Forte preoccupazione – In un contesto già segnato da tassi di crescita deboli, l’instabilità geopolitica dovuta al conflitto in Medio Oriente rischia di innescare un ulteriore rallentamento dell’attività economica fino ad aprire scenari recessivi. Lo dice il presidente di Legacoop Simone Gamberini.
“Guardiamo con forte preoccupazione all’evoluzione del conflitto in Iran e alle sue possibili ricadute sull’economia internazionale e italiana”.
A dirlo è Simone Gamberini, presidente di Legacoop nazionale. “In un contesto già segnato da tassi di crescita deboli -afferma Gamberini- l’instabilità geopolitica rischia di innescare un ulteriore rallentamento dell’attività economica fino ad aprire scenari recessivi. Allo stesso tempo, il conflitto in atto determina nuove pressioni sui prezzi dell’energia e delle materie prime che potrebbero riattivare una dinamica inflattiva proprio mentre famiglie e imprese stavano iniziando a respirare dopo anni molto difficili”.
Il presidente di Legacoop sottolinea come le imprese cooperative aderenti all’associazione avvertano già i primi contraccolpi di questa crisi. “Molte filiere -prosegue Gamberini- sono esposte sui mercati internazionali e rischiano di subire un rallentamento dell’export a causa dell’incertezza e delle difficoltà logistiche. L’interruzione o il rallentamento delle rotte commerciali, l’allungamento dei tempi di trasporto e le tensioni nei porti e nei corridoi marittimi mettono sotto pressione l’intero funzionamento delle supply chain. A questo si aggiunge l’aumento dei costi dell’energia, dei carburanti e di numerose materie prime strategiche, fattori che incidono direttamente sulla competitività delle imprese cooperative nei settori agroalimentare, dei servizi, industriali e della logistica. Il rischio è che si riproduca una spirale di costi che le imprese fanno fatica ad assorbire e che inevitabilmente si riflette anche sui prezzi finali”.
Gamberini esprime anche una valutazione positiva sulla decisione del governo italiano di attivare una task force contro le speculazioni sui prezzi dei carburanti. “È un segnale importante e utile – afferma- per prevenire comportamenti inaccettabili in una fase così delicata. Tuttavia è evidente che, da solo, non può essere sufficiente a neutralizzare gli effetti economici di una crisi
internazionale di questa portata”.
“Per questo -conclude- è indispensabile che la comunità internazionale intensifichi con determinazione l’azione diplomatica. Serve uno sforzo forte delle istituzioni multilaterali e dei governi affinché si riapra rapidamente la strada del dialogo e del negoziato. Solo facendo prevalere le ragioni della pace sarà possibile restituire stabilità ai mercati, sicurezza alle mprese e prospettive di crescita alle nostre economie”.
Donne e lavoro precario: lo studio Anmil presentato alla Camera
Quale 8 marzo – “Donne e precariato: una scelta imposta” è lo studio presentato oggi alla Camera dal Gruppo Donne di Anmil. Ascoltiamo Grazielle Nori.
Beni confiscati, bando aperto fino al 10 dicembre 2026
I beni della comunità – Oggi si presenta la seconda annualità del Regolamento “a richiesta” promosso da Fondazione con il Sud per il sostegno a interventi per la valorizzazione di beni confiscati alle mafie: messi a disposizione 2 milioni di euro, le proposte potranno essere presentate entro il 10 dicembre 2026.
Il regolamento sarà presentato insieme all’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC), con la quale la Fondazione ha sottoscritto a gennaio un importante Protocollo d’intesa per favorire i processi di valorizzazione dei beni confiscati da parte del Terzo settore. L’ANBSC, nella stessa occasione, presenterà le modalità di candidatura per l’assegnazione dei beni confiscati.
Partecipano all’evento: il presidente della Fondazione con il Sud, Stefano Consiglio, e il direttore dell’Agenzia, Prefetto Maria Rosaria Laganà. Intervengono: Gaia Renzi, che illustrerà il regolamento della Fondazione con il Sud; Mariarosa Turchi, che illustrerà il regolamento dell’ANBSC. Conclude Marco Imperiale, direttore generale della Fondazione con il Sud.
Servizi fiscali e terzo settore, nuova convenzione Csvnet e Caf Acli
Fare bene i conti – CSVnet e Caf Acli insieme per semplificare la gestione contabile e fiscale degli Enti di terzo settore Una nuova convenzione nazionale per promuovere servizi integrati e digitali a supporto delle organizzazioni non profit.
Morte sul lavoro all’ex Ilva di Taranto, è la seconda in due mesi
Morte dell’acciaio – All’ex Ilva di Taranto un altro lavoratore ha perso la vita cadendo da un pannello che ha ceduto mentre effettuava le pulizie. Il servizio è di Federica Bartoloni.
La morte ieri mattina di Loris Costantino, precipitato rovinosamente in uno dei comparti dell’ex-Ilva di Taranto con le stesse modalità che determinarono la morte, meno di due mesi fa, di un altro lavoratore dello stabilimento siderurgico, si aggiunge al tragico bollettino di morti sul lavoro che ha segnato anche questo fine settimana. Sei operai hanno perso la vita da nord a sud del Paese, tra cui una donna, oltre a registrare tre gravissimi infortuni sempre a danno di operai. L’immobilismo dello Stato riunisce nella protesta il mondo delle associazioni e delle parti sociali che chiedono interventi immediati che favoriscano, con ritardo imperdonabile, un concreto cambio di passo.
Biennale Legacoop, IA e cooperazione: etica e uomo-macchina al centro
Una governance democratica – Questa è la proposta uscita dalla Biennale dell’economia cooperativa di Genova promossa da Legacoop con Coopfond, Fondazione Barberini e Fondazione Pico dove si è discusso dell’Intelligenza artificiale. In un contesto segnato dall’espansione della gig economy, sono stati rilanciati i temi etici del sapere e del rapporto uomo macchina.
Pagamenti digitali, solo il 20% degli italiani si sente sicuro
Pronti a Contare – Le associazioni dei consumatori hanno presentato i risultati dell’indagine sulle competenze finanziarie degli italiani. Il servizio di Patrizia Cupo.
Solo il 20% degli italiani si sente “molto sicuro” dei pagamenti digitali, mentre la maggioranza è preoccupata per le truffe online; quasi la metà dichiara di controllare sempre entrate e uscite, eppure la percezione di controllo supera spesso la realtà, mentre persistono incertezze diffuse tra carta di credito e carta di debito. È la fotografia dell’indagine Pronti a Contare promossa dalle associazioni dei consumatori, con Adiconsum capofila, su un campione di 2000 cittadini. Le soluzioni proposte dalle organizzazioni prevedono più educazione finanziaria, sportelli di consulenza e maggiore collaborazione con le istituzioni.
Le Associazioni dei Consumatori Adiconsum (capofila), Codacons, Confconsumatori, CTCU, Movimento Consumatori e Movimento Difesa del Cittadino – tutte componenti del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti – presentano oggi i risultati del progetto PRONTI A CONTARE, finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy ai sensi del D.D. del 12 maggio 2025.
L’indagine, condotta con questionario online su un campione di oltre 2.000 associati rappresentativi di tutte le regioni italiane, fotografa un’Italia in transizione: alta fiducia nelle proprie capacità finanziarie, ma competenze oggettivamente insufficienti, forte esposizione dei giovani ai nuovi strumenti di credito e domanda massiccia di educazione finanziaria.
I principali risultati
Sovrastima delle competenze: l’83% degli intervistati si attribuisce competenze finanziarie “buone, alte o molto alte”, ma quando si verificano le conoscenze concrete emergono lacune significative (in linea con Eurobarometro 2023 e OCSE-PISA). Il 48,9% dichiara di controllare sempre entrate e uscite, eppure la percezione di controllo supera spesso la realtà.
Confusione sui mezzi di pagamento: persistono incertezze diffuse tra carta di credito e carta di debito; molti non distinguono correttamente funzioni e rischi.
Pagamenti digitali: solo il 20% si sente “molto sicuro”; oltre il 70% è preoccupato o molto preoccupato per le truffe online. Il 38,9% riconosce che semplificano la gestione del denaro, ma la cautela resta elevata.
Buy Now Pay Later (BNPL): utilizzato dal 22% del campione, con picchi del 44% tra i 18-24 anni e del 34,3% tra i 24-35 anni. Il 30% non conosce affatto i rischi associati e solo il 16,7% si dichiara completamente informato sui rischi.
Microtransazioni e gaming: fenomeno limitato (13% delle famiglie), ma il 75% le considera rischiose se non monitorate. Gli utenti abituali mostrano maggiore fiducia nei pagamenti digitali ma minore attenzione ai rischi.
Gap di genere: il 53% degli uomini dichiara competenze finanziarie elevate (20,3% “molto preparato” su prestiti e carte), contro il 43,6% delle donne (solo 12,2% “molto preparata”).
Giovani più esposti: nella fascia 18-24 anni solo il 50% tiene traccia di entrate/uscite (contro il 77% degli over 65) e solo il 20% dei giovani (18-34 anni) legge e comprende senza difficoltà le condizioni di prestiti, carte e BNPL.
Divari territoriali: capacità di far fronte a spese impreviste: Nord 53,5%, Centro 35,8%, Isole 35,4%, Sud appena 23,9%.
Reddito e comportamenti: chi ha redditi superiori a 50.000 € si sente “molto preparato” su prestiti e carte nel 31,4% dei casi; la quota crolla al 15% sotto i 15.000 €.
Cosa chiedono i cittadini
Le soluzioni prioritarie indicate dal campione sono chiare:
64,9% corsi di educazione finanziaria nelle scuole
47,7% corsi per adulti
46,4% maggiore chiarezza da banche e finanziarie
36,5% consulenza personalizzata presso enti del Terzo Settore (più del doppio rispetto agli istituti di credito)
Le proposte delle Associazioni dei Consumatori
Le sei Associazioni lanciano un appello concreto alle istituzioni e al mondo finanziario:
Realizzare iniziative strutturate di educazione finanziaria mirate a giovani e donne
Istituire sportelli di consulenza finanziaria presso le Associazioni dei Consumatori (come previsto dalla Direttiva UE 2023/2225)
Promuovere campagne congiunte sulla sicurezza dei pagamenti digitali e sull’euro digitale
Coinvolgere banche e operatori (IMEL, IP) per informative chiare e trasparenti
Creare un tavolo permanente di co-progettazione tra Associazioni Consumatori e Istituzioni per azioni concrete di alfabetizzazione finanziaria.
Le Associazioni sottolineano come: La vera resilienza finanziaria nasce da un approccio al debito prudente, attento e ben informato, assistito in modo competente e soprattutto disinteressato. Le Associazioni dei Consumatori sono pronte a fare la loro parte: siamo il punto di riferimento più affidabile per milioni di famiglie italiane.
“Lavorare tutti”: storie di emancipazione e inclusione lavorativa
Lavorare tutti – Storie e pratiche di emancipazione. Questo è il titolo del libro sull’inserimento lavorativo di Andrea Bernardoni e Fabrizio Marcucci. Ascoltiamo Bernardoni.
Imprese di donne immigrate +56%: i dati del Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2025
Fenomeno in espansione – In meno di quindici anni le imprese di donne immigrate sono aumentate del 56% anni e sono ormai una su quattro: lo dicono i dati del Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2025, realizzato dal Centro studi e ricerche Idos e da Cna. Nello stesso periodo le attività guidate da persone nate in Italia sono calate di quasi l’8%.
Dal 2014 il Rapporto fotografa con cadenza annuale il ruolo dell’imprenditoria immigrata nel sistema socioeconomico italiano e ne evidenzia una vitalità sconosciuta al resto del tessuto d’impresa, segnato al contrario da una fase di persistente contrazione: dal 2011 al 2024 le imprese immigrate sono cresciute del 46,9%, contro il -7,9% registrato nello stesso periodo tra le attività guidate da persone nate in Italia. Un fenomeno all’interno del quale, un anno dopo l’altro, si è rafforzata appunto la partecipazione delle donne, segno del lento, ma progressivo ridimensionamento del protagonismo maschile e della diversificazione dei profili e dei percorsi imprenditoriali prevalenti. Con un aumento del 56,2% tra il 2011 e il 2024 e dell’8,3% nell’ultimo quinquennio, le imprese immigrate femminili si distinguono per un dinamismo accentuato e raggiungono le 164.509 unità, un quarto (24,7%) di tutte le iniziative imprenditoriali degli immigrati.
Negli stessi anni, il numero delle imprese condotte da donne nate in Italia ha subìto un evidente calo, seppure ridimensionato rispetto alla componente maschile nell’ultimo periodo (-3,5% dal 2020). Di riflesso, alla fine del 2024, le imprese guidate da donne di origine straniera rappresentano un ottavo di tutte le attività indipendenti femminili del Paese (12,6%): un’incidenza quasi doppia rispetto al 2011 (7,3%) e superiore a quella calcolata sull’intero panorama di impresa nazionale (tra cui le imprese immigrate pesano per l’11,3%).
È un aumento che si lega innanzitutto alla crescente presenza di imprenditrici immigrate nelle attività dei servizi, in generalizzata espansione nell’economia italiana. I principali comparti di inserimento restano il commercio (48.810 imprese immigrate femminili) e le attività di alloggio e ristorazione (21.517). Tuttavia, negli ultimi cinque anni a distinguersi per i ritmi di aumento più elevati sono state le così dette “altre attività di servizi” (18.812 e +27,2%) – che includono quelli alla persona e oggi rappresentano il terzo ambito di attività più battuto – e un composito gruppo di attività specialistiche finora poco frequentate dall’imprenditoria immigrata (attività immobiliari: +33,3%; attività finanziarie e assicurative: +24,7%; attività professionali, scientifiche e tecniche: +24,2%), che nell’insieme raccolgono quasi 10.000 imprese immigrate femminili, evidenziando la crescente la capacità delle donne di origine straniera di cogliere nuove opportunità di inserimento professionale e di autopromozione socio-economica.
Si tratta di un’evidenza di tutto rilievo, considerato che le donne immigrate restano tra i segmenti più penalizzati del mercato occupazionale, largamente convogliate nel lavoro domestico e di cura e con scarse occasioni di mobilità professionale, anche a fronte di competenze (formali o informali) elevate e di lunghi percorsi di stabilizzazione.
A partire dalle statistiche ufficiali e grazie ad approfondimenti specifici, lo studio evidenzia non solo le tendenze e le caratteristiche del fenomeno, ma anche le dinamiche settoriali e territoriali, l’integrazione nelle filiere produttive, le nazionalità più rappresentate.
Alla presentazione del Rapporto si confronteranno rappresentanti istituzionali, ricercatori e imprenditori e, oltre a una sintesi nazionale, verranno rilasciati anche comunicati su tutte le regioni italiane. Ulteriori dettagli su programma e modalità di partecipazione saranno presto disponibili.




