[Intro: Questa è la voce di Peppino Impastato che con la sua Radio Aut ha denunciato mafia e boss prima di essere ucciso il 9 maggio del 1978. Questa è Ad Alta Velocità oggi 8 maggio 2026: nello stesso giorno del 2025 il cardinale statunitense Robert Francis Prevost viene eletto come 267º papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma. Ben trovati da Giuseppe Manzo].
Oggi torna l’appuntamento con il direttore Ivano Maiorella che commenta i principali fatti di cronaca e attualità
I giornalisti non sono simpatici ai potenti. Non solo censura, autocensura o denigrazione del ruolo dell’informazione. Ma eliminazione diretta. In Libano come a Gaza i giornalisti sono diventati bersagli militari. Dal 7 ottobre 2023 sono oltre trecento le operatrici e gli operatori dell’informazione uccisi in Palestina e nei territori coinvolti nel conflitto. Un numero senza precedenti, che configura una vera e propria strage di giornalisti.
Ordine dei giornalisti, Fnsi, associazione Articolo 21, Giulia giornalista, rete No Bavaglio e altre reti interassociative di cittadini hanno dato vita ad un flash mob ieri davanti a Montecitorio.
“Nel sud del Libano un attacco dell’esercito israeliano il 22 aprile ha ucciso Amal Khalil, 43 anni, reporter del quotidiano Al-Akhbar – si legge nel documento delle organizzazioni promotrici – Non si è trattato di un tragico errore, né di un danno collaterale: l’esercito israeliano l’ha uccisa in modo deliberato, con la tecnica del ‘doppio attacco, e ostacolando i soccorsi”.
Il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj) chiede che sia aperta un’inchiesta per “crimine di guerra”. Colpire l’informazione significa oscurare la verità, cancellare le prove dei crimini di guerra, rendere invisibili le vittime civili innocenti.
Perché tanta violenza contro informazione e giornalisti? Perché sono una minaccia alla standardizzazione delle coscienze. Perché deve prevalere la cultura e il linguaggio dell’odio, la verità a senso unico. Orientare alla coscienza critica e alla verità, in questo contesto di guerra, diventa una grave colpa. La sua colpa è a far riflettere le persone.
La libertà di stampa è minacciata ovunque ci sia un potente interessato ai suoi interessi e al suo consenso. Non stata o un anno ordinario: il massacro in Palestina e Libano, la repressione in Iran, i bavagli contro ogni pensiero critico in Russia e in Cina, gli assalti di Trump contro ogni domanda scomoda o inchiesta sgradita, per non parlare di casa nostra : l’Italia ha ignorato il Media Freedom Act e ha superato l’Ungheria di Orban nel numero di querele bavaglio scagliate contro giornalisti, scrittori, disegnatori invisi al regime.
Reporter Senza Frontiere nel suo recente Rapporto del 3 maggio, Giornata per la libertà di stampa, pone il nostro Paese al 56esimo posto, 7 posti peggio rispetto allo scorso anno. Il presidente ha definito la libertà di stampa come un “termometro per misurare la democrazia”. Papa Leone ha denunciato che la libertà di stampa è spesso violata.
Le organizzazioni dei giornalisti chiedono che l’Unione Europea e il governo del nostro Paese rompano finalmente il silenzio e l’inerzia in Palestina, che venga fermata la mattanza di giornalisti, che sia garantita la protezione degli operatori dell’informazione e che venga immediatamente consentito l’ingresso, ancora vietato, della stampa internazionale nella Striscia di Gaza. Perché senza testimoni non c’è verità. E senza verità non c’è giustizia.
Comunque grazie a Leone per aver fatto sentire la sua voce autorevole dalla parte dei cronisti torturati, uccisi, imbavagliati.
Restiamo in attesa che voci altrettanti autorevoli vogliano condividere le sue parole, e magari, a partire da casa nostra, vogliano adeguare le normative a quelle richieste, sin qui invano, dalla commissione e dal parlamento europeo.
Paolo Borrometi ricorda sul sito internet dell’Associazione Articolo 21 che sono 30 i giornalisti uccisi in Italia dagli anni ‘50 ad oggi: Spampinato, Tobagi, Giancarlo Siani. Sino a Peppino Impastato che con la sua Radio Aut si era opposto alle intimidazioni mafiose e per questo è stato ucciso nel 1978 a soli trent’anni. Era il 9 maggio e vogliamo ricordarlo a 48 anni esatti dalla morte.
Ed infine il ricatto del lavoro, la tagliola del precariato e dell’equo compenso, sospesi in un limbo. La memoria degli uccisi si onora mettendo in atto azioni concrete per la libertà di stampa, rimuovendo norme inadeguate favorendo la piena agibilità per i giornalisti a svolgere la loro professione.
La comunicazione sociale fornisce un contributo dal basso, autonomo e indipendente, autoproduzione e autonarrazione libera, ad occhi apertissimi, utilizzando gli strumenti del giornalismo e della ricerca della verità, nascosta nelle periferie. Verità è realtà sociale delle cose.
Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale





