[Intro: Questa è la voce dei messaggi in codice inviati via radio durante la Resistenza nel nostro Paese: lungo quelle frequenze arrivavano ordine alle brigate partigiane. Questa è Ad Alta Velocità oggi 24 aprile 2026: nello stesso giorno del 1945 in diverse città inizia la fase culminante della guerra partigiana di liberazione contro i nazi-fascisti che porterà il giorno successivo alla presa di tutte le città del settentrione da parte del Comitato di Liberazione Nazionale. Ben trovati da Giuseppe Manzo].
Oggi torna l’appuntamento settimanale con il direttore Ivano Maiorella che interviene sui fatti di cronaca e attualità della settimana. Si parla del 25 aprile.
Capita sempre più spesso che il 25 aprile venga scambiato per una sagra di rione, incontri e saluti di cortesia, festa del calendario marziano, senza tempo, né memoria. “Esistono frange della politica e della società che vogliono celebrare il 25 aprile come una ricorrenza vuota – si legge sul sito dell’Azione Cattolica Italiana, in queste ore di vigilia alla Festa della Liberazione – lontana dal significato profondo che essa ha, trasformandola in una semplice giornata di festa senza implicazioni politiche o morali. Questi tentativi di rimozione sono pericolosi e non sono nuovi”.
Abbiamo girato la manopola del tempo e ci siamo sintonizzati su Radio Londra, che non era il dj set scacciapensieri dei nostri nonni, ma una radio clandestina in Italia attiva dal 1938, l’anno della Conferenza di Monaco, che negli anni bui della guerra trasmetteva messaggi in codice alle unità della Resistenza italiana.
Da lì ci siamo collegati con due giovani, Antonio Gramsci e Piero Gobetti, vogliono parlarci dell’appello a ragazzi e ragazze come loro. Antonio, 26 anni, nato ad Ales, Sardegna, ha fondato un giornale, Ordine Nuovo: “Odio gli indifferenti – dice- Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti….Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto…Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.
Passiamo il microfono a Piero, 18 anni, nato a Torino, è un giovane giornalista e scrittore, per il suo discorso ai giovani: “L’apatia: è la nemica di tutte le iniziative giovani e serie, è il segno della nostra degenerazione, l’arma dei deboli e dei vili contro i forti. Il nostro compianto va a quanti ci rammentano con il loro scettico sguardo che il mondo è birbone, che il meglio in questa vita è pur sempre essere pacificamente ipocriti e indifferenti”.
Antonio e Piero, uno comunista l’altro liberale, sono stati con noi per questa intervista immaginaria. I loro messaggi sono di oltre cento anni fa. Antonio, arrestato e incarcerato dal regime fascista, morì di emorragia cerebrale nel 1937. L’altro, Piero, morì a 25 anni, perseguitato dal fascismo, durante l’esilio a Parigi.
Li ringraziamo per averci spiegato perché sono contro l’indifferenza e perché i tentativi di rimozione sono pericolosi e non sono nuovi. Antonio e Piero non hanno vissuto la Resistenza, la Liberazione e neppure il 25 aprile del 1945. Così come molti giovani di oggi. Per questo il racconto e la memoria sono importanti.
Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale





