata attenzione alla sostenibilità. Questa è Ad Alta Velocità oggi 5 febbraio 2026: nello stesso giorno del 1994 Si consuma la strage del mercato coperto di Mula Mustafe Bašeskije nella Sarajevo assediata ormai da due anni; muoiono 69 persone ed almeno 200 rimangono ferite. Ben trovati da Giuseppe Manzo].

Oggi torna l’appuntamento con il direttore Ivano Maiorella che mette al centro i focus sui temi di attualità e cronaca della settimana. Prima questione la libertà di informazione, ascoltiamo

“La verità ti fa male, lo so”. Sono passati esattamente sessant’anni da quel Festival di Sanremo. Era il 1966. Cantava così la giovanissima Caterina Caselli, alla fine seconda alle spalle di Modugno. La verità continua a far male, giornalisti e magistrati nel mirino. In ogni Paese, dagli Usa alla Russia di Putin, passando per il nostro. Il nuovo report della Fondazione Daphne Caruana Galizia, rilanciato in Italia da Amnesty International rileva un aumento preoccupante delle cosiddette “querele temerarie”, SLAPP, le azioni legali infondate che hanno lo scopo di intimidire e censurare chi osa indagare sui potenti o esprimere opinioni scomode.

Poi c’è il tema della polarizzazione dei contenuti e dello scontro sui social. Ascoltiamo

Mentre i giornali italiani continuano a perdere copie al ritmo del 10 per cento l’anno, Elon Musk, 800 miliardi di patrimonio, ha rivelato la formula del suo algoritmo su X, o almeno così sembra: viene premiato chi la spara più grossa, chi genera più scontri, chi soffia sulla rabbia. Questo sono diventati i social network.

La verità fa male e il lavoro del giornalista nessuno se lo ricorda più: verificare le fonti e fare domande, raccontare il prima e il dopo. Si chiama contesto, responsabilità nel racconto, mediazione giornalistica, completezza nell’informazione. Anche quando si racconta un corteo, una manifestazione con migliaia di persone. Professione Reporter, testata on line, riprende un consiglio di Mark Lee Hunter, fondatore del Global Investigative Journalism Network (GIJN) “Ci si deve sempre chiedere: a chi interessa davvero questa storia? Il giornalismo si salva tornando a mettere al centro le comunità, i bisogni delle persone. In questo quadro il giornalismo locale assume un ruolo centrale”.

Infine, sempre sul giornalismo il riferimento al libro di Beppe Smorto. Ascoltiamo il direttore.

Nel Libro i 4 Gianni di Beppe Smorto racconta che Gianni Mura aveva già visto la crisi: “Abbiamo abbandonato le strade, le piazze. Una volta la redazione somigliava all’atrio di una stazione, con la gente che entrava e usciva, un inconfondibile rumore di fondo”. Proprio così: come invertire la tendenza? Partiamo da noi: più strada, più reti, più riflettori e microfoni. Liberare le libertà, a partire dalla libertà di senso. Comunicazione sociale. mettersi nei panni degli altri, non su un piedistallo, accorciare le distanze, “Sporcarsi le mani” (Giorgio Bonelli). Notorietà, odio e vanità, criteri che non valgono per la comunicazione sociale. Si parlerà anche di questo oggi a Roma nel corso della presentazione del volume l’Italia delle Povertà, organizzato dall’Alleanza contro la Povertà in Italia, Iref e Secondo Welfare. Per immaginare una narrazione diversa, completa, rispettosa dei fatti. L’evento sarà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook dell’Alleanza contro la Povertà.

Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale