[Intro: Questa è la voce davanti al fuoco che brucia il villaggio cristiano più antico di Palestina, Taybeh mentre Tiro nel Sud Libano viene distrutta dalle bombe: sono sempre quelle di Israele. Questa è Ad Alta Velocità oggi 12 giugno 2026: nello stesso giorno del 2016 una strage in un locale gay di Orlando, rivendicata dall’ISIS, provoca 50 morti e 53 feriti. Ben trovati da Giuseppe Manzo].
Oggi torna l’appuntamento settimanale con il direttore Ivano Maiorella sui fatti di cronaca e attualità della settimana. Oggi si parla della questione dei Mondiali di calcio tra controlli e conflitti.
Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale
Che Mondiali saranno? I più politici della storia, è difficile sbagliare. “Questo sarà il primo Mondiale nel quale il paese ospitante bombarda un paese che ha una rappresentativa in campo – dice Riccardo Cucchi, che abbiamo intervistato per questa rubrica – E si vendica di questa rappresentativa impedendole di soggiornare negli Stati Uniti, sostanzialmente impedendole di vivere come dovrebbe essere vissuta mondiale e addirittura rifiutandogli, negando i biglietti che avrebbe diritto di avere per i suoi tifosi. Visti che sono stati rifiutati anche da altri tifosi, per esempio quelli scozzesi”.
Ma è ancora vero che il calcio, e lo sport, uniscono la terra, come ha detto il presidente della Fifa Infantino nella conferenza stampa di presentazione. Parlando al mondo ha ringraziato il presidente Trump e si è detto felice per “l’Iran al Mondiale e per il lavoro fatto dalla Fifa”. Intanto alla frontiera Usa è stato respinto l’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan, che Infantino aveva scelto per la sua bravura. Che succede se il potere sportivo si piega a quello politico? O forse, è costretto a farlo? La squadra iraniana è blindata a Tijuana, in Messico, a poca distanza con il confine Usa, di fronte a San Diego. Per ora l’ingresso negli Stati Uniti è previsto in occasione degli incontri con Belgio ed Egitto, con biglietto di andata e ritorno in giornata. E se dovesse superare i turni eliminatori? Di certo c’è che è stata annullata all’Iran la quota di biglietti riservata ad ogni rappresentativa qualificata.
La nazionale dell’Uzbekistan ha subìto perquisizioni invadenti, commentate così dall’allenatore Fabio Cannavaro, uno che di Mondiali ha una certa esperienza: “Ci avevano detto che era una pratica che riguardava tutti, ma ha riguardato soltanto noi. Strano”. L’ideologia “neutralistica” dello sport avrà un futuro dopo questi Mondiali? L’interesse inclusivo delle istituzioni mondiali che governano calcio e Olimpiadi, ovvero Fifa e Cio, a quali logiche risponde? Si tratta di attori politici non democratici che si riservano il privilegio di organizzare questi eventi globali, di definirne gli aspetti regolamentari, di escludere o includere i partecipanti. La faccia è salva perchè tutto si svolge secondo il rispetto formale delle regole.
E quando le regole diventano ipocrisia non si chiama più diritto, è un’altra cosa. Sanno bene i padroni mondiali dello sport che “inclusione” è parola dai molti significati, proprio come la parola sport. I valori ci sono se ce li metti, per citare Olivieri. Se non ce li metti rimane l’ambiguità di espressioni che potrebbero avere l’unico obiettivo di allargare il bacino di consenso politico e commerciale di questi megaeventi globali. Con l’aspirazione politica, e non dichiarata, di evitare contromanifestazioni internazionali come avvenne con le Spartachiadi dagli anni ‘20 sino agli anni ‘50, con le Controlimpiadi Popolari di Barcellona del 1936 (poi non disputate a causa dello scoppio della guerra in Spagna) o i Giochi del Brics organizzati appena due anni fa, nel 2024, come risposta all’esclusione della Russia dai Giochi olimpici di Parigi. L’ideologia “neutralista” regge soltanto grazie ai puntelli che forniscono le ideologie dell’ambiguità e dell’ipocrisia. Per liberare lo sport la strada è quella di chiedere con forza, e auspicare, una democratizzazione vera degli organismi sovranazionali dello sport, a cominciare da Cio e Fifa.
Il calcio ti piace ancora? “Non riesce ad attrarmi più – dice ancora Riccardo Cucchi, presidente della Giuria del Premio “Sport e diritti umani”, promossa da Amnesty International e Sport4Society. – Io mi auguro che poi il campo in qualche misura ci riconcili con il pallone che rotola, con l’entusiasmo e con la passione per la quale tutti, naturalmente, ci siamo innamorati del calcio, ma debbo dire la verità, questo calcio contemporaneo, il calcio di infantino, il calcio della FIFA, è calcio che si si prostituisce nei confronti del potere e della politica e dell’economia, a me non piace”.
Forse ricorderete che la scorsa settimana avevamo commentato le recenti prese di posizione di Francesco De Gregori, che hanno un po’ diviso pubblico e critica. Ecco, chi si occupa di arte, ma anche di sport, che è parte del mondo dello spettacolo, è giusto che prenda posizioni politiche? Chi riguarda l’impegno sociale? “Ma un essere umano può astenersi? Può astenersi un essere umano dal criticare, dal condannare le ingiustizie? – risponde Cucchi – Può astenersi un essere umano dal difendere i diritti umani, che sia un cantante, un giornalista o anche un calciatore? Prima di tutto come esseri umani, non possiamo rimanere indifferenti. Chi rimane indifferente di fronte alle ingiustizie, avalla le ingiustizie”. Welcome to the Usa, titola L’Equipe di questa settimana, col burattinaio-vetriloquo in prima pagina: il presidente Infantino nella mano destra e la Coppa del Mondo di calcio nella mano sinistra. Scenari inquietanti, impossibile rimanere indifferenti.





