Gioco d’azzardo, minori sempre più esposti nonostante i divieti


Una responsabilità collettiva – L’azzardo intercetta i ragazzi sempre più precocemente: eppure, spiega Mettiamoci in Gioco, nel nostro paese è vietato ai minori. Secondo l’organizzazione la legalità dell’offerta non protegge i soggetti più vulnerabili ed è dunque necessario un rafforzamento dei controlli e un inasprimento delle sanzioni per chi consente l’accesso dei minori al gioco.

Le principali indagini europee e nazionali avevano già lanciato segnali chiari:
Secondo la survey HBSC (Health Behaviour in School-aged Children), in Italia il 37,5% dei ragazzi e il 14% delle ragazze di 15 anni ha giocato d’azzardo almeno una volta negli ultimi 12 mesi.
La survey ESPAD (European School Survey Project on Alcohol and other Drugs) rileva che il 51% degli studenti italiani tra i 15 e i 19 anni ha partecipato ad attività di gioco d’azzardo nello stesso periodo.
Numeri elevati, che già mettevano in discussione l’efficacia delle politiche di prevenzione e di tutela dei minori.
Un recente studio condotto su studenti tra i 12 e i 14 anni mostra una realtà persino peggiore di quella rilevata nelle fasce d’età più alte:
55,7% ha giocato d’azzardo negli ultimi 12 mesi
16% ha giocato regolarmente negli ultimi 30 giorni
7,2% presenta comportamenti di gioco a rischio
3,4% manifesta comportamenti di gioco già problematici.
Si tratta di percentuali inquietanti, che superano quelle registrate da HBSC ed ESPAD in età successive.
In altre parole: l’azzardo intercetta i ragazzi sempre più precocemente.
È necessario ricordarlo con forza: in Italia il gioco d’azzardo è vietato ai minori di 18 anni.
Eppure, i dati dimostrano una diffusione significativa del comportamento anche tra i giovanissimi.
Una delle spiegazioni principali — ma non l’unica — è la crescente accessibilità del gioco d’azzardo online, che abbatte i controlli e rende l’azzardo disponibile 24 ore su 24, anche da uno smartphone.
A questo si aggiungono le continue cronache che segnalano la presenza di minori nei luoghi di gioco “legale” e autorizzato dallo Stato, spesso tollerata o sottovalutata.