Impatto a metà – Il Pnrr ha colmato il 39% del divario per gli obiettivi Agenda 2030, lo rileva il rapporto di Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile. Ascoltiamo il direttore scientifico Enrico Giovannini.
Affitti sostenibili: la proposta di Legacoop Abitanti per nuove case sociali
Cooperazione di abitanti – Realizzare alloggi a canone accessibile tra 450 e 500 euro al mese, sostenuti da risorse europee e partnership con soggetti privati: è la proposta di Legacoop Abitanti che punta a sviluppare edilizia residenziale sociale soprattutto in affitto, per rafforzare l’offerta di case realmente accessibili.
Secondo le più recenti analisi, oltre quattro milioni di famiglie italiane destinano più del 30% del proprio reddito per sostenere i costi di un canone di affitto o la rata di un mutuo. Una soglia limite che per 1,5 milioni di questi nuclei familiari si traduce in una condizione di disagio abitativo acuto. Di fronte a questo scenario, la cooperazione di abitanti di Legacoop ribadisce che l’obiettivo resta quello di realizzare alloggi di edilizia residenziale sociale, principalmente in locazione, con un costo che non superi il 30% del reddito e quindi indicativamente 450-500 euro al mese di canone, o rate di mutuo entro quella percentuale. Per garantire questo risultato, gli elementi del modello finanziario sono: il 15% di quota di equity dei soggetti privati limited profit, come le cooperative di abitanti, il 30% di quota di contributo pubblico diretto e indiretto (Fondo perduto, fondi di garanzia, aree /diritti edificatori), il 55% come quota di debito a carico dei Soggetti privati limited profit (mutui di lunga durata B.E.I. e C.E.B con garanzia pubblica).
La proposta di Legacoop Abitanti è stata presentata in occasione di un convegno, svoltosi questa mattina a Roma, che ha offerto l’occasione di un confronto sull’European Affordable Housing Plan proposto dalla Commissione UE ed il Piano Casa in Italia.
“In Italia -sottolinea la presidente di Legacoop Abitanti, Rossana Zaccaria- manca da oltre vent’anni una politica abitativa strutturale. Per questo riteniamo fondamentale che le risorse europee della politica di coesione nel prossimo Quadro Finanziario Pluriennale prevedano un fondo dedicato all’edilizia sociale, garantendo la componente grant (fondo perduto) in blending con strumenti finanziari, anche attraverso fondi rotativi che garantiscano sostenibilità nel lungo periodo. È necessario che l’Europa incentivi gli Stati con meno del 5% di edilizia sociale a dotarsi di piani strutturali, ma soprattutto che i finanziamenti siano legati alla reale accessibilità basata sui salari, non sui prezzi di mercato. Dobbiamo escludere logiche di profitto a breve termine, facilitando l’accesso alle garanzie europee per sostenere progetti di utilità sociale meno ‘bancabili’ ma fondamentali per i territori”.
Italiani e finanza personale: fiducia alta, competenze basse
Non tanto bravi – Gli italiani pensano di essere competenti sulla gestione dei soldi ma non è così. L’indagine delle associazioni dei consumatori. Ascoltiamo Fabio Picciolini di Adiconsum.
Beni confiscati: intesa Legacoop e Agenzia Nazionale per lavoro e sviluppo
L’unione fa la forza – Legacoop e Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata hanno siglato un protocollo di intesa. L’obiettivo è rafforzare la collaborazione istituzionale per promuovere nuove opportunità di sviluppo economico e occupazionale.
L’accordo è stato firmato dal Direttore dell’Agenzia, Prefetto Maria Rosaria Laganà, e dal
Presidente di Legacoop, Simone Gamberini, alla presenza del Sottosegretario all’Interno Wanda Ferro.
L’obiettivo primario dell’accordo – ha sottolineato il Sottosegretario – è quello di favorire la
partecipazione delle cooperative ai processi di gestione e rifunzionalizzazione dei beni confiscati, simboli di una duplice vittoria dello Stato. Duplice poiché, in primis, sono stati sequestrati e confiscati e, in secondo luogo, perché a questi beni è data la possibilità di vivere una seconda vita trasformandosi da simboli di sopraffazione, violenza e oppressione a luoghi di speranza, riscatto e rinascita.
“Il modello cooperativo, fondato sulla partecipazione democratica dei soci e sulla centralità del
lavoro -sottolinea Simone Gamberini, presidente di Legacoop- rappresenta una leva strategica per trasformare patrimoni sottratti alla criminalità in occasioni di sviluppo sostenibile, inclusione
sociale e rafforzamento del tessuto produttivo sano. La gestione cooperativa dei beni e delle
imprese confiscate non produce soltanto valore economico, ma contribuisce a generare benefici
diffusi e meccanismi risarcitori per le comunità territoriali, agendo come presidio di legalità e
partecipazione civica”.
Il Protocollo prevede l’attivazione di una collaborazione sinergica tra le Parti con l’obiettivo di
favorire la gestione e la destinazione dei beni e delle aziende confiscate attraverso specifiche
progettualità promosse dalle cooperative aderenti a Legacoop, e di individuare nuove modalità di riuso sociale degli immobili, anche in ambiti innovativi quali l’housing sociale, lo student housing e le comunità energetiche in forma cooperativa.
Beni confiscati, 100mila firme per destinarli al riuso sociale
100 mila firme – Sono quelle raccolte da Libera per la campagna “Diamo linfa al bene” che chiede che il 2% del Fondo unico di giustizia venga destinato al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. La raccolta proseguirà anche nei prossimi mesi.
In oltre 180 piazze nel weekend volontari della rete di Libera hanno organizzato banchetti per rilanciare la campagna “Diamo linfa al bene” dove è stato chiesto ai cittadini di firmare una cartoline con una richiesta chiara: una firma per chiedere che il 2% del Fondo unico di giustizia venga destinato al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. “Oggi il denaro sequestrato e confiscato costituisce il Fondo unico di giustizia (Fug) – si legge nel testo della petizione –. Chiediamo che una piccola parte di ciò che deriva da atti criminali possa essere reinvestita per cambiare volto ai beni confiscati e rigenerare i territori feriti dalla presenza mafiosa. Basterebbe il 2% del Fug perché il denaro sottratto torni a far crescere il bene comune: scuole, cooperative, comunità, futuro. Basta poco per far rifiorire il bene. Quel 2% può cambiare molto, se diventa un impegno concreto dello Stato”.
“Trent’anni fa, con la legge 109/96, l’Italia ha scelto di restituire alla collettività ciò che le mafie avevano sottratto. Da allora più di 1300 esperienze di riuso sociale raccontano un Paese che ha saputo reagire, trasformando luoghi criminali in presìdi di democrazia, lavoro e inclusione”, ha commentato Francesca Rispoli, copresidente di Libera, secondo cui “le 100mila firme sono un primo risultato, una azione concreta che parte dal basso, per dare linfa a tutte quelle esperienze di rigenerazione che insieme abbiamo fatto partire e rilanciare le pratiche di riuso sociale dei beni attraverso la destinazione di risorse pubbliche che incentivano lo spirito della 109/96”. “Questo – ha proseguito – sarebbe possibile e sostenibile utilizzando una piccola quota delle risorse del Fondo unico di giustizia istituito per centralizzare e gestire le risorse finanziarie recuperate dallo Stato attraverso sequestri, confische (penali, amministrative o di prevenzione). Se anche solo una piccola parte di queste risorse venisse messa al servizio delle realtà che gestiscono beni confiscati, in maniera continuativa e stabile, si potrebbero sostenere esperienze di inclusione e coesione in tutta Italia, facendo veramente cambiare volto ai patrimoni illeciti e rigenerando i territori con un segnale forte contro mafie e corruzione”.
La raccolta delle firme proseguirà nei prossimi mesi, con il prossimo appuntamento nelle piazze in occasione del 21 marzo, la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che quest’anno vedrà come piazza principale Torino e simultaneamente, in centinaia di luoghi d’Italia dove la Giornata della memoria e dell’impegno verrà vissuta attraverso la lettura dei nomi delle oltre 1100 vittime innocenti delle mafie. È possibile firmare le cartoline online sul sito web di Libera e fisicamente nelle varie iniziative che saranno promosse nelle piazze in tutta Italia e nelle sedi territoriali di Libera.
Conflitto in Medio Oriente, rischio frenata per l’economia
Forte preoccupazione – In un contesto già segnato da tassi di crescita deboli, l’instabilità geopolitica dovuta al conflitto in Medio Oriente rischia di innescare un ulteriore rallentamento dell’attività economica fino ad aprire scenari recessivi. Lo dice il presidente di Legacoop Simone Gamberini.
“Guardiamo con forte preoccupazione all’evoluzione del conflitto in Iran e alle sue possibili ricadute sull’economia internazionale e italiana”.
A dirlo è Simone Gamberini, presidente di Legacoop nazionale. “In un contesto già segnato da tassi di crescita deboli -afferma Gamberini- l’instabilità geopolitica rischia di innescare un ulteriore rallentamento dell’attività economica fino ad aprire scenari recessivi. Allo stesso tempo, il conflitto in atto determina nuove pressioni sui prezzi dell’energia e delle materie prime che potrebbero riattivare una dinamica inflattiva proprio mentre famiglie e imprese stavano iniziando a respirare dopo anni molto difficili”.
Il presidente di Legacoop sottolinea come le imprese cooperative aderenti all’associazione avvertano già i primi contraccolpi di questa crisi. “Molte filiere -prosegue Gamberini- sono esposte sui mercati internazionali e rischiano di subire un rallentamento dell’export a causa dell’incertezza e delle difficoltà logistiche. L’interruzione o il rallentamento delle rotte commerciali, l’allungamento dei tempi di trasporto e le tensioni nei porti e nei corridoi marittimi mettono sotto pressione l’intero funzionamento delle supply chain. A questo si aggiunge l’aumento dei costi dell’energia, dei carburanti e di numerose materie prime strategiche, fattori che incidono direttamente sulla competitività delle imprese cooperative nei settori agroalimentare, dei servizi, industriali e della logistica. Il rischio è che si riproduca una spirale di costi che le imprese fanno fatica ad assorbire e che inevitabilmente si riflette anche sui prezzi finali”.
Gamberini esprime anche una valutazione positiva sulla decisione del governo italiano di attivare una task force contro le speculazioni sui prezzi dei carburanti. “È un segnale importante e utile – afferma- per prevenire comportamenti inaccettabili in una fase così delicata. Tuttavia è evidente che, da solo, non può essere sufficiente a neutralizzare gli effetti economici di una crisi
internazionale di questa portata”.
“Per questo -conclude- è indispensabile che la comunità internazionale intensifichi con determinazione l’azione diplomatica. Serve uno sforzo forte delle istituzioni multilaterali e dei governi affinché si riapra rapidamente la strada del dialogo e del negoziato. Solo facendo prevalere le ragioni della pace sarà possibile restituire stabilità ai mercati, sicurezza alle mprese e prospettive di crescita alle nostre economie”.
Donne e lavoro precario: lo studio Anmil presentato alla Camera
Quale 8 marzo – “Donne e precariato: una scelta imposta” è lo studio presentato oggi alla Camera dal Gruppo Donne di Anmil. Ascoltiamo Grazielle Nori.
Beni confiscati, bando aperto fino al 10 dicembre 2026
I beni della comunità – Oggi si presenta la seconda annualità del Regolamento “a richiesta” promosso da Fondazione con il Sud per il sostegno a interventi per la valorizzazione di beni confiscati alle mafie: messi a disposizione 2 milioni di euro, le proposte potranno essere presentate entro il 10 dicembre 2026.
Il regolamento sarà presentato insieme all’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC), con la quale la Fondazione ha sottoscritto a gennaio un importante Protocollo d’intesa per favorire i processi di valorizzazione dei beni confiscati da parte del Terzo settore. L’ANBSC, nella stessa occasione, presenterà le modalità di candidatura per l’assegnazione dei beni confiscati.
Partecipano all’evento: il presidente della Fondazione con il Sud, Stefano Consiglio, e il direttore dell’Agenzia, Prefetto Maria Rosaria Laganà. Intervengono: Gaia Renzi, che illustrerà il regolamento della Fondazione con il Sud; Mariarosa Turchi, che illustrerà il regolamento dell’ANBSC. Conclude Marco Imperiale, direttore generale della Fondazione con il Sud.
Servizi fiscali e terzo settore, nuova convenzione Csvnet e Caf Acli
Fare bene i conti – CSVnet e Caf Acli insieme per semplificare la gestione contabile e fiscale degli Enti di terzo settore Una nuova convenzione nazionale per promuovere servizi integrati e digitali a supporto delle organizzazioni non profit.
Morte sul lavoro all’ex Ilva di Taranto, è la seconda in due mesi
Morte dell’acciaio – All’ex Ilva di Taranto un altro lavoratore ha perso la vita cadendo da un pannello che ha ceduto mentre effettuava le pulizie. Il servizio è di Federica Bartoloni.
La morte ieri mattina di Loris Costantino, precipitato rovinosamente in uno dei comparti dell’ex-Ilva di Taranto con le stesse modalità che determinarono la morte, meno di due mesi fa, di un altro lavoratore dello stabilimento siderurgico, si aggiunge al tragico bollettino di morti sul lavoro che ha segnato anche questo fine settimana. Sei operai hanno perso la vita da nord a sud del Paese, tra cui una donna, oltre a registrare tre gravissimi infortuni sempre a danno di operai. L’immobilismo dello Stato riunisce nella protesta il mondo delle associazioni e delle parti sociali che chiedono interventi immediati che favoriscano, con ritardo imperdonabile, un concreto cambio di passo.




