[Intro: Queste sono le voci e i cori di oltre 45.000 studenti che in tutta la Germania hanno partecipato a proteste contro i piani per un servizio militare obbligatorio, con dimostrazioni tenutesi in oltre 100 città. Questa è Ad Alta Velocità oggi 28 settembre 2026: nello stesso giorno del 2018 in Indonesia, sull’isola di Sulawesi, un terremoto di magnitudo 7.5 causa la morte di 2 256 persone Ben trovati da Giuseppe Manzo].
Oggi parliamo di lavoro. Un fisco che alleggerisca stabilmente i redditi da lavoro e da pensione, spazi in cui i giovani possano costruire opportunità e partecipare alle decisioni, un sistema di formazione professionale e servizi per il lavoro finanziato con continuità. Sono le tre proposte politiche presentate dalle ACLI a Verona, nella giornata conclusiva del 57° Incontro nazionale di studi “INSIDE. Capire il lavoro, costruire partecipazione”.
A dare forza alla richiesta di cambiare le politiche del lavoro sono anche i risultati della ricerca “Un lavoro diverso. Le traiettorie divergenti dei giovani italiani nella crisi occupazionale”, realizzata dall’IREF per le ACLI e presentata dal presidente dell’istituto Paolo Petracca. L’indagine ha coinvolto 1.525 persone tra i 18 e i 34 anni attive nel mercato del lavoro. Il 57,4% dei giovani che hanno valutato il rapporto tra impegno e ricompensa sente di dare al lavoro più di quanto riceve. Per il 54,9% degli intervistati flessibilità degli orari e autonomia nella gestione del tempo sono molto importanti. Quanto all’intelligenza artificiale, il 56,5% sa utilizzare i nuovi strumenti, ma non si sente formato in modo adeguato.
Per i giovani, una questione pubblica: il 78,2% concorda sul fatto che il lavoro sia un diritto fondamentale e non una merce, mentre il 67,9% ritiene che un Paese in cui molti giovani non trovano un lavoro dignitoso non possa definirsi democratico. Ascoltiamo un passaggio del presidente nazionale delle Acli Emiliano Manfredonia
Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale





