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Modena Capitale del Volontariato 2026, stasera l’evento inaugurale


Modena Capitale del Volontariato 2026 – Al via il progetto nazionale promosso da Csvnet con Anci, Forum terzo settore e Caritas che mette al centro la partecipazione civica e comunità nella città emiliana. Questa sera al Cinema Arena l’evento inaugurale con Beppe Severgnini. Al centro amministrazione condivisa, partecipazione civica e nuove forme di coinvolgimento delle comunità.

L’evento inaugurale è in programma venerdì 23 gennaio 2026 alle ore 20.30, presso il Cinema Arena di Modena. L’incontro si aprirà con i saluti istituzionali di Chiara Tommasini, presidente di CSVnet, Alberto Caldana, presidente del Csv Terre Estensi, Massimo Mezzetti, sindaco di Modena, Fabio Braglia, presidente della Provincia di Modena, don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, Giancarlo Moretti, presidente del Forum Terzo Settore, e Matteo Tiezzi, presidente della Fondazione di Modena.

A seguire interverrà il giornalista e scrittore Beppe Severgnini con la riflessione “Il volontariato che connette. Lo slancio civile che fa la differenza”, dedicata al senso dell’impegno civico nel contesto contemporaneo.

Tra i progetti che caratterizzeranno l’anno di Modena Capitale di particolare valore il percorso partecipato “La Città che vorrei”, finalizzato alla costruzione del Regolamento dell’Amministrazione Condivisa. Il percorso coinvolgerà associazionismo, sindacati e mondo della cooperazione, con l’obiettivo di sperimentare modelli strutturati di collaborazione tra enti pubblici e terzo settore, potenzialmente replicabili anche in altri territori.

In coerenza con l’orientamento della Fondazione di Modena, la Capitale sarà anche un laboratorio di nuove forme di partecipazione giovanile: dal rafforzamento dei bandi dedicati alle nuove generazioni, allo sviluppo di strumenti di ascolto e coinvolgimento – anche informali – fino alla prospettiva, attualmente allo studio, di un Board Giovani a supporto delle azioni della Fondazione.

Il progetto si inserisce in un contesto nazionale che conta 4,7 milioni di volontari e in un territorio, quello modenese, caratterizzato da una forte densità civica: oltre 1.700 associazioni attive e più di 65 mila persone impegnate in attività continuative di volontariato e cittadinanza attiva.

In continuità con questo percorso, proseguono le candidature per la Capitale Italiana del Volontariato 2027. Il nuovo bando è aperto fino al 31 marzo 2026 alle candidature di città e piccoli comuni in forma associata, con una particolare attenzione alla valorizzazione delle aree interne e dei territori meno centrali, attraverso progetti costruiti in rete. La nuova Capitale sarà proclamata il 5 dicembre 2026, in occasione della Giornata internazionale del volontariato.

Gkn, produzione dal basso per creare nuovi posti di lavoro


Ripartire presto – Per la Gkn si accelera con l’azionariato popolare e produzione dal basso per raccogliere fondi a sostegno della cooperativa GFF.

Rilanciare la campagna fondi e mettere in campo quanto prima -nel giro di pochi mesi- i primi pezzi del piano di reindustralizzazione dal basso, creando almeno alcuni posti di lavoro. Il Collettivo Gkn di Campi Bisenzio a Firenze accelera le operazioni come riporta Altraeconomia. Attorno alla nascente cooperativa Gff sono in corso due diverse linee di sostegno: l’azionariato popolare, sulla piattaforma Ener2crowd, con 412mila euro già messi a disposizione, e le donazioni individuali raccolte da Arci sul Produzioni dal basso.

Oxfam, in Italia i ricchi sempre più ricchi: accumulano il 91% della nuova ricchezza


Fortune invertite – In Italia i ricchi sempre più ricchi nei dati diffusi da Oxfam. Il servizio è di Federica Bartoloni.

Un Paese di “Fortune invertite” basato sulla dittatura delle eredità che, secondo i dati Oxfam diffusi lunedì, determinano per i due terzi i patrimoni dei miliardari in Italia. Negli ultimi 15 anni l’incremento complessivo della ricchezza è stato al 91% a favore delle famiglie più benestanti del Paese, a quelle più povere è stato destinato il 2,7%. Sono 79 i miliardari reali del Paese che, in una cornice nella quale i salari sono bloccati al periodo pre-pandemico, vedono ogni giorno aumentare il loro patrimonio di 150 milioni di euro. Il “lavoro povero” intanto aumenta esponenzialmente così come la povertà assoluta tra i minori portando l’Italia verso un’ulteriore recrudescenza della disuguaglianza nella distribuzione dei redditi che ci collocava, già lo scorso anno, al 20esimo posto tra i Paesi dell’Unione Europea.

Inflazione, Istat: il carrello pesa 489 euro in più a famiglia


Un carrello pesantissimo – I dati Istat sull’inflazione mostrano un tasso che a questi livelli ha ricadute medie di +489 euro annui a famiglia. Dal 2021 al 2025 i prezzi dei beni del carrello della spesa segnano +24%. Per Federconsumatori “necessari controlli severi e sostegno al potere di acquisto”.

Con l’inflazione a questi livelli, l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori stima ricadute, per una famiglia media, pari a +489,00 euro annui.

Ma quello che davvero risulta insostenibile è l’aumento registrato negli ultimi anni: l’Istituto di Statistica indica come, tra il 2021 e il 2025, il tasso relativo al carrello della spesa abbia conosciuto una crescita del 24% (un tema su cui l’Antitrust ha appena avviato un’indagine a cui stiamo collaborando).

Questi dati, uniti a quelli sull’andamento dei redditi e sulle ulteriori ricadute in vista nel 2026 (il nostro Osservatorio prevede rincari di +672,60 euro annui a famiglia, dovuti anche all’impatto dell’incremento delle accise sul diesel per la distribuzione dei beni di largo consumo), dovrebbero allarmare il Governo e spingerlo a intervenire concretamente, in maniera decisa e non con le solite misure spot, per sostenere il potere di acquisto delle famiglie. In caso contrario, queste ultime saranno costrette a ulteriori tagli e rinunce, con la crescita di disparità e disuguaglianze, anche in campo alimentare, e con effetti negativi sull’intero sistema economico.

Umbria, a rischio il lavoro di 5 donne fragili in una cooperativa sociale


Inclusione a rischio – In Umbria a partire dal marzo 2026 le attività di pulizia dei locali del Comune di Magione non saranno più svolte da una cooperativa sociale dove sono occupate 5 donne di cui 4 fragili: 2 con disabilità fisica e 2 disagio mentale. A denunciarlo è il responsabile di Legacoopsociali Umbria Andrea Bernardoni.

Residenze socio sanitarie: quasi 13mila strutture ma l’Italia resta divisa


Disparità geografica – Le residenze socio sanitarie e socio assistenziali in Italia sono quasi 13 mila, con un’offerta complessiva di circa 426mila posti letto. Lo dicono i dati Istat che evidenziano però un forte divario tra nord e sud.

Al 1° gennaio 2024 in Italia risultano attivi 12.987 presidi residenziali con un’offerta complessiva di circa 426mila posti letto, pari a 7,2 ogni 1.000 persone residenti (+4,4% rispetto all’anno precedente).

L’offerta rimane fortemente disomogenea sul territorio: nel Nord-Est si contano 10,5 posti letto ogni 1.000 residenti, nel Sud solo 3,4.

Gli ospiti accolti sono 385.871, in aumento del 6% rispetto all’anno precedente; tre su quattro sono anziani, in gran parte ultraottantenni e donne.

Nei presidi operano complessivamente quasi 395mila unità di personale: 355mila sono dipendenti retribuiti, circa 36mila volontari e quasi 4mila operatori del servizio civile.
In aumento gli ospiti dei presidi residenziali

In Italia, al 1° gennaio 2024, risultano attivi 12.987 presidi residenziali, che dispongono complessivamente di 425.780 posti letto (7,2 ogni 1.000 residenti). Vi operano 15.772 “unità di servizio” (v. Glossario) e gli ospiti totali risultano 385.871, un numero superiore del 6% rispetto a quello del 1° gennaio 2023. Il 75% degli ospiti è ultra-sessantacinquenne, il 19% ha un’età tra i 18 e i 64 anni e il restante 6% è composto da minori.
Quasi otto su 10 i posti letto destinati all’assistenza socio-sanitaria

Su circa 16mila unità di servizio attive, 9.407 erogano assistenza socio-sanitaria (v. Glossario): si tratta di quasi 334mila posti letto, pari al 78% del totale. Le restanti 6.365 unità offrono servizi di tipo socio-assistenziale (v. Glossario), con 91.960 posti letto (il 22% dei posti letto complessivi).

Le unità di servizio socio-sanitarie accolgono soprattutto anziani non autosufficienti, cui è destinato il 77% dei posti letto disponibili; un ulteriore 15% è destinato agli anziani autosufficienti e alle persone con disabilità (in entrambi i casi poco più del 7% dei posti); il restante 8% è per gli adulti con patologie psichiatriche (5%), per le persone con dipendenze patologiche (2%) e per minori (1%).

Le unità di tipo socio-assistenziale sono orientate principalmente all’accoglienza e alla tutela di persone con varie forme di disagio: il 41% dei posti letto è dedicato all’accoglienza abitativa e un ulteriore 41% alla funzione socio-educativa, che riguarda soprattutto i minori di 18 anni. Le unità che svolgono prevalentemente una funzione tutelare – volta a sostenere l’autonomia di anziani, adulti con disagio sociale e minori all’interno di contesti protetti – coprono il 12% dei posti letto e il restante 6% è dedicato all’accoglienza in emergenza.

L’offerta residenziale sul territorio si differenzia fortemente rispetto alle categorie di utenti assistiti: nelle regioni del Nord prevalgono i servizi rivolti agli anziani non autosufficienti (72,0% nel Nord-Ovest e 75,0% nel Nord-Est), circa il doppio rispetto al Mezzogiorno. Al Sud, invece, si trova una percentuale più alta, rispetto alle altre ripartizioni, di posti letto dedicati agli anziani autosufficienti, alle persone con disabilità e agli immigrati.

Legacoop-Ipsos: due italiani su tre non vedono miglioramenti per il Paese


Futuro grigio – Per il 2026 due italiani su tre non si aspettano miglioramenti della situazione complessiva del Paese e sei su dieci temono un aumento del costo della vita. Lo dicono i dati di AreaStudi Legacoop-Ipsos. Per il presidente di Legacoop Simone Gamberini “Servono risposte concrete fondate su coesione e giustizia sociale, lavoro di qualità e sostenibilità”.

Gli italiani sembrano decisamente poco ottimisti sulle prospettive del nostro Paese per il nuovo anno, in particolare quelli appartenenti al ceto popolare. Due su tre (il 62%, 1 punto percentuale in più sulla rilevazione dell’anno scorso, e il 78% nel ceto popolare) non si prefigurano un miglioramento della situazione complessiva dell’Italia, in parallelo con le aspettative di segno negativo sull’evoluzione dello scenario economico: 4 su 10 (il 40%, 2 punti in meno sullo scorso anno, il 61% nel ceto popolare, in aumento di 2 punti) prevedono una fase di recessione ed il 31% (-3 punti) di stagnazione; 6 su 10 (il 62%, 1 punto in meno, ma il 74% nel ceto popolare, in aumento di 4 punti) si aspettano un aumento del costo della vita. Va un po’ meglio per la situazione familiare, dove, insieme con la diminuzione di chi la prevede “altalenante” con alti e bassi (il 58%, 3 punti in meno rispetto a un anno fa) e la stabilità di chi prevede un anno di crisi (l’8%, ma con un dato che sale al 28% nel ceto popolare, in aumento di 2 punti), si delineano aspettative di segno positivo per l’andamento delle relazioni familiari (85%), le relazioni con gli
amici (80%), l’amore e gli affetti (77%), la salute (75%), il lavoro (64%).
Sono le principali evidenze che emergono dal report FragilItalia “Le previsioni per il 2026 – Uno
sguardo al futuro”, elaborato da Area Studi Legacoop e Ipsos, in base ai risultati di un sondaggio su un campione rappresentativo della popolazione, per testarne le opinioni sul tema.

Sicurezza sul lavoro, già otto morti nel 2026: l’ultima tragedia all’ex Ilva


Pessimo inizio – Sono già otto le vittime accertate sul lavoro nel 2026: l’ultima ieri negli stabilimenti dell’ex Ilva di Taranto. “Questo non è il Paese nel quale vogliamo riconoscerci” ha detto il presidente Anmil Antonio Di Bella, che invita a fare squadra di fronte a ogni avvisaglia di pericolo ed irregolarità attraverso la segnalazione e la condivisione.

Claudio Salamida è morto questa mattina nell’acciaieria 2 degli stabilimenti dell’ex Ilva di Taranto. Le primissime ricostruzioni affermano che Salamida stesse operando un controllo delle valvole del convertitore 3 all’interno dell’unica acciaieria attualmente in funzione, quando avrebbe ceduto un grigliato facendolo precipitare per diversi metri. Il lavoratore aveva 46 anni, lascia la moglie ed un figlio piccolo. “Salamida era forse una tra le mosche bianche al di fuori della cassa integrazione massiva che coinvolge da tempo e senza apparente soluzione gli oltre 4.400 dipendenti, che secondo i piani diventeranno a breve 6.000, dell’ex Ilva” afferma Antonio Di Bella, Presidente Nazionale ANMIL (Associazione fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro). “Nell’Italia del 2026 una tra le più gravi e drammatiche impasse economiche e sociali del Paese non solo non accenna a trovare soluzioni concrete, ma continua a mietere vittime del lavoro”. Sulla scia di questa drammatica ultima notizia, ricordiamo Pietro Zantonini, 55enne morto a -12 gradi nella notte tra l’8 e il 9 gennaio dell’anno appena inaugurato. Originario di Brindisi, costretto al trasferimento dal suo Sud d’origine alla ricerca di contratti di lavoro, ancora a tempo determinato e ancora lontano da casa, Zantonini lavorava come vigilante a Cortina D’Ampezzo in un cantiere dei Giochi Milano- Cortina 2026. Il teatro della sua morte per malore, molto probabilmente causato dalle temperature estreme, un gabbiotto dal quale usciva ogni due ore per il controllo di ricognizione.
“Nell’Italia del 2026 si muore di lavoro. Si muore di lavoro a -12 gradi, di notte, tentando di chiedere aiuto telefonico ai colleghi, invano”, continua il Presidente Nazionale ANMIL Antonio Di Bella. “Come se non bastasse l’orrore di tale affermazione, ascoltiamo in sordina i commenti di familiari e colleghi di Zantonini che denunciano la sua preoccupazione per mancanza di tutele adeguate ed il protrarsi di turni di lavoro estenuanti. Come se ancora non bastasse sentiamo il racconto dei testimoni, i suoi colleghi, accorsi dopo la richiesta di aiuto e che, dopo l’alert lanciato ai soccorsi, hanno assistito allo spegnersi del collega”.
“Dall’inizio del 2026, in neanche due settimane, contiamo già otto morti accertate nei luoghi di lavoro” continua Di Bella che ricorda come, in attesa della pubblicazione degli Open Data INAIL relativi alla chiusura dell’anno concluso, “i primi 10 mesi del 2025 sono stati il drammatico scenario di quasi 500.000 infortuni sul lavoro denunciati all’Istituto, dei quali 896 mortali”. “La Procura e la prossima autopsia dovranno chiarire le cause della morte di Zantonini così come la regolarità del lavoro che svolgeva in un quadro, quello delle Olimpiadi invernali, che muove profitti da capogiro spesso a discapito della dignità del lavoro degli operai che li favoriscono fuori scena”, continua il Presidente ANMIL.
Nell’Italia del 2026 la Procura e la prossima autopsia dovranno chiarire anche le cause della caduta nel vuoto da un’altezza di oltre 4 metri di Antonio Formato che pochi giorni fa è morto in un’azienda di Fondachello Valdina (Messina) mentre, all’età di 69 anni, stava eseguendo lavori di saldatura sul tetto di un capannone. Stesso iter, stessa attesa per Claudio Salamida, ennesima vittima dell’ex stabilimento siderurgico che, nella sua storia, ha contato decine di infortuni mortali occorsi a lavoratori nonché innumerevoli casi di malattie di origine professionale che hanno coinvolto dipendenti e cittadini delle aree adiacenti gli impianti.
“Questa è l’Italia del 2026, ma non è l’Italia che vogliamo. La battaglia a fianco degli ‘schiavi moderni’ costretti da un sistema claudicante a lavorare alla vigilia dei 70 anni; a portare avanti il funzionamento di una produzione di vitale importanza economica e strategica ma lasciata da anni allo sbando o a morire per un compenso irrisorio, lontani da casa e a pochi giorni dalla scadenza di un contratto, non è il Paese nel quale vogliamo riconoscerci”, conclude Di Bella.
“L’ANMIL vuole essere più che mai strumento di denuncia oltre che di supporto. Per tale ragione il nostro invito è di fare squadra di fronte ad ogni avvisaglia di pericolo ed irregolarità attraverso la segnalazione e la condivisione. Noi ci siamo, in questo nuovo anno, più di sempre”.

Rincari 2026, quasi 700 euro in più a famiglia nonostante il calo dell’energia


Nuovo anno, nuova stangata – In arrivo rincari per le famiglie di quasi 700 €. Il servizio di Anna Monterubbianesi.

Secondo l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, nel 2026 i rincari peseranno in media 672 euro in più all’anno per famiglia, nonostante il calo dei costi energetici. A salire saranno soprattutto le spese alimentari, le assicurazioni auto e i costi di spedizione. Incide inoltre l’aumento delle accise sul diesel, che rischia di far crescere i prezzi di beni e servizi. Un colpo che arriva su una situazione già compromessa: in cinque anni il potere d’acquisto delle famiglie si è ridotto di oltre 5.500 euro. Per Federconsumatori servono misure urgenti contro povertà energetica e alimentare, una riforma fiscale equa e più risorse per sanità e istruzione.